Una moneta bizantina del XII sec di Ruggero II raffigurante San Demetrio del VI sec

ricerche a cura del dott Giovanni Greco

Una moneta bizantina del XII sec di Ruggero II raffigurante San Demetrio del VI sec

Qui una moneta bizantina che al momento non posso riconoscere con esattezza. Ritengo possa essere un Follaro (raffigurante San Demetrio)  di Ruggero II Re di Sicilia (1130-1154) che rappresenterebbe nel Dritto: un San Demetrio nel campo, con aureola attorno al capo, lancia nella mano destra e quel che sembra uno scudo nella mano sinistra. Ma è solo una mia supposizione; è un’opera molto originale; nella scritta appaiono poco leggibili le lettere “F”, “E”.
I Follari con San Demetrio sono rari e furono coniati a Bari e/o Messina; monete difficili da trovare in alta conservazione. Erano considerate monete “celebrative” delle battaglie di Grecia.

Il follaro con San Demetrio, del 543 Eg. (1148-1149), pare sia stato emesso per celebrare i successi mediterranei di Ruggero. La stesso schema del follaro con San Demetrio compare nell’ultimo follaro siciliano di Ruggero II, raffigurante sul dritto la Madonna orante, e sul rovescio la leggenda cufica a croce ‘umila 545 (in lettere), «battuto (nel)» 545 (dal 30 apríle 1150 al 19 apríle 1151). San Demetrio era particolamente venerato da Ruggero II corne santo guerriero, e, corne taie, patrono di guerrieri : la sua immagine, insieme con quella dei santi guerrieri Nestore, Mercurio e Teodoro, e con San Nicola, fu collocata in grande evidenza nel santuario délia Cappella Palatina a Palermo, in una posizione privilegiata, alla diretta vista del re (…) La zecca fu probabilmente quella di Messina, destinata a produrre le monetě in rame per la parte insulare, almeno dagli inizi della monetazione per Ruggero «secondo», se non prima; infatti, lasciando a parte la monetazione in rame di Salerno, destinata al territorio del Ducato, e le sporadiche e incerte emissioni di Capua, le monete di rame «siciliane» che portano indicazione di zecca risultano tutte battute a Messina, con l’eccezione di una battuta a Bari dopo la presa della città; sembra quindi giustificata l’attribuzione a Messina anche di quelle senza indicazione di zecca.  Nella moneta normanna con San Demetrio, mentre il tipo del dritto ha precedenti bizantini, il tipo del rovescio, con la leggenda cufica e la data in cifre, segue uno schema «normanno», introdotto dieci anni prima da Ruggero II su un follaro col busto di Cristo del 533 Eg. (1138-39). Questi due follari sono, tra l’altro, tra i più antichi esempi numismatici di data scritta in cifre, e tale aspetto merita ulteriori indagini. La moneta con S. Demetrio non indica il nome del re, né il titolo, né la zecca, ma la data 543 Eg., dal 22 maggio 1148 al 10 maggio 1149, è sufficiente per attribuirla a Ruggero II. Questa data, unita alla presenza di San Demetrio, dà alla moneta un intento celebrativo, da riferire aile spedizioni di Ruggero contro la Grecia bizantina del 1147-48: nell’autunno 1147 Ruggero II, che già rappresentava una potenza mediterranea, controllando anche le isole di Malta, Pantelleria e Gerba, e Tripoli in Libia, conquistò Corfù e giunse ad occupare Corinto e Tebe. Un’altra spedizione fu organizzata da Ruggero II contro Costantinopoli nell’autunno 1149, ma è più probabile che la moneta con S. Demetrio fosse una celebrazione dei successi del 1147-48, assimilando il Santo guerriero di Salonicco con la vittoria normanna in Grecia (…) Il follaro con S. Demetrio, pertanto, sembra indicare nel santo guerriero il patrono delle imprese vittoriose normanne nel Méditerraneo. La scelta di un santo per celebrare un evento non era nuova per Ruggero II, ed anzi aveva un precedente nei follari battuti a Rari, e contemporaneamente anche a Messina, nel 534 Eg. (1139-1140), su cui fu rappresentato il busto di San Nicola. La scelta di San Nicola nel 1139 era collegata alla presa di Bari, ma l’emissione délie monete faceva parte di un più ampio progetto di rinnovamento della monetazione in Puglia, e in tutto il Regno, cosi come San Nicola non era solo il santo locale di Bari, bensi uno dei santi più importanti del santuario normanno. Allo stesso modo, San Demetrio non era solo il santo di Salonicco, ma, corne si è visto, era oggetto di un culto particolare de parte da Ruggero II. E’ quindi molto importante precisare i rapporti tra scelte iconografiche ed eventi, corne quelli tra copie e modelli. E’ certo infatti che i Normanni di Sicilia avessero saputo assimilare e fare propria tutta la ricca tradizione, classica, bizantina, araba, trovata in Sicilia e nel sud dell’Italia. Per meglio comprendere queste monete sarà di qualche utilita una an lisi dei precedenti, con un esame degli sviluppi della monetazione normanna fino al regno di Ruggero II.
Cfr : http://www.persee.fr/docAsPDF/numi_0484-8942_1991_num_6_33_1960.pdf

Ducale: scifato d’argento battuto il 1140 da Ruggero II. Fu emesso a ricordo dell’investitura del ducato di Puglia concessa al primogenito, Ruggero, da papa Onorio II alla fine della guerra tra Ruggero ed il Papato. Al dritto Ruggero ed il figlio in piedi tengono una croce.
Ruggero II – Mezzo follaro con busto di S Nicola. Una moneta simile è stata trovata a Cutrofiano – Li Castelli, anche se è un denaro battuto a Messina nel 1139-1140

Numerose le zecche operanti durante il primo periodo del regno di Ruggero – Agrigento, Amalfi, Bari, Capua, Messina, Palermo, Salerno – con la coniazione di tipi monetali in oro e rame (con l’eccezione di alcune kharrube in argento), molto diversi per titolo, peso e valore, nelle varie parti del territorio regnicolo. Nel 1140, con la riorganizzazione amministrativa, Ruggero varò un’importante riforma monetaria, che porto’ all’unificazione dei vari sistemi economici esistenti nel Regno. Per quanto concerne le monete, venne introdotto un nuovo tipo di Tari che andò a sostituire quelli con le legende arabe; ma la vera novità fu l’emissione di due tipi monetali in argento, il DUCALE (Ducalis) ed il sottomultiplo TERZO DI DUCALE (Tercia ducalis). Cosí la monetazione regnicola era costituita dal Tari (Au), dal Ducale (Ag, pari a 1/3 di Tari), dal Terzo di Ducale (Ag, pari a 1/9 di Tari), dal Follaro (Cu, pari a 1/72 di Tari) e dalla Kharruba (Mi, pari a circa 1/144 di Tari). Quest’ultimo tipo monetale, diminuí notevolmente come frequenza e diffusione, per andare a sparire durante il regno del successore, il figlio Guglielmo I

Comunque ad oggi manca nel Salento qualsivoglia elemento che documenti l’utilizzo di valuta uscita dalle zecche normanne dell’Italia meridionale prima della presa di Bari da parte di Ruggero II (…) anche nelle altre regioni del versante peninsulare del Regno di Sicilia, il numero di monete normanne battute nel periodo che intercorre tra il ducato del Guiscardo e l’assunzione del titolo di duca di Puglia da parte di Ruggero II (1127), provenienti da contesti stratigrafici, sia estremamente ridotto (…) Ancora più esigue paiono essere le attestazioni monetali dell’epoca del Ducato di Ruggero II (1127-1130) e degli anni di regno che precedettero l’apertura della zecca barese (1130-1139).
San Demetrio Chiesa del Salvatore in chora, Costantinopoli, 1316-1321

San Demetrio è stato uno un santo militare fra i più venerati in Oriente; fu martirizzato per non aver rinnegato la fede cristiana. Nel 586 Tessalonica fu assediata da Avari e Slavi e ad allora risalgono i suoi miracolosi interventi in armi  (del VII e X sec.) a difesa della città di Tessalonica. Ne seguì una lunga serie di panegirici episcopali, che furono distribuiti su un lungo arco cronologico. Il suo culto si diffuse progressivamente. Il santo è spesso raffigurato in armatura da soldato romano, sebbene soprattutto le sue prime rappresentazioni lo vedono vestito della semplice clamide diaconale. Dopo la caduta di Costantinopoli viene sempre più spesso associato a San Giorgio ed insieme raffigurati a dorso di un cavallo, di colore rosso per San Demetrio e bianco per San Giorgio.

Quindi, vista una certa presenza del santo (anche nel territorio salentino), presumibilmente la moneta (vedi sezione NUMISMATICA) del “follaro di Ruggero II con San Demetrio (1148-1149)”, pare sia stato emesso per celebrare i successi mediterranei di Ruggero II, e che era una moneta “celebrativa” delle battaglie di Grecia, in uso nel territorio del Salento.

San Demetrio il santo militare del VI secolo nel culto del Salento medioevale


Le monete bizantine appaiono elaborate e possono vantare un tipo di lavorazione che è sicuramente fine. Le immagini sacre decisamente incantano per la loro bellezza: in primis Cristo e poi la Madonna, i Santi e gli Arcangeli. La storia numismatica dell’Impero romano d’Oriente è assai complessa. Infatti, sin da quando Roma era retta da Costantino I e Bisanzio da Licinio (siamo quindi nel IV secolo d.C.), si era registrata per la prima volta una discordanza nella produzione monetaria fra le due parti dell’Impero. Le antiche monete bizantine erano costituite da diversi formati. Fra questi vi era il nummo, una moneta di bronzo di piccole dimensioni utilizzata in gran parte per le transazioni di poco conto. Vi era poi il follis, multiplo del nummo, presente in diversi formati. Le monete bizantine recavano il volto dell’imperatore (Basileus), mentre sul retro ne era scritto il valore. A partire dal VI secolo fu emessa una moneta d’argento, detta miliarense, alla quale si aggiunse la siliqua, che ne valeva la metà. Dopo la siliqua fu coniato anche il cosiddetto aspro, una piccola moneta, inizialmente d’argento, che però, per via della penuria della materia prima, in seguito fu emessa in rame. Le valute più importanti erano costituite dalle monete d’oro, ossia il solido, il semisse (che ne costituiva la metà) e il tremisse (1/3). C’è da dire che durante la lunga esistenza dell’Impero romano d’Oriente la monetazione non fu sempre regolare. Ad esempio, intorno al VII secolo d.C. il sistema subì una modifica: infatti il follis da 40 nummi fu la sola moneta di bronzo ad essere emessa con una certa regolarità. Inoltre, in queste figuravano immagini e iscrizioni religiose, come ad esempio i busti di Gesù. Dopo il 1400, nell’Impero bizantino la monetazione interna divenne di scarso utilizzo e prese piede quella degli Stati italiani preunitari, fino alla fine dell’Impero, avvenuta ad opera degli ottomani, nel 1453.


ll punto di partenza è quello di caratterizzare e datare la cultura materiale di epoca bizantina, ottenendo dei fossili-guida per il riconoscimento e la datazione di siti e contesti. Gli unici oggetti intrinsecamente databili sono le monete. Pochissime monete, comunque, sono state rinvenute per i secoli che vanno dal VI al tardo IX, e nessuna è nota per l’VIII secolo. Monete bizantine riappaiono, in buon numero, con le emissioni dell’imperatore Basilio I (867-877).

Il sistema monetario bizantino
Il sistema monetario bizantino si articolava in una serie organica di nominali coniati nei tre metalli (oro, argento e bronzo), basati sul sistema ponderale dell’antica libbra romana.

Le monete bizantine rinvenute in Calabria e nella Sicilia orientale sembrano terminare con un’emissione di Romano I (920-944) (GUZZETTA 1986a e 1986b), dalla Puglia meridionale continuano fino alla fine dell’XI secolo, con singoli esemplari da Otranto di alcuni imperatori successivi, terminanti con un trachy di argento di Manuele Comneno-Dukas (1230-37). Le monete bizantine da siti rurali e villaggi, invece, non sembrano continuare dopo la conquista normanna, quando si verifica una stasi nella circolazione monetaria che perdura fino al tardo XIII secolo. Questo è stato interpretato, in modo convincente, come effetto di un’economia feudale (TRAVAINI 1995). Probabilmente, da ciò, si può desumere che la monetazione bizantina nelle aree rurali del Salento non circolasse dopo l’invasione normanna, e che di conseguenza il rinvenimento di tali monete potrebbero indicare l’occupazione prenormanna di un sito.

Il più antico assemblaggio databile all’epoca post-giustinianea che abbia restituito una quantità cospicua di ceramica, è dato principalmente dagli scarichi di fornaci rinvenuti nel fondo Mitello, nei pressi dell’antico porto di Otranto.

Sembra che le fornaci fossero attive durante il VII secolo, probabilmente anche agli inizi dell’VIII, producendo anfore da trasporto, giare dipinte a bande larghe, brocche, vasi da cucina e lucerne.

Ad Otranto gli scavi hanno restituito evidenze di attività continuativa ed intensa presso il porto, compresi vari edifici e il complesso delle fornaci a prop. Mitello. Paolo CIONGOLI ha messo in luce resti di una basilica paleocristiana sotto l’attuale cattedrale, ed un’altra chiesa in loc. Maldonato, non lontano dalla città, frequentata tra VI e VII secolo (D’ANGELA 1995).
È importante ricordare che anche nelle terre bizantine d’Oriente poche monete circolavano durante l’VIII e gran parte del IX secolo, e non è del tutto fortuito che la ripresa di circolazione e l’inizio della cosiddetta “seconda colonizzazione greca” dell’Italia coincidano. La ricomparsa di monete nel Salento potrebbe essere una spia della riorganizzazione dell’amministrazione politica e dell’economia locale, creando gradualmente le giuste condizioni per un rinnovato surplus agricolo, testimoniato dalla comparsa di un nuovo tipo di anfora. In contempo, importazioni dall’Oriente si affacciano nel Salento. Anfore, compreso esempi provenienti da fornaci siti intorno al Mare di Marmara, sono state rinvenute ad Otranto ed altrove, mentre un stampo di pane per il prosphora greco, identico ad esemplari da Aegina del IX-X secolo, è stato trovato di recente a Soleto.

Cfr : http://www.bibar.unisi.it/sites/www.bibar.unisi.it/files/testi/testisami/sami1/32.pdf


Ricerche a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”. BelSalento è un progetto a cura del dott Giovanni Greco

i miei viaggi in Europa dal 1996 al 2014 – Giovanni Greco

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