La Terra d’Arneo descritta dal Marinosci – Guagnano, Nardò, Porto Cesareo, Salice Salentino, Veglie, popolata da lepri, volpi, daini, tassi, lupi, linci, scoiattoli, donnole, un paradiso terrestre con peculiarità uniche

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ricerche a cura del dott Giovanni Greco

La Terra d’Arneo descritta dal Marinosci Guagnano · Nardò · Porto Cesareo · Salice Salentino · Veglie, popolata da lepri, volpi, daini, tassi, lupi, linci, scoiattoli, donnole … il Bosco di Belmonte in agro di Veglie

mappa del 1808 Oria, Lecce, Otranto del cartografo Giovanni Antonio Bartolomeo Rizzi Zannoni

Da una mappa del 1808 inerente Oria, Lecce e Otranto del cartografo Giovanni Antonio Bartolomeo Rizzi Zannoni, ho rintracciato una antica “scenografia” del Salento ormai trasformata dagli eventi e dalle società moderna.  Da questa mappa ho poi fatto una comparazione con un’altra mia ricerca che feci pochi mesi fa su Martino Marinosci, il quale nei primi decenni dell’800 si interessò sia di Botanica e di Storia Naturale e che aveva descritto accuratamente il paesaggistico della Terra d’Arneo. Ma a quell’epoca il nostro territorio proteso verso il Mare Ionio, aveva decisamente un altro aspetto (…) se messo a confronto con i giorni attuali, ed era ancora una lussureggiante macchia mediterranea a clima arido. E così è rimasto sino agli inizi del ’900. Dagli studi e dalle sue descrizioni del Marinosci, emerge evidente che la Terra d’Arneo ai suoi tempi era popolata da lepri, volpi, daini, tassi, lupi, linci, scoiattoli, donnole (…) ossia una vera grande sorta di paradiso terrestre con peculiarità uniche e, purtroppo, irripetibili. Scriveva il Marinosci: “gli animali selvaggi sono qui copiosi fino ad Arneo … i lepri, le volpi, i daini, le melogne (tasso) vi son dappertutto. Abbondano pure i lupi, i lupi cervieri (lince), gli istrici o porcispini, e tanti altri come i gatti selvatici, le faine, le puzzole, le donnole, le lontre, i conigli, le talpe, i topi e i sorci, i moscardini, i ricci, gli scoiattoli, i cervi ed i caprioli e potremmo a detti quadrupedi aggiungere chiropteri come l’orecchiuto e la nottola, come pure gli anfibi e quadrupedi ovipari, come le numerose e varie testuggini, i rospi, le lucertole … oltre poi innumerevoli serpenti come le serpi, le vipere, i colubri”.

Terra d’Arneo : Guagnano · Nardò · Porto Cesareo · Salice Salentino · Veglie

Il territorio del Nord-Ovest Salento, era la più vasta estensione boschiva dell’intero il Salento e che anticamente era conosciuto come la “Grande Foresta” e che rappresentava un ecosistema in cui coabitavano e interagivano vita vegetale e animale, nel seno di aree macchiose rade e compatte, prati alternati a paludi estese (Cfr: Platea del Feudo di Oria, Archivio di Stato di Brindisi) ed ecosistemi dunali, palustri e boschivi, attualmente quasi scomparsi dalla “modernizzazione”. Questa “Grande Foresta” si estendeva fra i territori di Francavilla, Latiano, Campi, Cellino, San Donaci, Salice, Guagnano, Veglie, Leverano e Nardò, fra la “foresta” di Oria a quella di Nardò, con macchie e boschi come : “Le Folte Macchie d’Arneo”, il “Bosco di Mutinato”, le “Macchie Malancelli”, il “Bosco Belmonte” (* vedi nota in fondo all’articolo), il “Bosco di Guagnano”, le “Macchie di Villanova” e di “Carignano”.

Insomma, una enorme nicchia di biodiversità che ancora oggi (1 luglio 2020) non è tutelata come merita per l’unicità che ancora rappresenta, in quanto in essa sono sopravvissute più di 100 specie di piante protette come risultato dagli studi dell’Università del Salento.

Ad essi si affiancavano gli ecosistemi naturali della Terra d’Arneo come quelli marini, quelli salmastri e la corposa biodiversità degli ecosistemi terrestri, oltre alla diffusa presenza di beni storici ed architettonici e gli ecosistemi dunali costieri, le zone di macchia mediterranea e i sistemi acquatici costituiti a loro volta dai sistemi costieri marini e dagli ecosistemi d’acqua corrente, come il fiume Chidro (nel territorio di Manduria nella “Terra d’Arneo”), quelli lacustri e i sistemi di bacini derivanti dalle opere di bonifica, tutti inclusi sia in aree protette sia nel territorio rurale o costiero

Sarà Cosimo De Giorgi, dopo la morte del Marinosci, a curare la pubblicazione della Flora Salentina (Tip. Ed. Salentina, Lecce 1870); scriverà che tutti gli scritti “formano un monumento più duraturo del bronzo, e meritano davvero che nella stima dei buoni e degli onesti resti incancellabile il nome del Marinosci”.

Martino Marinosci – la Flora Salentina nel 1800

Nuovo dizionario geografico universale statistico – storico – commerciale compilato sulle grandi opere di Arrowsmith, Busching, Balbi. e di altri autori d’ogni età e d’ogni nazione. ridotto a maggior estensione di qualunque dizionario italiano.Opera originale italiana di una Società di Dotti. Editore: Antonelli,, Venezia,, 1826

* Il Bosco di Belmonte in agro di Veglie, nell’800 apparteneva alla famiglia Pignatelli, dei principi di Belmonte. Oggi conserva ancora alcune specie di piante rare, come: Euphorbia apios, Cymbopogon hirtus (Habitat Prioritario), Brachypodium distachyum (Habitat Prioritario), Nonea ventricosa, Aegilops uniaristata (Lista Rossa Nazionale), varie orchidee come: Ophrys candica, Orchiserapias nelsoniana, Serapias politsii, tutelate dalla Convenzione di Washington (C.I.T.E.S.). Nel 1978 Pietro Parenzan rilevò nell’area la presenza del lepidottero (farfalla) Utetheisa pulchella.

Sul Bosco di Belmonte, ho poi trovato quest’utile documento storico nel sito web della regione Puglia, inerente ” il diritto dei cittadini di Veglie di esercitare gli usi civici … che componevano il demanio e cioè: Bosco, Cantalupi, Vacchia Cantalupi,. Masseria … Comune, rappresentato dal sindaco e dai decurioni, e il principe di Belmonte,.”
Cfr : https://www.regione.puglia.it/documents/60013/258063/Veglie.pdf/0e323da4-8be3-7af2-86e8-48ec30f10841?t=1586375691441


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dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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Giovanni Greco, dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell'aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l'agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com - arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari - Servizi di Fruizione Culturale”.

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