ANTICHE PRATICHE DI ARMONIZZAZIONE di Marisa Grande

a cura della dott.ssa Marisa Grande

ANTICHE PRATICHE DI ARMONIZZAZIONE

a cura della dott.ssa Marisa Grande
IL TARANTISMO

Danza e musica sacra: forme di collegamento armonico tra cielo e terra.

Secondo le credenze sulle quali furono elaborate alcune teorie cosmogoniche pre-scientifiche, un’energia cosmica vibrava in un modello di universo stratificato, nel quale la terra occupava la posizione intermedia ponendosi tra gli strati superiori del cielo, caratterizzati da luminosità e da leggerezza, e gli strati inferiori, accostati all’oscurità e alla pesantezza.

Le condizioni di benessere o di malessere degli esseri umani, pertanto, potevano dipendere dall’avvicinamento alternato all’uno o all’altro strato, al celestiale o all’infero, poiché essi veicolavano tale energia lungo l’asse del proprio corpo eretto, assumendo la funzione fisica di collegamento tra gli opposti mondi e la funzione spirituale di contatto con gli spiriti che li abitavano.

Tale funzione di scambio energetico tra l’uomo e i tre mondi stratificati aveva avuto la sua origine in epoche remote nell’ambito delle esperienze dei sacerdoti astronomi. Questi, nel monitorare la regolarità dei cicli visibili della natura, a partire dal circadiano, avendo osservato la periodica e fluttuante apparizione all’orizzonte di alcune stelle non sempre presenti nei due mondi superiori (il celeste e il terreno) ipotizzarono l’esistenza di un imperscrutabile e misterioso mondo inferiore occupato dai morti e da esseri mostruosi in agguato. Partendo da tali primitive pratiche di astronomia empirica, l’uomo imparò a monitorare la periodica e ciclica apparizione di alcuni corpi celesti, ai quali attribuì spirito divino e associò alle condizioni di vita sulla terra il riflesso di un loro carattere, benefico o malefico, e il loro influsso nei confronti dell’umanità. Nascita, vita e morte degli esseri e i loro bisogni primari (veglia-sonno e la necessità di cibare il corpo e lo spirito) furono presto collegati all’apparizione ciclica nel cielo di alcuni corpi celesti. Per ingraziarsi la benevolenza degli spiriti divini che animavano quei fenomeni astronomici incominciarono presto a tributare loro onori e offerte durante cerimonie rituali. Danze ritmiche, che favorivano anche lo stato di trance, si svolgevano spesso in cerchio intorno al fuoco sacro o ai simulacri di divinità, all’interno di monumenti sacri o lungo le antiche vie processionali. Nelle cerimonie magico-religiose il corpo danzante assumeva, pertanto, la funzione ritualizzata di “strumento sacro”, poiché stabiliva un collegamento armonico tra terra e cielo. La danza rituale celebrava in forma mimetica l’armonia dei ritmi universali e risultava propedeutica per l’aspirazione dell’uomo a ritrovare quell’ordine divino nella natura e nella vita.

Riti di religione astrale

Nelle primitive forme di religione di origine astronomica rientrava la Luna, preposta con le sue ritmiche lunazioni a scandire le cadenze mensili che conducevano la donna alla gestazione e la gestante al parto.

Il culto della lunare Grande Madre ebbe una precoce ritualizzazione e i reperti del simulacro della dea e di un flauto, rinvenuti in Germania e risalenti a circa 40.000 anni fa, attestano che in quelle epoche remote vi era già l’applicazione della gamma di sonorità armoniche e modulate dello strumento a fiato. Calendari del Paleolitico, con incisioni a circonferenze concentriche o a spirale, ad imitazione dell’espansione del grembo materno della Grande Madre dell’umanità, ritmavano il tempo della gestazione, ai fini di assicurare un’assistenza mirata a favorire le nascite e, con esse, la continuità delle specie degli esseri viventi sulla terra.

Riti astrali dell’agricoltura

Nella fase neolitica furono avviate tecniche di allevamento e agricoltura armonizzando i ritmi dei cicli vitali e vegetativi, preposti alla continuità delle specie animali e vegetali, ai ritmi delle cicliche apparizioni di precisi astri nel cielo. Alla Luna si aggiunsero il Sole, Orione, Sirio, le Pleiadi…. .

In tale forma di religione stellare il moto apparente del Sole assunse la sua rilevante centralità rispetto a quello della Luna nello scandire i cicli giornalieri e annuali. I due equinozi e i due solstizi, che cadenzavano l’alternanza delle stagioni, incidevano molto sulla vita terrestre e in base alla loro cadenza temporale si ritmavano le pratiche di agricoltura e allevamento. Quei momenti stagionali della vita contadina erano celebrati con feste all’interno dei riti solari e avevano il compito di favorire la regolarità dei cicli vitali degli esseri di natura. La procreazione, se collegata al momento del solstizio estivo, permetteva la nascita nella primavera, nella stagione mite che offriva condizioni ambientali favorevoli alla sopravvivenza del nascituro. Durante tali festività solstiziali si svolgevano danze spontanee, che celebravano in forma allegorica il ciclo ininterrotto della vita, della morte e della rinascita. La danza assumeva il significato di elogio gioioso dei cicli vitali e ne celebrava i vari momenti in forma mimetica. Nei riti specifici dedicati all’agricoltura una danza accompagnata da balzi aveva la funzione di stimolo degli umori della terra, poiché alternando passi di radicamento a balzi di crescita simulava lo sviluppo delle piante e risultava propedeutica per un buon raccolto che potesse assicurare il benessere e la sopravvivenza della comunità.

Antiche forme di medicina naturale

Quando, con i riti comprendenti musica e danza orientati ad assecondare l’aspirazione dell’essere umano a stabilire un rapporto di equilibrio armonico con il cosmo perseguendo l’armonizzazione ai cicli cosmici dei ritmi biologici e vegetativi, s’intendevano favorire anche le forme di benessere psicofisico di un malato si poteva estendere l’azione terapeutica fino a giungere alla sua completa guarigione. Tali forme di terapie naturali furono applicate per millenni e sono giunte sino a noi attraverso le civiltà rurali che le hanno praticate per mezzo di estratti di particolari erbe medicinali e attraverso i cerimoniali ritualizzati della danza in rapporto armonioso con la musica.

In ambienti malsani, nei quali si manifestavano epidemie mortali, si svolgevano rituali danze mimetiche in forma spontanea, irruenta e selvaggia, ad imitazione dei moti inconsulti dipendenti da affezioni provocate da morsi di animali velenosi o da malattie coreutiche. Tali danze collegate alla malattia, alla morte, ai disagi psicologici individuali e sociali, come il “tarantismo”, la “danzimania” e le “danze macabre”, risultavano terapeutiche per esorcizzare e vincere le paure delle possessioni da animali velenosi o da spiriti maligni. In alcune danze spontanee medievali s’inserivano, come in un gioco macabro-esorcizzante, anche gli scheletri, che emergevano dal misterioso e tenuto mondo degli inferi nel quale generalmente erano relegati, per partecipare, ghignando, al difficile gioco della vita.

Interesse della scienza verso le antiche forme di medicina naturale.

Esempio ultimo del retaggio di tale cultura ancestrale giunto fino ai nostri giorni è stato il “tarantismo”, il fenomeno in cui la guarigione dei tarantolati avveniva attraverso una danza selvaggia spontanea, che il suono degli strumenti musicali tendeva a ritmare e a disciplinare fino a farla rientrare nella compostezza richiesta dalle ancestrali danze rituali. La lunga pratica dell’armonizzazione del ritmo scomposto conduceva infine alla conclusiva guarigione naturale degli stati patologici simili alla possessione.

Lo zodiaco in una raffigurazione di A. Kircher, Mundus subterraneus (1682)

Tali forme terapeutiche tradizionali furono collaterali per millenni alle conoscenze offerte dalla medicina ufficiale e implicavano la presenza di un curatore, di un terapeuta (iatro), esperto nel suono curativo. Era denominata “iatromusica”, infatti, la pratica terapeutica applicata per la cura dei tarantolati e la sua efficacia destò l’interesse dello scienziato seicentesco Athanasius Kircher, il gesuita che intendeva adottarla per la guarigione degli ossessi.

Le innovazioni basate sulla postulazione rinascimentale delle corrispondenze armoniche tra l’universo (macrocosmo) e l’organismo umano (microcosmo), derivate dal concetto di Protagora di “uomo come misura di tutte le cose”, avevano già stabilito un ponte tra le conoscenze provenienti dal mondo greco, le teorie rinascimentali e la nascente scienza.

Le nuove teorie sulle scienze fisiche integravano riferimenti agli studi sulla natura, provenienti dalla teoria atomistico-democritea intorno alla materia e dalla teoria archimedea intorno alla natura dei corpi fluidi. Le scienze matematiche integravano i riferimenti ad una armonizzazione platonica del cosmo, basata sulla geometria, i numeri e la musica, teorizzati da Pitagora.

Una chiara sintesi per comprendere le ricerche che animavano il mondo di quegli uomini che nel 1600 posero i fondamenti della scienza, armonizzando tra loro teorie anche opposte che avevano diviso il mondo della medicina, si trova nel pensiero espresso da Luigi Belloni sul riflesso morbigeno dello squilibrio tra le quattro qualità elementari dei principali elementi qualitativi (caldo, freddo, secco, umido) presenti nel tradizionale sistema quaternario ippocratico-galenico e nella meteorologia aristotelica pur influenzata, durante il Basso Evo, dall’astrologia medica araba.

L’interesse degli uomini del secolo XVII per le terapie naturali contribuì, pertanto, alla formazione di particolari settori della scienza, poiché le antiche forme terapeutiche come la “iatromusica”, attraverso gli studi di “iatrochimica” e di “iatrofisica”, si possono considerare anticipatrici tanto della “biochimica” e della “biofisica”, quanto della “neurologia”.

Dalla “iatrochimica” partirono gli studi di Daniele Sennert, Gianbattista van Helmont, Francesco de la Boe, dalla “iatromeccanica” presero il via gli esperimenti in laboratorio di Santorio Santorini e di Gian Alfonso Borelli. (Davide Arecco, L’incidenza della iatrofisica galileana sugli studi medici, biologici e zoologici di Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679) – Storia della Scienza, Università di Genova e Bari).

Fu Galileo (Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze, Leida 1628), con la sua adesione alla teoria atomistico-democritea della materia, a fornire spunti per avviare la “iatrofisica” nell’ambito della ricerca medica post-rinascimentale. Rientrando i corpi viventi negli studi condotti sui corpi solidi, fluidi e gassosi e in quelli sulle pressioni atmosferiche, gravitazionali e magnetiche, esercitate su di essi, Giovanni Alfonso Borelli (1608-1679) interpretò le loro reazioni muscolari secondo le leggi della fisica, partendo proprio dagli interessi sulla “iatrofisica” dimostrati da Galileo.

Già le esperienze di Gian Alfonso Borelli, come di molti personaggi dell’epoca, fatte in ambito tecnologico all’interno dell’Accademia del Cimento per applicare i moti degli animali, degli uomini e dei corpi celesti alle macchine teatrali presentate nel Giardino dei Boboli e in Palazzo Pitti nell’ambito delle sperimentazioni operate nella cerchia culturale fiorentina della corte medicea, erano state importanti per comprendere la meccanica, l’origine e la trasmissione dei moti nell’organismo. Si aggiungevano anche le sperimentazioni sulla pressione atmosferica, sull’elasticità dell’aria e sul magnetismo, che avevano interessato molti scienziati dell’epoca, da Evangelista Torricelli (1608-1647) a Robert Boyle, (1627 -1691), da Otto von Guericke (1602-1686) ai Gesuiti tedeschi e italiani (Kircher, Schott, Bartoli).

Le teorie elaborate in Francia da Marsenne, Pascal, Roberval sulla meccanica dei fluidi permisero a Borelli di ampliare ancor più il quadro delle scienze fisiche dell’età barocca.

La iatrofisica del dottor Borelli trovò fortuna e diffusione nell’Archiginnasio “La Sapienza” di Roma, dove fu nominato alla cattedra di anatomia da Innocenzo XII il dottor Giorgio Baglivi (1668-1707).

Il medico raguseo-leccese s’ispirò alla iatrofisica borelliana e vi aggiunse le sue teorie in campo neurologico. Egli riprese la conoscenza offerta dalla tradizione basata sugli studi dell’influenza che aveva la natura dei quattro elementi sugli organismi viventi, sulla dinamica dei fluidi circolanti all’interno del corpo e sui conseguenti moti muscolari per analizzare e comprendere l’incapacità patologica di controllo cosciente di quei moti. L’estensione della iatrofisica e della iatrochimica seicentesche alle funzioni del sistema nervoso indussero quindi il dr. Baglivi ad elaborare l’idea delle meningi come una sorta di pompa pneumatica simile al cuore, che emetteva moti oscillatori di tipo tremulo-increspante per distribuire fluido nervoso all’interno del sistema, da cui derivavano le sensazioni e i movimenti e il cui controllo dipendeva dalla funzione della pia madre e della dura madre.

Compresa negli spazi di queste due aree del cervello vi era la meninge aracnoide, così chiamata per il suo caratteristico tessuto connettivo trabecolare, che suggeriva la forma della tela del ragno.

Un’infiammazione della meninge aracnoide provocava la patologia denominata aracnoidite, che si manifestava con gli incontrollati spasmi muscolari di cui, probabilmente, secondo anche un’interpretazione semantica della teoria del dr. Baglivi, potevano considerarsi affetti i tarantolati.

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ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito parte prima, seconda, terza, Inquadramento storico, DANZIMANIA, TARANTISMO E PRATICHE TERAPEUTICHE, ANTICHE PRATICHE DI ARMONIZZAZIONE


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a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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