SARACENI in BelSalento

ricerche a cura di Giovanni Greco

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SARACENI

Basso Medioevo Nel X sec. sono state numerose le invasioni dei Saraceni lungo le coste Francesi, Africane, fino alla Penisola Italiana e Pugliese. Le loro incursioni erano indubbiamente temute dalle popolazioni dell’area del Mediterraneo. Nel IX sec. nell’anno 838 d.C. i Saraceni di fede mussulmana, provenienti dall’Africa settentrionale sbarcarono in Puglia per proseguire la loro avanzata in Sicilia. Il popolo di Puglia verrà saccheggiato dai Longobardi di stirpe germanica e fede cristiana, dai Bizantini di stirpe greca e dalla furia dei Saraceni di fede mussulmana.

Tra IX e X secolo il Salento dovette sopportare gli assalti dei Saraceni, che riuscirono a stanziarsi a macchia di leopardo sul territorio per periodi più o meno lunghi, fieramente contrastati dai Bizantini, che con Basilio I avevano nel frattempo strappato ai Longobardi l’intera Puglia, istituendovi il Thema di Longobardia. Spesso, però, gli stessi sovrani bizantini mettevano a capo di una data città un generale o un uomo di fiducia longobardo, ennesima riprova di una situazione non ben chiara. Cadono le città di Brindisi e Taranto. Bari e altre città costiere diventano i centri più reattivi agli attacchi, perchè trovano il coraggio di ribellarsi al nemico e dove trovano riparo i fuggiaschi dalle piraterie dei saraceni. Il barese Melo, rifugiatosi in germania, diverrà vassallo di Enrico II di Sassonia (1002-1024). La sua storia è da quel momento legata alle vicende dei Normanni, la cui marcia di liberazione è benedetta da papa Benedetto VIII (1012-1024).

Nell’epoca medievale i cristiani chiamavano i musulmani con il termine: “Saraceni” e le coste del Mediterraneo furono disseminate di torri e castelli, proprio per avvistare da lontano le navi corsare e dare l’allarme. Tutta la linea costiera pugliese venne dotata da questo sistema di torri costiere fortificate, architetture (ancora visibili) che si protrarranno lungo tutto il medioevo, caratterizzando il paesaggio salentino : dai normanni ai longobardi sino alla dominazione spagnola del 1600, queste centinaia di torri erette  lungo le coste avevano la funzione di avvistamento, soprattutto dei Saraceni e di difesa.

A presiedere queste torri erano preposti un caporale e un cavallaro, armati di archibugi, cannoni a palle e alabardi. Quando avvistavano una nave pirata o nemica, avvisavano subito la popolazione e le altre torri tramite segnali visivi, come il fumo di giorno e il fuoco di notte, oppure sonori come il corno o le campane.

Castro venne occupata e saccheggiata nel 1535 e nel 1575; poi nel 1554 e nel 1562 le coste vennero razziate; ancora nel 1624 a Leuca e nel 1673 a Torchiarolo; le incursioni Turche continuarono sino al 1714 nel territorio di Acaya e nel 1717 in quello di Vanze.

Una leggenda narra che durante uno degli attacchi alla basilica di Santa Maria di Leuca (Finibus Terreae) le fiamme colpirono il quadro della Madonna con bambino (opera realizzata dal maestro Giacomo Palma), e che nell’istante in cui le fiamme stavano per bruciare i due volti, queste miracolosamente si spensero.

Qui da un estratto dell’opera di Giuseppe Cevra Grimaldi nel viaggio dell’Intendente borbonico da Napoli a Santa Maria di Leuca 1821 – Ceva Grimaldi, Giuseppe marchese di Pietracatella  “Itenerario da Napoli a Lecce e nella provincia di Terra d’Otranto nell’anno 1818”, si fa riferimento all’invasione dei Saraceni e dei Turchi dall’anno  874 al 1689


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