RIFLESSIONI SU LA VIA LEUCADENSE DEI PELLEGRINI di Marisa Grande

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a cura di Marisa Grande

RIFLESSIONI SU “LA VIA LEUCADENSE DEI PELLEGRINI”

di Marisa Grande

Con “La Via leucadense dei pellegrini”, dell’autore Ezio Sarcinella, il mosaico della collana dedicata alle “Guide” dall’editore Capone si arricchisce nel 2020 di un nuovo tassello per la composita lettura del territorio salentino. Il sodalizio editore-autore, dettato dalla loro comune attenzione per il Salento, per la sua natura e per le caratteristiche peculiari della sua cultura, ha prodotto un testo la cui funzione si estende ben oltre la semplice guida turistica, presentandosi innovativo già per la tematica scelta relativa al turismo religioso.
Particolare aspetto del turismo culturale, il turismo religioso interessa anche i cultori della storia generale del Salento, perché i pellegrini che hanno viaggiato per secoli, in solitaria o in compagnia, hanno veicolato altre forme di cultura, lentamente assimilate poi dagli abitanti locali. Aspetti di conoscenza composita riemergono, infatti, nella descrizione, essenziale ma pertinente, fatta di volta in volta dall’autore delle opere di culto che si trovano lungo la via, da quelle a dedicazione mariana a quelle destinate all’accoglienza fraterna del pellegrino storico.
Fornire una guida efficace per il Cammino leucadense del III millennio, riscoperto e rivalutato a partire dal 2004 dall’Associazione SpeleoTrekkingSalento, i tempi risultavano già maturi quando nel 2019 il progetto editoriale fu inserito tra le scelte programmatiche dell’editore Capone.
Il territorio salentino aveva offerto già al turista più accorto l’altra faccia della sua cultura -prima ancora che il lockdown forzato del 2020 inducesse a riflettere sulla caducità dell’uomo e sulla necessità di scoprire la dote immateriale del suo essere- quella intimista, solitaria, lontana dalla frenesia estiva dei vacanzieri delle coste, quella agreste delle masserie antiche, spesso trasformate in agriturismi per fare riappropriare ognuno di quella dimensione più umana della vita, per offrire un benessere psicofisico basato sui cicli ritmici della natura. Tutti aspetti, questi, che inducono alla riflessione e alla meditazione e che rappresentano le costanti essenziali praticate nel tempo nel Salento, un territorio che ha prodotto opere di cultura che si distinguono per quelle caratteristiche che agevolano la cura dei sentimenti e favoriscono la profondità di pensiero.
Ci si può, tuttavia, chiedere quali siano state le motivazioni che hanno dettato la scelta, tra le varie tematiche culturali, di quella religiosa, alquanto difficile da affrontare oggi, considerati i tempi e i modi
con i quali l’uomo di questa era vive la sua frenetica vita, attratto da tanti stimoli che tendono ad allontanarlo dalla riflessione e dalla cura della propria dimensione spirituale, che pure gli è naturalmente congeniale. La risposta dell’autore a questa domanda emerge da quelle caratteristiche specifiche che rendono il testo un vademecum prezioso per il pellegrino, un sapiente compagno virtuale di viaggio.
Nella descrizione del paesaggio salentino, per esempio, Ezio Sarcinella fa assaporare il piacere della riscoperta della natura, focalizzando l’attenzione sui suoi diversi cicli vegetativi e sugli stati vitali di ogni essere nei suoi molteplici aspetti, che si possono cogliere lungo il percorso lento del tragitto, scandito solo dal proprio passo in sintonia con il battito cardiaco.
Anche un laico dichiaratamente lontano dalla sensibilità del pellegrino religioso e mistico non può, leggendo queste pagine, non condividere le sensazioni con le quali l’autore vive e descrive gli aspetti
paesaggistici della via leucadense, cangianti in relazione alle distinte stagioni. Sono descrizioni solo apparentemente funzionali al cammino del pellegrino, necessarie per indicare le condizioni ambientali che caratterizzano il Salento, poiché diventano pagine pregne di poesia e di coinvolgente spiritualità.
Sollecitano gli stimoli necessari a far emergere in ognuno quegli stati emozionali comuni all’essere umano, religioso o laico che sia, propri dell’uomo di buona volontà che voglia svolgere la sua vita senza porre barriere tra sè e la natura, consapevole che di essa egli stesso e l’umanità tutta ne sono parte integrante.
La sensibilità dell’autore verso la natura e la sua attenzione alla salubrità ambientale passano anche attraverso la sua professione di chimico, in precedenza operante in laboratori di analisi e di consulenza per l’igiene e la qualità dei prodotti alimentari. Tali attività e quella pregressa dell’insegnamento di matematica e fisica corrispondono alla sua testimonianza diretta di come il recupero di più umani ritmi di vita e la salvaguardia di un’antica cultura come quella salentina richiedano una conoscenza che dia una visione globale del territorio, per comporre una filosofia di vita, un modus vivendi individuale consapevole e responsabile.
L’attenzione di Ezio Sarcinella verso la Via leucadense dei pellegrini deriva, perciò, dalla conoscenza
delle caratteristiche del territorio, del Salento in particolare, che egli ha percorso e percorre a piedi, seguendo anche dal 1997 ad oggi i programmi escursionistici dell’Associazione SpeleoTrekkingSalento.
Con il precedente suo libro dal titolo “La via dei pellegrini” editrice Salentina, Galatina 2007, dedicato alle edizioni del Cammino Leucadense 2004-2006, ha documentato l’attività specifica dell’Associazione svolta sulla base delle scelte operate dal presidente Riccardo Rella e dai suoi collaboratori nell’individuare nella leucadense la via più idonea alle esigenze dei pellegrini storici. Privilegiata tra il fascio di vie proposte per cercare il prolungamento a sud della Via Francigena, la leucadense ne rappresenta il naturale tratto finale europeo della via della fede proveniente da Canterbury e proiettata verso la Terrasanta.
Le motivazioni apportate dall’autore per dimostrare il privilegio della via leucadense rispetto ad altre vie a diversa e più ampia destinazione, da civile a militare, come la via messapica Sallentina Taranto-Ugento e la via romana Traiano-calabra da Brindisi a Otranto, risiedono nelle intrinseche caratteristiche territoriali, geologiche, geografiche e paesaggistiche che caratterizzano il percorso.
La Via leucadense, infatti, non ha assunto la sua connotazione religiosa solo in epoca cristiana, poiché conteneva già in sè una sacralità che le derivava dalle caratteristiche naturali del territorio attraversato. La sua dedicazione alla Vergine Annunziata s’innesta su quella arcaica della Dea Madre protettrice della via solcata in profondità dalle acque ipogee del territorio carsico che caratterizza la catena centrale delle Serre Salentine, facendo perciò di quel percorso il più adatto a offrire al viandante l’acqua, il bene fondamentale per la sopravvivenza.
Con la destinazione della via ai pellegrinaggi cristiani e con la dedicazione alla Madonna, in ogni luogo di culto mariano o di ristoro dei pellegrini la raccolta delle acque fu facilitata dall’apertura di pozzi sacri associati alle chiese votive sorte lungo il suo tragitto. Aggregati “a magnete” a quell’antica via ritenuta sacra sin dall’antichità, come indicano le vestigia megalitiche che ancora s’incontrano lungo il percorso, nel tempo sorsero gli agglomerati urbani che hanno contribuito a configurare l’attuale territorio dell’entroterra salentino.
La via leucadense Brindisi-Leuca trova perciò nel percorso naturale, tracciato dalla via dell’acqua lungo la catena centrale delle Serre, la direzione geografica più idonea per proiettarsi direttamente verso la Terrasanta. Raggiunta Leuca, il de finibus terrae meridionale del continente europeo, i pellegrini che intendevano attraversare il tratto di mare che separa quel promontorio dalla privilegiata meta cristiana mediorentale, s’imbarcavano dall’antico porto locale, non prima di aver chiesto alla Madonna, la Stellamaris di quell’antico santuario-baluardo di fede cristiana sin dal 43 d.C, la sua materna protezione. Per questo, sottolinea l’autore, la Via leucadense non può essere solo un cammino devozionale locale, poiché rappresenta la via privilegiata per il prolungamento verso sud-est dei Cammini europei. La via leucadense Brindisi-Leuca traccia, pertanto, il tratto intermedio della via Canterbury-Terrasanta, che per i cristiani attenti ai segni celesti corrisponde al lato lungo della croce di Cristo, mentre il percorso est-ovest che conduce al promontorio iberico dove sorge il santuario di Santiago di Compostela, ne rappresenta il lato breve. L’insieme del segno celeste proiettato in terra descrive la croce del martirio e della redenzione che la Madonna di Leuca indica come la via privilegiata da seguire per la salvezza eterna.


Scopri qui gli altri link di BelSalento sulle antiche vie di pellegrinaggio nel Salento

http://belsalento.altervista.org/category/pellegrinaggi-e-antiche-vie/


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