NAPOLI – rimozione del busto del criminale Cialdini 23 Dicembre 2016

di Giovanni Grecojhgfghjklkj

austria26Anche nel Salento abbiamo tante “vie Cialdini”, ossia vie dedicate a quel falso eroe Ottocentesco, che durante il Risorgimento ha fatto stragi come l’isis. Cosa aspettiamo a rimuovere questi falsi miti anche nel Salento?

NAPOLI – Venerdi 23 Dicembre 2016 il consiglio comunale di Napoli ha votato all’unanimità, un ordine del giorno presentato dal consigliere Andrea Santore (Fratelli d’Italia-An) che prevedeva la rimozione del busto del criminale Cialdini dal palazzo della Borsa e l’approfondimento attraverso una commissione della questione risorgimentale.

«Non è in discussione l’unità nazionale – commentato Santoro in una nota stampa – ma se è vero che la Storia è stata scritta vincitori è vero anche che oggi le nuove generazioni devono conoscere i fatti accaduti che gridano vendetta e prendere posizione : l’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni ordinati dal generale Cialdini durante la guerra di invasione delle truppe sabaude nel Regno delle Due Sicilie è solo la punta dell’iceberg. Il mezzogiorno d’Italia paga ancora oggi sulla sua pelle quella invasione, quel processo di unificazione imposto con la forza delle armi e della violenza».

Il testo originario del documento di Santoro chiedeva la rimozione anche del busto di Cavour ma su richiesta della maggioranza ci si è limitati, «almeno per il momento», a quello di Cialdini. Andrea Santoro aveva invitato il sindaco Luigi de Magistris «a farsi promotore presso la Camera di Commercio affinché si possano rimuovere i due busti, anche alla luce del ruolo della Commissione Toponomastica preposta a sovrintendere a targhe e statue non solo negli spazi pubblici, ma anche negli spazi privati aperti al pubblico». Si ribadisce che «stando alle inconfutabili conclusioni della storiografia più accreditata, Cialdini, luogotenente generale del Re Vittorio Emanuele II, si è macchiato di efferati crimini di guerra e contro l’umanità in gravissimo danno delle popolazioni meridionali». E «se è vero che la storia è scritta dai vincitori  a distanza di tanti anni è ormai arrivato il momento di ripristinare un minimo di verità storica. Quello che fece il Regno sabaudo piemontese fu un’invasione militare del Regno delle Due Sicilie, e per giunta personaggi come Cialdini si macchiarono di veri e propri crimini verso le popolazioni, con paesi rasi al suolo e atrocità inenarrabili. È giusto parlare di questi fenomeni che sono accaduti e sono stati cancellati dalla storiografia ufficiale ed è giusto anche che ci siano segnali forti». Ecco perché «la rimozione dei busti di Cavour e Cialdini da un luogo così prestigioso sarebbe un segnale importante».
Magari ricollocandoli «in qualche museo dove si potrà raccontare la storia com’è realmente andata. Nessuno ne chiede la distruzione, ma lasciarli lì non è più consentito e tollerabile».images

In foto il generale Cialdini e lo Stato Maggiore

Enrico Cialdini è stato generale prima dell’Esercito del Regno di Sardegna e poi del Regno d’Italia e che diede inizio all’unità d’Italia. E’ noto per la sua feroce guerra al brigantaggio o meglio è stato il protagonista della guerra al brigantaggio nel Sud Italia, e in particolare per l’assedio e il bombardamento di Gaeta e per l’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni  nell’attuale provincia di Benevento. Per questi “servigi” sarà poi nominato addirittura duca di Gaeta e avrà una pensione di 20,000 lire dal Parlamento Italiano. Oggi Cialdini è definito “criminale di guerra” dall’attuale revisionismo storico.

L’antefatto fu l’occupazione di Pontelandolfo da parte dei briganti il 7 Agosto del 1861 e l’uccisione di 45 soldati dell’esercito unitario quattro giorni dopo. Cialdini reagì con una furia e una spietatezza disumana. L’ordine che impartì al colonnello Negri fu :Di Pontelandolfo e Casalduni non rimanga pietra su pietra. Così all’alba del 14 Agosto 1861 le truppe sabaude arrivarono nei due paesi. Il paese di Casalduni era quasi deserto, in quanto la cittadinanza fu avvertita in tempo e pertanto riuscì a fuggire. La stessa fortuna non la ebbero gli abitanti di Pontelandolfo, i quali furono sorpresi nel sonno e furono trucidati e arsi vivi. La vicenda fu ben raccontata da Carlo Margolfo, soldato al servizio di Cialdini e testimone degli eventi:

“Al mattino del giorno 14 (agosto) riceviamo l’ordine superiore di entrare a Pontelandolfo, fucilare gli abitanti, meno le donne e gli infermi (ma molte donne perirono) ed incendiarlo. Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava; indi il soldato saccheggiava, ed infine ne abbiamo dato l’incendio al paese. Non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli cui la sorte era di morire abbrustoliti o sotto le rovine delle case. Noi invece durante l’incendio avevamo di tutto: pollastri, pane, vino e capponi, niente mancava…Casalduni fu l’obiettivo del maggiore Melegari. I pochi che erano rimasti si chiusero in casa, ed i bersaglieri corsero per vie e vicoli, sfondarono le porte. Chi usciva di casa veniva colpito con le baionette, chi scappava veniva preso a fucilate. Furono tre ore di fuoco, dalle case venivano portate fuori le cose migliori, i bersaglieri ne riempivano gli zaini, il fuoco crepitava”.

Al termine del massacro, il colonnello Negri telegrafò a Cialdini: Ieri mattina all’alba giustizia fu fatta contro Pontelandolfo e Casalduni. Essi bruciano ancora. Secondo le stime le vittime si aggirarono tra le cento e le mille.

Cancellata via Cialdini a Riposto (Catania)


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