Le 13 proposte del Popolo degli Ulivi per garantire produzione di reddito e ripristino e tutela del paesaggio tipico del Salento

a cura del dott Giovanni Greco

Le 13 proposte del Popolo degli Ulivi per garantire produzione di reddito e ripristino e tutela del paesaggio tipico del Salento

Il problema del disseccamento (Co.Di.RO.) degli ulivi salentini e pugliesi sta minando economia, paesaggio, cultura ed identità di un’intera regione. I decreti e gli interventi normativi che si sono succeduti negli anni, dal piano Silletti, poi bloccato dalla Procura di Lecce, ai decreti “Martina” e “Centinaio” sono insostenibili ed incentrati su un unico obiettivo: stravolgere il patrimonio olivicolo pugliese con estirpazioni indiscriminate e reimpianti delle uniche due cultivar ritenute, senza alcun fondamento scientifico, resistenti al batterio Xylella, muovendo richieste milionarie alla Comunità Europea per ridisegnare l’economia e la vocazione del territorio, il tutto in una precisa ottica di riconversione agricola verso il superintensivo. Di contro non sono state mai tenute in considerazione le evidenze scaturite da numerose sperimentazioni, portate avanti in questi anni sia attraverso le ricerche scientifiche finanziate pure dalla Regione Puglia, che dalle buone pratiche agricole messe in atto da semplici contadini e che, ad oggi, hanno dato risultati incoraggianti, portando piante disseccate a rivegetare e a produrre nuovamente.

In un contesto normativo, sociale ed umano cosi complesso e drammatico, il”Popolo degli ulivi” torna a chiedere:

1. la fine di uno stato di emergenza e di una relativa quarantena, di fatto perenni, in cui sono state prodotte norme e decreti per costringere i pugliesi ad espiantare gli ulivi ed irrorare la terra con fitofarmaci dannosi per la salute. Può mai uno stato di emergenza durare 6 anni ?;

2. l’allargamento della ricerca a 360 gradi. Solo attraverso una diagnosi esatta del “malanno” (ossia di tutti i fattori determinanti il complesso del disseccamento rapido dell’olivoCo.Di.Ro.) è possibile trovare una cura ed un contenimento realmente efficaci, ma in assenza di ricerca sulle cause, le misure imposte potrebbero rivelarsi inadatte e fortemente impattanti sulla salute del territorio e di chi lo abita, producendo danni irreversibili. La ricerca deve essere LIBERA (come previsto dalla Nostra Costituzione) ed estesa a quante più realtà possibili (CNR, Università, Centri di ricerca indipendenti) nazionali, europee ed internazionali;

3. lo stop definitivo ad analisi visive per sentenziare la presenza del batterio sulle piante con immediata distruzione delle stesse; la delibera regionale 1890/2018 in zona infetta prevede che il personale Arif o dell’OFR, può indicare una pianta “infetta” dalla semplice osservazione visiva, senza l’ausilio delle analisi molecolari;

4. la pubblicazione e la verifica dell’applicazione di un protocollo tecnico da seguire nei campionamenti del materiale vegetale oggetto di indagine. Ad oggi i campionamenti vengono troppo spesso effettuati in assenza di precauzioni utili alla non contaminazione del materiale vegetale prelevato;

5. la pubblicazione delle analisi effettuate sui campionamenti. Nel rispetto del principio di partecipazione del cittadino al procedimento amministrativo, è necessario che la Regione Puglia renda disponibili tutte le analisi finora effettuate, in modo chiaro e trasparente, ai proprietari che ne fanno richiesta. Tali analisi non possono certo limitarsi ad un semplice foglio con su scritto “positivo/negativo” ovvero “presente/assente”, in riferimento alla presenza del batterio, ma debbono contenere la prova delle analisi effettuate ed il loro esito, secondo i disciplinari adottati dal laboratorio e nel rispetto delle norme ISO 17025 (“Requisiti generali per la competenza dei laboratori di prova e taratura”). Solo nel rispetto di tali norme tecniche si può superare il dubbio legittimo per cui le analisi siano effettuate in modo chiaro, trasparente e obiettivo, posto che – lo si ricorda – le analisi riguardano la sopravvivenza del patrimonio olivicolo;

6. la possibilità per i proprietari di effettuare delle controanalisi sulle piante oggetto di ingiunzione di abbattimento, come previsto dal diritto;

7. l’erogazione di sostegni economici a chi assume l’impegno di curare le piante (anche piccoli proprietari/coltivatori e non solo aziende agricole), prevedendo delle forme di sostegno stabile all’economia olivicola salentina per combattere il fenomeno dell’abbandono delle terre. Proteggere la proprietà diffusa della terra e valorizzarla incentivando la nascita di consorzi di produttori, che seguano una filiera corta e NON la grande distribuzione;

8. sostenere ulteriormente i proprietari di ulivi secolari per incentivarli a curare gli alberi ed evitarne l’abbandono dovuto anche ad un maggiore costo di manutenzione. Chiedere l’aumento dei contributi previsti dalle politiche agricole comunitarie fondate sulla condizionalità, alla luce del sempre più frequente abbandono degli uliveti, incentivandone la sostenibilità economica anche attraverso i piani di sviluppo rurale;

9. la definitiva eliminazione di ogni obbligo all’uso di fitofarmaci, adottando politiche che ne disincentivino l’utilizzo;

10. l’abbandono definitivo degli espianti quali mezzo di contrasto al batterio. Esperienze pregresse hanno ampiamente dimostrato che l’espianto è inutile nel contenimento di una batteriosi (confermato anche dall’Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare_ EFSA), dato che il batterio una volta insediatosi, può essere ospitato da circa 500 specie vegetali. Ad oggi, nessuna evidenza scientifica ha dimostrato che il Co.Di.RO. è causato dal ceppo salentino di Xylella fastidiosa;

11. lo sblocco della “black list”. È impensabile imporre ad una regione il blocco di circa 500 tipi di vegetali ospiti del batterio e al contempo consentire il nuovo impianto di due varietà olivicole anch’esse ospiti del batterio, mettendo in ginocchio l’economia della Puglia;

12. l’inserimento del batterio X. fastidiosa sub. pauca, ceppo salentino CoDiRo nella Alert List (potenziali patogeni di non comprovata patogenicità, su cui deve essere effettuato il Pest Risk Analysis (PRA) come previsto dalle normative EPPO) dell’EPPO, in quanto il ceppo inserito nella lista A1 dell’EPPO (patogeni di comprovata patogenicità non presenti su territorio europeo) non è lo stesso ceppo di quello che la stessa EFSA definisce “pugliese”. Quindi trattasi di un nuovo ceppo con un comportamento biologico completamente diverso e di NON comprovata patogenicità;

13. il censimento dei terreni e delle piante comunque interessate dai tagli, utile a quantificare il danno al patrimonio storico, culturale, ambientale, paesaggistico ed economico della Puglia e dei suoi abitanti ed a controllare che le medesime aree non siano oggetto di speculazioni in campo edile, agricolo-superintensivo, energetico.

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dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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