Il pellegrinaggio in epoca medioevale : la Via Francigena VII – XII secolo

di Giovanni Grecomedioevo

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Nella seconda serata culturale di marzo alla Galleria “La Colonna” di Salice – sabato 18 Marzo 2017 – via Vitt Em II, num 92 – avremo ospiti il prof Ezio Sarcinella (docente di matematica e fisica) e Riccardo Rella (uno degli speleologi della famosa grotta dei Cervi, nonchè leader del gruppo escursionistico SpeleoTrekkingSalento di Lecce). Con loro tratteremo l’affascinante tema del Pellegrinaggio nell’antichità lungo la via Francigena, quel “Ponte tra Occidente e Oriente, tra cristianesimo e paganesimo” del medioevo che ha avuto nel Salento una delle mete principali di passaggio verso la Palestina. La sala ospiterà le mostre allestite dagli artisti Sandro Greco, Le Thuy Ai, Isabelle Deledda. Vi aspettiamo sabato 18 Marzo 2017 alle 18:30.
A cura di Giovanni Greco Genau per i Servizi di Fruizione Cultrale di BelSalento – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei due Mari.


Il pellegrinaggio in epoca medioevale. La Via Francigena : Ponte tra Occidente e Oriente, tra cristianesimo e paganesimo

L’origine della Via Francigena è da collocarsi nel VII secolo, nel periodo della dominazione dei Longobardi. Quando, nel X secolo, i Franchi presero il posto dei Longobardi, la via assunse maggiore importanza, perché consentiva il transito dalla Francia a Roma ai sempre più numerosi pellegrini ed ai mercanti, in un periodo in cui gli scambi commerciali fra le città italiane e la Francia del Nord si andavano facendo assai intensi. La via cominciò allora ad essere indicata sia come “Francigena”, ossia la via o le vie che “dalla Terra dei Franchi” consentivano ai pellegrini d’oltralpe di giungere a Roma. Questa strada che nel Medio Evo si proiettava, idealmente, dal Nord Europa verso il cuore del Mediterraneo e la Terra Santa (o verso Santiago di Compostela in Spagna), passa dal Salento per raggiungere Leuca ed il Santuario de Finibus Terrae. I pellegrini che viaggiavano lungo la Via Francigena attraversavano l’asse centrale longitudinale del Salento che collegava una serie di cappelle, antichi villaggi e casali, punti di sosta e ristoro. Dai porti salentini iniziava il: “pasagium ultramarinum”, il percorso terrestre diveniva marittimo e conduceva in Terra Santa, Gerusalemme. Da Roma verso Sud i pellegrini potevano scegliere fra due importanti “nodi”: Capua e Benevento. Da qui poi vi era l’Appia Traiana, che conduceva verso i porti della Puglia: Siponto, Bari, Egnazia, Brindisi, Otranto, “Finis Italiae”. Lungo “La Via dei Pellegrini” giungevano in Leuca: “Finis Terrae” l’ultimo faro d’Italia, anche detto il primo Santuario d’Europa e del mondo a culto Mariano, dove sbarcò nell’anno 43 (appena dieci anni dalla morte di Cristo) l’apostolo Pietro. Qui egli cristianizzò l’antico tempio di Minerva, dedicandolo alla Madonna dando inizio all’evangelizzazione della Puglia, convertendo circa 4000 persone della popolazione della punta estrema pugliese “Finis Terrae” nel Basso Salento. Quindi vere e proprie “vie della fede” costellate da luoghi di sosta, villaggi e abbazie per ospitare i pellegrini. Il pellegrino viaggiatore lungo il suo cammino poteva così ammirare i numerosi monumenti che narravano la storia della vita di Cristo: il trionfo dell’Arco di Traiano a Benevento, la Cattedrale di Troia, la Cattedrale di Siponto con il suo stile orientale, la Cattedrale di Otranto che nei suoi mosaici racconta la storia del mondo …. queste erano le ricompense per le fatiche del viaggio. Dalla ricerca interiore il cammino della Francigena rappresenta per i turisti e i pellegrini moderni un viaggio alle radici della cultura italiana ed europea.

La via Francigena

Il Pellegrinaggio è definito dal dizionario Sabatini Coletti: Viaggio verso un luogo sacro, fatto per devozione, penitenza, preghiera. Ai tempi della Francigena quindi seguiva infatti gli antichi itinerari per raggiungere le 3 mete principali: Gerusalemme, Roma, Monte Sant’Angelo Santiago de Compostella. Per i pellegrini provenienti dal nord dell’Europa, d’obbligo era il passaggio e la sosta nella città di Roma, tanto che le vie per raggiungerla vennero denominate Romee ed una di esse, la via Francigena (vedi figura), soprattutto in epoca Longobarda, divenne la più importante per il collegamento con la città di Pavia, capitale del regno longobardo.

La Via Francigena, anticamente chiamata Via Francesca detta talvolta anche Franchigena (o successivamente Romea), è parte di un fascio di vie che conduceva alle tre principali mete religiose cristiane dell’epoca medievale: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme. La Via Francigena è l’intero percorso che da Canterbury (Uk) a Santa Maria di Leuca conduceva i pellegrini medioevali alla terra Santa sui luoghi della vita di Gesù. In Italia la via Francigena attraversava i Monti Dauni nell’Appennino settentrionale sino a Roma e da li per Monte Sant’Angelo e quindi nella Via Francigena del Sud verso i principali porti d’imbarco della Puglia. Il tragitto originario, da Canterbury a Roma era di 1600 kilometri e la difficoltà del tragitto che rappresentava in sè un atto di penitenza, simbolicamente e materialmente consegnava il pellegrino nelle mani di Dio. Il percorso a piedi infatti esponeva i credenti a ogni sorta di pericolo, alle fiere e alle intemperie. Motivo per cui lungo l’asse della Francigena si svilupparono prima villaggi e poi città come Siena e San Gimignano e altri borghi ricchi di opere artistiche note e meno note. I primi documenti d’archivio che citano l’esistenza della Via Francigena, risalgono al IX secolo e si riferiscono a un tratto di strada nell’agro di Chiusi, in provincia di Siena; mentre nel X secolo, il vescovo Sigerico descrisse il percorso di un pellegrinaggio che fece da Roma, alla quale era giunto per essere ricevuto dal Pontefice e ottenere il “pallium”, per poi ritornare a Canterbury, su quella che già dal XII verrà largamente chiamata Via Francigena.

Il documento di Sigerico rappresenta una delle testimonianze più significative di questa rete di vie di comunicazione europea in epoca medioevale, ma non esaurisce le molteplici alternative che giunsero a definire una fitta ragnatela di collegamenti che il pellegrino percorreva a seconda della stagione, della situazione politica dei territori attraversati, delle credenze religiose legate alle reliquie dei santi. La Francigena infatti non era propriamente una via, quanto piuttosto un fascio di vie, un sistema viario con molte alternative. Nella maggior parte dei casi i pellegrini seguivano le Strade consolari romane. I selciati romani lasciarono gradualmente il posto a fasci di sentieri, tracce, piste battute dal passaggio dei viandanti, che in genere si allargavano sul territorio per convergere in corrispondenza delle mansioni (centri abitati od ospitali dove si trovava alloggio per la notte), o presso alcuni passaggi obbligati come valichi o guadi. Più che di strade si trattava, quindi, di “aree di strada”, il cui percorso variava per cause naturali (straripamenti, frane), per modifiche dei confini dei territori attraversati e la conseguente richiesta di gabelle, per la presenza di briganti. Il fondo veniva lastricato solo in corrispondenza degli attraversamenti dei centri abitati, mentre nei tratti di collegamento prevaleva la terra battuta. Nel XIII secolo i traffici commerciali crebbero a tal punto che si svilupparono numerosi tracciati alternativi alla Via Francigena che, quindi, perse la sua caratteristica di unicità e si frazionò in numerosi itinerari di collegamento tra il nord e Roma.

Le Vie Francigene del Sud uniscono l’Occidente all’Oriente, il cristianesimo al paganesimo, l’Età Antica al Medio Evo. Un itinerario trasversale, tra basolati romani ed antichi tratturi, templi pagani, imponenti cattedrali e santuari cristiani, dolci panorami collinari e aspri passaggi montani. Dato che la direzione era la Terra Santa, la Via Francigena in Puglia non era esclusivamente una unica “strada”, ma probabilmente erano intese “Vie Francigene del sud” tutti quei percorsi che conducessero ai principali porti salentini. La principale via Francigena in Puglia era la Via Appia-Traiana che poi da Brindisi ad Otranto diveniva via Calabra. Nota anche come parte dell’antico tragitto dell”Itinerarium Burdigalense (utile citare a tal proposito anche la Tabula Peutingeriana). Un tempo la parte Adriatica del Salento era chiamata Calabria, perciò Via Traiana Calabra, da Brindisi, con “mutatio” a Valesio, “mansio” a Lupiae e ancora una “mutatio ad XII”, per poi giungere a Otranto.

Questo pellegrinaggio per Gerusalemme era fatto quasi interamente a piedi. Era la penitenza che bisognava sopportare, camminando e sostando per poi riprendere la via Francigena per una ventina di chilometri ogni giorno. Giunti in Puglia quindi il lungo viaggio in fondo, era solo all’inizio. Dai porti d’imbarco delle coste pugliesi e salentine (Brindisi o Santa Maria di Leuca) i pellegrini – dopo una visita ai Santuari – potevano finalmente imbarcarsi per Gerusalemme e la Terra Santa. Questo viaggio lungo la via Francigena è stato ripetuto dai pellegrini cristiani per molti secoli. A partire dal 1994 la Via Francigena è stata dichiarata “Itinerario Culturale del Consiglio d’Europa”. Nel Salento Riccardo Rella presidente di SpeleoTrekkingSalento, grazie ai suoi studi e a numerosi reperti rinvenuti, si batte da tempo per ottenere il riconoscimento del tracciato ufficiale della Via Francigena del sud, in considerazione del fatto che essa rappresenta un “tesoro” Salentino dal punto di vista turistico. La Giunta Regionale Pugliese ha approvato – con delibera n.1174 del 2013 – il riconoscimento del percorso pugliese delle “vie Francigene”.

Particolare di mappa del tardo Cinquecento con in evidenza il paese di Calendasco, con il castello, la chiesa e l’hospitio dei pellegrini; la mappa intera mostra la via Francigena diretta verso il porto del Po.

Il geostorico Renato Stopani ne delinea gli sviluppi sociali e culturali in Puglia: All’inizio dell’XI secolo, la vigorosa ripresa del flusso dei pellegrini diretti in Terrasanta, assieme al successivo fenomeno delle spedizioni crociate, furono i fattori alla base della grande fioritura della vita sociale ed economica nelle aree attraversate dall’itinerario francigeno formatosi sulla direttrice dell’Appia Traiana. Grazie ai transiti sempre più intensi si animarono infatti i commerci e si verificò una rinascita della civiltà urbana che tra l’altro portò, in Puglia, all’emergere di nuovi porti. Il periodo di prosperità che ebbe inizio è ancor oggi dimostrato dalle diffuse realizzazioni dell’architettura romanica religiosa, frutto di una vera e propria gara in cui si cimentarono le città grandi e piccole, che nella costruzione delle proprie cattedrali rafforzarono il proprio sentimento di identità collettiva, testimoniando nel contempo la fede e la ricchezza delle comunità che le aveva espresse.
Non a caso nei centri portuali pugliesi le cattedrali si ubicheranno spesso ai margini degli abitati, sull’orlo della scogliera, perché costituissero un punto di riferimento per chi giungeva dal mare.

In quel periodo crebbe anche il traffico lungo la Via che si affermò come il principale asse di collegamento tra nord e sud dell’Europa, lungo il quale transitavano mercanti, eserciti, pellegrini. La Via Francigena divenne un percorso privilegiato e gradualmente un canale di comunicazione perrealizzare una unità culturale dell’Europa medievale. Pertanto la Via Francigena si trasformò in un percorso commerciale di spezie, seta e varie mercanzie provenienti dall’Oriente verso i mercati nord europei passando per l’Italia. Le merci provenienti dall’Oriente (seta, spezie) venivano scambiate, in genere nelle fiere della Champagne, con i panni di Fiandra e di Brabante. Man mano che si  svilupparono commerci e sorsero percorsi alternativi, nei secoli successivi la Via perse la sua unicità e cambiò il nome in via Romea, che meglio ne caratterizzava la destinazione verso il soglio di Pietro in Roma nella città eterna.


BelSalento è un progetto a cura del dott Giovanni Greco

AsimovSe la conoscenza può creare dei problemi,
non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

 

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