I cripto simboli e i sacerdoti-sciamani della Grotta dei Cervi a cura del prof Francesco Corona

a cura del prof. Francesco Corona (Docente Link Campus University, Roma)

preistoria

I cripto simboli e i sacerdoti-sciamani della Grotta dei Cervi a cura del prof. Francesco Corona

Le pitture parietali della Grotta dei Cervi

La Grotta dei Cervi scrigno archeologico «vergato» ad arte da sacerdoti-sciamani

(in : La Gazzetta del Mezzogiorno del 26 agosto 2019)
Il sito preistorico rupestre delle Grotta dei Cervi in località Porto Badisco (Otranto) fu scoperto il primo febbraio 1970 dal Gruppo speleologico salentino “P. de Lorentiis” di Maglie. Nel 2020 si festeggerà quindi il 50esimo anniversario della sua scoperta. Chiuso al pubblico per necessità conservative, risulta ad oggi il più imponente sito pittorico preistorico d’Europa con le sue tremila e più raffigurazioni pittoriche realizzate da antichi sacerdoti-sciamani in un periodo di frequentazione che va dal paleolitico superiore, al neolitico, sino all’eneolitico con i rispettivi pittogrammi in ocra rossa (paleolitici) e guano di pipistrello (neolitici), distribuiti su tre corridoi interni di circa 200 metri ciascuno. A partire dagli studi del professor Paolo Graziosi del 1980, tutti gli studiosi della Grotta dei Cervi, concordano nel ritenere che i pittogrammi di natura non realista definiti “astratti” si riferiscono ad un arte fosfenica anche detta psichedeliche, che rientra in un classico repertorio di molte culture preistoriche paleolitiche e neolitiche. Fornire una interpretazione sui significati di questi pittogrammi attraverso particolari tecniche di decodifica del simboli costituisce una nuova disciplina dell’archeologia nota come Archeologia Cognitiva.

Ecco un pittogramma della MERKAVAH neolitica della Grotta dei Cervi di Porto Badisco (Corridoio 2 Zona VIII) omesso per necessità di spazio sul mio articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 26 agosto. Sono evidenti i quattro triangoli posti a forma di apertura alare con i quattro animali sacri biblici su ciascuno di essi. Partendo dall’alto in senso orario abbiamo UOMO – TORO – LEONE – AQUILA. (Francesco Corona)

Avendo decodificato da subito i pittogrammi astratti utilizzando tecniche di intelligence e analisi semantica dei simboli, si è determinata una chiave primaria di decifrazione costituita dalla figura del cosiddetto “sciamano danzante” che consiste nel rapportare i due serpenti posti tra le gambe della figura dell’antropomorfo alle due correnti “Ida e “Pingala” della tradizione induista tantrica e successivamente rapportando il capo a forma triangolare con sette sporgenze al sistema dei sette chakras disposto lungo la colonna vertebrale.

Il simbolo di nostra conoscenza che più si avvicina a questa rappresentazione è quello utilizzato della medicina e della farmacologia noto come bastone di Ermete. La predominanza inoltre nella grotta di immagini serpentiformi e spiraliformi conferma questa ipotesi interpretativa basata sull’esistenza di una forma energetica vegetativo-sessuale risvegliata in giovani prescelti e che nei Tantra induisti del primo millennio a.C. prende il nome di Kundalini (in sanscrito “l’arrotolata”) che liberandosi nel coccige risale tutti i centri energetici del corpo umano (chakras) per fuoriuscire dal capo. Questi aspetti energetici sono ormai un fatto consolidato ma ad oggi ci sono ancora alcuni punti fondamentali da chiarire come ad esempio, la datazione precisa di alcuni pittogrammi, la relazione che intercorre tra cripto-simboli ed un utilizzo rituale dei percorsi interni alla grotta nonché le interpretazione sonore (mantram) di alcuni pittogrammi presenti nel Corridoio 3 alcuni dei quali riprodurre con tecniche cimatiche di ingegneria del suono.

Grazie alla Sovraintendenza di Lecce il prof Corona ha avuto il privilegio di visitare l’antico sentiero neolitico delle famose grotte dei Cervi, accompagnato dal tecnico Gianni Nardin e da Nini Ciccarese, presidente del Gruppo Speleologico Salentino; in particolare sono stati effettuati alcuni rilievi acustici nel Corridoio3 e rilievi crittografico-interpretativi nei Corrodoi 2 e 3.

Risulta interessante far presente che in una singolare figura del repertorio delle immagini della Grotta dei Cervi, estratta da un gruppo pittorico del Corridoio 2 vengono raffigurati i quattro animali sacri biblici del Carro di Fuoco inteso come tecnica ascetica superiore, gli animali sono il bue, l’aquila, l’uomo e il leone. Adagiati su una struttura geometrica a forma di piramide aperta, costituita da un quadrato e quattro triangoli (ali) laterali e con gli stessi triangoli posti a forma di apertura alare. La bibbia al primo capitolo di Ezechiele, ai versetti dal 10 al 12, descrive così i quattro animali sacri: “Quanto alle loro fattezze, ognuno dei quattro aveva fattezze d’uomo; poi fattezze di leone a destra, fattezze di toro a sinistra e, ognuno dei quattro, fattezze d’aquila…Le loro ali erano spiegate verso l’alto; ciascuno aveva due ali che si toccavano e due che coprivano il corpo…Ciascuno si muoveva davanti a sé; andavano là dove lo spirito li dirigeva e, muovendosi, non si voltavano indietro.
Sempre secondo la Bibbia già in età antidiluviana il settimo profeta Enoch, l’uomo che “camminava con Dio e visse 365 anni sulla terra prima che Dio lo prendesse”, ascese proprio con il suo Carro di Fuoco (Merkavah) e fu rapito in cielo. Riscontri oggettivi sulla presenza di conoscenze similari legata alla Merkavah biblica le troviamo nell’Egitto dei Faraoni presumibilmente databili intorno al terzo millenio a.C. e quindi posteriori a quelle neolitiche della Grotta dei Cervi.

Recenti ricerche svolta dalla studiosa Helen Dawson su differenti siti archeologici del Mediterraneo, dimostrano inoltre come molte sono le somiglianze tra i pittogrammi di Otranto e quelli presenti nella penisola Iberica, in Francia, nei Balcani e a Malta. Si stabilisce pertanto un primato unico in termini di massimo comun denominatore di occorrenze simboliche e quindi semantiche, presenti nelle Grotta dei Cervi e che ho avuto modo di chiarire nell’ultimo mio studio sui cripto-simboli. Ciò conferma come Otranto, dal Paleolitico al Neolitico, rappresentava un Santuario iniziatico di primaria importanza per tutte le genti del Mediterraneo. Risulta allora chiaro come questo patrimonio archeologico e simbolico unico nel suo genere, necessita in primis di un mantenimento conservativo e da questo punto di vista la Sovrintendenza di Lecce ha saggiamente operato negli anni per limitare le frequentazioni della grotta a sole spedizioni speleologiche di tipo scientifico e divulgativo. Ma come estendere allora la conoscenza di questo patrimonio al grande pubblico? Semplice, Spagna e Francia hanno risolto il problema riproducendone fedelmente i pittogrammi e gli antri offrendo copie degli ambienti ipogei ai visitatori e questo è vero per le grotte di Altamira in Spagna e di Lascaux in Francia. Serve pertanto una progettualità che tenga sotto controllo tre aspetti fondamentali come tutela degli ambienti ipogei, studio e ricerca anche su nuove frontiere come quella dell’archeologia cognitiva ed infine un ben strutturato sistema di crowdfunding per finanziare tutte le attività di progetto e che coinvolga inoltre con efficienza ed efficacia le rappresentanze istituzionali ed accademiche come il Comune di Otranto, la Soprintendenza, l’Università del Salento ed altri istituti di ricerca come il Cnr. Quindi una soluzione volta innanzitutto a finanziare ricerche e offrire opportunità di lavoro su più livelli per i nostri giovani in alternativa alle migrazioni forzate, alla fuga dei cervelli all’estero, attraverso una replica fedele degli ambienti ipogei e dei pittogrammi con percorsi interattivi fruibili dal grande pubblico (questi temi sono stati illustrati in un convegno sabato a Otranto, ndr.) .

a cura del prof. Francesco Corona
(Docente Link Campus University, Roma)

Grotta dei Cervi Porto Badisco Otranto (LE) scoperti dal prof. Corona nei pittogrammi neolitici riferimenti al Carro di fuoco biblico ( MER KA VAH )

Gazzetta del Mezzogiorno del 29 febbraio 2019

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