Ferrante Loffredo, Marchese di Trevico Vicerè di Terra d’Otranto del XVI sec

a cura del dott Giovanni Grecomedioevo

Ferrante Loffredo, Marchese di Trevico Vicerè di Terra d’Otranto del XVI sec

Ferrante Loffredo, Marchese di Trevico (d. 1573), metà del XVI secolo Cera su vetro Diam .: 3 15/16 in. (10,02 cm) (compresa custodia in legno) Collezione Scher

Con Ferrante Loffredo Lecce si afferma città barocca

Ferdinando Loffredo (+13/04/1573), primo Marchese di Trevico dal 1548, signore di San Sossio e Zingoli e Patrizio Napoletano; capitano a guerra e Governatore Generale di Bari e della Terra d’Otranto (1543/1549), Vicerè di Terra d’Otranto (1570/1572), Generale in Abbruzzo, Decano del Sacro Regio Consiglio. Investito della castellania di Lecce per quattro generazioni, comprò le città di Francavilla, Casalnuovo, Mottola, Oria e Ostuni, edificò la chiesa di Monte di Dio a Napoli.

Negli anni in cui Don Ferrante Loffredo ricoprì la carica di Vicerè provinciale delle province di Bari, Terra d’Otranto e Monopoli, furono realizzati la cinta muraria e il primo nucleo del Castello di Carlo V.

LOFFREDO Marchese di Trevico – Stemma della famiglia inciso in coloritura coeva, con piccola spiegazione, estratto da una pubblicazione di Scipione Mazzella dell’anno 1586.

Con Loffredo (prima metà del ‘500) furono edificate numerose strutture architettoniche militari che trasformarono il Viceregno di Napoli in una sorta di cantiere ‘diffuso’ con l’impiego di centinaia di maestranze per realizzare un “glorioso” sistema di fortificazione costiera (voluto da Carlo V) contro le minacce delle invasioni turche di quel periodo in Puglia.
In occasione del rifacimento delle mura della città di Lecce, intorno al 1548 alcune opere (come ad esempio la chiesa di S. Maria della Porta – anche detta di S. Luigi) che in origine erano al di fuori delle mura della città, furono riedificate nell’interno della città.

FERDINANDO  († 1573), Vicerè di Terra d’Otranto e membro del Sacro Regio Consiglio, nel 1548 fu decorato col titolo di marchese di Trevico; sposò Diana Spinelli, figlia di Carlo, conte di Seminara. Apparteneva a una famiglia di togati napoletani. Nel gennaio 1534 l’imperatore Carlo V lo premiò con una rendita perpetua di 300 ducati sulle entrate fiscali della Terra di Lavoro per i servigi resi nelle guerre in Italia, Germania, Fiandre e nella campagna di Ungheria contro gli Ottomani. Nell’aprile 1542 venne nominato governatore delle province di Terra d’Otranto e di Bari, area che era continuamente esposta alle incursioni dei corsari saraceni.

Loffredo attuò un efficace controllo del territorio con il riassetto del sistema difensivo. In alcuni casi Loffredo preferì usare la forza, come fu per il centro di Roca. La città era stata fortificata agli inizi del XIV da Gualtieri Di Brienne, conte di Lecce. Ma nel 1480 le incursioni turche misero in fuga la sua popolazione. Maometto II, dopo aver conquistato Costantinopoli (1453), inviò una spedizione che sbarcò sulla costa orientale del Salento e Roca Vecchia fu saccheggiata e usata dai Turchi come base operativa per sferrare attacchi alla città di Otranto e ad altri centri salentini. Maria D’Enghien, castellana di Roca perse il feudo, insieme al marito ed al figlio morti in battaglia. La città, liberata nel 1481, divenne successivamente covo di pirati, ma nel 1544 Ferrante Loffredo dette l’ordine di radere al suolo il centro di Roca – che fece ricostruire nell’interno – al fine di evitare che il forte diventasse un utile appoggio e sicuro rifugio per i pirati corsari e delinquenti comuni. Gli abitanti, in gran parte pastori e pescatori, furono costretti ad abbandonare il luogo  e si ritirarono qualche chilometro più all’interno dove stabilirono la loro dimora in un piccolo centro abitato cui dettero il nome di Roca Nuova.

Partecipò alle operazioni per difendere Ugento, minacciata dai Saraceni. A Lecce, città di cui ebbe anche il titolo di castellano, Loffredo sovrintese all’edificazione della nuova cinta muraria e alla ricostruzione del castello – iniziative, peraltro, già avviate prima della sua nomina – e fece pavimentare le strade cittadine. Per celebrare la ristrutturazione del perimetro urbano della città pugliese, nel 1548, fece erigere l’arco di trionfo, meglio conosciuto come Porta Napoli, con una dedica a Carlo V, inserendolo nella porta di S. Giusto. In quello stesso anno divenne marchese di Trevico.
Nel 1549 fu deputato del baronaggio nel Parlamento generale del Regno e sostenne le richieste del viceré Toledo, ottenendo la concessione di un donativo di 600.000 ducati al sovrano.

Nel 1552 ebbe un ruolo fondamentale nella repressione della congiura ordita da Ferrante Sanseverino (principe di Salerno) e da Giovanni Bernardo Sanseverino (duca di Somma) per assassinare il duca di Nardò, Francesco Acquaviva, per occupare il castello e consegnare la città agli Ottomani, alleati della Francia. Il viceré Toledo allertò i governatori delle province del Regno e Loffredo riuscì a reprimere la congiura di Nardò, facendo eseguire undici condanne a morte. Inoltre, appena fu avvistata una flotta ottomana di 120 vascelli presso Otranto, lo stesso Loffredo schierò i baroni della provincia con 800 cavalli e contrastò lo sbarco ottomano. 

Fonti e Bibl.: Simancas, Archivo general, Estado, leg. 1185, doc. 101; A. Andrea, Della guerra di campagna di Roma, et del Regno di Napoli nel pontificato di Paolo IIII, Venetia 1560, pp. 21 s., 48, 88, 118, 121; S. Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, Napoli 1601, pp. 641 s.; B. Braccio, Notiziario, o Parte d’istoria di Lecce, a cura di P. Palumbo, in Riv. stor. salentina, I (1903), pp. 20-22; L. Pepe, Ostuni sotto i duchi Zevallos, in Rass. pugliese di scienze, lettere ed arti, XXV (1910), p. 51; A. Foscarini, Armerista e notiziario delle famiglie nobili, notabili e feudatarie di Terra d’Otranto, Lecce 1927, pp. 180 s.; J.E. Martínez Ferrando, Privilegios otorgados por el emperador Carlos V en el Reino de Nápoles, Barcelona 1943, pp. 151 s.; L.G. De Simone, Lecce e i suoi monumenti, a cura di N. Vacca, I, Lecce 1964, pp. 80, 88, 204; G. Pane, La villa Carafa e la storia urbanistica di Pizzofalcone, in Napoli nobilissima, n.s., IV (1964), pp. 141, 147; F. Strazzullo, Architetti e ingegneri napoletani dal ‘500 al ‘700, Ercolano 1969, pp. 309-311; G. D’Agostino, Il governo spagnolo nell’Italia meridionale (Napoli dal 1508 al 1580), in Storia di Napoli, V, 1, Napoli 1972, pp. 69 s., 115 s.; V. Zacchino, Lecce e il suo castello, Galatina 1974, pp. 60, 104, 109 s., 138, 144 s.; I.A. Ferrari, Apologia paradossica della città di Lecce, a cura di A. Laporta, Lecce 1977, pp. 506, 509 s., 513-516, 555 s., 561-566; G. D’Agostino, Parlamento e società nel Regno di Napoli (secoli XV-XVII), Napoli 1979, pp. 283, 299; G. Coniglio, Il viceregno di don Pietro di Toledo (1532-53), II, Napoli 1984, pp. 553, 598, 641 s., 706, 710; M. Fagiolo – V. Cazzato, Lecce, Roma-Bari 1984, pp. 31, 45 s., 73 s., 76 s.; G. Coniglio, Il Viceregno di Napoli e la lotta tra Spagnoli e Turchi nel Mediterraneo, I, Napoli 1987, pp. 303-311; R. Magdaleno, Títulos y privilegios de Nápoles (siglos XVI-XVIII), II, Valladolid 1988, p. 158; V. Zacchino, Ideali d’indipendenza e fermenti francofili nella Nardò di metà Cinquecento. Il malinteso ruolo di Pompeo de Monti nel complotto del 1552 contro la Spagna, in Arch. stor. pugliese, XLIII (1990), pp. 161-165; C.J. Hernando Sánchez, Castilla y Nápoles en el siglo XVI. El virrey don Pedro de Toledo, Salamanca 1994, pp. 362 s., 422, 534; P. Palumbo, Storia di Francavilla città in Terra d’Otranto, I, Fasano 1994, pp. 96 s.; L. Cabrera de Córdoba, Historia de Felipe II rey de España, I, Valladolid 1998, pp. 89, 108, 129; O. Brunetti, Un contributo alla storia dell’architettura militare del Cinquecento: Ferrante L. marchese di Treviso [sic] e il piano per Otranto, in Quaderni dell’Istituto di storia dell’architettura, n.s., 1999, n. 33, pp. 35-42.

Porta Napoli in onore dell’Imperatore Carlo V, collegava Lecce con Napoli nel 1548


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a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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Giovanni Greco, dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell'aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l'agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com - arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari - Servizi di Fruizione Culturale”.

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