Bonaventura Mazzarella scrisse il comunicato ufficiale della cacciata dei Borbone dalla città di Lecce

di Giovanni GrecojhgfghjklkjCatturaBonaventura Mazzarella

(Gallipoli, 6 febbraio 1818 – Genova, 6 marzo 1882)
Fu il Bonaventura a redigere il comunicato ufficiale della cacciata dei Borbone dalla città di Lecce.
E’ stato un magistrato, filosofo, pastore protestante, nonché politico italiano.

Laureatosi all’Università di Napoli in giurisprudenza nel 1840, frequentò lezioni di filosofia di Galluppi.Fu giudice in Gagliano del Capo e Novoli (Lecce).

In quest’ultima sede si è sposato nel 1848 con Chiara Tarantini (i due non hanno avuto figli) e, aprendosi al repubblicanesimo mazziniano, ha costituito un ramo della Giovine Italia. Nel solco delle vicende del ’48, dimessosi dall’ufficio, ha tentato di dar luogo ad un’insurrezione: tuttavia, il fallimento del tentativo, il contestuale ripristino dell’ordine borbonico e il conseguente mandato di cattura, che sarebbe sfociato in due processi in contumacia con sua condanna alla pena di morte per il reato di cospirazione, lo hanno costretto ad un esilio volontario. In tal senso, fino al marzo 1852, data del suo arrivo a Ginevra, Mazzarella peregrinò, nell’ordine, da Ancona a Roma (dove, collaborando con i rivoluzionari, ha assistito alla proclamazione della Repubblica Romana), da Corfù a Atene e da Genova a Torino.

Nel capoluogo piemontese si è accostato al movimento valdese, approfondendo il Risveglio e, infine, convertendosi all’evangelismo ed aderendo alla Chiesa valdese, la cui opera pastorale, ha assolto in Svizzera, in particolare presso la comunità di esuli italiani a Ginevra, in collaborazione con Luigi Desanctis, e, dalla fine del 1852, a Genova, collaborando con il pastore Paolo Geymonat.

In quel periodo, la positiva opera svolta nel capoluogo ligure, con una crescente adesione di fedeli, che ha per altro determinato l’ostilità degli ambienti cattolici, si è tuttavia tradotta nello scisma operato dagli evangelici italiani nei riguardi della Chiesa valdese. Lo stesso Mazzarella, determinando di uscire da quest’ultima, ha, dall’estate del 1854, rivolto le proprie attenzioni alla fondazione della Società evangelica italiana. Questa nuova attività di predicazione gli è valsa, tra la primavera e l’estate del 1857, un’aggressione e una condanna per lesa religione dello Stato. Egli, tuttavia, ha proseguito l’opera di evangelizzazione, recandosi a Londra (1859) e l’anno seguente a Firenze.

Nel giugno 1860, a seguito dell’amnistia concessa da Francesco II di Borbone, Mazzarella ha potuto rientrare a Novoli, dove venne colto da epilessia. In quello stesso anno, però, la coeva pubblicazione della sua più importante opera a carattere filosofico e già di stampo neokantiano, La critica della scienza, gli ha procurato particolare notorietà anche all’estero, tanto che Terenzio Mamiani, all’epoca ministro della Pubblica Istruzione, gli ha offerto la cattedra di pedagogia presso il prestigioso ateneo di Bologna [Tale decisione ha sollevato la reazione del clero, ostile a che un esponente del movimento evangelico reggesse una cattedra universitaria. Mazzarella ha trovato un inaspettato alleato in Giosuè Carducci, che lo difese in un articolo pubblicato su «La Nazione» del 22 dicembre 1860]. Trasferitosi poco dopo, per ragioni di salute, a Genova, è stato titolare della cattedra di storia della filosofia nella relativa Università.

Ripetutamente eletto in Parlamento, a partire dalla prima legislatura del Regno d’Italia, e tra le file dell’estrema Sinistra, la sua attività si è caratterizzata per la dedizione alla risoluzione di problemi afferenti la questione meridionale. Benedetto Croce ha segnalato come Mazzarella fosse considerato, assieme a Enrico Caporali e Pietro Taglialatela, fra le «menti più forti del movimento protestante in Italia» [B. Croce, Pescasseroli, Laterza, Bari 1922, p. 55, n. 2.].

Per la sua dottrina e conoscenza della filosofia, fu soprannominato dal pedagogista Pietro Siciliani il “Kant italiano”, uno dei più grandi filosofi che l’Italia abbia mai avuto.

cfr: http://it.wikipedia.org/wiki/Bonaventura_Mazzarella

Fu amico fraterno di Epaminonda Valentino, Emanuele Barba, Antonietta De Pace e di gran parte della nobiltà e della classe borghese di ideali repubblicani e mazziniani, dei quali sarà fervente sostenitore. 


Per alcuni mesi (giugno-settembre 1848) fu capo del Governo provvisorio del Salento; al ritorno delle truppe borboniche fuggì a Roma, dove collaborò al giornale «Il Contemporaneo» e, dopo la caduta della Repubblica Romana, ad Atene, dove si assunse la responsabilità esclusiva dei fatti del Salento, e fu quindi condannato a morte in contumacia.
cfr : http://www.studivaldesi.org/dizionario/evan_det.php?evan_id=122


massoneria-protestanti-960x350dal sito : La Massoneria nelle Chiese Protestanti
cfr : http://gianlucacolucci.org/tag/bonaventura-mazzarella/
Bonaventura Mazzarella (1818-1882).

In seguito all’incontro con il pastore Giovanni Pietro Meille, da lui incontrato e frequentato a Torino nel 1850, conobbe la teologia protestante del Risveglio e si convertì; e nel 1851 entrò a far parte della comunità valdese. Nel marzo 1852 si recò a Ginevra accogliendo l’invito del Comité d’évangélisation italien-suisse, che sosteneva l’opera di evangelizzazione in Italia e da cui dipendeva, come pastore della congregazione italiana, anche Luigi Desanctis. A Ginevra il Mazzarella lavorò a stretto contatto con Desanctis nella piccola comunità italiana composta per lo più di esuli e qui iniziò la sua attività di predicatore, ma già il 1° dicembre 1852 fece rientro in Italia chiamato dal pastore Paolo Geymonat a collaborare alla missione nella città di Genova. Nel 1854 decise di lasciare la Chiesa valdese, e aderì come semplice predicatore ad una Società Evangelica che intanto era sorta a Genova. Poco dopo, assieme ad altri, diede vita alla Chiesa Italiana Indipendente. Nel 1865 nacque la Chiesa Cristiana Libera, e la Comunità Libera di Genova dove c’era Mazzarella vi aderirà solo nel 1879. Fu anche deputato del Parlamento Italiano dal 1865 al 1882. Secondo Augusto Comba, il Mazzarella fu iniziato alla Massoneria dal Supremo Consiglio scozzese. Quando morì la sua bara fu decorata da tutti gli emblemi massonici. Domenico Maselli, che è stato presidente della FCEI dal 2006 al 2009, lo definisce ‘un personaggio molto importante, per il mondo evangelico italiano, ma anche per la massoneria in Italia’ (cfr. Augusto Comba, Valdesi e Massoneria, pag. 42, 43, 69, 168-171. Cfr. Marco Novarino, L’Italia delle minoranze, pag. 61), ed anche ‘il modello di un parlamentare veramente evangelico’ (in Dora Bognandi & Mario Cignoni, Scelte di fede e di libertà: profili di evangelici nell’Italia unita, pag. 43).


dal sito http://www.abcs-chiesebattiste.net/pagine-di-storia/storia-eva-ris-personagg/

Bonaventura Mazzarella (1818 – 1882)

Pugliese, originario di Gallipoli, iniziò la carriera giuridica e nel 1848 si collocò su posizioni liberali, diventando presidente del Circolo patriottico di Lecce; la condanna a morte lo costrinse all’esilio a Torino, dove entrò nella Chiesa valdese; fu poi collaboratore del pastore Geymonat a Genova.

Insieme a Desanctis fondò la Società evangelica italiana, primo nucleo delle chiese libere. I suoi interessi filosofici lo spinsero a pubblicare, nel 1860, una “Critica della Scienza” che gli valse nell’ottobre del 1860 la chiamata del ministro della Pubblica Istruzione T. Mamiani a ricoprire la cattedra di pedagogia dell’Università di Bologna. Tale scelta sollevò la violenta reazione del clero e della cittadinanza decisa a impedire che un evangelico assumesse una cattedra universitaria.

A Bologna tuttavia il Mazzarella rimase solo pochi mesi perché le condizioni climatiche non erano adatte al suo stato di salute; chiese quindi di essere trasferito all’Università di Genova, dove ricoprì la cattedra di storia della filosofia.

Alle elezioni del 22 ott. 1865 entrò alla Camera, dove sarebbe rimasto anche per le successive legislature schierato nelle fila dell’estrema Sinistra

Dopo l’avvento al potere della Sinistra entrò spesso in conflitto con A. Depretis e con il trasformismo che caratterizzò quella stagione politica, arrivando in diversi casi a esprimere il suo voto contrario al governo. Depretis allora, deciso a emarginare i deputati della Sinistra ritenuti scomodi, tentò di escludere il Mazzarella dal collegio di Gallipoli per le elezioni che si sarebbero tenute nel 1882 a suffragio allargato. Ciò indusse il Mazzarella a comunicare il 15 gennaio 1882 le sue dimissioni da deputato e a ritirarsi a Genova.

Numerose furono le pressioni da parte della stampa e dell’opinione pubblica salentina per ottenere la riconferma del Mazzarella, ma il 6 marzo 1882 egli morì a Genova.


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