Una società arcaica nel Salento che venerava i simboli degli organi genitali

di Giovanni Greco

preistoria

Una società arcaica nel Salento
che venerava i simboli degli organi genitali 

Per narrare questa antichissima storia, vista la scarsità di fonti disponibili, procederò man mano avrò utili info a riguardo. Si tratta di tre apparenti manufatti in pietra, frammenti residuali di ciò che resta di antichissimi villaggi preistorici di oltre 3000 anni fa che abitavano il Salento “ancestrale” e misterioso e che pare venerassero i simboli degli organi genitali maschile e femminile. Parto dal luogo del rinvenimento “Salice Sal” e da una brevissima sintesi. Come sappiamo il Salice è una pianta dalle svariate specie e dalle infinite leggende … Oggi non parleremo del Salice in generale, ma di questa scoperta utile a riscrivere una storia sconosciuta anche dagli storici, e che non si discosta dalle leggende; ma che si è sviluppata in un passato ancestrale della storia dell’umanità nei pressi di zone umide come Salice, per poi essere dimenticata quasi completamente. Oltre i ritrovamenti in Salice (che ho fatto personalmente nell’agosto 2016), a pochissimi chilometri di distanza si sono avuti gli stessi ritrovamenti: in Valesio (Brindisi) dove, nelle sue campagne, scorreva l’antico fiume “nfocaciucci”. Ed in entrambi i paesi, nei villaggi che essi ospitavano circa 3000 anni fa (se non oltre) sono stati rinvenute le medesime tracce di una società arcaica legata al culto simbolico degli organi genitali.

Bene, in Salice Salentno (Lecce) anticamente vi erano molte fonti di acqua sorgiva. Deve essere stata una zona paludosa e lo stesso nome “Salice” da più di un’indicazione, essendo che -presumibilmente- un tempo questa terra era ricoperta da Salici, piante che amano vivere in luoghi umidi e nei pressi di laghi e fiumi. Evidentemente quindi la zona doveva avere acqua in abbondanza. L’acqua è dunque l’elemento che accompagna la vita della pianta del Salice – e la stessa parola “acqua” è anche nella radice della parola “Salice” che in lingua celtica significherebbe “vicino all’acqua”.

In Salice in un giardino abbandonato negli anni ’70 del 900 – adiacente l’antico immobile del Sedile di Salice Sal (altra sconosciutissima presenza questa, ossia l’antico Sedile del 1200 – 1300, crollato durante un teremoto medioevale e del quale resta solo una colonna protogotica con trifora), durante i lavori di sbancamento del terreno, sotterrati a 10 centimetri dal piano di calpestio del giardino, ho trovato tre simboli fallici in pietra; erano posizionati a circa 5 metri di distanza l’uno dall’altro. Tutte le fasi di scavo le ho documentate con foto e video. Un contadino anziano di Salice mi ha detto che si tratterebbe di “toretti”. La parola “toretto” deriverebbe dalla parola “toro”, quindi sarebbe una pratica contadina, legata presumibilmente ad un buon auspicio per la fertilità del terreno.

Quindi queste tre pietre falliche possono far riferimento ad un culto preistorico, precedente al paganesimo e al cristianesimo e che “pare” venerasse i simboli degli organi genitali e che era legato alla tradizione della fertilità delle terre di una società preistorica, appunto. Culto che si sarebbe tramandato di generazione in generazione attraversando quasi indenne tutte le dominazioni meridionali … la cui memoria però deve essere scomparsa con l’avvento della modernità dell’attuale mondo contadino. Queste pietre potrebbero provenire da letti di fiume preistorici locali (?) ed essere state “levigate” dall’acqua fluviale che in modo naturale, avrebbe disegnato peni e vagine e ad essi si sia attribuito un valore apotropaico. . Ma anche è probabile che l’uomo preistorico del Salento abbia potuto dar loro una nuova funzione attribuendo a quelle pietre un valore simbolico, e che abbia inciso manualmente le stesse pietre per conformarne la forma originaria in modo da renderle più aderenti all’idea della rappresentazione simbolica che egli voleva concretizzare. In questa ipotesi saremmo di fronte a dei “manufatti” preistorici. Sono state trovate accostate le une alle altre, esattamente in quella forma simbolica fallica e posizionate nel terreno “pare” per attuare il culto che vigeva nell’idea di natura e di divinità di quei villaggi. Probabilmente piccoli villaggi – società preistoriche databili a circa 3.000 anni or sono.

Sono di tre tipi

Un esempio molto simile è stato documentato da Alessandro Romano in Valesio http://www.salentoacolory.it/la-quarta-venere-del-salento/

E qui invece i tre distinti tipi di reperti trovati in Salice

Qui il primo tipo

Il primo tipo è un unico blocco di pietra (di fiume credo) composto da due parti sferiche unite ma di diversa dimensione; la sfera più grossa ha una specie di colonna vertebrale (una sorta di cordone) che la attraversa per metà partendo dalla sfera più piccola sino alla base

Il secondo tipo

Il secondo tipo di pietra fallica è stato trovato come in foto, ed è composto da tre parti distinte e separate: due sfere e un pene. Il pene ha un foro nella punta nel quale era inserito una minuscola pietruzza colorata (che ho raccolto in una piccola bustina di plastica come in foto); inoltre ha una sorta di scanalatura incisa a zig zag che percorre la lunghezza del manufatto. Anticamente le incisioni a zig zag erano la rappresentazione del mare o dell’acqua.

Il terzo tipo

Il terzo tipo è simile al precedente, composto da tre parti distinte e separate, qui però sembra che le sfere siano tre; due pietre hanno forma sferica in alto e allungata verso il basso; solo la terza ha forma propriamente sferica e tonda.

Qui il Salento centrale, presenze preistoriche del Bacino alluvionale della Cupa a cura di Luigi Paolo Pati, con i primi insediamenti umani della preistoria, il villaggio neolitico di Riesci, l’abitato del bronzo di Cavallino e la città messapica di Rudiae, tutto quello che era questo “Salento” prima della conquista romana

 


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non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

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