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San Oronzo, Giusto e Fortunato - San Oronzo, contemporaneo di Gesù Cristo, è stato il primo vescovo martire




a cura del dott Giovanni Greco

San Oronzo, Giusto e Fortunato - San Oronzo, contemporaneo di Gesù Cristo, è stato il primo vescovo martire


Il suo culto è antichissimo, risale  agli albori del Cristianesimo, anche se scarsamente documentato nell'antichità, ma documentato con certezza nei secoli XI XII a Taranto, Monte Sant'Angelo, Avellino, Monopoli, Siponto.


Oronzo nacque a Rudiae nel 22 d.C. e morì decapitato a Lecce il 26 agosto 68 d.Cfu contemporaneo di Gesù Cristo, vescovo e santo romano.


Emblema: Abiti vescovili; Bastone pastorale; palma del martirio; idoli pagani frantumati ai suoi piedi.
Pare che la chiesa cattolica non abbia mai aperto il processo per la santificazione.


Proveniva da una nobile famiglia patrizia pagana di Rudiae (il padre era tesoriere dell'imperatore romano). Il nome originario di Oronzo, era Publio. Pare che alcune fonti riportino il nome di Hermes al posto di Oronzo (Hermes in greco antico: Ἑρμῆς, è una divinità della mitologia e della religione greca. Il suo ruolo principale è di messaggero degli dei. Figlio di Zeus e della Pleiade Maia, è uno dei dodici dei Olimpi). Un'antica pergamena del 1100 (il Diploma di Tancredi del 1181, oggi scomparso) ci dava alcune notizie sul santo; la cui vita è poi passata alla leggenda, lungo la tradizione del culto dei santi, che, nel suo caso, parte dagli Atti degli Apostoli. Infatti, essendo contemporaneo di Gesù Cristo, fu san Paolo in persona che, pochi anni dopo la crocifissione di Gesù, elesse Oronzo "primo vescovo di Lecce". Venerato come santo dalla Chiesa cattolica, il suo culto è radicato nelle sue terre natìe del Salento. Ha molti patronati, tra i quali quello della città di Lecce. Anche se la prima patrona della città di Lecce fu Santa Irene, ma solo in epoca moderna la città passò sotto la protezione di san Oronzo.


La leggenda dice che un giorno il cittadino greco Giusto (san Giusto : Tizio Giusto di Corinto, discepolo di san Paolo), era in viaggio verso Roma, lì dove Pietro aveva fondato la prima Chiesa. Doveva consegnare una importante Lettera di Paolo; che alcuni studiosi ipotizzano trattasi della famosa "lettera ai Romani". Nel suo viaggio però Giusto fu sorpreso da una violenta tempesta lungo il canale d'Otranto. Naufragato nel porto romano che a quei tempi era conosciuto come "Porto Adriano" (presso la spiaggia dell'attuale San Cataldo), Giusto fu qui soccorso e salvato da Publio e da suo nipote Fortunato (console di Lecce), che quel giorno erano a caccia proprio lungo la spiaggia del naufragio. Publio ospitò Giusto nelle sue dimore, e da lui apprese la vita e le opere di Gesù, suo contemporaneo. Publio e Fortunato abbracciarono subito la fede cristiana; ed entrambi chiesero di essere battezzati, cosa che avvenne lo stesso giorno dell'incontro con Giusto. Da allora Giusto, Publio (che poi si chiamerà Oronzo) e Fortunato cominciarono a predicare il nuovo credo del cristianesimo e il Vangelo; evangelizzarono il Salento (del I sec d.C.) sino al nord barese e riuscirono a convertire i pagani idolatri al Cristianesimo.




San Oronzo di Lecce, raffigurato in un'immagine popolare sacra, 1906

Ma la nuova religione rappresentava un pericolo per l'impero di Roma. Fu così che i tre santi furono denunciati dai sacerdoti pagani al pretore romano, che impose loro di offrire incenso a Giove nel tempio a lui dedicato. A questa imposizione Publio (Oronzo), Giusto e Fortunato si opposero e continuarono a professare la loro fede. Il pretore quindi condannò Publio, Giusto e Fortunato. alla flagellazione e li fece rinchiudere in carcere. Appena scarcerati, Giusto ripartì per Roma per consegnare la sua lettera. Quando tornò a Lecce, Publio, Giusto e Fortunato si recarono a Corinto, dall'Apostolo Paolo, il quale narrò a Publio la vita di Gesù e della sua “risurrezione”. Fu così che Publio cambiò il suo nome in Oronzo, il cui significato etimologico è : "risorto". Secondo la tradizione l'apostolo Paolo in persona gli impose le mani consacrandolo primo Vescovo della Iapigia (l'attuale Puglia); Paolo diede a Oronzo quale compagno di apostolato il laico Tizio Giusto, e nominò Fortunato successore di Oronzo.


Tornati nell'attuale Salento, Giusto, Oronzo e Fortunato ricominciarono a predicare il cristianesimo. Ma le persecuzioni dell'imperatore Nerone (64 d.C.) contro i Cristiani erano molto repressive. E quando Nerone inviò a Lecce il ministro Antonino, Oronzo e Giusto furono costretti ad un esilio forzato da Lecce. Così intrapresero, un lungo viaggio missionario, che li portò in varie città della Puglia e della Lucania. Per sfuggire  alle persecuzioni di Nerone e del suo Ministro Antonino e grazie anche all'aiuto delle popolazioni convertite, posero nel sottosuolo delle grotte carsiche i loro luoghi del culto cristiano. Si rifugiarono prima a Ostuni, poi a Turi dove, nella “grotta” (che sarà detta di san Oronzo) predicavano il Vangelo. Qui Oronzo battezzava e celebrava l'Eucarestia. Ma saranno perseguitati anche a Turi. Quindi Oronzo e Giusto si recarono a Siponto, a Potenza, a Taranto, infine ritornarono a Lecce, dove Oronzo consacrò a Maria Madre di Dio la prima chiesa. Nella città di Lecce (pare che) fecero a pezzi una statua di Giove, e dopo pochi giorni distrussero la statua di Marte posta fuori la città.


In seguito tornarono quindi a Turi, dove entrambi furono trovati dai legionari e ricondotti a Lecce, dove al termine di un processo sommario furono accusati di perduellio (alto tradimento nei confronti degli dei dell'Impero) e nuovamente arrestati.  Quindi vennero condannati a morte per decapitazione, secondo le leggi dell'ordinamento romano della persecuzione di Nerone. E non potè nulla neanche l'intervento dello stesso apostolo Paolo, che nel frattempo era divenuto cittadino di Roma. Dopo undici giorni di carcere (molto tormentato), furono condotti a tre chilometri da Lecce lungo la via per il mare, e lì furono sottoposti a supplizi e violenze, prima di essere martirizzati mediante decapitazione, all'alba del 26 agosto 68. Oronzo fu martirizzato con l'ascia, stessa sorte toccò a Fortunato che gli era succeduto nella carica di vescovo, ed a Giusto. I loro corpi furono pietosamente ricomposti e portati in gran segreto in una casupola di campagna di proprietà di una matrona cristiana, di nome Petronilla. Sul luogo della loro decapitazione oggi sorge il tempio di san Oronzo fuori le mura, detto in dialetto “Capu te Santu Ronzu”. Una leggenda narra che la testa di san Oronzo sia rotolata sino alla vicina Campi Salentina e che dove si fermò, sia sorta la chesa a lui dedicata.







EPOCA MODERNA


Durante la pestilenza del 1656-1658, san Oronzo apparve ad una ragazza, e a lei il santo le rivelò che l'epidemia sarebbe terminata in breve tempo. Inoltre le svelò l'ingresso della sua grotta, dove furono rinvenute due ampolle ed un panno.


San Oronzo diventa patrono di Lecce alla metà del Seicento. La festa patronale in onore di san Oronzo, Giusto e Fortunato si tiene a Lecce ogni anno nei giorni 24, 25, 26 agosto, in ricordo del suo martirio. La festa risale al XVI secolo, ma fu sospesa nel 1640, per poi essere successivamente ripristinata nel 1658. I leccesi gli danno merito di aver preservato la città dal contagio della peste del 1656 che imperversava in Napoli e in tutto il vicereame. Nello stesso anno si aggiunse il patronato di San Fortunato. In quell'occasione, venne donata dai Brindisini il fusto marmoreo di una delle due colonne poste al termine della via Appia nel porto di Brindisi, per servire da basamento per una statua di San Oronzo in legno rivestita in rame che domina l'omonima piazza leccese. La statua fu realizzata nel 1739 da un maestro veneziano dopo che la precedente statua, realizzata circa un secolo prima, fu distrutta da un fuoco d'artificio del nel 1737 fatto esplodere in onore dei festeggiamenti patronali.




Un curioso aneddoto riguarda la statua argentea di San Oronzo custodita nel duomo di Lecce, si narra infatti che il mezzo busto commissionato a fine '600 a Napoli presentasse sempre un difetto, vicino al sopracciglio; ad ogni fusione si ripresentava lo stesso difetto, finché, narra la leggenda, il santo stesso chiarì il tutto, in gioventù si era procurato una cicatrice vicino al sopracciglio.







san Giusto


Una delle quattro porte di Lecce era dedicata a san Giusto e ad essa si fa cenno nel Diploma di Tancredi del 1181. Tale porta fu riedificata nel 1548 in ono­re di Carlo V. Come afferma­no sia Infantino che Bozzi, nel 1600 erano ancora visibili le rovine di un tempio molto antico fuori le mura con due altari dedicati a S. Oronzo e a S. Giusto. Una iscrizione, del 1657, incisa sul muro della attuale sacrestia della chiesa dedicata a S. Oronzo fuori le mura, accenna ad un “vetu­stissimum templum antea fere collapsum”.


Cfr : https://www.diocesilecce.org/giusto-e-fortunato-il-maestro-e-il-discepolo/

Cfr : S. ORONZO NELLE FONTI LETTERARIE SINO ALLA META' DEL SEICENTO - Arcidiocesi di Lecce https://www.diocesilecce.org/wp-content/uploads/2012/08/S-Oronzo-nelle-Fonti-Letterarie-Si-no-alla-Met%c3%a0-del-Seicento-pt.2.pdf




La documentazione dell'800 su san Oronzo


Un importante documento proviene dall'Archivio Storico dell'archivio del Capitolo Cattedrale di Lecce (Mazzo XXXVIII, c. 44), della Sacra Congregazione dei Riti - datato 18 ottobre 1818, sulle celebrazioni in onore dei Santi Patroni di Lecce, Oronzo, Giusto e Fortunato. Siffatta Congregazione (che ha competen­ze relative alla liturgia e al culto dei Santi) stabilisce con apposito decreto (atto normativo emanato dall'autorità esecutiva, con il quale, nello specifico, essa decide, secondo le norme del diritto, su un caso particolare) quando deb­ba celebrarsi la festività di S. Oronzo, patrono della città di Lecce.


Cfr: https://www.diocesilecce.org/il-decreto-del-1818-e-la-festa-patronale/


10 Luglio 1805 - IL 10 FEBBRAIO LA FESTA DEL PATROCINIO

10 Luglio 1805 IL 10 FEBBRAIO LA FESTA DEL PATROCINIO

Nel 1802, il vescovo domandò alla Sacra Congregazione dei Riti l'approvazione dei testi liturgici, in onore del primo presule leccese, riguardanti le diverse parti del Breviario e della Messa propria del patrono della città e della Diocesi. La richiesta riguardava solamente il Capitolo, il Clero e il popolo della città.


22 Agosto 1818/IL DECRETO DELLA CONGREGAZIONE DEI RITI

documento 18 ottobre 1818 sui Santi Patroni di Lecce Oronzo Giusto e Fortunato

Indirizzato non solo al Clero, alle Autorità Ci­vili, al Popolo, alla città e alla diocesi leccese, bensì a tutta la provincia di Otranto (compren­dente oltre alla città dei martiri cinque diocesi cosidette “suffraganee” [diocesi rette da un vescovo suffraganeo e legate ad una sede me­tropolita, in questo caso Otranto, e guidate da un arcivescovo, titolare della citta idruntina]), tale atto, pur riconoscendo come da tempo im­memore si fosse soliti celebrare i Santi Patroni la domenica successiva al 26 agosto, usanza riconosciuta in una precedente bolla , emanata dal Pontefice [Pio VII (al secolo Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti (assiso sul trono di Pietro dal 1800 al 1823)] in data 10 aprile 1818 (relativa alla riorganizzazio­ne delle feste patronali nel Regno delle Due Sicilie), che era stata tra l'altro preceduta dalla presentazione di una supplica affinchè fosse mantenuto l'uso ormai consueto, stabilì come i Santi Protettori dovessero essere omaggiati il 26 agosto. Siffatto pronunciamento si rese necessario a causa dell'evidente contrasto tra la prassi ormai consolidatasi e radicatasi nella religiosità popolare e la necessità di regola­mentare le celebrazioni religiose e patronali nel Regno. Proprio in relazione a ciò la Sacra Congregazione dei Riti venne chiamata, attraverso un Breve datato 15 agosto 1818, a pronunciarsi in maniera ufficiale al fine di dirimere la questione una volta per tutte, come poi di fatto è avvenuto.


22 Novembre 1833 - IL CARDINALE PEDICINI AUTORIZZA L'OFFICIO 

22 Novembre 1833 - IL CARDINALE PEDICINI AUTORIZZA L'OFFICIO

Altro interessante documento datato 22 novembre 1833, conservato nell'Archivio della Curia Diocesana, autorizzava la recita dell'Officio in occasione della festività del Glorioso Protettore della Città di Lecce e dell'intera Diocesi. Dal preambolo dello stesso documento apprendiamo che all'alba del 19 gennaio 1833 av­venne un terremoto che fece tremare le costruzio­ni della città; per questo motivo i leccesi invo­carono il loro Santo Pa­trono affinché li proteg­gesse da questo flagello. Tale sisma, in effetti, fece tremare le case e i palazzi in gran parte del Salento e della Diocesi Lupiense.


In alcuni paesi crollarono delle case e a Vernole i cittadini videro ondeggiare paurosamen­te la colonna di Sant'An­na. La popolazione corse all'aperto, accese i fuochi per riscaldarsi, invocando l'intervento del loro antico protettore. Non si registrò, in verità, alcuna vittima e nel febbraio dello stesso anno, a furor di popolo, il presule Nicola Caputo, Ve­scovo di Lecce dal 21 dicembre 1818 al 6 novembre 1862, a ricordo dello scampato pericolo, decise di inoltrare alla Sacra Congregazione dei Riti una supplica perché si potesse recitare l'Officio in occasione della festività del Santo Patrono.


Il Segretario della Con­gregazione Romana, rile­vando che Sua Santità Gregorio XVI aveva già istituito una festa dedicata al Patrocinio di S. Oronzo, in occasione di un altro terremoto che funestò il Salento nel febbraio del 1743, concesse tale privilegio con la facoltà di recitare l'orazione approvata il 16 febbraio 1803. Cfr : https://www.diocesilecce.org/dallarchivio-diocesanodocumenti-storici-oronziani/4/






I Patronati di san Oronzo nella provincia di Lecce sono : Lecce, Botrugno, Muro Leccese, Campi Salentina, Diso, Acaya. E' patrono anche nella provincia di Bari nella città di Turi e nella provincia di Brindisi nella città di Ostuni.













Ricerche a cura del dott Giovanni Greco
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Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l'ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)






 

 

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Post date: 2017-08-24 02:47:48
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