Rogeri de Pacienza di Nardò, poeta di corte di Casa d’Aragona Lo Balzino nel 1497-98 narrò la vita di Isabella del Balzo regina di Napoli

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ricerche a cura del dott Giovanni Grecomedioevo

Rogeri de Pacienza di Nardò, poeta di corte di Casa d’Aragona che nel poemetto “Lo Balzino” (libri III-VI) 1497-98 narrò la vita di Isabella del Balzo regina di Napoli.

Nacque a Nardò (Lecce) nella seconda metà del Quattrocento, in data incerta.

Sul finire del ‘900 il Bellocci (un bibliotecario comunale di Perugia) incluse nell’inventario dei manoscritti di quella biblioteca anche il codice di un poeta neretino, tale Rogieri de Pacienza di Nardò (Le), che era rimasto completamente ignoto sino ad allora. Era la biografia di Isabella del Balzo. Nel ms. F 27 della Biblioteca comunale Augusta di Perugia sono contenute le sue opere, il Balzino e il Triunfo. Sarà poi il prof Mario Marti a curarne uno studio più approfondito ne : “Il viaggio attraverso la Puglia di Isabella Del Balzo (1498)”, Lecce, Edizioni Milella, 1977 (“Biblioteca salentina di cultura”), poi divenuta “Biblioteca di scrittori salentini”.

Nel 1493 «Rogerius de Patientia, laicus Neritin. diocesis» era al seguito di Luigi Paladini, viceré in Terra d’Otranto, che si recava a Roma presso Alessandro VI come ambasciatore di re Ferdinando I d’Aragona per la simbolica offerta della chinea bianca. Il suo nome ricorre, infatti, in una lettera credenziale per Paladini, firmata da Ferdinando e sottoscritta da Giovanni Pontano, citata in un manoscritto di memorie della famiglia Paladini compilato da Giovanni Antonio Coletta di Galatina (Bacile, 1898). Già in precedenza, da epoca imprecisata, Rogeri aveva rapporti con la famiglia Paladini. Questi legami sono ben attestati dal citato manoscritto perugino, destinataria del quale è Giulia Paladini, baronessa di Campi Salentina (figlia di Luigi e moglie di Belisario Maremonte) della quale Rogeri si dice «devoto servitore» (Lettera I, in Rogeri de Pacienza, 1977, p. 53); fu per soddisfare la sua richiesta di leggere «alcuna parte» del Balzino e del Triunfo, e quella di sua madre Caterinella Morosina, desiderosa di avere un resoconto del viaggio di Isabella Del Balzo dalla Puglia a Napoli, che Rogeri indirizzò loro il manoscritto «non manco spinto da la mia sincera servitù che per li receputi benefici» (ibid.).

 “Il teatro e le festività nell’età aragonese”

Giostre, cortei, teatrini e feste sul finire del 1400 animarono questo viaggio nel Regno degli Aragonesi di Isabella Del Balzo e Federico I di Napoli. Servivano anche per per festeggiare e scimmiottare i tornei cavallereschi angioini. Durante l’età aragonese, ogni occasione, spesso di ordine diplomatico o politico, diveniva il pretesto per «una autorappresentazione della corte,  dove gli oggetti, le persone, le strade si caricavano di un significato e di una valenza scenica, la città e la corte si trasformavano in un palcoscenico, la festività nella città si manifestava con cortei, giostre e pietanze; mentre nella corte dava origine a veri e propri componimenti come Lo Balzino di Rogeri de Pacienza.
Cfr : “http://www.figuredellimmaginario.altervista.org/index.php/recensioni/33-teatro-e-festivita“. Isabella si circondò sempre di cantori e musici, di nobili e cortigiani, e Ruggiero de Pacientia di Nardò fece parte del corteo che accompagnò la nuova regina da Lecce verso Napoli. Risulta difficile stabilire quale ruolo Rogeri ricoprisse nella corte pugliese di Isabella Del Balzo : nella citata lettera a Giulia Paladini accenna genericamente a «innumerabile mie occupacione e facende», specificando altrove (nella Lettera II, in Rogieri de Pacienza, 1977, p. 54, ad Antonia Del Balzo) di aver scritto le operette «con breve intermissione e poco disconzo de le faccende a le quale per debito era obligato».

Nel 1496 si trovava a Campi Salentina per il battesimo di Federico Maria Maremonte, figlio di Giulia Paladini e Belisario («vidi in casa del baron…», Libro IV, vv. 171 s.), e forse a Carpignano il 12 ottobre di quell’anno, quando giunse a Isabella notizia della morte di Ferdinando (vv. 289 ss.) e, dunque, della successione al trono di suo marito Federico e della nomina di suo figlio Ferrandino a duca di Calabria. Nel maggio del 1497 Rogeri era a Lecce, da dove Isabella Del Balzo intraprese il viaggio trionfale che l’avrebbe condotta a Napoli, e fu testimone dell’omaggio che gentiluomini e gentildonne resero alla regina in partenza («De San Cesario vidi Ioannella / cum vulto assai modesto e molto umano», vv. 704 s.), ma stranamente non ebbe modo di vedere l’avvio del corteo trionfale («per ditto di quellor che li contorno […] del suo partir se facea gran pianto», vv. 803 ss.).

Isabella Del Balzo Ferrandina e Federico d’Aragona

A partire dalla sosta di Isabella presso il castello di Campi Salentina nell’estate del 1497, Rogeri fu presente nelle varie tappe pugliesi che condussero la regina fino a Barletta e le descrisse minutamente, da testimone oculare (cfr. l’intero Libro V).  Nel XIII sonetto e nel libro V, vv. 625 e segg. de Lo Balzino Rogeri parla dell’arrivo di Isabella Del Balzo a Gioia del Colle e delle accoglienze trionfali a lei tributate e dei festeggiamenti a lei riservati nella corte del castello dalla popolazione schiavone che si era insediata a Gioia nella seconda metà del Quattrocento. Descrisse quindi come hanno cantato e ballato il kolo (danza) in onore della Regina di Napoli, Isabella del Balzo. L’autore si sofferma sulle danze  organizzate in suo onore, in particolare su una antica bugarštica, cioè una ballata in serbo-croato, i cui versi appartengono ad un canto popolare eroico slavo del XV secolo, che costituisce una importante testimonianza della presenza degli Slavi, in particolare Schiavoni, nell’Italia del Sud e anche a Gioia nel Quattrocento. Era un gruppo di profughi serbi che lasciò il despotato di Đurađ Branković per stabilirsi nel villaggio di Gioia del Colle vicino a Bari, in Italia.

Nell’ottobre del 1497 Rogeri assisté all’ingresso di Isabella in Castel Capuano a Napoli (Libro VII, vv. 747 ss.) e il 13 febbraio 1498 era nella folla osannante che accolse re Federico che tornava vittorioso dall’impresa di Salerno (cfr. Libro VIII, vv. 905 ss.).

Lo Balzino

Isabella of Aragon

Molti dettagli sulla vita di Isabella Del Balzo si ricavano dal poema scritto da Rogeri di Pacienzia (Ruggiero de Pacientia) a Nardò nel biennio 1497-98 quando maturò il proposito di redigere Lo Balzino, poemetto encomiastico, che è da considerarsi come la biografia di Isabella Del Balzo (Balzino perché dedicato ai del Balzo), che narra dettagliatamente in ottave canterine la vita di Isabella Del Balzo dalla nascita fino al trionfo regale del 13 febbraio 1498 quando Federico rientrò nella sua Napoli festante dopo la sua vittoria sul principe di Salerno: «la origine e discesa de l’inclita e felicissima casa Del Balzo, e de la vita con la avversa e prospera fortuna de la serenissima signora nostra diva Isabella Del Balzo, nova regina del Regno di Sicilia» (così la didascalia introduttiva). Ma anche sono qui descritte le lodi della famiglia Del Balzo e le tappe del viaggio di Isabella, lungo l’infinito peregrinare della vita della Regina triste, fino all’altare e poi sul trono e riguardo la fine vittoriosa della guerra di re Federico contro il ribelle principe di Salerno. L’opera  fu analizzata da Benedetto Croce (La regina Isabella del Balzo, Napoli 1897) e pubblicata dal professor Mario Marti nella biblioteca Salentina di cultura. 

Lo Balzino è sicuramente uno dei primi tentativi dell’uso del volgare salentino in letteratura ed è un poema in otto canti in ottava rima, ciascuno preceduto da due sonetti: nel primo, di contenuto amoroso e dedicato a una donna ignota, «parla lo autore al libro»; nel secondo se ne riassume «la continencia». Secondo le circostanziate considerazioni di Mario Marti, la genesi dell’opera potrebbe risalire a momenti successivi: tra il giugno e il settembre del 1497 Rogeri avrebbe posto mano all’opera a seguito della notizia dell’assunzione di Isabella Del Balzo a regina di Napoli, mentre si trovava a Barletta; il Balzino sarebbe stato poi ripreso e completato a Napoli tra il febbraio e l’ottobre del 1498.
Nei canti centrali si “narrano” le sventure di Isabella e poi il suo trionfale viaggio da Lecce verso Napoli.

Il poemetto, che fonde lo stile del cantare con la narrazione odeporica,  cioè quella relativa ad un viaggio, è l’agiografia e la cronaca, racconta le alterne vicende della vita di Isabella Del Balzo: dalla sua nascita (1465) al matrimonio con Federico d’Aragona (Andria, 28 novembre 1487); dal soggiorno pugliese quale principessa di Altamura e duchessa di Andria e Venosa alla notizia della proclamazione di Federico a re di Napoli (1496). È dedicato ad Antonia Del Balzo (sorella di Isabella), vedova di Gianfrancesco Gonzaga signore di Sabbioneta.

Attraverso la sua descrizione in versi del viaggio di Isabella Del Balzo, Rogeri de Pacienza riesce a completare una descrizione quasi precisa di ogni momento del viaggio e della vita di corte al suo seguito, e grazie a questa sua opera, oggi noi ad esempio abbiamo  un quadro abbastanza reale e veritiero dei riti di accoglienza della regina nei paesi attraversati, i modi in cui si verificò materialmente la fuga rocambolesca di Isabella con la sua corte. Nella narrazione poi, il “Balzino” aveva anche genialmente inserito delle prose e poesie, in lingua italiana e latina, che venivano lette e recitate alla presenza di Isabella Del Balzo durante le lunghe ore del viaggio. In alternativa vi erano anche gli elenchi delle donne di Lecce che si recarono a salutare la regina in partenza.
“Lo Balzino, dunque, rappresenta un importante documento per la ricostruzione di una vita di corte non chiusa dai rigidi schemi della forma, ma di carattere più familiare (qual è il clima che si instaura nel corso del viaggio), per intravedere le intricate vicende politiche del Regno di Napoli, come anche (in una sorta di filigrana) i personaggi che animarono il cosiddetto Umanesimo meridionale, restituendo così una immagine viva della Puglia della fine del XV secolo”. (Eleonora Carriero)

Servendosi di uno stile «bascio, rozo e tenue», in cui non mancano rime «inconte e ruze» (troncamenti arditi, endecasillabi ipometri e ipermetri, rime imperfette, assonanze), il poeta si rivolge alternativamente alla dedicataria, alle donne del corteggio di Isabella (menzionate attraverso vertiginosi elenchi di nomi), ma anche al pubblico di anonimi lettori e ascoltatori delle sue narrazioni.
L’opera sarebbe stata sollecitata da due dame della corte di Isabella, Giulia Paladini e la madre di Giulia Caterinella Morosina, (moglie di Luigi Paladini) ma il poema è introdotto da una lettera dedicatoria ad Antonia Del Balzo, sorella di Isabella. La regina viene elogiata come esempio di forte virtù muliebre anche da Castigione ne Il Cortegiano (III, 36). 
Il manoscritto F27 (Biblioteca Augusta di Perugia), conserva una copia preparata per la nobildonna leccese Giulia Paladini, signora di Rogeri e amica d’Isabella.

Il viaggio a tappe che, a partire dal maggio del 1497, condusse Isabella Del Balzo da Lecce a Barletta e di qui a Napoli per il trionfo di Federico (13 febbraio 1498) che è narrato meticolosamente. Si ricava una notevole mole di informazioni e descrizioni circa le tappe pugliesi del primo soggiorno di Isabella e del successivo viaggio trionfale verso Napoli (le festose accoglienze locali, le liste di personaggi che accompagnano in corteo, accolgono o salutano Isabella). L’autore, testimone oculare, attinge per la stesura a propri appunti e brogliacci, ma inserisce non di rado tra le ottave brani di poesie e prose recitati in presenza di Isabella. Sono inserti per lo più anonimi, ma talvolta dovuti a illustri umanisti (Mario Equicola, Girolamo Colonna); né mancano squarci di plurilinguismo, tra testi in italiano e latino, in un impasto franco-salentino e persino in croato.

Risale invece al 1499 il Triunfo, secondo poema encomiastico per Isabella Del Balzo. Il Triunfo è tradito dal citato manoscritto perugino F27 e anch’esso dedicato ad Antonia Del Balzo. In terza rima, mescola il motivo del trionfo con quello della visione (i Trionfi di Francesco Petrarca e l’Amorosa visione di Giovanni Boccaccio) per rivolgere un più raffinato elogio alla regina Isabella. L’operetta è posteriore rispetto a Lo Balzino, non perché nella dedica Rogeri dichiara di averla aggiunta «al fine de la precedente» (potrebbe infatti riferirsi alla successione del manoscritto), ma in ragione di elementi interni a essa. Espliciti sono i vv. 505-513, in cui è contenuto il riferimento a Lo Balzino quale poema caratterizzato da non pochi riferimenti elogiativi per Giulia Paladini e altre Giulie (si veda, per esempio, il Libro IV, vv. 675 ss.). Quanto alla data, i vv. 103 s. riferiscono l’età di Isabella Del Balzo («trenta un anno so’ ch’al ciel compiacque / mandar sì chiaro e glorïoso lume»), mostrando un primo termine a quo (1496-97) che avanza di un biennio grazie ai vv. 298 ss. (nascita di Ferdinando, aprile 1499). L’apparizione della regina Isabella (su un carro trionfale che la condurrà a Roma, attorniata da un folto drappello di donne festose sia reali sia attinte dal mito e dalla storia antica), avviene – come spiega la dedica – in una mattina di maggio.

Qui Rogeri de Pacienza di Nardò, Lo Balzino (libri III-VI). Il viaggio attraverso la Puglia di Isabella Del Balzo (1498), a cura di Mario Marti, edizione anastatica e introduzione a cura di Eleonora Carriero – tomo II – Edizioni digitali del CISVA, 2010 – 64 p. – integralmente riprodotto. Cfr : “http://www.viaggioadriatico.it/biblioteca_digitale

Questa di seguito è la parte relativa alla nascita di Isabella. La sua bocca era così piccola che fu difficile trovare una nutrice:

Nascette questa nobile fantina
Che tutti membri ben formati haveva
Ma la boccuzza sua si piccolina
Che popigno de ziza nullo ne capea
Donna nissuna fusse ‘lla vicina
Lactar per alcun modo la possea
Et spremer bisognava intro la boccha
Lo lacte da le zize a gotta agotta.
Rogeri di Pacienzia, “Lo Balzino”

Carabellese 1899: Francesco Carabellese, “Andrea da Passano e la famiglia d’ Isabella del Balzo d’Aragona”Archivio storico per le provincie napoletane, 24, 1899, 428-443.

Castiglione (ed. Quondam 1981): Baldassarre Castiglione, Il libro del cortegiano, a cura di Amedeo Quondam, Milano 1981, 306.

Croce 1897: Benedetto Croce, “Isabella del Balzo regina di Napoli in un inedito poema”Archivio storico per le provincie napoletane, 22, 1897, 632-701.

Croce 1990: Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, Milano 1990, 179-208.

Panareo 1906: S. Panareo, Isabella del Balzo in Terra d’Otranto, Trani 1906.

Rogeri de Pacienza (ed. Marti 1977): Rogeri de Pacienza, Lo Balzino, in Id., Opere, a cura di M. Marti, Lecce 1977.

Vetere 1993: Benedetto Vetere (a cura di), Storia di Lecce dai Bizantini agli Aragonesi, Bari 1993.

Interessante anche il testo : “”I versi in francese di Rogeri da Piacenza”, Edizione e marcatura digitale a cura di Francesca Gambino, Edizione tratta da Rogeri de Pacienza di Nardò, Opere (cod. per. F 27), a cura di Mario Marti, Lecce, Edizioni Milella, 1977 (“Biblioteca salentina di cultura”), V, vv. 1135-1178, pp. 176-78.”

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