Lo Zeus di Ugento

ricerche a cura del dott Giovanni Greco

ZEUS DI UGENTO
(Museo archeologico nazionale di Taranto)

Lo Zeus di Ugento è una statua bronzea magnogreca (databile al 530 a.C.) rinvenuta a Ugento (Lecce) nel 1961. Attualmente essa è conservata nel Museo archeologico nazionale di Taranto e rappresenta uno dei pezzi più importanti della collezione.

Il ritrovamento:
Lo Zeus di Ugento fu ritrovato per caso nel 1961, in una casa privata. Degli operai scavabdo a pochi metri da sottosuolo incontrarono un blocco di pietra dura, un capitello dorico che chiudeva una buca nella quale era stata occultata la statua. Zeus. Questa era sprovvista di una gamba e della mano destra, ed emanava un forte odore fetido poiché si trovava vicina ad una fossa biologica. Fu una impiegata presso la Soprintendenza Archeologica e presidentessa della Pro Loco di Ugento la signora Sofia Nicolazzo, che identificò inizialmente il dio come Poseidone; quindi ordinò ulteriori scavi nella zona in cui la statua era stata ritrovata e riportò alla luce i pezzi mancanti, grazie ai quali si è potuto dare una corretta identificazione. Nel 1963 il reperto fu inviato a Roma, fu restaurato e nel corso di questi studi emerse che la statua ara stata realizzata a Taranto da artisti locali e con materiali autoctoni; il capitello che aveva protetto la statua si comprese  che la statua poggiava su di esso e che in origine essa era collocata in cima a una colonna, molto probabilmente in un luogo pubblico. Lo Zeus di Ugento fu dunque restituito alla città di Taranto nel 1969 e alla collezione del Museo Archeologico di Taranto; una copia è tuttavia visibile nel Museo Archeologico di Ugento.

Descrizione e stile:
La statua misura 74 cm, poggia su un capitello dorico di uguali dimensioni; rappresenta Zeus nell’attimo in cui scaglia un fulmine con la mano destra. Il dio è completamente nudo ed è riconoscibile da pochi segni iconografici tipici del padre degli dèi: nella mano destra residuali tracce di un fulmine, mentre nella mano sinistra sono presenti le zampe di un’aquila (non più rinvenuta). La barba corta, l’acconciatura e il copricapo di alloro, sono gli ulteriori elementi che fanno ritenere che l’opera sia una raffigurazione del dio Zeus. Gli stessi elementi erano tipici di altre statue sempre di epoca magnogreca che furono realizzate a Taranto in età Messapica ognuna con la stessa iconografia dello Zis Batàs, ossia dello Zeus Saettante della cultura messapica; questo reperto ha una ulteriore pregio giacchè allo stato attuale è l’unico esempio di statua bronzea realizzata con la tecnica della cera persa in area pugliese.

Sui Messapi in BelSalento


Ricerche a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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