L’era renziana del petrolio sta per finire – BelSalento

Piattaforma-di-trivellazioneL’era renziana del petrolio sta per finire

di Giovanni Greco

In tutto il pianeta i paesi più avanzati economicamente investono nelle rinnovabili, sia per i problemi ambientali che prodiucono le estrazioni del fossile, sia perchè a livello mondiale il petrolio sta per finire. Così come è poco anche il nostro nel mediterraneo, oltre che di scarsa qualità. I giacimenti attuali in Italia, dicono gli esperti del settore, dovrebbero essere esauriti entro pochissimi anni. Tant’è che alcune testate parlano di massimo 5 anni altri in tutto. Eppure qui in Italia il prossimo 17 aprile 2016 noi affrontiamo addirittura un referendum sul petrolio.

IL REFERENDUM del 17 aprile 2016 nasce in opposizione alla legge sblocca Italia, la quale non favorisce le energie rinnovabili (solare, fotovoltaico, eolico), ma incentiva le energie fossili basate sul pretrolio e il gas. Chi sostiene di votare NO, dice che se si chiudessero questi impianti si perderebbero almeno 7-000 posti di lavoro. Ma invero, a sostegno del SI, va ribadito che l’industria del petrolio impiega poche persone nei posti di lavoro nelle piattaforme petrolifere del fossile. Invero il turismo balneare e la pesca sarebbero le più danneggiate nel mediteraaneo. Un disastro ambientale in un mare chiuso come il nostro mediterraneo porterebbe la perdita di 40.000 posti di lavoro.
Inoltre l’Italia già in questo istante importa il 93% del petrolio dall’estero … proprio perchè il nostro petrolio è di bassa quantità e di scarsissima qualità. Si aggiunga anche che Eni, Edison, Shell, Apennine, PetroCeltic, TransUnion sono società petrolifere estere che hanno avuto il permeso di cercare, estrarre e distruibuire petrolio e gas. Ma le royalties italiane sono le più basse al mondo : il 10% in tutto.  In Russia le stesse compagnie pagano l’80%.

ULTERIORI APPROFONDIMENTI SULLE RAGIONI DEL SI, SEGUA QUESTO NOSTRO LINK
http://belsalento.altervista.org/le-ragioni-del-si-le-trivelle/


REFERENDUM TRIVELLE, COSA SUCCEDE SE VINCE IL SÌ
Se vince il Sì la proposta di abrogazione viene approvata. Dunque, cambia il decreto legislativo n. 152 del 2006 e viene impedito alle società petrolifere di sfruttare giacimenti di idrocarburi a ridosso della costa italiana anche oltre il termine della concessione. In altre parole, nel giro di qualche decennio verrebbe fermata l’estrazione in tutti gli impianti di vecchia concessione. I più recenti, invece, potrebbero continuare la loro attività anche per un paio di decenni. Tra gli investimenti che verranno bloccati vengono ricordati quelli relativi a tre grandi giacimenti già attivi e per i quali è previsto un potenziamento: il giacimento Guendalina dell’Eni nel Medio Adriatico, il giacimento Gospo di Edison nelle acque dell’Abruzzo e il Giacimento Vega di Edison nei pressi di Ragusa.

cfr: http://www.aknews.it/referendum-contro-le-trivellazioni-nei-nostri-mari/


Per il 2015 trenta concessioni di coltivazione non pagheranno neanche un euro“.

Beni Comuni Taranto sulla base dei dati diffusi dal Ministero dello Sviluppo Economico, ha calcolato il quantitativo di gas estratto in mare esente da royalties scoprendo che nel 2015 più del 50% di GAS estratto in mare è esente da Royalties. La notizia ha dell’incredibile ma la conferma si trova direttamente elaborando i dati pubblicati sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico, sulla pagina dedicata alla Produzione nazionale di idrocarburi. “In tutto il mare italiano – commenta Giovanni Vianello per Beni Comuni Taranto – nel 2015 si sono estratti circa 4,5 miliardi di metri cubi di gas (4.525.837.702 smc) di cui però solo 2,25 miliardi di mc (2.259.076.643 smc) sono soggetti a royalties. Più di 2,26 miliardi di mc (2.266.761.059 smc), più 50%, sono invece quelli esenti e che quindi non comportano nessun rientro economico per lo Stato Italiano.

cfr : http://www.tagpress.it/ambiente/triv-mare-piu-del-50-del-gas-estratto-non-soggetto-royalties-20160408


In tutto il pianeta i paesi più avanzati economicamente investono nelle rinnovabili e dicono addio al fossile e al carbone

Svezia

L’articolo de “la Repubblica”, http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/economia/2015/10/08/news/svezia_energia_verde-124597141/ è dell’8 ottobre 2015 : La Svezia è un paese industrializzato con dieci milioni di abitanti che dice addio al carbone: l’energia sarà rinnovabile al 100%. La Svezia ha investito 484 milioni di euro in infrastrutture verdi, dai pannelli solari alle turbine a vento. Lo scorso 8 ottobre 2015 il premier svedese Löfven annunciava all’assemblea generale dell’Onu di voler dire completamente addio all’energia fossile del carbone entro i prossimi 20 anni per diventare, insieme al Costarica, uno dei primi paesi “verdi” al mondo: “I bambini devono crescere in un ambiente sano, privo di tossine. Combattere le sostanze nocive e far pagare chi inquina è alla base del nostro modo di fare politica”.
Inoltre in Svezia i pannelli solari sostituiscono balconi, tende e finestre
cfr : http://www.fotovoltaicosulweb.it/guida/in-svezia-i-pannelli-solari-sostituiscono-balconi-tende-e-finestre.html

La tendenza è comune a tutti i paesi nordici.

Danimarca

In Danimarca una normale giornata di vento viene prodotto il 140% del proprio fabbisogno energetico attraverso le pale eoliche.  La quantità in eccesso viene poi esportata in Germania, Svezia e Norvegia.

Islanda

L’Islanda, già da tempo ha investito nell’energia idroelettrica e geotermale e oggi copre quasi il 100% del proprio fabbisogno.

Olanda

ANSA– Olanda verso divieto vendita auto benzina e gasolio dal 2025. Il Governo olandese ha iniziato il cammino legislativo per arrivare a vietare, dal 2025, la vendita di automobili a benzina o a gasolio. Il provvedimento è sostenuto dal partito Laburista PvdA, al quale si sono affiancati i Liberal Democratic D66, i verdi GroenLinks e il partito ChristenUnie. Già nel 2013 il Governo olandese aveva promosso iniziative ‘verdi’ nell’ambito dell’energia per la riduzione del CO2. Nello scorso dicembre l’Olanda, assieme ad altre quattro nazioni e otto Stati del Nordamerica avevano formato la Zero-Emission Vehicle Alliance per arrivare entro al 2050 alla esclusiva vendita di automobili eco-compatibili.
cfr: http://www.ansa.it/canale_motori/notizie/eco_mobilita/2016/04/07/olanda-verso-divieto-vendita-auto-benzina-e-gasolio-dal-2025_6bc9354e-41bf-40bd-9ee7-b48f7dd76497.html

Belgio

… ha chiuso i battenti il 30 marzo. Il Belgio diventa così il settimo Stato membro dell’Ue a smettere di produrre energia dal carbone, seguendo l’esempio di Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo e Malta. Recentemente anche la Scozia, parte Regno Unito, ha dato il benservito ad uno dei combustibili fossili più sporchi del mondo con la chiusura di Longannet dopo 46 anni di attività. La serrata dell’impianto belga di Langerlo consentirà al Paese di tagliare 2 milioni di tonnellate di emissioni climalteranti l’anno, cioè l’1% del totale. Le stime sono di una ONG ambientalista, CAN Europe. La centrale verrà riconvertita in un impianto a biomasse, ma servono 250 milioni di euro. Intanto, sindacati e autorità stanno discutendo le sorti dei 120 dipendenti. Altri Stati del blocco dei 28 hanno progetti di dismissione della produzione termoelettrica: il Portogallo si è dato tempo fino al 2020, Uk e Austria hanno la deadline nel 2025, la Finlandia pensa di farla finita entro i prossimi 10 anni.

cfr : http://www.rinnovabili.it/ambiente/carbone-chiusa-ultima-centrale-belgio-333/


Croazia

25 gennaio 2016 – Il nuovo premier Oreskovic annuncia una moratoria al progetto di esplorazione ed estrazione degli idrocarburi in Adriatico. Il Governo croato fa dunque dietro-front e decide di lasciare in fondo al Mare Adriatico croato, già spezzettato in 29 concessioni, qualcosa come 3.000.000.000 di barili.

cfr : http://www.qualenergia.it/articoli/20160125-trivelle-mare-anche-croazia-ferma-moratoria-idrocarburi

 

Intanto ci sono ancora disastri ambientali. L’ultimo è in Francia con centinaia di litri di greggio nel fiume Loira

FRANCIA

6 aprile 2016 – 550.000 litri di petrolio greggio sono fuoriusciti ieri da una condotta della TOTAL nel nord ovest Francia…. il petrolio avrebbe raggiunto il Tragouet e i due laghi, dove uno risulta completamente inquinato.
cfr : http://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/disastro-ambientale-in-francia–greggio-fuoriesce-nella-loira-95377

Durante i lavori di scavo per una linea ad alta tensione, è stato rotto un tubo di 320 mm di diametro che trasportava il combustibile. Dieci case sono state evacuate. L’inquinamento ha raggiunto Tragouet torrente e due laghi: uno è completamente inquinato.
cfr: http://www.ouest-france.fr/pays-de-la-loire/saint-nazaire-44600/380-000-l-de-gazole-se-deversent-dans-la-nature-pres-de-st-nazaire-4143837


I 10 PEGGIORI DISASTRI PETROLIFERI

cfr : https://apritisesamo.wikispaces.com/disastri+ambientali

1. Guerra del Golfo, Golfo Persico, 1991
Il 21 gennaio del 1991, nel corso della prima Guerra del Golfo, si verifica una gravissima fuoriuscita di petrolio nel Golfo Persico: ben presto si scoprirà che l’esercito iracheno ha aperto deliberatamente le valvole delle condutture di petrolio in Kuwait, allo scopo di impedire o, quantomeno, di ostacolare lo sbarco dei soldati americani. La marea nera colpisce le coste di Kuwait, Arabia Saudita e Iran, causando danni pesantissimi agli ecosistemi di quelle regioni. Stando alle stime di analisti e ricercatori, la quantità di petrolio disperso nell’ambiente in questa occasione si attesterebbe tra 1.360.000 e 1.500.000 tonnellate.Alla fuoriuscita di greggio si accompagna anche un secondo disastro ecologico: l’incendio di 732 pozzi petroliferi, sempre ad opera dell’esercito iracheno, per far sì che il fumo rendesse più difficili le operazioni aeree delle forze militari della Coalizione.

2. Ixtoc I, Baia di Campeche, Golfo del Messico, 1979-1980
Il 3 giugno 1979 la piattaforma petrolifera messicana Ixtoc I è impegnata in alcune operazioni di esplorazione nel Golfo del Messico, a 600 miglia dalla costa del Texas. Per un errore nelle manovre, la piattaforma prende fuoco e comincia a disperdere petrolio in mare: la perdita, che va avanti per ben 9 mesi, fino al 23 marzo del 1980, si attesta tra le 454.000 e le 480.000 tonnellate.

3. Nowruz, Golfo Persico, 1983
Il 10 febbraio 1983 una nave cisterna si scontra con la piattaformapetrolifera Nowruz, nel Golfo Persico, a poca distanza dalle coste iraniane. La collisione avviene nel corso della guerra tra Iran e Iraq e provoca una prima fuoriuscita di petrolio che sarà aggravata, circa un mese più tardi, dall’attacco dell’aviazione irachena. Il bombardamento causa un incendio di ampie proporzioni. La perdita di greggio viene arrestata solo alcuni mesi più tardi, nel settembre del 1983: si calcola che in questo lunghissimo arco di tempo siano state disperse nelle acque del Golfo Persico circa 300.000 tonnellate di petrolio.

4. Atlantic Empress – Aegean Captain, Trinidad e Tobago, 1979
Il 19 luglio 1979, nel corso di una tempesta tropicale, la nave cisterna greca Atlantic Empress si scontra con la Aegean Captain al largo di Trinidad e Tobago. Entrambe le imbarcazioni riportano danni gravissimi, rilasciando in mare ben 287.000 tonnellate di petrolio

5. Valle di Fergana, Uzbekistan, 1992
Un disastro ambientale meno noto ma di enormi proporzioni è l’incidente che il 2 marzo 1992 porta alla dispersione di circa 285.000 tonnellate di greggio nella valle di Fergana, in Uzbekistan. La valle di Fergana è una regione dall’ economia prevalentemente agricola, ma ricca di giacimenti di petrolio e di gas, tanto da essere soggetta a trivellazioni a scopo estrattivo sin dai primi anni del XX secolo. È proprio nel corso di questa ordinaria attività estrattiva che si verifica la perdita, probabilmente a causa di un guasto.

6. ABT Summer, Angola, 1991
Nel maggio del 1991 si verifica una violenta esplosione a bordo della nave cisterna liberiana Abt Summer, in navigazione al largo dell’Angola. Lo scoppio uccide anche alcuni membri dell’equipaggio e provoca un terribile incendio: l’imbarcazione arde per tre giorni prima di colare a picco e disperde a nell’Oceano Atlantico circa 260.000 tonnellate di petrolio.

7. Castillo de Beliver, Baia di Saldanha, Sudafrica, 1983
Il 6 agosto del 1983 la petroliera spagnola Castillo de Beliver prende fuoco mentre è in navigazione al largo del Sudafrica. All’incendio segue una violentissima esplosione, che causa l’affondamento dell’imbarcazione. L’incidente provoca lo sversamento in mare di circa 227mila tonnellate di greggio.

8. Amoco Cadiz Brittany, Francia, 1978
Il 16 marzo del 1978 l’Amoco Cadiz, una superpetroliera liberiana di 330 metri facente capo alla compagnia americana Amoco, si incaglia al largo delle coste bretoni, di fronte al litorale del piccolo borgo di Portsall. L’incidente provoca la dispersione in mare di circa 223.000 tonnellate di greggio e colpisce circa 150 km di costa, con danni ingenti per gli ecosistemi locali e in particolare per la fauna marina.

9. Amoco Haven, Genova, Italia, 1991
Nell’aprile del 1991 la nave cisterna cipriota Amoco Milford Haven, nota anche come M/C Haven, affonda nel Golfo di Genova, probabilmente a causa di un’esplosione verificatasi durante una procedura di routine. L’incidente provoca la morte di alcuni membri dell’equipaggio e lo sversamento in mare di circa 144.000 tonnellate di greggio. Oggi, il relitto della M/C Haven giace a circa 80 metri di profondità nelle acque antistanti il Comune di Arenzano e rappresenta il più grande relitto “visitabile” di tutto il mare Mediterraneo.

10. Odyssey, Nuova Scozia, Canada, 1988
Nel novembre del 1988 sulla piattaforma di trivellazione americana Odyssey, al largo della costa orientale del Canada, si verifica una violentissima esplosione. L’incidente provoca lo sversamento in mare di circa 132.000 tonnellate di petrolio.

a cura di Giovanni Greco
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