La via “Calabra“ e la via “Sallentina”

di Giovanni Greco

La via “Calabra“ e la via “Sallentina”

Nella Tabula Peutingeriana (disegnata fra il III e il IV secolo d.C, ma quella giunta a noi è una copia del XII-XIII secolo), nella sezione che riproduce il Salento vi è una mappa dettagliata del sistema stradale quindi della via Appia-Traiana (con il suo prolungamento “calabro”) e della via “Sallentina”.

La via “Calabra“ era un prolungamento della via Traiana, si sviluppava lungo la costa calabra sul versante adriatico del Salento e congiungeva i porti di Brindisi e Otranto : da Brindisi si dirigeva verso sud, passando da Porta Lecce e quindi verso Valesio (con le terme e il ristoro dei pellegrini). Quindi si proseguiva fino a Torchiarolo, Squinzano, Surbo e la stazione di Lupiae (Lecce), a metà strada fra Brindisi e Otranto. A metà del percorso della via Calabra infatti vi era la città di Lecce, intesa per la funzione di pernottamento e mansio, ossia di stazione itineraria che spezzasse il viaggio in due giornate di venticinque miglia ciascuna. Giunti a Otranto i gruppi di pellegrini potevano raggiungere le coste dell’Epiro e della Grecia con il traghetto. In alternativa alla via Calabra vi era la strada “Sallentina”, che era in direzione di Castro, Vereto e poi, superato il Capo di Leuca, attraverso Ugento, Alezio e Nardò verso Taranto.
Quando Otranto cominciò ad assumere una funzione di importante scalo per le spedizioni in Oriente (come pure nel Medioevo al tempo delle crociate) parimenti aumentò d’importanza anche la via Calabra. E Brindisi cominciò a perdere quel ruolo in cui era sempre stata incontrastata sno ad allora. In età tardo-antica si prediligeva il traghetto di Otranto tanto che l’aumento del traffico peninsulare su Otranto portò la città salentina a divenire la meta finale della via Appia e della via Traiana. L’ascesa di Otranto nell’ordinamento amministrativo bizantino fu talmente importante che la “via Calabra” diverrà denominazione di “Terra d’Otranto”.

La via “Sallentina” realizzata dai Messapi sarà in seguito potenziata dai Romani. Attraversava tutta la penisola salentina per circa 161 Km. Era una strada paralitoranea che da Taranto giungeva ad Otranto passando per Veretum (Patù), a breve distanza dal Capo Iapigio. Essa completava il sistema stradale peninsulare che faceva capo a Otranto e delle terre che già nell’antichità erano conosciute dei Sallentini : quest’asse viario congiungeva i principali centri del Salento da Otranto al Capo Iapigio (Leuca) e quindi a Taranto. Questa strada collegava fra loro i centri messapici : Taranto-Manduria; Manduria-Nardò; Nardò-Alezio; Alezio-Ugento; Ugento-Vereto; Vereto-Castrum Minervae; Castrum Minervae-Otranto. L’ultima parte della via “Sallentina” collegava dunque Castro con Otranto. In seguito al crollo dell’Impero romano, seguì l’impero Bizantino e una considerevole frammentazioni della rete stradale Sallentina. Alcuni tratti sono ancora visibili presso il villaggio rupestre di Macurano, presso Uggiano la Chiesa (Masseria San Giovanni Malcantone), nella zona dell’Arneo presso Porto Cesareo nel villaggio Boncore (Nardò) e fra Porto Cesareo e Leverano. Altre tracce della via Sallentina si trovano ancora oggi nel tarantino a Manduria e a San Marzano di San Giuseppe.

Importanti anche le “tracce” che ancora oggi troviamo fra le campagne dell’antica via Sallentina

Qui in foto un tratto dell’antica via Sallentina,
presso Le Cenate-Nardò (foto di Stefania Giuppa)

Un altro tratto dell’antica via Salentina
(foto di Antonio Esposito)

Notevoli i monumenti religiosi nelle prossimità della via Sallentina

Qui in foto il Santuario Rupestre “Madonna delle Grazie” (XII secolo) presso San Marzano e resti della via Sallentina. Situato nella zona orientale del capoluogo jonico, il Santuario della Madonna delle Grazie è uno dei rari luoghi cultuali rupestri del territorio, che resta vivo e frequentato. Il Santuario rupestre, attualmente, non obbedisce a precisi schemi bizantini a causa di adattamenti per la particolare natura della roccia; mentre il corredo pittorico si attiene a stilemi iconografici ricadenti la stagione vetero-bizantina. (foto di Sandro Boccia)

“Madonna delle Grazie”

La cripta del Crocefisso – Ugento (XIII e XIV secolo)
La cappella ipogea “Cripta del Crocefisso”, come altri luoghi di culto dello stesso periodo qui nel Salento, intreccia assieme il monachesimo orientale e il rito greco. Qui la decorazione pittorica della volta presenta scudi crociati rossi e neri, figure mitologiche come il grifone e l’idra e simbolismo religioso.
Si trova a circa un chilometro dal centro di Ugento e lungo la Via Traiana Sallentina. Per il pellegrinaggio medioevale che si muoveva in cammino verso il santuario di Santa Maria di Finibus Terrae a Leuca, questa cripta ipogea del Crocefisso in Ugento, ha rappresentato un luogo di sosta e devozione. Le pareti dell’ipogeo sono interamente dedicate al ciclo di affreschi (XIII – XVII sec) con icone bizantine e greche.

“cripta del Crocefisso”

https://www.youtube.com/watch?v=FAfjyTma7NE&feature=youtu.be

 

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