LA STRUTTURA NASCOSTA DELLA NATURA di Marisa Grande

a cura di Marisa Grande

LA STRUTTURA NASCOSTA DELLA NATURA

di Marisa Grande

L’ESAGRAMMA A STELLA E LA LOSANGA SOLARE
La forma esagona e a stella determinata da due triangoli, equilateri di orientamento opposto e intrecciati, corrisponde a un simbolo archetipico, poiché richiama l’equilibrio tra la terra e il cielo e tra i quattro elementi che interagiscono nel cosmo: aria, acqua. terra e fuoco.
La sua forma, racchiusa in una circonferenza, rappresenta la condizione armonica entro la quale anche l’estensibile losanga solare viene contenuta nei limiti necessari alla continuità degli equilibri cosmici.
L’ampiezza della losanga è infatti misurabile all’orizzonte osservando i punti indicanti le levate e i tramonti del Sole al momento dei solstizi, estivo ed invernale, equidistanti dal punto intermendio indicante gli equinozi. La sua variabilità è direttamente dipendente dall’inclinazione dell’asse terrestre, poiché quanto più l’asse è inclinato tanto più è estesa l’ampiezza della distanza visibile all’orizzonte tra i due punti solstiziali.
Una massima inclinazione dell’asse intensifica anche le vibrazioni della Terra, che entra in fase di oscillazione parossistica, fino al momento in cui non prevale sull’asse magnetico il richiamo della forza gravitazionale necessaria a ristabilire l’equilibrio planetario. Dipendendo la vita dalle condizioni che laTerra assume all’interno del sistema solare, le ampie oscillazioni ad analemma impresse da un asse eccessivamente inclinato intensificano i fenomeni distruttivi della litosfera, che scorre per assestarsi intorno ai poli magnetici. Per questo i giorni dei solstizi sono stati sempre temuti dagli uomini, soprattutto se riferiti ai tre giorni di apparente “Sole fermo” e alla conseguente paura che l’astro non dovesse più sorgere. Che quei due giorni dell’anno solare siano stati sempre attesi con trepidazione, monitorati e registrati, lo dimostra la serie di losanghe presente nel repertorio degli archetipi di geometria sacra, la cui più antica rappresentazione risale a 77.000 anni fa, come attesta un reperto di recente scoperta costituito da un manufatto in ocra rossa incisa rinvenuto nella località di Bomblos, in Sud-Africa.
La presenza di tale forma a losanghe intrecciate anche nel sito megalitico di Göbekli Tepe (9500 a.C), nell’India antica e in molte culture di epoca storica, permette di associare la figura al simbolo derivato dall’osservazione astronomica e dalla registrazione iconografica di sequenze di cicli solari completi, diurni e notturni.
L’esagramma a stella, contenendo in sé una molteplicità di simboli relativi al ciclo solare, corrisponde, perciò, all’archetipo completo riferibile alla regolarità della totalità dei cicli cosmici, estensibili fino al grande ciclo della precessione degli equinozi, la cui conoscenza era nota molto tempo prima che l’astronomo Ipparco la rendesse ufficiale nel II secolo a.C.

Tale conoscenza, infatti, appare essere stata già raggiunta sin da tempi molto remoti da sacerdoti-astronomi che l’avevano criptata in forme simboliche in un arcaico linguaggio artistico universale, noto come “geometria sacra” o “linguaggio degli dei”.

IL GRANDE CICLO DELLA PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI
Il ciclo precessionale corrisponde ad un grande anno retrogrado dovuto al ritardo accumulato dalla Terra in circa 26.000 anni solari, secondo le condizioni attualmente note, cioè relative ad un moto di rivoluzione della Terra con andamento rotante e oscillante intorno al suo asse, inclinato di 23°27’ rispetto al piano dell’eclittica.
Sarebbero 24.000 anni, invece, in condizioni di asse terrestre corrispondente ad una verticale ideale e con un’orbita ideale della Terra di forma circolare.
Si potrebbero superare i 26.000 anni se l’asse terrestre tendesse ad inclinarsi maggiormente, fino a raggiungere i 24°, condizione verificatasi prima del 4.000 a.C. In quell’occasione fu, forse, un brusco richiamo gravitazionale dell’asse terrestre verso un’ideale verticale che mise fine al rischio di ribaltamento della Terra, anche se con il Diluvio, riportato nelle Sacre Scritture.
Alla luce delle conoscenze attuali deriva che, fatte le dovute proporzioni e tenuto conto del calcolo a ritroso del tempo, il Grande Anno precessionale si compone di 365 giorni precessionali di 73 anni solari, di 12 mesi precessionali di 2200 anni solari ciascuno e di quattro stagioni precessionali di 6600 anni solari ciascuna, alle quali può essere aggiunta una tendenza verso un andamento caotico, che ne allunga i tempi in relazione ad una modificata forma dell’orbita terrestre.
Questa condizione fu contemplata simbolicamente da Giovanni in “Apocalisse” con l’inclusione del caotico numero 666.

Il simbolo che rappresenta l’esagramma corrisponde pertanto ad una “condizione ideale” dei cicli armonici precessionali, ossia a quella riferita a cicli costituiti da 360 giorni di 72 anni, con 12 mesi precessionali di 2000 anni, con quattro stagioni di 6.000 anni ciascuna, inserite in un grande anno di soli 24.000 anni solari.
Avendo l’essere umano conosciuto millenni di condizioni armoniche dei cicli cosmici favorevoli alla vita, ma anche sperimentato momenti di caos avversi alla sua stessa esistenza, ha iniziato molto presto non solo a registrare l’excursus apparente del Sole, ma anche a praticare il solare “culto dell’orizzonte”.
La forma geometrica della variabile losanga solare inizialmente era riferita ad una dea Madre ancestrale, la cui più antica immagine risale a 40.000 anni fa. Confluita poi nelle varie religioni del mondo, è presente anche nella religione cristiana, associata alla Madonna, ma è anche contenuta nella forma della vesica piscis, simbolo di rinascita in Cristo, ed è sintetizzata nella mandorla mistica, che accomuna la Madre al Figlio.
Rappresentando il simbolo dell’armonia cosmica, l’arcaico diagramma a stella con sei punte è considerato anche un “sigillo” ed è attribuito con tale nome a Salomone, il sapiente figlio di Davide.
Egli all’inizio del I millennio a.C, poté erigere a Gerusalemme quel Tempio che suo padre Davide non aveva potuto costruire a Hebron, a causa delle calamità naturali e delle pestilenze che si erano manifestate nel mondo, proprio in concomitanza con il passaggio caotico dal II al I millennio a.C. Salomone, costruendo il Tempio secondo i dettati divini, aveva cristallizzato in esso le proporzioni armoniche necessarie alla Terra per non cadere nelle condizioni di turbolenze ambientali determinate dalle ampie oscillazioni assiali, impresse da un asse magnetico molto inclinato. Con la proprietà di alta conducibilità dei materiali impiegati per la costruzione e per il rivestimento del Tempio, similmente alle proprietà insite all’Arca dell’alleanza accolta nel Sancta sanctorum dello stesso Tempio, egli aveva influito positivamente sul campo magnetico della Terra e posto il Sigillo sacro della stabilità e dell’armonia cosmica su di essa.
Custodendo nell’Arca dell’alleanza le Tavole della Legge aveva ristabilito le medesime condizioni di equilibrio sul piano sociale, riproponendo le regole e gli orientamenti morali da seguire nel nuovo tempo per mantenere stabile la regolarità impressa nel sigillo cosmico. Dio le aveva dettate a Mosè mille anni prima, al passaggio di era bimillenaria precessionale, avvenuto nel 2100 a.C, quando la Terra aveva registrato l’apparente slittamento del Sole dal settore della costellazione zodiacale del Toro a quello dell’Ariete.
Il simbolo dell’esagramma a stella corrisponde, pertanto, ad un archetipo che da Mosè passa alla famiglia di Davide, la dinastia regale a cui era stato dato il mandato di chiudere un’era millenaria e aprire la successiva. Nella regolarità della figura geometrica dell’esagramma a stella, che comprende sinteticamente la totalità del cosmo, vi sono impressi anche tutti i simboli accolti all’inizio del I millennio dell’era dei Pesci nella religione cristiana.
Con il sacrificio di Cristo, Dio ha rinsaldato il il patto di alleanza sancito con l’umanità dopo il Diluvio, assicurando la saldezza di quel vincolo sacro esistente tra la terra e il cielo, tra la sacra famiglia sulla terra e la Trinità nel cielo.


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Giovanni Greco, dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell'aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l'agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com - arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari - Servizi di Fruizione Culturale”.

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