LA SFIGA DEL TWIGA – di Antonio Mellone

di Antonio Mellone

LA SFIGA DEL TWIGA

Ma cosa vi salta in mente di esultare.

Briatore è ancora qui e lotta insieme a noi, anzi per essere più precisi: contro di noi.

Ha soltanto fatto finta di andarsene, ma il basso istinto briatoregno, il suo timbro e il suo linguaggio permangono ancora nella pancia, anzi nel midollo osseo di molti “salentini”. Addirittura prosperano e camminano imperterriti sulle gambe della sua nutrita corte di adepti, composta dalla crème della politica locale, da una pletora di imprenditori indebitati fino al collo, nonché dagli innumerevoli plaudenti valletti (che sperano tuttavia di ricavarne chissà cosa) e dagli immarcescibili lacchè di complemento, come, per dire, il Quotidiano caltagironeo, che l’altro ieri a caratteri cubitali piagnucolava sulla “sessantina di posti di lavoro andati in fumo”. [Sessanta posti di lavoro? Ma fatemi capire: il Twiga era un lido o un ministero? Ndr.].

Colgo l’occasione di questa simulata dipartita di Briatore (che aveva soltanto concesso il suo marchio, mica investito direttamente dei soldi – che forse nemmeno ha), con tanto di rimbrotti a noi altri che non capiamo una mazza e che non ci meritiamo cotali magnati [dubbio atroce dell’ultimo minuto: ma magnate deriva dalla voce del verbo magnare o dal vocabolo magnaccio? Ah, saperlo. Ndr.], per ribadire ai miei conterranei desiderosi di “progresso”, “sviluppo”, “ricadute” e altre minchiate del genere, che forse chi viene a visitare il Salento avrebbe voglia di scoprire una terra ancora selvaggia, di ammirare il fico d’india, la chiesa rupestre, gli ulivi, la taranta sui cozzi e anche gli ‘scurzuni’ (non invece i serpenti d’asfalto), e che vorrebbe ritrovare la lentezza, l’atmosfera e magari l’autenticità di un territorio antico e bello: insomma quello che rende ancora il Salento diverso, che so io, dal Veneto, dall’Emilia Romagna, da Montecarlo o da Dubai.

Se un turista volesse trovare il resort extralusso con le piscine sulla spiaggia (robba de pacci) o il parco acquatico o il mega-villaggio o il centro commerciale (sanu me toccu), o se desiderasse percorrere una mega-strada a quattro o più corsie potrebbe benissimo risparmiarsi il lungo viaggio fino a Lecce e dirigersi verso altre regioni dove questa roba c’è già in abbondanza, e dove non sanno più cosa inventarsi per “attrarre il turismo”. Queste regioni ormai hanno perso e per sempre il loro territorio, sicché l’unica cosa che rimane da fare a quei poveretti è creare la giostra continua del divertimentificio senza fine.

Insomma, vogliono trasformare anche il Salento in un Luna Park: ovviamente noi altri non glielo permetteremo.

Abbasso dunque il Twiga (e W la Figa).

Antonio Mellone


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non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

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