La Reale e Ducale Casa di Borbone di Parma

di Giovanni GrecojhgfghjklkjIl Ducato di Parma e Piacenza nasce nel 1545, con l’ascesa al soglio pontificio del cardinale Alessandro Farnese col nome di Paolo III. Questi crea uno Stato per il figlio naturale Pier Luigi cedendo il Parmense e il Piacentino che erano sotto il controllo pontificio.

Durante il governo dei Farnese, si succedono al trono del Ducato 8 duchi:

  • Pier Luigi (1545-1547)
  • Ottavio (1552-1586)
  • Alessandro (1586-1592)
  • Ranuccio (1592-1622)
  • Odoardo (1622-1646)
  • Ranuccio II° (1646-1694)
  • Francesco Maria (1694-1727)
  • Antonio (1727-1731)

Con Antonio la stirpe dei Farnese-Parma si estingue (1731) e il Ducato passa a Carlo di Borbone (1732-1734) che lo abbandona per diventare prima Re di Napoli e poi Re di Spagna. Dopo un periodo di interregno, durante il quale il Ducato viene amministrato direttamente dall’Austria ma anche disputato da Carlo Emanuele III di Savoia, questo è ingrandito con l’annessione di Guastalla e nuovamente assegnato ai Borbone:

  • Filippo (1749-1765)
  • Ferdinando (1765-1802)

Durante il periodo Napoleonico, sia Parma che Piacenza vengono annesse alla Francia costituendo il Dipartimento del Taro. Alla caduta di Napoleone, con il Congresso di Vienna (1815), il Ducato viene assegnato all’arciduchessa Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone (1814-1847). Alla morte della duchessa, il territorio ritorna alla dinastia dei Borbone:

  • Carlo Ludovico (1847-1849)
  • Carlo III° (1849-1854)
  • Roberto I° (1854-1859; con la reggenza della madre, Luisa Maria di Berry)

Nel marzo del 1860, in seguito a un plebiscito, il Ducato viene annesso al Regno di Sardegna.


La Reale e Ducale Casa di Borbone di Parma

I Borbone-Parma, come i loro cugini di Spagna, Francia e Due Sicilie, hanno origine Capetingia e la loro memoria risale al IX secolo con il castello feudale di Bourbon, antico feudo della famiglia, compreso oggi nel territorio della cittadina francese di Bourbon-l’Archambault.

Filippo I e Ferdinando I

Filippo I fu il capostipite del ramo Borbone-Parma della dinastia dei Borbone. Con il duca Filippo, alla metà del XVIII secolo, si apre per il Ducato un periodo di grandi innovazioni culturali e sociali. Per le città di Parma e di Piacenza inizia una stagione di massima espressione politica e artistico-culturale, inserita nel circuito delle Capitali più importanti d’Europa.

747px-Coat_of_arms_of_the_House_of_Bourbon-Parma.svgIl duca Filippo (1720-1765)

Le maggiori istituzioni, le opere d’arte, i lavori pubblici, i palazzi, l’assetto urbanistico, il clima culturale più significativo della storia cittadina fu il prodotto della politica illuminata della famiglia Borbone Parma, che ha segnato l’attuale carattere della città.
Don Filippo sposò Luisa Elisabetta, figlia primogenita del re di Francia Luigi XV, la cui influenza determinò una decisa evoluzione del costume e dei comportamenti: lo spagnolo fu sostituito dal francese e numerose maestranze d’oltralpe (architetti, arredatori, ebanisti, scultori o sarti) contribuirono a modificare il volto del Ducato; fra i nomi più illustri si ricorda l’architetto Petitot e lo scultore Boudard, mentre il governo fu di fatto esercitato da ministro Du Tillot, che riformò diversi settori della pubblica amministrazione. L’influenza francese fu molto forte a Parma; ancora oggi la città mostra marcate analogie con la stessa Parigi: le architetture neoclassiche, i colori, il disegno del parco ducale, il gusto raffinato dei suoi negozi; lo stesso dialetto, ormai sempre meno conosciuto, ha termini e frasi che sono di diretta derivazione dalla lingua francese.

Don Filippo, alla sua morte, lasciò il trono al Figlio Ferdinando (1751-1802), che nel 1765 assunse il titolo ducale sotto la reggenza del Du Tillot fino al raggiungimento della maggiore età. Il matrimonio con Maria Amalia (1746-1804), figlia di Maria Teresa d’Asburgo-Lorena, celebrato nel 1769, segnò il declino dell’abile Du Tillot. Inviso alla nuova duchessa, osteggiato dal partito clericale per le sue audaci riforme, poco amato dal popolo per le sue tendenze filofrancesi, il ministro venne destituito da ogni incarico e obbligato ad abbandonare il Ducato nel 1771.

cfr : http://www.borboneparma.it/index.php/it/home/root/storia


Felipe_de_Parma1Nel riquadro il Ritratto di Filippo I, anonimo parmense, XVIII sec.

La dinastia dei Borbone di Parma è un ramo italiano dei Borbone, regnante sul Ducato di Parma e Piacenza con alcune interruzioni dal 1748 al 1860. Capostipite fu il figlio cadetto di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese (ultima della dinastia ed erede del ducato di Parma), don Filippo (1720-1765), primo duca, cui succedette il figlio Ferdinando I. Il nipote Ludovico I dovette scambiare nel 1801 il Ducato di Parma col Regno di Etruria per imposizione di Napoleone Bonaparte. Spodestata anche da questo trono, la famiglia dei Borbone-Parma ottenne al Congresso di Vienna il Ducato di Lucca, in attesa di potere riottenere, alla morte di Maria Luisa d’Asburgo-Lorena, quello di Parma, il che si verificò nel 1847. Carlo II Luigi dopo un periodo di regno travagliato abdicò nel 1849 e il suo successore Carlo III fu ucciso nel 1854. Il figlio di questi divenne duca a cinque anni, sotto la reggenza della madre Luisa Maria: Roberto I fu rovesciato dalla rivoluzione del 1859 che portò all’unificazione italiana. Andato in esilio, ebbe da due mogli ventiquattro figli, gran parte dei quali però minorati. Tra i sani, ci furono l’ultima imperatrice d’Austria Zita di Borbone-Parma, la prima regina di Bulgaria, Maria Luisa Pia di Borbone-Parma, Felice di Borbone-Parma principe consorte di Lussemburgo (la cui discendenza è oggi su quel trono) e ben quattro pretendenti ducali di Parma. L’ultimo di questi, Saverio di Borbone-Parma, è divenuto pretendente carlista al trono di Spagna. Alla sua morte i diritti sono passati al figlio Carlo Ugo di Borbone-Parma, e deceduto, al figlio Carlo nato dal matrimonio con la principessa Irene d’Olanda, secondogenita della regina Giuliana. L’erede dell’attuale duca sposato nel 2010 con Annemarie Gualthérie van Weezel è il fratello del duca principe Jaime. I discendenti del duca Carlo Ugo e della principessa Irene dei Paesi Bassi sono stati incorporati dalla regina Beatrice nella nobiltà del Regno dei Paesi Bassi come principi e principesse col titolo di altezze reali. I diversi titoli supplementari di famiglia concessi dal duca “ad vitam” sono titoli di cortesia. Le tombe della dinastia si trovano nella Basilica della Steccata a Parma, insieme ai Farnese, ma pure nella cappella di Villa Borbone a Viareggio.


Ferdinando_de_ParmaNel riquadro il ritratto di Ferdinando I di Parma (Ferdinando Maria Filippo Lodovico Sebastiano Francesco Giacomo di Borbone-Parma, Duca di Parma). Opera di Pietro Melchiorre Ferrari. Galleria nazionale di Parma

Ferdinando I di Borbone-Parma (Parma, 20 gennaio 1751 – Fontevivo, 9 ottobre 1802) fu duca di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1765 al 1802.

Venne costretto a cedere il suo ducato alla Francia col Trattato di Aranjuez il 20 marzo 1801. Fu un membro del ramo spagnolo dei Borboni.


Dal sito del rinomato Palazzo della Pilottahttp://www.parmabeniartistici.beniculturali.it/palazzo-della-pilotta/it, apprendiamo che esso fu costruito intorno al 1583, durante gli ultimi anni del ducato di Ottavio Farnese (1547-1586), su progetto dell’urbinate Francesco Paciotto (…) la Pilotta, durante il governo di Don Filippo di Borbone (1748-1765), ha ospitato l’Accademia di Belle Arti con la sua collezione artistica, da cui poi avrà origine la Galleria Nazionale, la Biblioteca Palatina e il Museo archeologico, istituzioni oggi ancora in essa ubicate insieme con la Soprintendenza per il patrimonio storico, artistico, etnoantropologico e architettonico di Parma e Piacenza, e con il al Museo Bodoniano.

Per la Galleria Nazionale “Già sede di una selezionata quadreria ducale e di una raccolta libraria all’epoca dei Farnese, la Pilotta, durante il ducato di Filippo di Borbone (1748-1765), ospita l’Accademia di Belle Arti che  con la propria “quadreria” e i reperti provenienti dagli scavi di Veleia, andarono a costituire insieme ai saggi accademici degli allievi il nucleo originario dell’antica storica Galleria. La nascita di una vera e propria istituzione museale pubblica, avvenuta nei primi decenni dell’Ottocento ad opera di Maria Luigia d’Austria, duchessa di Parma e Piacenza dal 1816 al 1847, coincise con un ulteriore ampliamento e una definitiva sistemazione delle collezioni ducali. L’attuale allestimento è frutto di un itinerario progettuale realizzato in più tempi a partire dagli anni Settanta e successivamente proseguito con ulteriori interventi dal 1986 al 1992, che ne hanno completamente rinnovato gli spazi e l’ordinamento espositivo. La visita alla Galleria avviene attraverso un percorso che ha inizio dal Teatro Farnese, comprendendo secondo un ordine cronologico opere di  Benedetto Antelami, Agnolo Gaddi, Beato Angelico, Cima da Conegliano, Francesco Francia, Leonardo, Correggio, Parmigianino, Dosso Dossi, Holbein, El Greco, Annibale, Ludovico e Agostino Carracci, Schedoni, Guercino, Nuvolone, G.M.Crespi, Tiepolo, Piazzetta, Pittoni, Canaletto, Bellotto e Sebastiano Ricci.”

cfr ; http://www.parmabeniartistici.beniculturali.it/palazzo-della-pilotta/galleria-nazionale/


Sulla “Biblioteca Palatina, che ha sede, fin dall’origine, nel palazzo della Pilotta deve la sua fondazione alla illuminata politica culturale dei duchi Filippo e Ferdinando di Borbone e all’opera del bibliotecario Paolo Maria Paciaudi, che adottò per primo in Italia il catalogo per autori a schede mobili. Arredata con lignee scaffalature disegnate da Petitot e suddivisa per materia in sei classi principali (teologia, nomologia, filosofia, istoria, filologia, arti liberali), la Biblioteca Palatina fu inaugurata nel maggio del 1769; sin dall’inizio godette del diritto di stampa e fu aperta alla pubblica consultazione. Si deve al bibliotecario Angelo Pezzana l’acquisizione di raccolte private di eccezionale  valore e la realizzazione del Salone di lettura “Maria Luigia” (1830). Dall’Unità d’Italia è Biblioteca statale. Nel 1889 è stata annessa la Sezione Musicale presso il Conservatorio di Parma.”

cfr : http://www.parmabeniartistici.beniculturali.it/palazzo-della-pilotta/biblioteca-palatina/


Per quanto riguarda il Museo Archeologico Nazionale “Fondato nel 1760 dal duca Filippo di Borbone, in concomitanza con l’avvio dell’esplorazione del municipio romano di Veleia, primo e a lungo isolato esempio nell’Italia settentrionale di istituzione legata a un’impresa archeologica, il Ducale Museo d’antichità, oggi Museo Archeologico Nazionale, di Parma, fu poi incrementato con materiali di collezione e con i reperti rinvenuti nel Parmense. Nell’Ottocento allestì una delle prime raccolte preistoriche d’Italia. Il Museo espone tra i materiali di collezione notevoli reperti egizi (sarcofagi, vasi canopi, papiri funerari, amuleti, scarabei),  e sculture di età romana, ceramiche greche, italiche ed etrusche, urnette, specchi e bronzetti etruschi, oltre che le opere degli scavi Veleia, tra cui 12 statue in marmo della famiglia imperiale, due ritratti bronzei e la celebre Tabula Alimentaria. Le sezioni dedicate all’Archeologia del Parmense coprono un arco che va dalla preistoria all’alto medioevo con manufatti paleolitici, sepolture con corredo funerario ed altri materiali neolitici, numerosi reperti in ceramica, bronzo e corno di cervo dell’età del Bronzo dalle Terramare, la tomba di Fraore ed altri reperti etruschi, statue, mosaici, oggetti di bronzo, epigrafi funerarie, un tesoro di gioielli e monete di età romana e alcuni gioielli da tombe longobarde.”

cfr : http://www.parmabeniartistici.beniculturali.it/palazzo-della-pilotta/museo-archeologico-nazionale/


Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d’Asburgo-LorenaL'impératriceMarie-Louise

qui Maria Luisa, imperatrice dei francesi. Ritratto di François Gérard, (1810) Figlia dell’Imperatore Francesco I, sposò nel 1810 Napoleone I.

Nota semplicemente come Maria Luisa d’Austria o Maria Luigia di Parma (Vienna, 12 dicembre 1791 – Parma, 17 dicembre 1847), fu imperatrice consorte dei francesi dal 1810 al 1814 in quanto moglie di Napoleone I, e duchessa regnante di Parma, Piacenza e Guastalla dal 1814 al 1847 per decisione del congresso di Vienna. Figlia dell’imperatore austriaco Francesco I, nel 1810 fu data in sposa a Napoleone Bonaparte per suggellare la pace di Vienna tra la Francia e l’Austria, in seguito alla sconfitta subita da quest’ultima nella battaglia di Wagram (1809). Giunta malvolentieri alla corte imperiale delle Tuileries, Maria Luisa iniziò presto ad apprezzare la sua nuova posizione, sebbene i francesi non l’amassero. Lei stessa non riusciva a trovarsi a suo agio nel paese che, meno di vent’anni prima, aveva decapitato un’altra arciduchessa austriaca, la sua prozia Maria Antonietta. Quando Napoleone venne sconfitto dalla sesta coalizione, Maria Luisa decise di non seguirlo nel suo esilio all’Isola d’Elba, ma tornò insieme al figlio alla corte di Vienna. Anche dopo i cento giorni e la decisiva sconfitta di Napoleone a Waterloo, l’imperatrice decise di rimanere fedele alla famiglia degli Asburgo. Il congresso di Vienna la ricompensò dandole in vitalizio il Ducato di Parma e Piacenza. Aspramente criticata dai francesi per aver abbandonato Napoleone nel momento della sventura, Maria Luigia – così aveva deciso di italianizzare il suo nome – fu tuttavia amata dai parmensi, che le tributarono l’appellativo di “buona duchessa” cfr : https://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Luisa_d%27Asburgo-Lorena


In seguito al matrimonio forzato con Napoleone, per Maria Luigia inizia un processo di “francesizzazione” tra sarti, estetisti, lezioni a cavallo e trasferimento nelle stanze stile impero delle Tuileries, anche se preferisce Saint Cloud o Fontainebleau, così come a Vienna prediligeva rifugiarsi nelle residenze di campagna. Sceglie di abitare in una palazzina settecentesca, ora distrutta, davanti all’ala orientale del Palazzo della Pilotta, ricevuta in eredità dai Borbone.


MARIA LUIGIA d’Asburgo Lorena, imperatrice dei Francesi e regina d’Italia, poi duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla. – Nacque a Vienna il 12 dic. 1791, figlia primogenita dell’arciduca Francesco (dal 1792 imperatore del Sacro Romano Impero con il nome di Francesco II e dal 1804 imperatore d’Austria con il nome di Francesco I) e di Maria Teresa di Borbone Napoli. Benché nata all’indomani della Rivoluzione francese, M. ricevette la classica educazione riservata alle arciduchesse d’Asburgo, viste, nell’ottica d’antico regime, come future pedine da giocare nello scacchiere politico europeo a vantaggio del prestigio e della potenza della casa d’Austria. Per prepararla ad assolvere il compito di futura sposa di un sovrano scelto secondo il criterio della funzionalità ai disegni imperiali, le vennero innanzi tutto insegnate le lingue: il francese, l’inglese, lo spagnolo, ma anche l’italiano, il ceco, un po’ di ungherese e perfino qualche rudimento di turco; latino e greco, che rientravano nel bagaglio culturale ritenuto idoneo per un’arciduchessa, non dovettero dispiacerle se ancora nel 1828, durante le vacanze estive a Baden, scriveva di «ripassare il greco» ogni mattina (Prampolini, 1991, p. 138). Le venivano impartite anche lezioni di logica, storia, geografia, statistica e diritto, ma per naturale predisposizione M. si sentiva soprattutto attratta dalle materie artistiche, particolarmente la musica (studiò il pianoforte con L. Kozeluch) e la pittura, in cui ottenne discreti risultati. Non si ritenne opportuno fornirle nozioni di anatomia, meno ancora informazioni sulla sessualità, anzi, le sue letture, anche per suggerimento della nonna materna Maria Carolina, regina di Napoli, erano rigidamente controllate ed espurgate dei passi relativi a questo tema. Fin dall’infanzia si appassionò al ricamo ed espresse un profondo amore per la natura, i fiori e gli animali. Gusti forse più borghesi che regali, ma almeno in parte ricalcati sul sobrio modello paterno. cfr : http://www.treccani.it/enciclopedia/maria-luigia-d-asburgo-lorena-imperatrice-dei-francesi-e-regina-d-italia_(Dizionario-Biografico)/


La sovrana, seconda consorte dell’imperatore Napoleone Bonaparte, divenne reggente del Ducato tra il 1816 e il 1847, governando con saggezza e diffondendo il suo amore per il bello.
Divengo una studiosa di botanica e sarò contenta di coltivare ancora questo leggiadro piccolo fiore.
Si dedicò personalmente alla coltivazione della pianta, come dimostrano le parole che scrisse nel 1815 a Vienna, prima di stabilirsi in Italia: “Vi prego di farmi tenere qualche pianta di violetta di parma con la istruzione scritta per piantarle e farle fiorire; io spero che esse germoglieranno bene, poiché io divengo una studiosa di botanica, e sarò contenta di coltivare ancora questo leggiadro piccolo fiore….”. Così scriveva Maria Luigia nel 1815 dal castello viennese di Schönbrunn alla sua dama d’onore di Parigi.

Essa mostrò per l’elegante fiore un amore incondizionato: la violetta (un incrocio che appartiene alla specie della Viola odorata), divenne il suo segno distintivo, la si ritrova incisa o dipinta su piatti, vasellame, ventagli, ditali, carta da lettere, arrivando addirittura al punto di sostituire la sua firma o il monogramma. Di colore viola erano anche i suoi mantelli e l’abbigliamento dei suoi servi e cortigiani. Non si accontentò di usarla come motivo decorativo, ma volle farne il suo profumo personale. Grazie al lavoro paziente dei monaci del secolare convento dell’Annunciata, ne venne estratta l’essenza, così la sovrana poté portare la violetta ovunque, facendone il profumo ufficiale di corte. Nel 1870, dopo la sua morte, la formula segreta inventata dai frati passò a Lodovico Borsari, che produsse e commercializzò l’essenza ducale, trasformando Borsari nella più grande industria profumiera italiana dell’ottocento, con un successo che perdura ancora oggi.
Il mito della Duchessa Maria Luigia gode ancora di un’aurea di magnificenza tale che ogni anno viene ricordata attraverso il gesto simbolico di un gruppo di parmigiani, che si ritrovano sulla sua tomba a Vienna per lasciare un mazzetto di profumatissime violette. A riprova di un legame e di una fama inossidabili che si ritrovano ancora nei tanti usi che alimentano l’industria profumiera e dolciaria
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cfr : http://madeinparma.com/it/news/viole-damore-e-viole-candite-la-parma-di


Curiosità

La Violetta era il fiore simbolo di Casa Bonaparte. Infatti la storia della violetta nasce con Napoleone, che non a caso era chiamato anche «Caporal violet» mentre le stampe dei suoi tempi lo rappresentavano con il simbolo delle violette. Coloro che rimassero fedeli a Napoleone li portarono nell’occhiello.  Piccoli mazzetti di violette (che potevano essere appuntanti sul petto) erano il segno distintivo utilizzato dagli aderenti alle fila di Bonaparte durante gli anni decadenti del primo esilio dell’imperatore. La duchessa di Parma, in quegli anni era ormai lontana dal suo consorte, ma riuscì a epurare il fiore da quel significato politico per farvi assumere l’emblema della purezza e dell’umiltà. Maria Luigia, secondo moglie e successivamente Duchessa di Parma, sicuramente usava questo profumo. La Duchessa amava recarsi in campagna, sui colli di Sala Baganza o a Colorno. I parchi delle sue residenze saranno abbelliti da piante, molte delle quali rare, che lei faceva provenire da tutto il mondo. La sua predilezione era per la violetta di Parma. Una fragranza che nell’industria profumiera dell’Ottocento farà moda, al pari di quel gusto neoclassico dalle tinte gialline che sarà etichettato come “stile Maria Luigia”. La Duchessa si spense il 17 dicembre 1847 e volle essere sepolta a Vienna nella cripta dei Cappuccini, dove ancora oggi i suoi “sudditi” portano quelle profumate violette di Parma da Lei tanto amate e alle quali ha legato il Suo nome.

Da quel profumo tanto amato dalla Duchessa di Parma, l’azienda Borsari ne trarrà un’icona del Made in Italy tanto che diventerà la più grande industria profumiera italiana dell’Ottocento e la Violetta di Parma, simbolo di sobria eleganza femminile, sarà la fragranza che segnerà il Secolo.
Marcel Proust, che a Parma non era mai stato, proprio per il riverbero nel ricordo della violetta, la immagina color malva.

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Stemmi R.Casa di Borbone Parma, Marcia Reale ed Inno del Ducato di Parma, Piacenza e Stati Annessi

La MARCIA REALE della Casa di Borbone Parma è strutturata in due parti di cui la prima (Granatiera) funge da preludio alla Marcia Reale vera e propria. I Ducati di Parma e Piacenza utilizzavano questa marcia, (che era Marcia propria della Casa Reale di Borbone Parma) come inno dello Stato. L’esecuzione avvenne venerdì 26 settembre 2014 alle ore 17.30 nella sala degli Arazzi del Collegio Alberoni in Piacenza, dopo un concerto degli studenti del Conservatorio G. Nicolini di Piacenza, alla presenza di S.A.R. il Duca di Parma e Piacenza e delle LL.AA.RR. il Principi e le Principesse della Real Casa. Gli stemmi sono tratti dal Decreto del 29 novembre 2013 a firma di S.A.R. il Principe Carlo Saverio di Borbone Parma, Duca di Parma, Piacenza e Stati Annessi, pubblicato sulla XXXII edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana (dicembre 2014). Gli stemmi sono a cura di Andrea Borella, direttore dello stesso Annuario della Nobiltà Italiana.


Enrico_di_Borbone-Parma_Conte_di_BardiFra i vari Borbone di Parma altra figura di spicco è stato Enrico Carlo di Borbone-Parma (Parma, 12 febbraio 1851 – Mentone, 13 aprile 1905) che fu un principe di Parma e conte di Bardi. Era figlio del duca Carlo III di Parma e di Luisa Maria di Borbone-Francia (1819-1864). Fu un appassionato viaggiatore: visitò l’Estremo Oriente, in particolare Sumatra, Cina e Giappone, tra il 1887 e il 1889, tornando attraverso gli Stati Uniti. L’impressionante mole di oggetti acquisiti in viaggio divenne poi di proprietà statale e fu alla base del primo museo nazionale d’arte orientale in Italia, quello di Venezia. Enrico e la seconda moglie erano proprietari del palazzo Ca’ Vendramin Calergi sul Canal Grande di Venezia in cui ospitarono il compositore Richard Wagner nel 1882 alcuni mesi prima che morisse.

cfr : https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_Carlo_di_Borbone-Parma


Il giorno 1 Agosto 2016 muore in un ospedale di Morges, in Svizzera Sua Maesta’ Anna di Borbone – Parma Anna di Romania, l’ultima Regina di Romania.1470072663788.jpg--e__morta_anna_di_romaniaAveva 92 anni, era la consorte di S.M. Re Michele I, l’ultimo monarca di Romania, re Michele I, 94 anni, il qule, se pur malato da tempo di tumore, le ha fatto visita ogni giorno, fino all’ultimo. Nata a Parigi, la principessa Anna di Borbone Parma aveva incontrato il re Michele nel 1947 a Londra. Lo stesso anno, il 30 dicembre, re Michele fu costretto dai comunisti ad abdicare e andare in esilio. Sposerà la principessa Anna nel 1948, ad Atene.
Il funerale di Anna di Borbone Parma è stato il più sontuoso in Romania. Aveva combattuto, come volontaria dell’esercito della Francia Libera nella campagna d’Italia del 1943/1944, Poi rientrò in Italia, a Villa Sparta, presso Firenze dopo il suo matrimonio con Michele I di Romania.


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non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

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