La cultura dell’apocino del 1811 nel Salento borbonico – la seta vegetale

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La cultura dell’apocino del 1811 nel Salento borbonico – la seta vegetale

La storia del Salento è densa di industrie che la modernità e gli eventi hanno fatto dimenticare. Le ricerche di BelSalento.com perseguono proprio il recupero di quelle memorie; e non sono poche le “scoperte” che ho fatto. L’ultima è questa : “la seta vegetale” di inizio ‘800, ricavata dalla filatura di una pianta chiamata Apocino, un genere di pianta annuale erbacea e medicinale un tempo coltivata nel Salento. Dalle sue fibre si ricavava una sorta di canapa una seta vegetabile della terra di Otranto, con la quale si son fatti tessuti pari a quelli della seta. E’ stata anche usata nella fabbricazione di cordami e tele da imballaggio (familiare apocinacee).

Nel testo del 1811,
“Vicende della coltura nelle Due Sicilie dalla venuta delle colonie straniere” di Pietro Signorelli dell’Università di Bologna (dedicato alla maestà DI ANNUNZIATA CAROLINA DI FRANCIA REGINA DELLE DUE SICILIE) si parla dell’allora famosa pianta dell’apocino che era una pianta rinomata fra le colture del Salento. L’apocino è “una seta vegetabile” che, riporta il testo, nella provincia d’Otranto e di Bari erano ampiamente usate per creare del filamento vegetale. Inizialmente si piantava nei giardini, ma l’industrializzazione avverrà grazie al Montefiore () il quale in seguito a ripetute sperimentazioni trovò la maniera di “scardassarla con cardi inglesi di acciarino, e di dividerne le fila e suddividerle in più sottili e di filarla senza mescolanza. ne fabbricava drappi dilicati detti di apocino; la qual cosa spinse i salentini a coltivarla con fervore”.

Nel testo poi si parla delle produzioni della Iapigia : le terre dei Dauni, Peucezi e Messapi che nel 1811 identificavano buona parte dell’attuale regione Puglia. Dice il testo che questa nostra terra era abbondantissima di lino, canapa, cotone, e di piante che prosperano egregiamente come la “ventinella” di Galatina, la “mosellina” di Gallipoli e le felpe di Taranto. Colture che, assieme ai filati di apocino, molto probabilmente confluirono nella famosissima FABBRICA DI SAN LEUCIO, nelle terre dei principi di Caserta, dove si lavoravano principalmente le sete di pregevole fattura.

Cfr pag 14 : https://books.google.it 

Di questa seta vegetale si hanno numerose notizie negli autori antichi. L’apocinum è una pianta della “pendantria diginia”. Già il Principe Raimondo di Sansevero aveva trovato la maniera di filarla e lavorarla, ma sarà in Taranto che si giunse a raffinarla con scardassi di acciaio e filarla per “fabbricar drappi delicati”. Monsignor Giuseppe Capece-Latro, Arcivescovo di Taranto, coltivò per dieci anni in particolare l’Asclepias fruticosa e nell’uso della seta per l’imbottitura delle coltri (sostituendole al cotone) per stoppini da candela e per la fabbrica di cappelli. Ferdinando IV fece fare un saggio, ed i cappelli di apocino risultarono superiori a quelli di castoro per leggerezza, morbidezza e durata. L’apocino si prestava bene anche per la fabbricazione della carta. In una memoria del Sig. DUSQUENOI sull’Asclepias syriaca (presentata all’Accademia di Digione) si legge che forse la carta che si fabbricava nel Veneziano, sul gusto della carta cinese, deve la sua bontà a questa seta vegetabile.  Cfr : http://emeroteca.provincia.brindisi.it

Novelle letterarie pubblicate in Firenze Cfr : https://books.google.it

Ho trovato un interessante riscontro in “Novelle letterarie pubblicate in Firenze”
Cfr : https://books.google.it

In seguito alle sperimentazioni di Sansevero nel campo dei tessuti un ulteriore uso dell’apocino risiedeva nella costruzione del supporto tessile realizzato con la ‘seta vegetabile’ nell’antica tecnica pittorica dell’encausto, che si basa sull’uso di colori mescolati alla cera attraverso il calore.
Richard 1766, t. IV, p. 201 «Ha trovato un modo di filare un tipo di seta che viene raccolto in conchiglie sulla pianta chiamata [apocino] […]. Ne ho vista filata in gomitoli, di un bellissimo bianco e molto forte; mi ha mostrato dei pezzi di tessuti marezzati [moires] che ne ha fatto realizzare, e su cui egli ritiene che i colori riescano più brillanti che sulla seta normale […] è certo che se tutti questi esperimenti sono dei continui successi, potranno arricchire le arti del gusto di una moltitudine di nuove scoperte, alcune delle quali potranno diventare una risorsa utile, come quella […]

Memoria su l’apocino di monsignor d. Giuseppe Capece-latro arcivescovo Cfr : https://books.google.it 

di filare la seta dalle piante»; de Lalande in un’analoga descrizione precisa il nome della pianta e indica, fra le notizie relative ad agricoltura e industria, il metodo trovato da Sansevero per filare queste fibre, cfr. de Lalande, p. 248; 435-437. Sugli sviluppi industriali effettivamente raggiunti dalla coltivazione dell’apocino cfr. Capecelatro, 1803, Carano-Donvito 1938, La Seta nell’antica economia di Terra d’Otranto, in Rinascenza Salentina 1938, 2 voll.  pp. 99-109.

ERBARIO MATTIOLI MATTHIOLI APOCINO botanica 1645

L’apocino poi, oltre ad essere gradito alle api, si ritenne che fosse una pianta efficace contro il morso dei cani. Difatti dal lat. scient. Apocynum, gr. apókynonἀπόκυνον  (apocino), è composta da ἀπό  (apò = via, lontano) e k ýon kynós, κύων  (chiùon = cane) propr. ‘erba nociva ai cani’.


 

 

 

 

 


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dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”. BelSalento è un progetto a cura del dott Giovanni Greco

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Giovanni Greco, dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell'aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l'agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com - arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari - Servizi di Fruizione Culturale”.

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