La casata Paladini – Ponzio Paladini nelle crociate del 1099 – Luigi Paladini barone di Salice e Campi (Le) e Ambasciatore degli Aragona nel 1480 – Angelantonio Paladini Sindaco di Lecce nel 1866

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ricerche a cura del dott Giovanni Greco

medioevo

La casata Paladini – Ponzio Paladini nelle crociate del 1099 – Luigi Paladini barone di Salice e Campi (Le) e Ambasciatore degli Aragona nel 1480 – Angelantonio Paladini Sindaco di Lecce nel 1866

Molti di questa famiglia presero la carriera delle armi, furono condottieri, duci e avventurieri animosi. Specialmente nell’ultimo decennio del ‘400 contro i turchi, s’incontrano sempre i Paladini.

La casata dei Paladini ha origini antichissime, risale alla prima crociata e nei secoli successivi è passata per “giustizia” nell’Ordine dei cavalieri di Malta fin dal 1558 in persona di CARLO (Gran Magistero di Roma processo 196. Alla famiglia è stato riconosciuto il titolo di patrizi.

Nella storia di questo antichissimo casato spiccano almeno quattro personaggi di notevolissimo spessore:
Ponzio commilitone del conte di Tolosa, nella prima crociata (1096-1099), caduto nel 1099 in Terrasanta, durante l’assedio di Tell Arqa.
Giacomo Paladini, dotto Vescovo in varie diocesi, fra cui Firenze, e poi Arcivescovo di Taranto, e, infine in Polonia dove, sostiene questa fonte, mori nel 1417. Ma da altri documenti compare un Jacobus de Theramo Giacomo da Teramo, che ritengo sia lo stesso personaggio, filosofo e poeta, nei primi anni del sec. XV successivamente vescovo di Monopoli, Taranto e Firenze ed Everardo governatore di Lecce e Taranto, nonchè vicario generale reale nel 1427. Nonostante le approfondite ricerche svolte non ho trovata traccia araldica dei Paladini nella città di Teramo.
Berardo Paladini, il protetto della Regina Maria d’Enghien dalla quale ottenne privilegi nel 1436.
Luigi Paladini, forse il più illustre del suo casato, ambasciatore sotto re Ferrante nel 1493 e re Alfonso,  nel 1494, diplomatico, dottore di diritto e primo barone del suo casato di Salice e Guagnano (dal 1488).

Certo non posso affermare che il termine del cognome “Paladini” faccia riferimento ai paladini dei romanzi cavallereschi del medioevo. Comunque da una ricerca su questi ultimi, ho trovato delle analogie non solo fra le vite dei vari personaggi di questa famiglia dal cognome Paladini e le gesta dei “cavalieri paladini” medioevali; ma anche per la provenienza territoriale, che per la casata dei Paladini era la Francia e che per i cavalieri erranti -paladini-, dice la tradizione, provenivano anch’essi dalla Francia. Ma altre analogie le ho riscontrate nella genesi dello stesso cognome.
E’ bello dunque ipotizzare che questa casata sia appartenuta a quella tradizione dei cavalieri della tavola rotonda e dei “Pari di Francia”. Infatti in un testo araldico “Enciclopedia araldico-cavalleresca prontuario nobiliare Goffredo di Crollalanza” (del 1876-77, quindi editato in una data postunitaria compiacente alla riformulazione araldica imposta dai Savoia)
Cfr : https://books.google.it/books, ho trovato che con il termine “Paladini”, si fa riferimento agli “antichi cavalieri erranti che cercavano continuamente tutti i mezzi di esercitare il loro valore e di provare la loro galanteria. Ebbero principio nella corte di Re Artù d’Inghilterra (V-VI sec), d’onde passarono in Francia, soggetto di romanzi cavallereschi e di poetiche invenzioni. Carlomagno (IX sec) si circondò di dodici e forse più guerrieri valorosi e devoti e li chiamò Paladini, perchè abitavano nel palazzo imperiale (…) da essi si vuol far rimontare l’origine dei dodici Pari di Francia (…) e che dovevano unirsi conessolui in corte di giustizia per giudicare delle cause più importanti”. Questi alti feudatari erano i primi ufficiali della corona, componevano la Corte del re, rappresentavano la monarchia, vestivano “di paludamento di porpora armellinato, colla corona in testa”.
Dagli studi in araldica apprendo ulteriori indizi sulla genesi dei cognomi, utili a ipotizzare che il cognome dei Paladini abbia avuto queste origini lontane.  I primi cognomi furono suggeriti dai feudi, prima che la nobiltà fosse divisa in conti, baroni e marchesi. Altri cognomi furono presi dal nome della patria o del luogo da cui la famiglia era venuta. Ma la maggioranza dei cognomi viene dai soprannomi, frequentissimi verso il mille e che venivano ereditati di generazione in generazione, convertendosi in tal modo in cognomi. Spesso l’insegna e la figura dello scudo lasciata a memoria nei cimiteri suggeriscono il soprannome o l’arma. Ecco che un cognome venuto dalle insegne è stato proprio quello dei Paladini. Cfr : https://books.google.it/books 

La Cavalleria poi, pare abbia avuto origine dalle popolazioni nordiche, Goti, Alemanni, Borgogesi ed altri. Dal principio la Cavalleria fu guerriera e fomentò le guerre di Carlo Magno e dei Paladini. Poi divenne religiosa dando slancio alla prima Crociata. Infine divenne galante e mondana nel secolo dei trovatori, delle corti d’amore, dei cavalieri erranti e della terza crociata. Nel feudalesimo infine, la cavalleria divenne una nuova forma di nobiltà, non più tesa alla conquista ma si era evoluta al nobile scopo di dar lustro e consigli al trono, in difesa del popolo, insegnando dignità, cortesia, valore e mansuetudine nelle guerre. In base a queste nozioni iniziali, ecco di seguito la mia ricerca sulla casata dei Paladini.

Dopo questa premessa ecco le mie ricerche.

Originaria di Francia dove si recarono in Terrasanta al tempo delle prime Crociate (Ponzio Paladini 1099). Successivamente vennero in Sicilia, indi a Napoli, alla cui nobiltà furono aggregati al seggio di Montagna. In seguito si recarono in Abruzzo dove presero posto fra le più antiche ed illustri teramane, e possedettero nelle vicinanze di Teramo fin dal principio del XIV secolo i feudi di Caraccio, Caprificio, Tessano, Leognano, Catignano, Leonessa, S. Angelo, Poggio, Fornarolo ed altri. La famiglia Paladini divenne una delle più importanti di Teramo: nel 1380 un Cola Paladini risulta tra i plenipotenziari della città. Giunsero nel Salento nel XIV secolo, e molti di questa famiglia presero la carriera delle armi e furono condottieri, duci e avventurieri animosi.  Specialmente contro i turchi, s’incontrano sempre i Paladini. Molti di costoro presero parte nei più notevoli avvenimenti storici, specialmente del Reame di Napoli, delle sue varie provincie, e vie della Terra d’Otranto. Luigi Paladini, forse il più illustre del suo casato, ambasciatore sotto re Ferrante nel 1493 e re Alfonso,  nel 1494.

Dal testo (Scritti varii di arte e di storia – Bacile, Filippo, 1827-1911., Croce, Benedetto, 1866-1952. https://quod.lib.umich.edu/g/genpub/ATA3816.0001.001?rgn=main;view=fulltext) riporto il testo : “seguendosi, per sedici generazioni, la serie degli individui di questa casa, accade spesso d’incontrarsi in molti di costoro, che presero parte segnalata nei più notevoli avvenimenti storici, specialmente del Reame di Napoli, delle sue varie provincie, e vie della nostra Terra d’Otranto. Dalla prima Crociata (1096), sotto Urbano II, predicata da Pietro l’eremita, e dove, con Goifredo da Buglione a capo, e con altri duci, eravi Raimondo di Saint-Gilles Conte di Tolosa, presso del quale si trova Ponzio Paladini, che si pone a stipite di questa famiglia: fino alle turbolenze del Masaniello, che ebbero eco sino a Nardò, dove si trova Geronimo Paladini a parteggiare per I’Acquaviva, siccome narra, nella sua bell’opera Nardò e Terra d’Otranto nei moti del 1647-48, con la sua sicura e diligente critica, il valentissimo prof. Ludovico Pepe; e nei fatti di tutte le Dinastie del Regno; e nei casi della Regina Maria d’Enghien; e poi ad Otranto, a Castro, a Lepanto presso le Cuzzolari, e in cento fatti d’armi, specialmente’ contro i turchi, s’incontrano sempre i Paladini“.

Le prime vestigia lasciate dal casato, in Italia, si rinvengono nel 1271.
In una copia di un privilegio del 1271, conservato nell’archivio leccese, infatti, si riporta che Carlo I d’Angiò (XIII sec) concesse a un Roberto P. alcune terre in “Aprutium”, col titolo di barone. Il termine medievale Aprutium (Praetutium in epoca romana), indica la città di Teramo in Abruzzo e fece la sua comparsa in documenti dal VI secolo al secolo XII circa, e designa sia la città, il Castrum aprutiense, che il territorio circostante per estendersi quindi all’intero Abruzzo. Il figlio o i figli di Ponzio, dopo la morte del padre, lasciarono la Palestina per trasferirsi in Italia meridionale, attratti probabilmente dalla politica normanna favorevole all’immigrazione di franchi.

Sempre dal testo (Scritti varii di arte e di storia – Bacile, Filippo, 1827-1911., Croce, Benedetto, 1866-1952.
Cfr : https://quod.lib.umich.edu/g/genpub/ATA3816.0001.001?rgn=main;view=fulltext) riporto il testo : “Oltre poi quei cinque ascritti al Sovr. M. 0. Gerosolimitano dal 1558 al 1624, ricordati nel manoscritto, e riportati dal Pozzo nel Ruolo dei Cavalieri di quell’Ordine. Ed è notevole che molti di questa famiglia, i quali, come allora di uso, presero la carriera delle armi, vi si trovino come condottieri e duci di avventurieri animosi; da ricordare gli allievi del Conte Alberico da Barbiano, che nel sec. XV disciplinò, pel primo, sapientemente, queste compagnie di volontari di allora. E ne ricorderò solo quel Nicolò Paladini, che, accorso da prima a difesa di Castro contro i turchi nel 1547, fu poi mandato a guardar le coste a difesa, di Lecce, e che sulla bandiera della sua compagnia, dice il Coletta, ((fe’ dipinger per impresa una croce di oro in campo bianco, con alcuni diavoli tra essi in fuga, per dinotare, che siccome i diavoli fuggono dalla croce, armatura di sua casa, cosi anco i turchi dalla sua presenza fuggirebbero! )).
Ma tale invidiabile occupazione, di tessere, cioè, la storia d’un illustre casato, sia questo o altro, connettendola ad altra più vasta d’una intera provincia, o di una regione, io lascio a chiunque’ la possa assumere, se gia non siasi fatto studiosamente. (…) una osservazione d’indole araldica, della quale, lo so, importerà poco o nulla ai molti. Ed allora costoro saltino alla seconda, o smettano addirittura di leggere. In secondo luogo, il voler comunicare una notizia, che potrebbe anche interessar poco, in generale, ma forse non così gli studiosi. E vengo alla prima. Ii canonico Nicola Palma di Teramo, nella sua voluminosa Storia Ecciesiastica e civile della città di Teramo e Diocesi Aprutina, e nel volume V, dA notizie biografiche degli uomini illustri di quella città. Ora, i Paladini di Francia passarono nel Regno ed a Lecce, poi a Teramo, donde, con Berardo, primo barone di Lizzanello e Melendugno, ritornarono stabilmente a Lecce. Il Palma da quindi, in questo ‘Volume V, notizie biografiche, abbastanza ricche, di tre notevolissimi personaggi di questa casa: di Luigi, l’ambasciatore, forse il più illustre del suo casato; di Giacomo, dotto Vescovo in varie diocesi, fra cui Firenze, e poi Arcivescovo di Taranto, e, infine, Legato in Polonia, dove-mori nel 1417; e di Berardo, che ho ricordato testè, il protetto della nostra Regina Maria d’Enghien”.

Nel 1408, in seguito alle turbolenze in Teramo per le sanguinose lotte fra fazioni rivali e dopo l’uccisione del duca d’Asti, cui (pare) avevano preso parte i fratelli Berardo e Tommaso Paladini, di Giovanni, di Cola, i Paladini abbandonarono Teramo, e si rifugiarono in Terra d’Otranto dove fiorirono con il titolo di Conti di Lizzanello ed ebbero varie signorie. Berardo fu il capostipite del ramo di Lecce, protetto della Regina Maria d’Enghien dalla quale ottenne privilegi nel 1436.

Molti di questa famiglia presero la carriera delle armi, furono condottieri, duci e avventurieri animosi. Specialmente nell’ultimo decennio del ‘400 contro i turchi, s’incontrano sempre i Paladini.

Luigi Paladini, amico di S. Francesco di Paola e di Antonio Galateo, marito di Caterina Morosina, e padre della Giulia Paladini, moglie di Bellisario Maramonte, Barone di Campi.
Dal testo (Scritti varii di arte e di storia – Bacile, Filippo, 1827-1911., Croce, Benedetto, 1866-1952. https://quod.lib.umich.edu/g/genpub/ATA3816.0001.001?rgn=main;view=fulltext) ho tratto queste ulteriori informazioni :nel prezioso manoscritto del nostro dottor Coletta (…) Scrivendo’ egli di Luigi Paladini (…) dice, adunque, che Re Ferrante d’Aragona, ii vecchio, lo avesse mandato, nel 1490, suo ambasciatore al Senato Veneto; donde, ritornato, lo destinò, nel 1491, con sue credenziali, ambasciatore a Roma, perchè avesse presentato in suo nome, a Papa Innocenzo VIII, il famoso tributo della Chinea bianca, nel solito giorno 29 giugno, vigilia dei SS. Apostoli; tributo che, come si sa, fu imposto da Clemente IV (1265) a Carlo d’Angiò, per la investitura del Regno, e che fu sempre in seguito offerto a tutti i Papi, sino a Pio VI, nel 1777. In quell’anno il Contestabile Colonna, presentando la Chinea in nome del Re di Napoli, disse di offrirla in segno di devozione ai SS. Apostoli; a cui il Papa replicò: in segno di vassallaggio; e dal seguente anno 1778, non venne più presentata. Da allora se ne fecero annue e solenni proteste, da parte del Papa, nel dl del Corpus Domini. Innocenzo VIII, adunque, ricevette allora Luigi Paladini acon.indicibile magnificenza nella sala del Re v. Nel 1493, fu novellamente mandato ambasciatore, dallo stesso Re Ferrante, ad Alessandro VI, essendo morto Innocenzo VIII (come nel seguente anno 1494, la ripresentò allo stesso Alessandro VI, ma in nome di Re Alfonso, essendo morto Ferrante); e sempre per lo stesso scopo, di offrire la Chinea bianca, siccome fece. II Coletta trascrive l’intero atto della presentazione, dove sono copiate letteralmente le credenziali di Re Ferrante, date da Capuia al 7 giugno 1493, e firmate dal Re e dal suo segretario Gio. Pontano. Luigi Paladini fu ricevuto con grandissima, pompa, che si descrive; e poi Si aggiunge:… praesentibus IR. DRnis S. IR. L-cc. Cardin.us., ac Praesulis., et official.us in copioso numero; et SPECIALITER mnagnificis viris., D.no Aiphonso de Racaneto U. L D. Cl.co Neap.no; D.no Berardino de Bernardo laico cusentino; D.no Petro Joanne de Montefalco Cl.co Spoletan. Dicecesis; D.no Vincentic Pirbachio Cl. Neap.no; et D.NO ROGERIO DE PATIENTIA, laico Neritin. Dioecesis Necnon D.no…, eec. >>.”
Nel 1490, Re Ferrante d’Aragona nomina Luigi Paladini ambasciatore al Senato Veneto
Nel 1491, Re Ferrante d’Aragona con sue credenziali, lo nomina ambasciatore a Roma presso il Papa Innocenzo VIII, perchè il giorno 29 giugno 1491 presentasse in suo nome, il famoso tributo della Chinea bianca
Nel 1493, fu  ambasciatore, di Re Ferrante, per offrire la Chinea bianca ad Alessandro VI
Nel 1494, la ripresentò allo stesso Alessandro VI, ma in nome di Re Alfonso, essendo morto Ferrante).
Qui ulteriori ricerche su Luigi Paladini.

Pompeo Paladini (XVI secolo) poeta e scrittore, fu discepolo di Quinto Mario Corrado. A Lecce fu cofondatore, insieme a Scipione Ammirato, dell’Accademia dei Trasformati, nella quale assunse il nome di Cadmo. Nel 1560 si interessò alla pubblicazione a Napoli dei Sonetti del s. Berardino Rota in morte della sra. Porta Capece sua moglie con annotazioni di Scipione Ammirato, ove vi premise un’elegante lettera agli accademici trasformati.

Guglielmo Paladini (1774-1840) patriota e carbonaro italiano, combatté per la Repubblica napoletana sul Ponte della Maddalena, dove trovò la morte il fratello Pietro. Rientrato dall’esilio nel 1801, ebbe parte attiva nella vendita carbonara dei Figli di Focione e diresse a Napoli un giornale, Il Censore. Nel 1820, durante il governo costituzionalista, fu arrestato con l’accusa di aver tramato con altri complici, fra i quali il romano Giuseppe Lattanzi, una congiura per suscitare disordini ed arrestare la famiglia reale. Scagionato dal tribunale, fu però costretto nuovamente all’esilio dopo l’intervento delle potenze della Santa Alleanza e la revoca della Costituzione da parte di Re Ferdinando. A Londra pubblicò il volume Progetto di un nuovo Patto Sociale per lo Regno delle due Sicilie, che fu anche tradotto in inglese nel 1827 da Thomas Jonathan Wooler. Nel giugno del 1830, in un incontro fortuito a una festa parigina, ebbe modo di rimproverare al Re Francesco I il mancato rispetto della costituzione del 1820, che pure – da reggente del Regno e principe ereditario – aveva finto di sostenere. Morì esule e povero nel 1840 a Besançon.

Cesare Paladini (1832-1894) deputato liberale nel collegio di Tricase nell’XI legislatura. Di lui fu pubblicato il Discorso di Cesare Paladini all’Assemblea elettorale del 1º Collegio di Terra d’Otranto nel giorno 10 maggio 1886 (Lecce, Tip. Garibaldi, 1886).

Angelantonio Paladini († 1896) fratello del precedente, fu imprenditore e politico. Sindaco di Lecce nel 1866, fondò nel 1872 nella sua villa di San Pietro in Lama una manifattura ceramica che dava lavoro a più di 150 impiegati e nella quale si fabbricavano, tra l’altro, maioliche artistiche. Fu un esperimento produttivo appassionato e progressista, in anticipo rispetto alle idee del tempo, ma durò solo fino al 1896, quando la fabbrica chiuse i battenti. Nel 1881 era stata premiata all’esposizione di Milano con la medaglia d’argento ( G. Corona, La Ceramica, Milano 1885, in «Ceramisti. Enciclopedia Biografica e Bibliografica Italiana», Milano 1939; C. Paolinelli, Regesto delle principali manifatture ceramiche italiane dell’Ottocento in DecArt, n. 7 (primvera 2007), p.131; C. De Giorgi, L’Aristocrazia del lavoro e la ceramica salentina del Cavaliere Angelantonio Paladini, Lecce, Ed. Salentina, 1874.).

Ponzio Paladini commilitone del conte di Tolosa, nella prima crociata (1096-1099), caduto nel 1099 in Terrasanta, durante l’assedio di Tell Arqa

Luigi Paladini XV-XVI sec (Aloisio, Aloysius, Luise de Paladinis), Barone di Salice e Guagnano, alla corte degli Aragona, conobbe San Francesco di Paola, menzionato dal Galateo, accompagnò Isabella del Balzo, moglie di Federico d’Aragona, nel viaggio da Lecce a Napoli

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