Ipotesi di regolarità nella dinamica sismo tettonica di Marisa Grande

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di Marisa Grande

Ipotesi di regolarità nella dinamica sismo tettonica 

uno studio di Marisa Grande relativo alla regolarità implicita nella dinamica sismotettonica, che fa seguito agli articoli qui pubblicati sui terremoti storici della Puglia e alla regolarità geometrica insita in tutte le forme delle natura.
Continua in parte II

Allo stato attuale avviene che periodicamente, quando tutta l’attenzione mondiale si sposta su alcuni luoghi maggiormente colpiti dalle conseguenze dovute a rilevanti fenomeni naturali e ogni evento catastrofico provoca ondate di emozione, da più parti emerga il richiamo ad una necessità impellente, rispetto ai tempi lunghi delle pratiche preventive consigliate, di approntare
tecnologie adeguate a monitorare i territori esposti al rischio di specifici eventi distruttivi, ai fini di cogliere gli opportuni segni premonitori che precedono ogni manifestazione e poter prevenire in modo adeguato il verificarsi dei relativi danni.
In risposta a tale richiamo è stato approntato un metodo tecnologico che procede in tale direzione.
Corrisponde al “telerilevamento”, che è stato messo in atto di recente e si è rivelato valido per cogliere alcuni segni che possono rivelarsi premonitori soprattutto dei movimenti sismo tettonici. In esso si applica la tecnologia satellitare per osservare anche le minime modificazioni della superficie terrestre, considerando che esse preludono a possibili movimenti tellurici.
Tale metodo fu presentato nel 2010 a Policoro (Matera) nella Conferenza Nazionale dell’ISPRA e fu applicato successivamente per rilevare le modifiche subite dall’ambiente a causa del terremoto avvenuto all’Aquila del 2009. Si è rivelato anche efficace, ma a posteriori, nel rilevare il
movimento che ha subito la faglia della Laga, che ha causato i rilevanti e distruttivi terremoti verificatisi in Centro-Italia tra agosto 2016 e gennaio 2017.

Recentemente si è fatto riferimento a registrare con appositi strumenti di rilevamento a terra la doppia emissione di onde sismiche, ossia l’onda lunga di propagazione che precede di poco l’onda breve distruttiva, ai fini di approntare sistemi di allarme simili a quelli posti in mare che avvertono dell’arrivo degli tsunami, ma a volte i tempi di allerta per le località più prossime alla sorgente delle onde rilevate risultano molto brevi e pertanto si corre il rischio di farli risultare inefficienti.

La ricerca scientifica finalizzata a formulare delle ipotesi di regolarità insite nella dinamica sismo tettonica, descrivibili per mezzo di modelli matematici che possano offrire metodi di carattere universale, così come avviene per altre scienze, non ha ancora fornito i risultati sperati.

Sinora, quindi, non è stato possibile attuare in sismologia, la messa in sicurezza preventiva dei luoghi e degli abitanti, come avviene invece per altri campi della scienza come la meteorologia o la vulcanologia.
– In meteorologia si è raggiunto un grado di previsione abbastanza puntuale, così che le maggiori turbolenze climatiche possono essere anticipate da un’allerta che fa muovere anche ingenti masse di persone per evacuate le zone a maggior rischio climatico.
– In vulcanologia il monitoraggio continuo di vulcani pericolosi, con sismografi ed altri mezzi di risonanza che possano far insorgere l’idea di una possibile eruzione, permette di poter mettere al sicuro intere popolazioni nel tempo precedente la fase parossistica dell’evento catastrofico.
– In sismologia, invece, di fronte ai terremoti l’umanità è fortemente disorientata dall’apparente casualità dei luoghi colpiti e dalla intensità di energia con la quale a volte si manifestano, poiché presentano un elevato grado d’imprevedibilità, di fronte alla quale la comunità scientifica non ha ancora offerto le risposte adeguate per limitare i rischi, spesso estremamente catastrofici.
Non potendo disporre, quindi, di una conoscenza teorica globale, distinta dall’osservazione tecnologica, resta fermo e imperante il principio della “imprevedibilità” dei terremoti.

Lo stato attuale della ricerca scientifica

Sinora, per comprendere la dinamica dell’energia sismica e le cause che la determinano, si è fatto riferimento alla teoria globale delle “tettonica delle placche”, poiché si è osservato che i più rilevanti terremoti si manifestano prevalentemente proprio lungo i loro bordi, dove si determinano scontri, scorrimento e subduzione delle placche tettoniche in cui si considera suddivisa la litosfera.

La formulazione teorica della “tettonica delle placche” fu opera dagli scienziati del XX secolo Mongan e McKenzie, che completarono, dopo aver accumulato conferme pratiche, la “teoria della deriva dei continenti” elaborata nel 1912 da Alfred Wegener. Lo scienziato si era basato sulle intuizioni di altri studiosi che l’avevano preceduto, fino a risalire al primo, il cartografo olandese Abraham Ortelius, che nel 1590 nel suo Thesaurus Geographicus aveva sottolineato la similitudine del profilo delle coste continentali, attribuendone il distacco a inondazioni e a terremoti.
La “tettonica delle placche”, però, se permette di comprendere le “cause” che determinano aperture di faglie e terremoti, non permette di stabilire “tempi e luoghi” precisi della loro manifestazione, mantenendo così inalterato il fattore di “casualità e d’imprevedibilità”.

La constatazione che grandi movimenti della crosta terrestre possono determinarsi per effetto di rilascio di energia dipendente dal cedimento e dalla rottura delle rocce contro le quali si è accumulata una grande quantità di energia sismica, permette di ipotizzare che ci può essere una ciclicità nella manifestazione del fenomeno localizzato. Non disponendo di dati relativi alla potenza energetica accumulata e alla resistenza delle rocce interessate in tal senso, la formulazione delle ipotesi relative ai tempi di stress tettonico può essere basata sulla statistica, dedotta dallo studio dei terremoti storici che hanno interessato periodicamente determinati luoghi con apertura di nuove faglie o con la modifica delle stesse.

I terremoti che si verificano giornalmente nel mondo ricevono, pertanto, risposte differenti in relazione alla implicita magnitudo derivata dalla quantità dell’energia sismica e dal tempo di accumulo della stessa, che dipendono, a loro volta, dalla specifica configurazione geologica del territorio interessato.

I danni provocati a persone e a cose dipendono anche dal grado di antropizzazione dello stesso territorio e dalle caratteristiche antisismiche conferite alle costruzioni.

Da quanto sopra esposto, si evince che gli scienziati, non potendo offrire a tutt’oggi metodi efficaci per la prevedibilità dei terremoti, si orientano a consigliare metodi e interventi di “prevenzione”, ai fini di limitare gli effetti distruttivi dei fenomeni sismici, che possono rivelarsi devastanti soprattutto nei luoghi altamente antropizzati.

Si ritiene, perciò, necessario eseguire delle operazioni tecniche di osservazione e di interventi specifici sulle aree ritenute a rischio sismico, in analogia con i criteri già positivamente sperimentati in molte parti del mondo interessate da un rischio sismico anche molto elevato.

È quindi importante:

– esaminare attentamente le caratteristiche geologiche del territorio e applicare le adeguate misure di sicurezza;
– esaminare, in relazione allo stato geologico dei luoghi, il grado di sicurezza delle abitazioni e adottare su larga scala criteri e metodi antisismici, in modo che le abitazioni possano assorbire scosse telluriche anche di elevata intensità.

I rimedi strettamente necessari consigliati ai cittadini sono quindi pochi, ma essenziali:

• la costruzione ex-novo e la messa in sicurezza di tutti gli edifici dei territori esposti al rischio sismico;
• la prevenzione individuale, con l’adozione di un comportamento adeguato, prima, durante e dopo un terremoto;
• la prevenzione collettiva, con la formazione di personale specializzato ad affrontare le emergenze territoriali e sociali.

Ciò perché i terremoti corrispondono ad una manifestazione della vitalità della Terra, in quanto contribuiscono al rinnovamento e alla rimodellazione della litosfera, un processo naturale in atto da miliardi di anni, che ha modificato un originario guscio basaltico unico trasformandolo in una Pangea continentale di minerali aggiunti, la quale fu prima suddivisa in due supercontinenti -Gondwana- e poi, lentamente, frammentata in placche tettoniche e configurata nei continenti che attualmente emergono rispetto alla massa acquea degli oceani.

Proposta di un nuovo metodo di ricerca

L’impossibilità dichiarata da parte degli scienziati a fornire un modello che possa soddisfare, tutte le componenti interessate alla formulazione di una teoria su base matematica è derivata dalle molteplici e imprevedibili variabili che la dinamica dell’energia sismica richiede affinché possa fornire un attendibile scenario valido in tempi e in luoghi sempre distinti e con intensità energetiche e numeriche sempre differenti.

Il metodo qui proposto dal Movimento culturale Synergetic-art, che rappresento, si basa sulla “Teoria delle celle geomagnetiche e geomorfologiche” da me elaborata e applicata sistematicamente per le verifiche, presentata nel 2004, pubblicata nel libro “La precaria armonia del cosmo”, Besa 2012 e pubblicata dal 2012 ad oggi nel blog
http://synergeticart. wordpress.com/.

Il modello proposto è “geometrico” di tipo modulare e frattale, poiché basato sulla ipotesi che il rapporto sincronico, intercorrente tra il campo magnetico della Terra rotante e oscillante e il campo magnetico del Sole inteso come punto relativamente fisso, descriva una griglia elettromagnetica planetaria, che suddivide la litosfera in forme geometriche regolari.

Nei modelli sistematicamente applicati alle mappe che indicano i terremoti alle diverse scale geografiche viene descritta la dinamica d’irradiazione, di circolazione e di propagazione dell’elettromagnetismo responsabile dei terremoti, emesso da specifici centri geomagnetici di celle geomorfologiche circolari e modulari, relazionate tra loro secondo un sistema proporzionale di tipo frattale e vibranti ad armonica sei.
continua in parte II

Ipotesi di regolarità nella dinamica sismo tettonica di Marisa Grande – parte II

http://belsalento.altervista.org/category/terremoti/


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dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”. BelSalento è un progetto a cura del dott Giovanni Greco

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Giovanni Greco, dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell'aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l'agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com - arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari - Servizi di Fruizione Culturale”.

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