in Islanda ELFI e GNOMI valgono più di asfalto cemento e industrie

di Giovanni Greco

10469037_4816934639412_9089823923595452199_nProvate a mettere un batterio di XYLELLA in Islanda .. dove ELFI e GNOMI valgono più di asfalto cemento e industrie … ma anzi prendiamo questo bellissimo esempio dal nord Europa, in quanto anche noi abbiamo (avevamo) i laurieddhri nelle campgne del Salento … ed è un sacrilegio che da noi nessuno difenda i loro posti segreti. Ma questa cura del “fantastico” è anche una questione etica, di vera salvaguardia dello spirito ambientale e umano.

“lu Scazzamurreddhu“ o “Municeddhu” o “Carcaluru”

E devo ammettere che io resto puntualmente incantato da tanta bellezza qui nel Salento, avendo vissuto nel nord Europa per un paio di decenni, e se pur la dove le foreste sono curatissime, altrove non c’è la varietà di colori, profumi e luce che abbiamo qui nella nostra terra! E puntualmente resto incantato con gli occhi gusto lo splendore che abbiamo. Per salvaguardare i nostri beni arborei e naturali del Salento, dobbiamo imporre i metodi di cura che esistono nel nord Europa. Vi invito a cercare su internet come i tedeschi in particolare tutelano le loro piccole e grandi foreste vicine ai centri cittadini, guardiamo come fanno i viali, che materiali impiegano … e imponiamo una sana imitazione dei metodi già sviluppati li, nel nord Europa, che sono sempre in ergonomia con l’ambiente. Io ho vissuto abbastanza in Germania accanto (quasi dentro) lo schwarzwald, (il bosco nero) dove c’era una cura per ogni albero che qui in Italia possiamo solo prenderli come esempio.  https://www.google.it/search?q=schwarzwald&client=firefox-b&biw=1252&bih=557&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwieiqejz9_MAhWBNpoKHVbiCYQQ_AUIBigB#tbm=isch&q=foresta+nera

Giovanni Greco


L’Islanda annulla la superstrada per proteggere gli elfi e la natura

dal sito :  http://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/20723-islanda-ponte-follettiislanda_folletti_1L’Islanda è un luogo magico dove la popolazione è molto legata alle tradizioni che vedono protagonisti gli elfi e alla protezione dei luoghi naturali che fanno parte delle antiche leggende.

Ecco allora la decisione di annullare la costruzione di una superstrada per non deturpare un paesaggio molto affascinante, considerato quasi magico. I piani per costruire una nuova strada e un ponte in Islanda di recente sono saltati e poi sono stati modificati e attuati diversamente perché gli attivisti desiderosi di proteggere i luoghi tradizionali del folklore e le bellezze della natura si sono opposti alla novità.

Petur Matthiasson, del dipartimento stradale di Reykjavik ha accettato di dare ascolto alla volontà della popolazione, come riporta la BBC:

“Non è certo cosa da tutti i giorni decidere di deviare una strada a causa degli elfi. E’ solo in questo caso che siamo stati informati della presenza di folletti proprio nel tracciato in cui avremmo voluto costruire la nuova strada. Dobbiamo rispettare il fatto che gli abitanti del luogo credano negli elfi e nei folletti – ha spiegato.

I lavori per costruire la superstrada di collegamento tra la penisola di Alftanes e Gardabaer, sobborgo di Reykjavik, sono stati fermati due anni fa proprio perché la popolazione voleva proteggere un luogo dove secondo le leggende vivevano gli elfi e nello stesso tempo salvaguardare un’area naturale incontaminata.

La questione è stata risolta deviando il percorso in modo da proteggere il ‘santuario’ degli elfi e una roccia considerata sacra è stata ricollocata. Pare che almeno la metà della popolazione islandese tenga fortemente alle tradizioni e alla presenza di elfi e folletti in luoghi naturali. Si chiamano Huldufolk, il ‘popolo nascosto’.

Si tratta di un piccolo popolo tendenzialmente buono che però potrebbe fare sentire la propria disapprovazione se il loro ambiente naturale fosse eccessivamente disturbato dall’uomo, almeno secondo le tradizioni islandesi.


di Oreste Caroppo 31 maggio 2015

NEL REGNO OVATTATO DEGLI ELFI
NEL SUD DELLA PUGLIA

(Ecco anche perché son degli agro-orchi da combattere tutti coloro che oggi con la scusa della povera xylella vorrebbero gettare i pesticidi nella nostra terra!).

Grazie tantissimo Quintino, sei entrato nel paradiso 11391094_10206987390508267_1179125516055734392_ndei miei sogni. La scoperta di questo luogo, alcuni anni fa, (mentre andavo alla ricerca della pianta del Corniolo che è segnalata in quei luoghi dove è presente la Gravina chiamata appunto di “Corneto” per la presenza di questa pianta), è stato per me qualcosa di magico.
Arrivai lì che era da poco passato il tramonto, e attardatomi lungo il sentiero del bosco prevalentemente di Querce della specie Fragno (Quercus trojana, alcune relitte oggi presenti anche in provincia di Lecce), alla ricerca della pianta del Corniolo (Cornus mas, dai frutti eduli commestibili e da ridiffondere attraverso i semi nel basso Salento ), al ritorno, ormai sera, mi ritrovai in questo inatteso regno ovattato degli elfi; avvolto.
Vi ritornai magneticamente attratto la domenica successiva per godere ancora di quello spettacolo unico, e proprio in questi giorni ci stavo ripensando. Per cui mi giungono graditissime queste tue foto. Dunque quella magia non l’avevo sognata. Dunque esiste ancora! E questo è importantissimo. Del resto il luogo è un parco naturale protetto.
Ed ora le posso condividere con queste magnifiche foto e video quelle eteree emozioni!
Ora bisogna scoprire, da parte di tutti noi, quanti altri luoghi magici legati alle lucciole luccicanti ad intermittenza in volo (genere Luciola) vi sono rimasti nel Sud Puglia, ma anche nel resto della Puglia e in Basilicata, e far sì che i nostri biologi studino il tutto per avviare progetti di rinaturalizzazione anche in altre zone del Salento volte a diffondere questa magia unica e antica.
Non sono candidato per le odierne elezioni regionali in Puglia e comunali nella mia città Maglie (Lecce), ma se lo fossi tra i primi punti del mio programma ci sarebbe proprio l’ampia diffusione di questa magia oggi lì nel bosco di Sant’Antuono a Mottola (Taranto) conservata come in una relitta Arca di Noè, come in un’ oasi nel deserto; oasi che oggi deve espandersi per ridiffondersi dove intorno c’è solo metaforica sabbia a causa della nostra azione distruttiva nel corso dei decenni passati!

P.S.: ancora presenti nel Sud Salento, ma sempre più rare a causa dei pesticidi, (sia di quelli che uccidono gli insetti, sia quelli che uccidono i gasteropodi, le lumachine di cui tutte le nostre lucciole son ghiotte), ma anche presenti insieme alle Luciole nel bosco di Sant’Antuono, sono le lucciole a luce continua emessa dagli esemplari femmina non volanti in questo caso dell’ altra specie chiamata con nome scientifico Lampyris noctiluca.
Nel caso della Lampyris, il maschio vola ma non emette luce.
Nel caso delle Lucciole del genere Luciola e non Lampyris, qui documentate in foto, di notte sia i maschi sia le femmina emettono luce, anche in volo; luce intermittente nel genere Luciola, bagliori luminosi che durano alcuni secondi e quindi molto piacevoli alla nostra vista.

nel cuore del basso Salento IL SENTIERO DEI TIGLI DALLA FOGLIE A FORMA DI CUORE IN UN PRATO DI EDERA CARA AL DIO BACCO

di Oreste Caroppo

IL BOSCO DI SANT’ ANTUONO A MOTTOLA (TARANTO)

https://www.facebook.com/IatMottola/photos/gm.711172355611653/732351920130524/?type=3&theater
(echi di biodiversità salentina perduta dall’uomo e da ripristinare!)
E’ il paradiso della Luciola Italica e della Lampyris noctiluca! Due specie di lucciole, la prima emettente luce intermittente in volo anche, la seconda emettente luce continua dal suolo. Se avete foto in notturna dello spettacolo che lì si gode alla sera grazie a questo tripudio di luci, di bioluminescenza, vi prego di postarle! (http://it.wikipedia.org/wiki/Luciola , http://it.wikipedia.org/wiki/Lampyris_noctiluca)
Anni fa, era il maggio 2009, lì scoprì questo spettacolo attardandomi al tramonto lungo proprio il sentiero qui in foto, mentre andavo alla ricerca del Corniolo (l’arbusto dal nome scientifico Cornus mas, nella gravina annessa al bosco, non a caso chiamata di “Corneto”). (http://it.wikipedia.org/wiki/Cornus_mas)
E da lì ritornai la domenica successiva anche per ri-immergermi estasiato in quello spettacolo fiabesco, onirico, serale, ove tutto era ovattato nel bosco di Fragni illuminato con tante naturale delicatezza.
Non ebbe fortuna la mia ricerca del Corniolo invece, una pianta che mi interessava ritrovare perché immaginavo fosse un tempo presente nel Bosco Belvedere nel cuore del Basso Salento, da cui venivo, (Maglie-LE), ed in effetti ho poi scoperto che resti di frutti con semi (carporesti) proprio di Corniolo sono stati ritrovati nella scavo archeologico, condotto dall’ Università del Salento, di un pozzo medioevale in località “Scorpo”, a Supersano, non lontano da Maglie, nel cuore della antica Foresta Belvedere, decimata dall’ uomo, e che dobbiamo fare tornare agli antichi splendori con un’ opera di rinaturalizzazione scientifica. La Gravina di Corneto, dovrebbe essere uno dei siti continentali più prossimi al basso Salento dove ancora cresce spontaneo il Corniolo, che era il famoso arbusto usato dai greci per la costruzione delle aste delle loro lunghe lance chiamate “sarisse”! “La sarissa era la picca usata dai temuti guerrieri del regno di Macedonia. Lunga fino a 6-7 metri, aveva corpo in legno di corniolo di grande diametro, una grossa punta di ferro (circa 30 cm) ed un tallone pure metallico. L’intera lunghezza dell’asta era ottenuta con due rami distinti di corniolo uniti da un tubo centrale di bronzo, utile anche per bilanciare il centro di gravità. Arma formidabile, se maneggiata da soldati ben addestrati, la sarissa poteva vanificare gli attacchi di un carro falcato, di una carica di cavalleria (risultato comunque ottenuto anche dai normali opliti della Grecia Antica) e frenare le cariche della temuta fanteria pesante greca!” (http://it.wikipedia.org/wiki/Sarissa)
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Qui in Copenhagen (Danimarca) questi giganti di legno dimostrano la forza del riciclaggio.
Video del 5/6/2017


AsimovSe la conoscenza può creare dei problemi,
non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

 

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a cura di Giovanni Greco
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