IL SITO ARCHEOLOGICO DI ROCA VECCHIA. MELENDUGNO – LECCE LA STORIA DI ROCA NUOVA di Giuliana Lubello

di Giuliana Lubellomedioevo

IL SITO ARCHEOLOGICO DI ROCA VECCHIA MELENDUGNO – LECCE – LA STORIA DI ROCA NUOVA

Gli scavi effettuati a Roca hanno evidenziato un imponente sistema di fortificazioni risalente all’età del bronzo (XV-XI secolo a.C.), oltre a numerosi reperti che per affinità ricordano modelli minoici ed egei. Si ritiene che, in un periodo databile intorno al XV secolo a.C., il sito sia stato assediato e incendiato. Anche le successive mura, ricostruite nell’XI secolo a.C., presentano tracce di incendio. Di questo luogo misterioso, che come la mitica Troia fu più volte distrutto e più volte ricostruito, si ignora chi fossero i popoli fondatori e perfino se queste fortificazioni servissero a difendere una città oppure – come appare più probabile – un importante luogo di culto. Il sito fu comunque frequentato per tutta l’età del ferro, mentre decisamente più cospicue sono le tracce relative all’età messapica (IV-III secolo a.C.) : una cinta muraria (che tuttavia non fu completata), un monumento funerario, diverse tombe e delle fornaci. Il nome della città messapica (o per meglio dire la sua latinizzazione) si pensa fosse Thuria Sallentina.
La storica città di Roca, ed il suo porticciolo, importante villaggio dell’età del Bronzo, poi centro messapico ed infine medievale, conobbe la totale distruzione ed abbandono durante il periodo delle scorrerie turche. La sua posizione davanti all’Adriatico ne faceva un sito ormai indifendibile, ed inoltre divenuto pure covo di malfattori, quindi Carlo V vi rinunciò senza pensarci sopra.
E come ci riportano le fonti:

“Si vede quivi un porticello comodo pe’vascelli, che vi capitano dall’Oriente, per i traffichi e comodità delle acque eccellentissime che vi erano di un fonte sulla rivo del porto, il quale per ordine della maestà cattolica di Filippo II re di Spagna fu assieme colla terra l’anno 1544 soffogato e distrutto da Ferrante Loffredo, Governatore a quel tempo della provincia. La quale terra, perché si dubitava che non fosse presa dal Turco, come quella che stava alla frontiera della Vallona, fu trasferita miglia quattro infra terra, dove oggi si vede, e si conservano i suoi cittadini, chiamandosi Roca Nuova”.

E’ uno dei pochi villaggi medievali rimasti quasi integri, e ci riconsegna un aspetto di vita dentro cui ancora oggi possiamo immergerci, e non senza una certa emozione.
L’edificio che spicca su tutti gli altri è la massiccia torre, costruita a metà del 1500.Era estremamente difesa, da diverse caditoie, vere e proprie “bocche di fuoco” che avrebbero scoraggiato assalti estemporanei.
L’insediamento era dotato di tre pozzi per il rifornimento d’acqua. Ovviamente l’intero villaggio era fortificato e murato. In un locale della torre centrale vi era la prigione, interamente graffita dai “ricordi” dei prigionieri.
Le figure riprodotte sono le classiche di questi ambienti: navi, mani, uomini. Ovviamente alla cittadina non mancava la chiesa. Costruita intorno al 1589, era dedicata a San Vito e conserva ancora qualche affresco ed un altare integro.
Oltre all’altare, epigrafi ed elementi architettonici.
L’insediamento era dotato di tre pozzi per il rifornimento d’acqua. Un frantoio costituiva l’attività “industriale” del borgo, che macinava le olive degli alberi di cui era circondato.
Ovviamente, Roca nuova è disabitata da tempo. Ma una visita in questi luoghi certamente non mancherà di far rivivere nel visitatore immagini d’altri tempi!


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non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

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