Il Salento è avvelenato, altro che Xylella! – di Giuseppe Vinci

di Giuseppe Vinci

Il #Salento è avvelenato, altro che Xylella!

Estratto dal post facebook

Il Salento sta morendo lentamente e inesorabilmente soprattutto a causa delle pratiche agronomiche folli, senza controllo e senza criterio che si protraggono ormai da 50 anni. Pratiche che hanno portato i suoli salentini alla più totale sterilità, al deserto che avanza. Un’agonia indotta anche da ogni sorta di inquinamento ambientale dovuto alle tantissime di discariche tossiche disseminate ovunque.

Seccano gli olivi del Salento così come seccano le vite umane. Il Salento batte tutti i record europei per insorgenze tumorali e morti per cancro.

L’aspetto più assurdo e grottesco è che nonostante le evidenze sono alla luce del sole, c’è chi, soprattutto tra gli addetti ai lavori (agronomi, associazioni di categoria e rivenditori di fitofarmaci in prima fila!), fa finta che tutto ciò non esista.

Ancora più grottesco e folle è l’imposizione in pieno stile da regime totalitario, del decreto Martina che prevede in tutto il Salento fino a Fasano-Taranto, l’uso massiccio di pesticidi per il controllo della Sputacchina accusata di essere il vettore del batterio fastidioso. Come se non fossimo già abbondantemente avvelenati!

Frequento il Salento da quando avevo 8 anni, quando scendevo giù con mio padre per lavoro. Poi a 20 anni ho preso il suo posto. Sono più di trent’anni che bazzico in lungo e in largo in queste terre che, quasi quasi, conosco molto meglio dei miei luoghi di origine, e mi sento più Salentino che fasanese.

Sul finire degli anni ’70 ho visto nascere decine e decine di oliveti, quando c’era l’Aima che elargiva contributi fino a 2000 lire a pianta (e quante carte false sono state fatte, e quanti processi, sequestri, verbali, cause si sono susseguite fino alla fine degli anni ’90, le cronache di quegli anni sono piene, basterebbe andare negli archivi delle emeroteche comunali!).

Ho visto realizzare impianti irrigui negli oliveti (sostenuti finanziamenti pubblici), quando dalle nostre parti non si usavano (per ovvie ragioni, visto che qui da noi, almeno allora, c’erano soprattutto sesti di secolari monumentali), e nel giro di pochi anni ho visto questi impianti lasciati in preda al più totale abbandono.

Sul finire degli anni ’90 poi ho cominciato a notare i primi fenomeni di defogliamento e disseccamento degli oliveti. E non sono affatto l’unico che ha memoria di questi fenomeni che, negli anni, sono andati sempre intensificandosi, fino alle condizioni attuali.

L’unica cosa che la maggior parte dei salentini ha saputo fare è intascare il contributo al reddito per l’olivicoltura e usare tonnellate di ogni sorta di pesticidi. Addirittura la maggior parte dei salentini ancora fa uso di fungicidi per ammazzare i lombrichi per il semplice motivo sono d’intralcio alla raccolta delle olive fatta rigorosamente da terra con scopatrici meccaniche! Ma cosa si sperava di ottenere dopo 50 anni di pratiche agronomiche criminali, il miracolo!?

A causa di queste mie riflessioni sono spesso accusato di trattare la questione lontano dalle sedi opportune. A me sembra l’ennesimo tentativo di mettere la testa sotto la sabbia e non assumersi le dovute responsabilità. Ritengo convintamente che la sede più opportuna, l’unica che personalmente riconosco come valida ed efficace, sia la coscienza individuale, cioè quella che è andata a farsi benedire e che ha portato alle condizioni attuali!

Quando il Salento si sveglierà e affronterà il problema senza mentire a sé stesso, forse quel giorno si inizierà a cambiare la storia e la qualità della vita.

P.S.: queste mie riflessioni non sono un tentativo di negare l’esistenza del batterio, il quale tra l’altro, stando ai risultati (alcuni definitivi come quelli pubblicati dal dott. Scortichini, direttore del CREA di Caserta), dimostrano come il batterio sia un patogeno di debolezza con il quale è possibile convivere senza dover realizzare il deserto a causa di misure imposte arbitrariamente e senza fondamenti scientifici.

PP.SS.: nei commenti trovate alcune testimonianze di quanto da me affermato.

di Giuseppe Vinci


VEDI ANCHE :

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  • Tumori nel Salento/4: l’Arpa: “Limitare le emissioni o allargare i cimiteri”

  • Udine, 38 agricoltori indagati per disastro ambientale: con i loro pesticidi hanno sterminato decine di migliaia di api

https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/05/05/udine-38-agricoltori-indagati-per-disastro-ambientale-con-i-loro-pesticidi-hanno-sterminato-decine-di-migliaia-di-api/4335476/

  • The olive quick decline syndrome (OQDS) diffusion in Apulia Region: an apparent contradiction according to the agricultural model

https://journals.openedition.org/belgeo/20290

  • Glifosato, tutto quel che c’è da sapere

https://www.focus.it/scienza/scienze/pericolo-glifosato-quello-che-ce-da-sapere

  • Xylella? Le vere cause del CoDiRO sono glifosato, veleni e criticità del sistema

https://ilfoglietto.it/approfondimenti/temi-di-discussione/4083-xylella-le-vere-cause-del-codiro-sono-glifosato-veleni-e-criticita-del-sistema.html


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dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.

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a cura di Giovanni Greco