Il Rosolio il liquore del passato rinascimentale – forse introdotto nel Salento dagli umanisti di Otranto nel XVI sec

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ricerche a cura del dott Giovanni Greco con il contributo di Elio Francesconemedioevo

Il Rosolio “il liquore del passato” rinascimentale – forse introdotto nel Salento dagli umanisti di Otranto nel XVI sec

di Giovanni Greco

Questa ricerca sul ROSOLIO è nata quasi casualmente. Son partito da un post dell’amico Elio Francescone (che trovate in fondo alla pagina) e immediatamente ho collegato il tutto con alcune altre mie ricerche che avevo fatto tempo fa. Ed ecco qui cosa ho scoperto! Che “probabilmente” il liquore del rosolio deve essere stato introdotto nell’intero meridione attraverso  il  Monastero di San Nicola di Casole di Otranto nel Rinascimento salentino, grazie al filosofo Sergio Stiso nativo di Zollino.

Il Cinquecento è stato il “secolo dei Genovesi” e il Salento in quel periodo ha avuto frequenti contatti con la corte di Lorenzo De’ Medici. La presenza di potenze economiche forestiere nel mercato locale, mista al fiscalismo di Carlo V, determinò la vendita e l’alienazione di parte dei feudi, come anche il sorgere di dazi sulle spezie. Fra il Seicento e il Settecento poi, l’arte culinaria meridionale si implementò ulteriormente con l’uso dello zucchero raffinato e le successive tecniche di estrazione e cristallizzazione dalla barbabietola da zucchero. Siamo agli albori del Rinascimento in Terra d’Otranto quando si sviluppava l’ellenismo con i dotti dell’umanesimo greco come l’illustre filosofo Sergio Stiso (Zollino, 1458 – 1535 ca), che studiò nel Monastero di San Nicola di Casole ad Otranto. Stiso ebbe rapporti culturali con i più importanti centri intellettuali del tempo e il suo prestigio giunse sino a Firenze, presso la corte di Lorenzo dei Medici. Sappiamo che nel 1491 Giano Lascaris, umanista e bibliotecario della famiglia dei Medici, prima di imbarcarsi per la Grecia, si recò a Zollino in visita presso la casa di Sergio Stiso e al quale commissionò la trascrizione di alcuni testi destinati alla Biblioteca Laurenziana di Firenze. Quella è stata anche l’età di altri personaggi importanti del Salento come il famoso Matteo Tafuri di Soleto, (conosciuto come il Nostradamus Salentino), e Antonio de Ferrariis (detto il Galateo), studioso delle humanae litterae.  In quell’epoca nel Salento si viveva un fermento culturale molto elevato, tant’è che sulle architravi degli edifici frequentemente erano incise iscrizioni in lingua latina e greca. La conoscenza diffusa spaziava quindi in virtù di vari influssi, pertanto … dalla letteratura alle arti culinarie per restare sul pezzo …  

Queste informazioni danno un quadro di riferimento dell’ambiente culturale in cui le arti culinarie salentine continuarono ad incrociarsi e ad “alimentarsi” di novità e sperimentazioni in cucina (…) Difatti, nonostante molte regioni rivendichino la paternità di questo favoloso liquore, comunque personalmente ipotizzo che molto probabilmente alcune di quelle ricette passate dalle mani degli umanisti salentini devono esser state inoltrate nell’intero meridione proprio tramite quel “certosino” lavoro della scuola di copisti di Stiso e dei suoi allievi, tra i quali Aulo Giano Parrasio, Matteo Tafuri. Infatti ritengo concreto ipotizzare che fra quei testi siano state manoscritte anche le ricette piemontesi ad esempio del rosolio, e poi, tramite loro, questo tipo di liquore deve essersi inoltrato nei conventi (probabilmente femminili) del sud Italia come nel resto del Salento ovviamente.

Quella soluzione liquorosa dell’Italia rinascimentale nacque proprio presso la corte di Caterina de’ Medici e si diffonderà dal Piemonte alla Sicilia.  Era “preparato con alcol, zucchero e acqua nella stessa proporzione, con in più un’essenza che gli dà nome” . La farmacopea faceva un elisir denominato ros solis, derivato dalla Drosera rotundifolia L. e originario della Dalmazia, che significa “rugiada del sole”. Le parole della pianta carnivora Drosera e della pianta rosolida provengono dal greco e significano “coperto di rugiada”; infatti le drosere sembrano essere ricoperte di rugiada. Nel tempo la parola ros solis si sviluppò in rosolio, interpretato come liquore fatto con i petali delle rose macerate in alcol. Il rosolio derivato dai petali di rosa fu poi utilizzato come base per la preparazione di altri liquori; pertanto esistevano più varianti di rosolio : alla rosa, alla salvia, al timo, al basilico, alla menta. alla malva  ecc.  Ad esempio, come spesso accadeva in epoca rinascimentale, in quel tempo nei conventi meridionali nel nostro Salento si concentrava buona parte della conoscenza botanica e degli usi di spezie ed erbe “medicamentali” diremmo oggi, quindi frati e suore poterono preparare il rosolio spesso abbinato con le nostre piante selvatiche : salvia, limone, alloro, basilico, malva e finocchietto o con frutta; con questi elementi le suore preparavano un rosolio anche diverso da quello fatto unicamente con petali di rosa. L’aroma intenso e delicato del rosolio si è poi affermato durante il periodo borbonico con l’affermarsi di varie distillerie.

Nel testo del 1697Teatro Gallico, o vero la monarchia della Real casa di Borbone in Francia” su Luigi XIV di Borbone (detto il Re Sole o Luigi il Grande, membro della casata dei Borbone nonché il sessantaquattresimo re di Francia) – (Cfr: qui) a pag 444 si fa menzione del rosolio :
d’una salata di Lattuche Romane anche nel verno; d’un buon pezzo di formaggio Parmigiano, d’un Bacile à piramide di varie sorti di Confetture, di sei fiaschi di vino tre d’Alicante, 8 altri tre d’Hippocraso, con qualche Fiaschetto di Rosolio”.

Ulteriori informazioni storiche sul Rosolio si hanno nel “Manuale del credenziere, confetturiere e liquorista di raffinato gusto moderno” del 1831 a cura di Vincenzo Agnoletti, credenziere e liquorista dell’Arciduchessa d’Austria Maria Luigia, duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla.

Il rosolio è molto presente anche in letteratura e nel cinema,

come nel film di Bertolucci “Novecento”, poi in letteratura ne “Le Avventure di Pinocchio” di Collodi quando la fata turchina regala un confetto ripieno a Pinocchio. Pirandello lo “usa” : ne “Il Fu Mattia Pascal” quando al protagonista ne è offerto un bicchiere dalla vedova Pescatore. Sempre nel cinema con Totò e “La banda degli Onesti” quando Totò offre un bicchiere di liquore al maresciallo; e infine ne «Il Gattopardo» di Giuseppe Tomasi di Lampedusa con una metafora risorgimentale. Cfr (qui) pag 107

In tutto questo arco di tempo – che si estende dal Rinascimento al Risorgimento – soprattutto dalla metà dell’800 anche qui nel Salento il rosolio diverrà il liquore delle signore, grazie al moderato grado alcolico (tra 25 e 35 %) e per il fatto che risultava ottimo per tutte le  occasioni, come le feste di famiglia, i battesimi, i matrimoni, oppure era offerto ai sposi novelli come augurio per un futuro felice, prospero e duraturo.

ricerche storiche e documentarie a cura di Giovanni Greco


“Alla ricerca del tempo perduto”: “lu risoliu”!

di Elio Francescone 

Nei tempi più recenti il rosolio è stato poi custodito gelosamente nelle credenze delle nostre nonne, come ricorda l’amico Elio Francescone.

“I ragazzi di oggi, forse, non sanno neppure cosa sia il rosolio.
Eppure, fino ad almeno una cinquantina di anni orsono, dalle nostre parti, era un elemento importante non solo nelle occasioni, negli accadimenti come un matrimonio, un battesimo, una celebrazione lieta che metteva insieme più persone, … ma anche nel quotidiano, in quella che oggi si definirebbe, con termini, linguaggio ed espressione più adatta la cosiddetta … “vita di relazione“ … delle famiglie. Era definito “il liquore delle signore“. Infatti, allora, una signora che beveva un bicchierino di rosolio era una cosa normale, anzi graziosa e gradevole, quasi elegante. Va anche detto, a beneficio di una sommaria e parzialissima ricostruzione del contesto, che Whisky, Cognac, Brandy, Vodka, o erano semplicemente sconosciuti, … oppure considerati vizi da beoni, più o meno alcolizzati, da praticare non in privato ma addirittura in segreto.

Era stabilmente presente, praticamente insostituibile, nelle celebrazioni liete come matrimoni e battesimi. Questi accadimenti avevano luogo rigorosamente in casa, perché non c’era alternativa. L’idea del locale pubblico, del ristorante (che non c’era) o del bar, non si era ancora fatta strada. I gusti erano molteplici ma si privilegiavano quelli a colori marcati, che facevano ovviamente più scena. Ricordo l’alchermes, il curacao, il mandarino, l’amarena, il caffè, l’albicocca, il maraschino, la menta, …….. Un campo, quindi, di estesa applicazione del rosolio erano le famiglie. Proprio (ma non solo) perché poteva essere offerto alle signore e da queste accettato, visto che non necessitava di particolari tecniche di conservazione, ecc. era presente in tutte le case e veniva tirato fuori in tutte le occasioni in cui si voleva mostrare gradimento ad un ospite, ad una visita, ad un incontro.

Ma nelle famiglie si introduceva un aspetto che, nei matrimoni, era sconosciuto : quello della presentazione. Così spuntavano delle bottiglie particolari, di sagome e fogge ricercate, intagliate, di colorazioni forti o sfumate, con fregi floreali o immagini marziali, con tappi elaborati al limite tra l’artistico e l’eccentrico“ (Tratto da ilgiornaledilipari.it)

NB: La “rosoliera” era un servizio formato da una bottiglia di cristallo con bicchierini, usato per servire il rosolio … Nella foto: la “rosoliera” che conservo. Con la sua bottiglia decorata con fiori e i bicchierini a corredo alloggiati in un piccolo e armonico scheletro di legno, era della madre di mia nonna materna, Vita Battista: quindi, supera i 100 anni…

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L’abbazia di San Nicola di Casole


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Ricerche a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”. BelSalento è un progetto a cura del dott Giovanni Greco

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Giovanni Greco, dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell'aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l'agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com - arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari - Servizi di Fruizione Culturale”.

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