Il pipistrello nel Salento

a  cura del dott. Giovanni Greco

Rhinolophus_mehelyi-cropped

Il pipistrello nel Salento

sono gli unici mammiferi che volano. Si chiamano col nome scientifico Chirotteri, dal greco antico “cheiropteros”, una parola composta da “cheir” (mano) e “pteròn” (ala). Sono presenti sulla Terra da ben 52 milioni di anni. Sono a rischio estinzione e per questo, dal 1939 sono protetti per legge e ne è vietata l’uccisione, la vendita e la detenzione.

Il pipistrello è l’unico mammifero che vola, come una sorta di uccello tetro, con il muso di topo o ratto, di gatto, di volpe o di lepre. Le sue ali sono costituite da una membrana di pelle scura che ricopre lo scheletro degli arti e delle dita, che sono molto allungate. E’ un animale notturno munito di un radar ad ultrasuoni. Il suo corpo è appiattito e dorme appeso, capovolto. Spesso nella cultura popolare è stato affiancato al mondo dei sogni, dei folletti o degli incubi degli spiriti, dei diavoli e delle streghe, o più facilmente al mondo dei vampiri e dell’occulto.

Nel 2015 un pipistrello nano, un esemplare di “Pipistrellus pipistrellus” è stato salvato dai volontari dei Ranger d’Italia e poi ricoverato al centro di recupero fauna selvatica del Museo di Storia Naturale di Calimera. Mentre la specie mediterranea del pipistrello “ferro di cavallo” di Mehely (Rhinolophus mehelyi) cfr ; https://it.wikipedia.org/wiki/Rhinolophus_mehelyi è tornato a popolare l’’Italia peninsulare. Infatti sono state avvistate alcune colonie nella grotta Zinzulusa – a 50 anni di distanza dall’ultimo avvistamento. Questa specie mediterranea è ancora presente con numerosi individui in Sardegna e con due sole colonie in Sicilia, ma la si riteneva estinta in Italia peninsulare. L’ultimo avvistamento risaliva agli anni Sessanta del secolo scorso, in Puglia. Ed è proprio in Puglia che la specie, a 50 anni di distanza dall’ultimo avvistamento, è stata riscoperta, nella bellissima grotta marina Zinzulusa, in provincia di Lecce, da un gruppo guidato da Gianna Dondini del Centro Naturalistico e Archeologico dell’Appennino Pistoiese. cfr : http://www.nationalgeographic.it/natura/animali/2014/05/27/news/sciacalli_in_alto_adige_e_il_ritorno_del_pipistrello-2159643/

Questi simpatici mammiferi hanno abitato il nostro territorio sin dalla notte dei tempi nelle campagne e lungo le coste; storicamente il loro guano è stato un ottimo fertilizzante per tutti i tipi di piante. La loro dimora è nelle grotte, nelle spaccature nei muri come anche nelle cavità degli alberi. Sono ottimi sterminatori di insetti nocivi e sono talmente sensibili ai cambiamenti ambientali, che grazie alla loro presenza, o assenza, gli ecologi possono monitorare lo stato degli habitat in base ai livelli di attività e di diversità della chirottero fauna.

Il guano prodotto dai pipistrelli insettivori ha un maggior contenuto di azoto, mentre il guano dei pipistrelli che si nutrono di frutta ha un contenuto maggiore di fosforo. Il guano più fresco contiene più azoto, di quello che si è accumulato da tempo. Ricordiamo che il guano di pipistrello è facile da riconoscere, anche se spesso è scambiato con le feci di topo. Come nel topo, infatti, le feci sono cilindriche e di colore scuro, ma al contrario dei topi le deiezioni di pipistrello non portano la leptospirosi. E’ possibile riconoscere il guano perché se schiacciato si sbriciola e si vede una polverina luccicante: il residuo delle parti più dure degli  insetti predati (invece le deiezioni di topo si spaccano ma non ri sbriciolano).

chirotteriIn Puglia nel 2011 era stata avviata una campagna divulgativa a difesa dei pipistrelli per inibire l’uso di fitofarmaci e pesticidi in agricoltura (nocivi anche per l’uomo) a vantaggio della lotta biologica così come avviene per esempio nelle aree intorno alla città di Austin in Texas dove questi animali fanno risparmiare ogni anno circa 750.000 dollari in termini di danni evitati alle coltivazioni e di minor spesa per l’acquisto di pesticidi. Il Parco naturale regionale Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase nel 2011 aveva promosso la conservazione dei chirotteri nelle grotte costiere con un progetto, approvato e finanziato dalla Regione Puglia, che prevedeva anche la salvaguardia delle grotte, loro habitat d’elezione e oggetto di interesse comunitario (direttiva HABITAT 1992/43/CE). Il progetto, elaborato di concerto con l’Università del Salento (dipartimento di Scienze, Tecnologie biologiche e ambientali) prevedeva quindi alcune precise azioni di tutela: la protezione di alcune grotte costiere attraverso dei divieti di transito, l’installazione di bat-box, la distribuzione di abbeveratoi nei periodi estivi, il monitoraggio  e la sorveglianza sanitaria dei mammiferi. 

Nelle oltre 130 grotte salentine sin dalla preistoria vivono ancora oggi alcune colonie di Chirotteri che, come sappiamo, pendono dal soffitto, ad esempio nella Grotta dei Cervi a Porto Badisco a Otranto, questa fu decorata da iscrizioni d’età neolitica realizzate appunto con guano di pipistrello.
cfr : http://www.cipolliane.info/pdf/osservazioni.pdf

Grotta Zinzulusa
(Castro)
Nella Sala del Duomo, all’inizio del ramo che conduce al Lago Cocito, in una nicchia del soffitto a circa 8-10 m di altezza é presente un fitto gruppo di pipistrelli, costituito da 150-200 esemplari. La colonia appare formata per circa 2/3 di grandi Myotis (Myotis myotis o Myotis blythi) e per circa 1/3 di Rhinolophus euryale. Non è stato possibile accertare se si tratti di una “nursery”, ma ciò sembra abbastanza probabile, data la tipologia della colonia, le caratteristi- che della grotta e il periodo stagionale. Nel grande cavernone iniziale della grotta, invaso dal mare, sono stati osservati a lungo in caccia notturna alcuni esemplari di Pipistrellus kuhli che probabilmente trovano rifugio nelle strette fessure del soffitto.
Grotta Grande del Ciolo o Bocca del Pozzo
(Gagliano del Capo).
Questa grotta era stata indicata come molto ricca di pipistrelli, ma al momento della visita sono stati osservati solamente 5 esemplari di Rhinolophus ferrumequinum in movimento, nel lato destro ascendente del grande salone iniziale della cavità, in zona parzialmente illuminata. Si ritiene quindi che la cavità sia poco utilizzata dai pipistrelli, almeno nel periodo estivo. In altre due cavità costiere, la Grotta del Quadrano e la Grotta Matrona (Tricase), nonostante le indicazioni avute da terzi, non è stata invece riscontrata alcuna presenza di pipistrelli. In nessuna delle grotte visitate è stato osservato il Rhinolophus mehelyi che era stato indicato in passato per la Grotta Zinzulusa (ARIANI, 1969). Rimangono pertanto dei dubbi sulla reale presenza attuale di questa specie nel Salento e nell’intera Puglia, in quanto in questa Regione non viene più segnalata da almeno 30 anni. In particolare per la Zinzulusa, non sono state osservate altre specie già precedentemente segnalate da altri autori, quali Miniopterus schreibersi (ARIANI, 1969; LANZA, 1961; PARENZAN, 1958 e 1983) e Myotis capaccinii (PARENZAN, 1958 e 1983) che probabilmente non fequentano più la grotta o vi transitano in altri periodi dell’anno. In conclusione si può affermare che molto resta da fare per la conoscenza dei Chirotteri del Salento e quindi è questo un settore che merita sicuramente maggiore interesse da parte
degli studiosi. Per le grotte oggetto del presente lavoro in particolare rimangono varie problematiche aperte, quali: a) ricostruire la dinamica della popolazione della Grotta della Monaca, b) stabilire se la colonia di Grotta Zinzulusa è una nursery e quale delle due specie di grande Myotis sia realmente presente, c) confermare l’esistenza o meno di una grande colonia di pipistrelli nella Grotta Grande del Ciolo.

Lo sapevate che …

• se entrano in casa basta spegnere la luce, aprire la finestra, lasciare la stanza e.. se ne vanno da soli!

• non si attaccano ai capelli.

• sono tra i mammiferi più diffusi al mondo e vivono dappertutto, tranne che ai Poli.

• in Italia sono presenti con ben 34 specie conosciute, tra cui il pipistrello albolimbato, il pipistrello di Savi, il pipistrello Nano, l’Orecchione e il Molosso di Cestoni.

• nel mondo sono presenti con oltre 1232 specie (aggiornato al 2008).

• quelli italiani sono insettivori.

• sono creature timide ed inoffensive.

• quelli italiani hanno una lunghezza media tra 3 e 11 cm.

• non si costruiscono il nido ma vivono, in gruppo, all’interno di rifugi comuni chiamati roost (grotte, cavità degli alberi, fessure dei muri).

• non sono ciechi e usano gli occhi per vedere.

• hanno anche un sistema di ecolocalizzazione basato sull’emissione di ultrasuoni che permette loro di evitare gli ostacoli anche al buio grazie all’eco di ritorno.

• di giorno riposano ed escono la notte per andare a caccia.

• in una sola notte riescono a mangiare fino a 2000 insetti grandi come una zanzara.

• al ritorno da una notte di caccia arrivano a pesare anche tra il 25% e il 50% in più.

• a novembre si ritirano nel rifugio invernale e vanno in ibernazione.

• in primavera si trasferiscono nel rifugio estivo, a volte a centinaia di km da quello invernale.

• partoriscono in estate, di solito un solo piccolo e raramente due

• le mamme pipistrello hanno un forte istinto materno e allattano i piccoli per circa un mese.

• in caso di pericolo, mamma pipistrello riesce a trasportare volando un piccolo che pesa più della metà del suo peso.

• non è detto che colonizzino subito le BAT-BOX ed è necessario lasciarle almeno 3 anni nella stessa posizione.

• sono ottimi bioindicatori della qualità ambientale, cioè dove vivono loro vuol dire che si vive bene.

• in Italia, oltre all’uomo, tra i suoi predatori ci sono falchi, barbagianni, corvi, ghiri e gatti.

• non appartengono all’ordine dei roditori e quindi non sono “topi volanti”.

• non succhiano il sangue come i vampiri anche se in Centro e Sud America esistono tre sole specie ematofaghe (sulle oltre le 1232). Di queste tre, due Diaemus youngi, Diphylla ecaudata si nutrono di sangue di rettili o uccelli mentre solo uno Desmodus rotundus di sangue di mammiferi incidendo la pelle del bestiame e nutrendosi del sangue, senza lasciare grosse conseguenze sull’animale.

• ad Austin, in Texas, vivono in una colonia di oltre 4 milioni di individui.

Nei dialetti salentini è conosciuto in vari modi :

cfr https://fgranatiero.wordpress.com/2011/11/22/il-pipistrello-nei-dialetti-ditalia-2/

arturìgghiula (LE) s. [deform. del gr. nykterídula ‘pipistrello’]attavìvala, attavía (LE) f. [deform. del gr. nykterida id.].
attuvìcchiula (LE) f.; v. arturìgghiula.
azzalitédda (Otranto LE) f. [gr. psalídion ‘forbici’ per il movimento del volo].
defterìkula (LE) f. [deform. del gr. nykterídula, dim. di nykterís id.].
diaulicchiu (BR, LE) m. [‘diavoletto’].
diavulicchiu (Brindisi) m.
fəttəvècchia, fəttəlècchia, fittivècchia (BR) f. [‘fotti-vecchia’].
frəttəvècchiəla (BR) f.; v. fəttəvècchia.
fsalìta (LE) f. [gr. psalìdion ‘forbici’ per il movimento del volo].
fsalitèddha (LE) f.; dim. di fsalita.
gattapinnèddha (Mormanno CS) f.
gattapìgnula (LE) f.; v. kattavíula.
grattapígnula (LE) f.; v. kattavíula.
jattavìgghiula (BR), jattamìgnula (LE), jattamìngula, jattanìkula, jattanìula, jattìkula (TA) f. [deform. da nykterídula o laktarídula id.].
jattuvìgghiulu, jattumìgghiulu, jattavègghiulu (BR), jattaruìgghiu, jatturìju, jattunìu (TA) m.; v. jattavìgghiula.
kattapìgnula (Otranto LE) f.
kattavìula, kattavìvula, kattavìvala, kattavìjula, kattuvìja, kattuìgghiula, kattuvìvala, kattivìula, kattivìvula, kattuvìcchiula (LE) f.; v. attavìvala.
kattimìgnula(LE) f.
kattupìgnulu (LE) m.
laùru di notte (BR) m. [lat. volg. agurium = augurium].
lindinèddha di nètte (LE) f. [‘rondinella della notte’].
malacíəddə (Bari) m. [‘cattivo uccello’]
martuègghiu, martuìgghiu (BR), martuègghiə (Ceglie Messapica BR) m.; v. nattavègghiulu.
nattavègghiulu (BR) m. [cfr. il cal. nottivìgliula id.]; v. kattavìula.
ninninedda (BR) f. [‘rondinella’].
nuattavègghiulu (BR) m. [cfr. il cal. nottevìgliula id., deform. del gr. nykterídula, gr. ant. nykterida id.].
pappastrighə (Bari) s.
parpagghiòwnə (Bari) m. [lat. papilio, -onis ‘farfalla’, fr. papillon, ant. it. parpaglione].
parpagghìuèculu (TA) m.
passapìttula (LE) m.; v. kattapìgnula, kattimìgnula.
pəpəstriddə (TA) m.
pondikò agrikò (Calimera LE) m. [gr. mod. pondikós ‘topo’; gr. agrikòs ‘campestre’].
pondikò apedastò (Sternatia LE) m. [gr. pondikòs metaktòs ‘topo alato’].
pondikò volatèo (Martignano LE) m.
rananèdda (LE) f. [‘rondinella’].
rattulìgghiula, ratturìgghiula (LE) f. [deform. del gr. nykterídula id.]; v. arturìgghiula, kattavìula.
rənnənèddə də la nòttə (Bari) f.
rettuwagghiə (Altamura BA) s.
salitèddha (Castrignano dei Greci LE) f.; v. fsalitèddha.
sòrice d’India, surgedìndia, surgetìndio, surgidindu, surgerignu, surgitignu, sòrice-lìndiu, sòrice-lindu, sòrice lìnnine, sòrice-lindru, sòrge-lìndiu, surgi-lìndiu, surgi-linnu, surge-lìndiu, sòrgi-lindu, sòrgia-lindu (LE), sòracə-lìndiu, surgelindu (BR) m. [‘sorcio d’India’].
ssalita (Martano LE) f. [gr. ant. psalís, gr. mod. psalìda ‘forbice’]; v. fsalita.
strippa ti tiàulu (LE) f.
surge kull’ale (LE, BR) m. [‘sorcio con le ali’].
surge-puèrru, surgi-puerru, surge-cuèrru (LE) m.
surge te nòtte (LE) m. [‘sorcio della notte’].
surge ulatèu, surge volante, surge volantinu(LE) m.
tartarìkula (LE) f. [deform. del gr. defteríkula].
tattawègghiulu, tattawègghiu (BR) m. [deform. di nattavègghiulu].
tiaulìcchiu (LE, BR) m. [‘diavoletto’].
tiflopòndiko zze t’aèri (Soleto LE) m. [gr. tyflopòntikos ‘topo cieco’].
tìmbili-tòmbuli (Soleto LE) s.
travagghiawlə (Puglia) s.
turtuvagghia (BR, TA), turtuàgghia, turtuegghiə, turtəvègghiə, turtuàgghiə (TA) f.; v. turtuvàgghiula.
turtuvàgghiula (BR), turtuàgghiula, turtuàgghiələ (TA) f.; v. natavègghiulu, arturìgghiula.
turtuvìgghiulu (TA) m.; v. arturìgghiula.
vuttuvàsciulu (BR), vəttəvigghiə, vəttvugghiə (TA) m. [cfr. il sal. kattavìjula id., cal. nottivìgliula, luc. nattəvigliə id., deform. del gr. nykterída id.]; v. nattavègghiulu.
zzalitèddha (LE) f.; v. fsalitèddha.


Le BatBox per la ripopolazione dei pipistrelli – I pipistrelli mangiano 2.000 zanzare ogni notte

* … i pipistrelli sono degli ottimi indicatori della qualità dell’ambiente e dell’ecosistema e noi tutti dovremmo far ripopolare le nostre terre. Io ho fatto delle Bat Box come nell’esempio in foto, che metterò a circa 4 metri dal suolo … aspettando che vengano abitate da questi meravigliosi e simpatici “amici” volanti 😉

Ricerche a cura del dott Giovanni Greco
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AsimovSe la conoscenza può creare dei problemi,
non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

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