Il melograno (sita in dialetto) dai chicchi miracolosi e il vino di melograno, una bevanda preistorica

a cura del dott Giovanni Greco

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Il melograno (sita in dialetto) dai chicchi miracolosi e il vino di melograno, una bevanda preistorica.

Frutto del Melograno – foto di Maria Pacoda

Il “melograno” è una fonte di acido ellagico, contenuto anche nei lamponi, nelle fragole e nelle noci, che indurrebbe la morte delle cellule cancerose. Questa pianta produce fiori tubulosi di colore rosso da cui si generano, poi, i frutti commestibili, sempre rosso/arancio, dalla scorza coriacea e dalla polpa dal sapore acidulo, eppure gustoso, tipicamente frammentata in grani. E’ una pianta resistente all’aridità estiva come anche alle temperature invernali del Mediterraneo e ad ogni tipo di malattia. Nel linguaggio dei fiori è considerato il simbolo della fecondità ed è noto come un portafortuna. E’ un vaccino naturale contro il raffreddore ed ha proprietà antiossidanti, antianemiche e protettive del sistema digerente. Contiene proteine, carboidrati, potassio e minerali. Il succo di melagrana è un’eccellente sorgente di vitamina C e del gruppo B, di potassio e di notevoli quantità di Polifenoli antiossidanti. Il melograno contiene urolitina A che rallenta il decadimento e l’invecchiamento muscolare. Il suo frutto possiede proprietà terapeutiche e antitumorali, essendo estremamente ricco in flavonoidi, potenti antiossidanti che proteggono il cuore e le arterie. Il succo di melograno riesce ad inibire il moto delle cellule tumorali e ad azzerare la loro diffusione. E’ considerato un potente scavenger perché protegge le cellule dall’azione ossidante dei radicali liberi, contrastando così il processo dell’apoptosi e dell’invecchiamento precoce dell’intero organismo. Una bevanda preistorica e miracolosa.

Dal «Dailymail.co.uk» si legge che alcune componenti del succo di melograno. La scoperta è stata fatta da un gruppo di ricercatori della University of California che hanno presentato i risultati del loro studio all’American Society for Cell Biology di Philadelphia.
I benefici del melograno :
– tumore alla prostata: il succo di melograno rallenta la progressione del cancro suddetto. Inoltre, il suo regolare consumo aumenta nelle persone operate e sottoposte a radioterapia gli effetti benefici della cura ed abbrevia sensibilmente i tempi di recupero;
– tumore ai polmoni: bere succo di melograno può aiutare a ridurre lo sviluppo delle cellule del cancro ai polmoni e risulta un valido aiuto per la prevenzione;
– tumore alla mammella: inibizione della proliferazione delle cellule cancerogene del seno.
Di nuovo è la natura a venire incontro all’uomo.
E di solito non avviene quasi mai il contrario.
(Tratto da uno studio di ricercatori della University of California)

Il succo del melograno serve per fronteggiare l’arteriosclerosi (ne attenua l’indurimento delle pareti delle arterie), per migliorare la circolazione cardiovascolare (per controllare la presenza del colesterolo cosiddetto “cattivo” nel nostro sangue). L’acido ellagico presente in questo estratto (come nelle fragole, nell’uva), riesce poi a causare la morte delle cellule cancerogene (apoptosia), quindi a rallentare la progressione dei tumori alla prostata, ai polmoni ed al seno. Da recenti ricerche è risultato che il succo del melograno assunto regolarmente dalle donne in menopausa, ne migliora sensibilmente i disturbi (attenua perfino gli stati depressivi).

Ha orgini antichissime presente nell’area costiera del Mediterraneo sin dall’epoca preistorica; è uno dei più antichi frutti coltivati; proviene da una regione geografica dall’Asia sud-occidentale che va dall’Iran all’Himalayana dell’India settentrionale e dalla Persia all’Afganistan; presente sin dall’antichità nel Caucaso e nell’intera Macchia mediterranea, in Armenia, Azerbaigian, Turchia, Israele, e nelle parti più aride del Sud-Est Asiatico, dall’Arabia al Pakistan, Malesia, Indonesia; è inoltre coltivato nelle regioni aride dell’Africa tropicale. gli Arabi chiamarono la città spagnola di Granada in onore di questa pianta. La pianta venne diffusa dai mercanti Fenici, Greci, Romani e Arabi. I colonizzatori spagnoli la introdussero in America latina nel 1769.

Nell’antichità le gemme lucide dei semi e il succo del melograno erano alimenti; o anche in polvere sia come medicinale sia come tintura. Nella Magna Grecia la sua polvere veniva aggiunta nei vini rossi, i romani invece seccavano la buccia per conciare le pelli. Gli Ebrei facevano fermentare il “mosto di melagrana” per farne delle bevende; ne parla la Bibbia. Maometto nel corano dice: “mangia melagrana in quanto purifica il corpo dalla gelosia e dall’odio”.

Nei santuari messapici (attivi nel VI secolo a.C. fino all’età romana), del capo di Leuca e di Oria, dedicato quest’ultimo alle divinità Demetra e Persefone, si svolgevano culti in grotta legati alla fertilità, e gli scavi archeologici hanno evidenziato numerosi resti combusti di maiali (legati alle due divinità) e di melograno. Come anche nella Tomba messapica di Egnazia, detta “del Melograno” (del IV-II secolo a.C.). Pare che le stesse divinità dell’antica Grecia : Venere e Giunone, considerassero il melograno una pianta sacra per le proprietà dei suoi semi, cioè che donassero l’immortalità.

Omero, Teofrasto, Dioscuro, Plinio e Ippocrate hanno sottolineato le sue proprietà terapeutiche. Ippocrate, il padre della medicina, conosceva le sue azioni antielmintiche (antiparassitarie) e antinfiammatorie; consigliava succo di melagrana come afrodisiaco e contro i bruciori dello stomaco. Dioscuro e Plinio consigliavano una tisana a base di buccia e radice di melagrana per eliminare i parassiti dell’intestino e radici essiccate bollite come tisana per patologie ginecologiche. La medicina persiana consigliava le tisane di fiori rossi di melograno per la cura dei dolori di stomaco ed il succo mescolato ad olio di oliva per far scomparire le macchie cutanee. Per gli Egizi il succo ottenuto dai frutti acerbi era considerato un ottimo astringente. Il tema della morte lo troviamo anche nel Cristianesimo, dove il melograno ricorda il sangue versato da Cristo per salvare l’umanità. Nel Medioevo si usavano le bacche per curare le ferite e per debellare le infezioni.

La pianta è un arbusto spinoso appartenente alla famiglia delle Punicaceae (o Lythraceae) da Punica granatum, L. “Punica” significa “Cartaginese”; “granatum” significa “con i grani”. Plinio lo chiamava “Punicum Malum” = melo cartaginese (mela con i grani => granatum) per ricordarne la sua provenienza : la città di Cartagine (Tunisia), dove per la prima volta i romani ne scoprirono l’esistenza. I cartaginesi erano una popolazione di estrazione fenicia che colonizzò quel territorio nel VI a.C. Pianta a portamento cespuglioso, alta fino a 2-4 m, foglie caduche lanceolate non molto grandi di colore verde lucente, fiori solitari grandi o riuniti in mazzetti all’estremità dei rami, di colore rosso vivace. Il frutto, dall’inconfondibile sapore agrodolce, è comunemente noto con il nome di «melagrana».

Il nome “melograno” deriva dal latino malum (“mela”) e granatum (“con semi”). Una radice del nome del melograno deriva dall’antico egiziano rmn, da questo deriva l’ebraico rimmôn, e l’arabo rummân. Dall’arabo il termine passò ad altre lingue, come il portoghese (romã), nella lingua della Cabilia (rrumman) e nel maltese (“rummien”). In greco significa “lo scorrere della forza dell’universo”.

Nel dialetto dell’area del Salento il melograno (la mela con i grani) è chiamata “seta” o “sita”, dal greco “side”. ma viene anche denominato “meddhre“.
Tie … tieni site? Si le tegnu le site. Tieni site? Si tegnu site.
(Traduzione: Tu … hai i melograni? Si ho i melograni. Hai sete? Si ho sete).
Carusa zzita, pare de sita“,
Le aute pe ccòjere le site, le vasce, pe ffare le zzite“,
De San Frangiscu, la sita a llu canisciu“.

Nel Salento il melograno fiorisce a ottobre : “De San Frangiscu, la sita a llu canisciu” (nel giorno di San Francesco -4 ott- il melograno nel canestro). ed è presente in numerose decorazioni barocche come nei decori seicentesci del castello di Galatone (ex palazzo marchesale Belmonte Pignatelli) fra ritratti di cavalieri in cimieri da parata e mascheroni sputaracemi, sono presenti trionfi e festoni di fichi, melograni, alloro ed acanto. Una simbologia iconografica di fecondità e prosperità, con allusioni sessuali – il fico maturo, il melograno spaccato. Si ritrova anche in alcune chiese, come nella cattedrale di Nardò nel quadro “la Madonna della Salute”. O in Campi Salentina, nell’altare maggiore della chiesa di San Vito delle Tarante (risalente al 1500), è presente un melograno scolpito nella pietra leccese. Palmariggi ha dedicato la sagra “Lu paniri te e site” ossia la festa del melograno, frutto tipico dell’entroterra idruntino, presso il castello aragonese.

Frutto del Melograno – foto di Maria Pacoda

I popoli antichi seppellivano i loro defunti con tutti gli oggetti utilizzati durante l’arco della propria vita e sulla tomba i familiari consumavano un pasto a base di seppia simbolo della sopravvivenza (nei Musei ci sono vari piatti con questo decoro) e gustavano il frutto del melograno simbolo della risurrezione.

Il vino di melograno, una bevanda preistorica. Anticamente in Puglia uva, grano e melograno avevano un vasto uso nell’alimentazione e durante i riti pagani o per quelli che venivano tramandati sin dai tempi ancestrali per il culto del solstizio e dell’equinozio; in base ad una ricetta molto probabilmente si faceva bollire il grano con il mosto di melograno, ottenendo un decotto alcolico, al quale si mescolavano i semi di papagna salentina. Il Li cicc cut è un’antichissima ricetta di “vino al melograno”, in parte mistica in quanto connessa a riti preistorici, che si faceva con uva, grano e melograno. Indubbiamente legata ai riti della morte e della fecondità, doveva essere nota in tutta la Japigia. Come anche nella Messapia le stesse misture venivano fatte dalle sacerdotesse di Demetra messapica, come risulta da una epigrafe ritrovata nella zona di Valesio (Br); li cicc cut si prepara tutt’oggi la notte di Ognissanti nella zona di Foggia, per nutrire gli spiriti. Da un’intervista di Tania Pagliara, scopriamo che le donne di inizio Novecento, usavano bollire il papavero con il succo di melograno.

Ricette

Liquore con chicchi di melograno : in 1/2 litro di alcool, farlo macerare x 1 sett. o fino a quando i chicchi diventano chiari, la stessa quantità d’acqua portata a bollere fate sciogliere lo zucchero circa 200gr. Quando l’acqua è fredda mischiaite il tutto, filtrare e far riposare x 15 gg in luogo fresco e buio.

Risotto al melograno : ingredienti per 2 persone:
– 180 gr. di riso – 1 melograno non troppo dolce – 1/2 cipolla – brodo vegetale (o di dado) – sale
Preparazione: Fate scaldare dell’olio in una padella quindi aggiungete la cipolla a pezzetti. Fatela rosolare nell’olio aggiungendo, se necessario, un filo di acqua per farla appassire senza bruciare. Aggiungete quindi il riso e fatelo tostare; nel frattempo portate a bollore il brodo vegetale. Quando il riso è tostato aggiungete un po’ di brodo vegetale. Proseguite la cottura aggiungendo il brodo via via che si ritira. Nel frattempo aprite il melograno. Mettete da parte un po’ di chicchi per la guarnizione. Spremete il melograno rimanente con uno spremi-agrumi o uno schiaccia-patate. Tenete da parte il succo di melograno. Quando il riso è quasi cotto aggiungete il succo di melograno e regolate di sale se necessario. Mescolate bene per far amalgamare il succo al risotto. Impiattate e servire!


Ricerche a cura del dott Giovanni Greco
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Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

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