Il Camaleonte salentino

di Oreste Caroppo

Il Camaleonte salentino
Il mitico, fiabesco, Fasciuliscu della tradizione magliese da tutelare con i suoi habitat e ridiffondere in natura.

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Il Camaleonte mediterraneo (Chamaeleo chamaeleon Linneus, 1758) è l’unica specie di camaleonte presente in Europa. Autoctono, anche se rarissimo, ma presente in natura anche in Salento, sud della Puglia, dove vi si riproduce, non a caso, spontaneamente; ne è stato ritrovato un nucleo selvatico negli anni passati nella contrada Arneo (1), l’ultima vasta contrada salentina ad esser stata selvaggiamente disboscata nel Salento, denaturalizzata dall’ uomo, e per questo ancora con alcuni interessanti relitti floro-faunistici da salvaguardare e ridiffondere. Si tratta di una specie diffusa in maniera ormai frammentaria in diverse località dell’ Europa meridionale: in Grecia, Penisola Iberica (come in Andalusia), ex Jugoslavia, Bosforo, Creta, Puglia, e alcune segnalazioni di questa specie europea anche in Sicilia e a Malta, e nei decenni passati anche in Sardegna, Friuli e Delta del Po. La medesima specie vive poi anche nel Sud-Est Asiatico e nel Nord Africa. Tale diffusione selvatica della specie ancor oggi, a macchia di leopardo purtroppo ormai, è comunque una prova ulteriore, se ve ne fosse bisogno, dell’autoctonato di questa specie selvatica in Europa meridionale, sin da tempi remoti, quando nel passato la sua diffusione era certamente ben più omogenea. (…) Nel centro storico di Lecce è persino ben rappresentato questo nostro camaleonte in un antico fregio in locale pietra leccese sul prospetto di una casa. Questa la foto del camaleonte scolpito a Lecce, scoperto, fotografato e pubblicato dall’ amico e studioso, Sandro d’Alessandro e di cui segnalo anche un suo studio proprio dedicato al Camaleonte nel Salento (leggi studio) (…)
cfr : http://it.paperblog.com/il-camaleonte-salentino-1837746/

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Il Camaleonte scolpito nello stemma di una facciata di una abitazione salentina del XVI Secolo. Nell’iscrizione sovrastante è incisa la frase “Humana vitae exemplum gero” “porto ad esempio le vicende della vita” segno che la popolazione contadina ma in generale in molti conoscevano il camaleonte salentino. (Foto: Sandro D’Alessandro) Nel Salento, il camaleonte è un animale ammantato di tante leggende. Alcuni esemplari recentemente ritrovati, mi hanno raccontato, pare siano stati definiti da cittadini locali, di cultura “grika”, cioè greco-salentina, “dracuddhi”, draghetti, traducendo dal dialetto grecanico salentino. Un termine greco, “drago”, frequente e di lato impiego per la designazione di animali nel regno dei rettili. Ma il camaleonte salentino era, con ogni provabilità, anche il mostruoso mitico “fasciuliscu”, della tradizione basso salentina, ed in particolare del magliese. Raccontavano le anziane di Maglie (città nel cuore del basso Salento), fosse un piccolo mostro che nasceva dall’uovo deposto eccezionalmente da un gallo, che notoriamente in quanto maschio non depone le uova come la sua femmina, la gallina. Tale essere mostruoso e dalle piccole dimensioni, si credeva che con il suo sguardo terribile fosse in grado di uccidere gli animali, solo puntando i suoi occhi negli occhi delle sue vittime, motivo per cui se si osservavamo strane, difficilmente spiegabili altrimenti, morti di animali domestici, anche di grandi dimensioni, si immaginava fosse nato un “fasciuliscu” e si doveva andare alla ricerca del mostruoso piccolo essere per ucciderlo e fermare così la moria. E’ infatti “fasciuliscu” una corruzione locale salentina del nome dell’antico temibile “basilisco” dei bestiari antichi, simbolo oggi del paese griko di Sternatia (Lecce), dove è raffigurato nella sua iconografia più fantasiosa nell’ insegna civica. Termine di origine greca, “basilisco”, vuol dire piccolo re. Era ritenuto il “re dei serpenti”, da cui il suo nome greco. Del mito del basilisco abbiamo già attestazioni di epoca romana, ed è meraviglioso osservare come, con continuità culturale ininterrotta, il mito popolare sopravvissuto nella città di Maglie del “fasciuliscu” conservi elementi delle leggende sul basilisco riportate per iscritto già in età romana e poi nel medioevo. L’identificazione con il camaleonte, pur nelle aggiunte mitico-fiabesche, è più che certa. La conformazione della testa dell’animale, il camaleonte è un rettile, a mo’ di corona, o meglio di mitra, da cui l’appellativo di re dei serpenti, dei rettili. La sua cresta da cui l’associazione con la cresta del gallo. La presenza nel mito del basilisco dell’elemento dell’uovo, e il camaleonte depone le uova, come in genere ogni rettile. La commistione con uccelli, il gallo, e anfibi, il rospo in particolare, che talvolta coverebbe secondo i bestiari medioevali l’uovo deposto da un anziano gallo, da cui nascerebbe il basilisco; la raffigurazione mitologica del basilisco che innesta elementi morfologici del gallo per la testa e del camaleonte, (ad esempio la coda e il busto del basilisco son quelli del camaleonte), e che affonda anche le sue ragioni nelle vicinanze ben visibili, e filogenetiche, tra anfibi, rettili e uccelli, osservabili nel camaleonte; e poi il discorso nei bestiari dello sguardo e del fiato mortale del basilisco, ben traducono a mio avviso la caratteristica del camaleonte di fulminare le sue prede con lo sparo della lunghissima lingua retrattile ed appiccicosa con cui cattura e porta fulmineamente alla bocca le sue prede, solitamente insetti. Siamo nella genesi dei miti anche spesso di fronte a forme di tentativi proto-scientifici di spiegazione dell’osservazione naturalistica. E poi l’incedere lento del camaleonte senza fuggire via, (sperando di passare inosservato, mimetizzato ad eventuali suoi possibili predatori), come quasi di chi non ha alcun timore, come un re coraggioso; lo sguardo del camaleonte quasi unico tra gli animali superiori, e dalle suggestioni misteriose, con i suoi bulbi oculari che possono ruotare indipendentemente l’uno dall’ altro, un aspetto che pare quasi conferire all’animale il magico potere di destabilizzare ed ipnotizzare la sua vittima.


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(Isaac Asimov)

 

 

 

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