Il Blasone del 1400 della casata Paladini in Salice Sal – Le. Ricostruzione in 3d per BelSalento

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ricerche a cura del dott Giovanni Greco

medioevo

Il Blasone del 1400 della casata Paladini in Salice Sal – Le. Ricostruzione in 3d per BelSalento

La casata dei Paladini ha origini antichissime, risale alla prima crociata del 1099 con Ponzio Paladini commilitone del conte di Tolosa, nella prima crociata (1096-1099), caduto nel 1099 in Terrasanta, durante l’assedio di Tell Arqa. Nei secoli successivi è passata per “giustizia” nell’Ordine dei cavalieri di Malta fin dal 1558 in persona di CARLO (Gran Magistero di Roma processo 196). Alla famiglia è stato riconosciuto il titolo di patrizi. Giunsero nel Salento nel XIV secolo, e molti di questa famiglia presero la carriera delle armi e furono condottieri, duca e avventurieri animosi.  Specialmente contro i turchi, s’incontrano sempre i Paladini. Molti di costoro presero parte nei più notevoli avvenimenti storici, specialmente del Reame di Napoli, delle sue varie provincie, e vie della Terra d’Otranto. Di questa casata però si persero le tracce già sin dal 1408, in seguito alle turbolenze in Teramo per le sanguinose lotte fra fazioni rivali e dopo l’uccisione del duca d’Asti, cui (pare) avevano preso parte i fratelli Berardo e Tommaso Paladini. In Teramo le fazioni rivali quindi avevano provveduto a cancellare le memorie e a distruggere i simboli della casata di Teramo; per cui i Paladini abbandonarono Teramo e si rifugiarono in Terra d’Otranto dove fiorirono con il titolo di Conti di Lizzanello ed ebbero varie signorie e feudi nel 1671. Iscritta nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, iscritta nell’Elenco Ufficiale Nobiliare Italiano anno 1922. Il titolo dei conti di Lizzanello passò poi alla famiglia Chiurlia, iscritta nel Priorato di Barletta nel 1801.

Da tutte le fonti consultate risulta che il personaggio più illustre di questo nobile casato è Luigi Paladini, Barone di Salice e Guagnano ambasciatore del Regno di Napoli sotto re Ferrante nel 1493 e re Alfonso  nel 1494.

La composizione della rappresentazione araldica è : Scudo sannitico inquartato in una croce d’oro (emblema della spedizione in Terrasanta del 1099) e nel campo quattro gigli inquartati (simboli del reame di Francia).

Nell’estate “covidiana” del 2020 ho iniziato delle ricerche sulla figura storica dell’ambasciatore dl re d’Aragona, Luigi Paladini (detto Aloysius) che è vissuto in Salice Salentino nel XV secolo. Dopo due mesi di studio, in autunno con non poche difficoltà nel decifrare le fonti documentarie (visto che sono rare, frastagliate e che risalgono generalmente al XVI e XVII secolo) son giunto a “scovare” le origini di quella famiglia, il cui capostipite Ponzio Paladini risale alla prima Crociata; infatti per giungere a una valida documentazione, son partito da minuscole annotazioni che riportavano solo i nomi di alcuni personaggi che ho ritenuto fossero stati vicini all’ambasciatore degli Aragona del XV secolo; in seguito a queste mie ricerche, credo uniche (anche se in fin dei conti ho solo messo insieme i puntini), dopo tanto lavoro finalmente c’è stato qualche premio, come l’aver recuperato anche quello che ritengo sia stato il blasone dei Paladini.

Blasone che ho voluto riprodurre in 3d. Con il programma Meshmixer ho elaborato al computer l’immagine che avevo ricavato dalle descrizioni delle fonti, quindi ho rimodellato l’intero corpo araldico dando risalto ai dettagli; nella seconda fase ho calibrato il file Stl ottenuto con meshmixer e l’ho caricato nello slicer della mia stampante 3d Creality Cr10s; infine con un filamento pla, ho riprodotto questo Blasone dei baroni Paladini nella seconda metà del 1400, quando Luigi Paladini era ambasciatore degli Aragona. In questa riproduzione manca ancora la corona baronale. 

Devo ammettere che non è stato affatto semplice rintracciare la probabile blasonatura dell’Arme di questa casata. Comunque in base alla mia ricostruzione, la figura araldica (detta Pezza onorevole) del blasone Paladini di Lecce è uno scudo sannitico inquartato in una CROCE d’oro. Il commendator G.B. di Crollalanza riporta la blasonatura di questa famiglia nei volumi del suo Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili e notabili italiane. Lo stemma dei Paladini dell’Italia meridionale sintetizza questa ricostruzione storica: una croce, emblema della spedizione in Terrasanta, e quattro gigli inquartati, simboli del reame di Francia. Nel campo la composizione della rappresentazione araldica ha quattro gigli (di Francia).  Stemma Paladini: Inquartato nel 1º e 4º d’argento ad un giglio di rosso (il primo dei colori dell’Arme, assomigliando al fuoco), nel 2º e 3º di rosso ad un giglio d’argento, alla croce d’oro attraversante sul tutto.

Molti di questa famiglia presero la carriera delle armi, furono condottieri, duci e avventurieri animosi. Specialmente nell’ultimo decennio del ‘400 contro i turchi, s’incontrano sempre i Paladini.
Nel 1490, Re Ferrante d’Aragona nomina Luigi Paladini ambasciatore al Senato Veneto
Nel 1491, Re Ferrante d’Aragona con sue credenziali, lo nomina ambasciatore a Roma presso il Papa Innocenzo VIII, perchè il giorno 29 giugno 1491 presentasse in suo nome, il famoso tributo della Chinea bianca
Nel 1493, fu  ambasciatore, di Re Ferrante, per offrire la Chinea bianca ad Alessandro VI
Nel 1494, la ripresentò allo stesso Alessandro VI, ma in nome di Re Alfonso, essendo morto Ferrante).

Ho realizzato dei portachiavi in plastica Pla ed in ottone con la fusione nel crogiolo

Luigi Paladini, amico di S. Francesco di Paola e di Antonio Galateo, marito di Caterina Morosina, e padre della Giulia Paladini, moglie di Bellisario Maramonte, Barone di Campi.
Dal testo (Scritti varii di arte e di storia – Bacile, Filippo, 1827-1911., Croce, Benedetto, 1866-1952. https://quod.lib.umich.edu/g/genpub/ATA3816.0001.001?rgn=main;view=fulltext) ho tratto queste ulteriori informazioni : “nel prezioso manoscritto del nostro dottor Coletta (…) Scrivendo’ egli di Luigi Paladini (…) dice, adunque, che Re Ferrante d’Aragona, ii vecchio, lo avesse mandato, nel 1490, suo ambasciatore al Senato Veneto; donde, ritornato, lo destinò, nel 1491, con sue credenziali, ambasciatore a Roma, perchè avesse presentato in suo nome, a Papa Innocenzo VIII, il famoso tributo della Chinea bianca, nel solito giorno 29 giugno, vigilia dei SS. Apostoli; tributo che, come si sa, fu imposto da Clemente IV (1265) a Carlo d’Angiò, per la investitura del Regno, e che fu sempre in seguito offerto a tutti i Papi, sino a Pio VI, nel 1777. In quell’anno il Contestabile Colonna, presentando la Chinea in nome del Re di Napoli, disse di offrirla in segno di devozione ai SS. Apostoli; a cui il Papa replicò: in segno di vassallaggio; e dal seguente anno 1778, non venne più presentata. Da allora se ne fecero annue e solenni proteste, da parte del Papa, nel dl del Corpus Domini. Innocenzo VIII, adunque, ricevette allora Luigi Paladini acon.indicibile magnificenza nella sala del Re v. Nel 1493, fu novellamente mandato ambasciatore, dallo stesso Re Ferrante, ad Alessandro VI, essendo morto Innocenzo VIII (come nel seguente anno 1494, la ripresentò allo stesso Alessandro VI, ma in nome di Re Alfonso, essendo morto Ferrante); e sempre per lo stesso scopo, di offrire la Chinea bianca, siccome fece. II Coletta trascrive l’intero atto della presentazione, dove sono copiate letteralmente le credenziali di Re Ferrante, date da Capuia al 7 giugno 1493, e firmate dal Re e dal suo segretario Gio. Pontano. Luigi Paladini fu ricevuto con grandissima, pompa, che si descrive; e poi Si aggiunge:… praesentibus IR. DRnis S. IR. L-cc. Cardin.us., ac Praesulis., et official.us in copioso numero; et SPECIALITER mnagnificis viris., D.no Aiphonso de Racaneto U. L D. Cl.co Neap.no; D.no Berardino de Bernardo laico cusentino; D.no Petro Joanne de Montefalco Cl.co Spoletan. Dicecesis; D.no Vincentic Pirbachio Cl. Neap.no; et D.NO ROGERIO DE PATIENTIA, laico Neritin. Dioecesis Necnon D.no…, eec. >>.”

Ho trovato una fonte in http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?p=88861, in cui si riporta che lo stemma della croce e dei gigli inquartati è storicamente documentata per la prima volta nel 1496 da Vittorio Prioli in una lettera del 1586 (poi pubblicata dal giornale araldico – genealogico – diplomatico nel 1879) : si tratta di un sigillo di cera dell’abate di San Giovanni in Venere Fabrizio Paladini raffigurante l’arme dei Paladini di Lecce.

Questa mia ricerca sullo stemma dei Paladini mi ha condotto ad una fonte del 1600, un manoscritto del XVII secolo scritto da Gio. Angelo Coletta di Galatina, dove l’autore, in quelle sue memorie, parla della storia della famiglia Paladini e del loro blasone che, dice, era : “Fa ella due gigli bianchi in campo rosso, opposti a traverso, e due rosseggianti in campo bianco, opposti all’istesso modo, divisi con Una croce d’oro”.

Un blasone simile appartiene ai Paladini del ramo dei Patrizi di Barletta : “inquartato d’argento e di porpora caricato da ciascun quarto da un giglio d’oro; alla croce d’oro attraversante sull’inquartato”.

Non per ultimo il testo (Scritti varii di arte e di storia – Bacile, Filippo, 1827-1911., Croce, Benedetto, 1866-1952.
Cfr : https://quod.lib.umich.edu/g/genpub/ATA3816.0001.001?rgn=main;view=fulltext) da cui ne riporto uno stralcio del testo :

Oltre poi quei cinque ascritti al Sovr. M. 0. Gerosolimitano dal 1558 al 1624, ricordati nel manoscritto, e riportati dal Pozzo nel Ruolo dei Cavalieri di quell’Ordine. Ed è notevole che molti di questa famiglia, i quali, come allora di uso, presero la carriera delle armi, vi si trovino come condottieri e duci di avventurieri animosi; da ricordare gli allievi del Conte Alberico da Barbiano, che nel sec. XV disciplinò, pel primo, sapientemente, queste compagnie di volontari di allora. E ne ricorderò solo quel Nicolò Paladini, che, accorso da prima a difesa di Castro contro i turchi nel 1547, fu poi mandato a guardar le coste a difesa, di Lecce, e che sulla bandiera della sua compagnia, dice il Coletta, ((fe’ dipinger per impresa una croce di oro in campo bianco, con alcuni diavoli tra essi in fuga, per dinotare, che siccome i diavoli fuggono dalla croce, armatura di sua casa, cosi anco i turchi dalla sua presenza fuggirebbero! )).

Inoltre, in una mia ricerca sulle origini della casata dei Paladini, che potete leggere in questo link, ho scavato anche sulla vita di quel Ponzio Paladini che cadde in Terra Santa nel 1099 (qui quella ricerca): bene, in un testo “STORIA DELLE CROCIATE 1842” Cfr : https://books.google.it,  ho notato in un’immagine il blasone dell’arme alle spalle del re Goffredo (c.1060–1100). La sorpresa è stato l’aver notato una buona similitudine con il blasone dei Paladini del XV sec. Infatti nella illustrazione del testo del 1842, appare uno scudo sannitico con croce ancorata e nel campo quattro gigli inquartati (simboli del reame di Francia).

Deputazione di Ascalone, Cesarea e Tolemaide fa reverenza al re Goffredo (c.1060–1100)

Mentre l‘arme del blasone del barone Paladini di Lecce del XV sec, riportata qui sotto con me che la espongo, è uno Scudo sannitico inquartato in una croce d’oro (emblema della spedizione in Terrasanta del 1099) e nel campo quattro gigli inquartati (simboli del reame di Francia). Qui in una riproduzione in 3d che ho eseguito in linea alle fonti documentarie che ho rintracciato.

Riproduzione in 3d dell’arme dei Paladini in uso nel XV secolo in terra d’Otranto

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