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Giuseppe Palmieri, marchese economista salentino del '700




a cura del dott Giovanni Greco



Giuseppe Palmieri (economista)


Giuseppe Palmieri Pubblicazione: Milano, Borroni e Scotti, 1855-1858


Giuseppe Palmieri Nacque a Martignano di Lecce il 5 maggio 1721 e morì a Napoli il 30 gennaio 1793. Era il primogenito dei sette figli del marchese Carlo Antonio (1699-1762) e della nobildonna Laura Venneri, originaria di Gallipoli e appartenente a un antico casato. G. Palmieri è stato un economista italiano attivo a Napoli e nel Salento. È noto soprattutto per aver contribuito e dato l'avvio all'abbattimento del sistema feudale del Regno di Napoli.


Fu un'importante personalità dell'Illuminismo italiano. Frequentò a Lecce le scuole dei Gesuiti; poi nel 1734 si arruolò nel reggimento di fanteria Real Borbone, dove lo zio Pietro Pasquale Palmieri era capitano. Nominato alfiere, partì per Messina che era in mano agli imperiali asburgici. Rimase nell'esercito fino al 1740 congedandosi con il grado di luogotenente. Dal 1740 al 1744 approfondì gli studi di diritto, economia, matematica e le lingue francese e tedesco.


Dal 1744 al 1761 tornò nelle fila dell'esercito borbonico, inizialmente in qualità di "causidico" e di "geometra guerriero"; il 5 gennaio 1749 diventò secondo aiutante e primo tenente delle Guardie italiane; nel gennaio 1752 fu nominato maggiore del reggimento di Calabria Ultra con il grado di tenente colonnello. Fu presente alla battaglia di Velletri dell'11 agosto 1744, fra le truppe di Carlo di Borbone e le forze austriache. Intorno al 1750 fu probabilmente incaricato da re Carlo di tradurre dal tedesco le ordinanze militari della Prussia di Federico il Grande. Lasciò definitivamente le armi nel 1762.


Nel 1775 tentò di trasformare l'Accademia leccese "degli Speculatori" (che risaliva al 1683), in una società agraria incentrata sullo studio delle scienze naturali, ma anche delle industrie e delle arti. Palmieri propose una riflessione sull'ulivocultura. Giovanni Presta, medico e agronomo, offrì un importante apporto al dibattitto sull'ulivocoltura che si sviluppò in Terra d'Otranto nel XVIII secolo. Nella sua opera Memoria intorno a i sessantadue saggi diversi di olio … (1788) descrisse l'eccellente qualità dell'olio prodotto nei poderi di Palmieri, denominato ‘Palmieri angelica', e la coltivazione di una oliva rarissima detta la ‘Palmierina'.


Il 15 luglio 1783 durante la reggenza di Ferdinando di Borbone, fu incaricato di dirigere le dogane in Terra d'Otranto, che in quel momento erano le più importanti e anche le più ricche di tutte le dogane pugliesi. Si impegnò nel favorire l'esportazione dell'olio salentino; nonostante che l'economia salentina di quel periodo fosse comunque appesantita da un sistema feudale locale, che inibiva il commercio.
Il 24 febbraio 1787 fu nominato tra i membri nel Supremo consiglio delle finanze del Regno di Napoli.
Il 6 settembre 1791 fu nominato direttore generale delle finanze del Regno di Napoli; "col soldo di annui ducati tre mila".


In questo periodo pubblicò la prima edizione delle Riflessioni sulla pubblica felicità relativamente al Regno di Napoli (Napoli 1787, senza firma, e 1788). La "pubblica felicità" era da lui intesa nel senso di una migliore distribuzione del reddito e di una più razionale utilizzazione delle risorse. Palmieri promuoveva il ruolo principale dell'agricoltura nella diffusione del benessere sociale, ossia dell'intera collettività. «Volle saper bene la scienza che indaga le leggi che regolano la formazione e la distribuzione della ricchezza» (Ferrarelli 1883, p. 22). Per lui solo adeguati mezzi e capitali potevano garantire sviluppo e progresso del comparto agricolo.  “Bisogna contentarsi di un dato, in cui convengono gli scrittori di economia politica, qual è che il tributo non debba oltrepassare i tre decimi del prodotto”. Progettò una riforma finanziaria mirata a indebolire quei vincoli feudali che ostacolavano l'agricoltura e propose una nuova politica economica e finanziaria, elaborata all'interno di una riforma dell'amministrazione. La sua era una impostazione liberale : "cominciarono i popoli a respirare aure d'amenità, coll'abolizione di tanti appalti onerosi, e di molti abusivi impedimenti di passi e di pedaggi, che in questo regno sovente s'incontravano".




Della ricchezza nazionale. - In Napoli : per Vincenzo Flauto : a spese di Michele Stasi, 1792. - 215, p. ; 8°. - Attribuzione a Giuseppe Palmieri dalla riedizione della sua opera in Scrittori classici italiani di economia politica: Collezione Custodi. Parte moderna (rist. anast. dell'ed. milanese del 1803-1816), Roma, Bizzarri, 1966-1969, XXXVIII, p. 91.


Nel Supremo consiglio delle finanze del Regno di Napoli Palmieri emanò alcune importanti leggi; come quella per la divisione delle terre demaniali del 23 febbraio 1792; promosse la realizzazione delle strade di Sora, degli Abruzzi, del Sannio e delle Calabrie; favorì l'abolizione del monopolio del dazio delle sete e dello zafferano; soppresse il tribunale della ‘Grascià' in Abruzzo - il “Tribunale della Grascia tanto nocevole alla stessa libertà del commercio ne' confini del Regno”; riformò le tariffe daziarie e realizzò un catasto delle terre; fu promotore di leggi per le scorte di cereali e delle altre derrate alimentari (leggi annonarie) e di riforme di codici e di istituti.


Fu autore di :
Riflessioni critiche sull'Arte della Guerra, (di G. Palmieri - Napoli 1761, rist. Napoli 1816),
Riflessioni sulla pubblica felicità relativamente al Regno di Napoli e altri scritti (1788)
Pensieri economici relativi al Regno di Napoli (Napoli 1789),
Osservazioni su varj articoli riguardanti la pubblica economia (ibid. 1790)
Della ricchezza nazionale (ibid. 1792).

Da Riflessioni critiche sull'Arte della Guerra, (di G. Palmieri - Napoli 1761, rist. Napoli 1816), rist. a cura di M. Proto, Manduria 1995, p. 510 «Non è buon ufficiale chi vive nella prodigalità e nel lusso e si abbandona ai vizi del bere e del gioco […] Quanto alle donne, non vi è vizio di maggior danno, di conseguenze peggiori, più funeste, più contrarie allo stato e al dovere del soldato quanto questo».


Morì nel gennaio 1793.

Il figlio Saverio incaricò Antonio Canova di scolpire un busto del padre che poi fu donato alla Società Agraria. Oggi è conservato presso il Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce.


Cfr : http://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-palmieri_%28Dizionario-Biografico%29/



http://belsalento.altervista.org/real-dispaccio-del-1792-sulla-censuazione-de-demani-uno-degli-ultimi-atti-controfirmati-da-giuseppe-palmieri/










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