Giulio Cesare Vanini Taurisano 1585 – Tolosa 1619​​

ricerche a cura del dott Giovanni Greco

filosofi“Certamente fu più facile bruciare Vanini che riuscire a confutarlo; perciò, dopo che gli fu tagliata la lingua, si preferì la prima cosa” (A. Schopenhauer).

Giulio Cesare Vanini10352346_4730924089202_470048286452736574_n
Taurisano 1585 – Tolosa 9 febbraio 1619

in foto : Villa Comunale di Lecce, Opera del Maccagnani12729006_1055888674474165_2672958244761495802_n (qui la scheda del Maccagnani) Francia con l’Inquisizione nel 1619. Il suo ‘naturalismo’ lo spinse a raffrontarsi con le massime autorità politiche e religiose di Napoli, Venezia, Londra, Madrid, Bruxelles, Parigi, Roma, Tolosa. Nel 1600 lo snodo commerciale della Terra d’Otranto, era aperto alle rotte col vicino Oriente e con Venezia. Vanini, che proveniva da questa cultura italiana meridionale economicamente avanzata, è stato uno dei grandi viaggiatori nell’Europa riformata, conobbe molte persone e visitò molti luoghi. Rafforzando l’integrazione sociale del suo tempo, ha rappresentato un confronto culturale fra gli aspetti e i costumi della sua terra con analoghe esperienze europee. Sommo filosofo si laureò a Napoli nel 1606 in utroque jure – diritto civile e diritto canonico. Viaggiò nel Salento lungo gli assi viari di Taranto, Gallipoli, Ugento, Otranto e Castro; in Italia, Svizzera, Germania, Belgio e Olanda. Infine si stabilì in Inghilterra dove abiurò la fede cattolica per abbracciare l’anglicana. Dopo essere stato rinchiuso nella Torre di Londra, tornò in Italia attirando le maldicenze del popolo superstizioso, che lo definì: “Corifeo degli Atei, capital nemico di ogni religione”. Così si trasferì a Lione e nel 1615 pubblicò l’Amphitheatrum Aeternae Providentiae, in cui affrontava la questione delle prove dell’esistenza di Dio e i dubbi circa la divina Provvidenza. Andrà poi a Parigi dove un anno dopo scrisse il De admirandis Naturae reginae deaeque mortalium arcanis, dialogo in quattro libri, che sono senz’altro da ritenereil manifesto europeo del libertinismo erudito, che gli causò pesanti sospetti di eresia, che lo indussero a rifugiarsi a Tolosa dove fu inizialmente preposto all’educazione dei figli del primo presidente del Parlamento. Ma Vanini verrà ben presto accusato di eresia e, condotto presso il Parlamento di Francia, dopo un processo di sei mesi, fu condannato al rogo per ordine del Consigliere Catel. Vanini fu arso vivo previo strangolamento e amputazione della lingua, sulla piazza di Tolosa il 9 febbraio 1619.

FONTI

  • Enciclopedia Zanichelli, Milano, ‘La Repubblica’, 1995.

  • Giulio Cesare Vanini da Taurisano filosofo europeo, a cura di Francesco de Paola, Schena ed., Fasano, 1998.

  • “Concittadini”, fascicoli allegati del Quotidiano di Lecce, dicembre 1995.

A cura del dott. Giovanni Greco

Ho fatto una riproduzione di questo busto che ho inserito nel seguente video

Plafoniera Litografica Riproduzione in 3d ARME della provincia di terra d’Otranto per BelSalento a cura di Giovanni Greco

Su Giulio Cesare Vanini

da : Pagina ufficiale del filosofo Giulio Cesare Vanini (Taurisano, 1585 – Tolosa, 1619).

cfr ; https://www.facebook.com/pages/Giulio-Cesare-Vanini-Pagina-Ufficiale/178079178873215?sk=info&tab=page_info

“La Corte ha dichiarato e dichiara il detto Giulio Cesare Vanini colpevole e convinto dei crimini di ateismo, bestemmia, empietà ed altri eccessi risultanti dal processo. Per punizione e riparazione dei quali ha condannato e condanna il suddetto Giulio Cesare Vanini a essere consegnato nelle mani dell’esecutore dell’alta giustizia, il quale lo condurrà su di un carro, in camicia, avendo una corda al collo e un cartello sulle spalle, recante queste parole: “ateo e bestemmiatore del nome di Dio”; e lo condurrà davanti alla porta della Chiesa metropolitana di Santo Stefano, ove, stando in ginocchio, con la testa e i piedi nudi, tenendo in mano una torcia ardente, domanderà perdono a Dio, al Re e alla Giustizia per le suddette bestemmie e successivamente lo porterà nella Place du Salin, e lo legherà a un palo che vi sarà piantato, gli taglierà la lingua e lo strangolerà, e dopo il suo corpo sarà bruciato sul rogo che ivi sarà apprestato e le ceneri gettate al vento”.
Così la sentenza di morte pronunciata dal Parlamento di Tolosa, sabato 9 febbraio 1619.

Biografia

Nato a Taurisano (Lecce) tra il 19 e il 20 gennaio 1585 da Giovan Battista e da Beatrice López de Noguera, nel 1603 Giulio Cesare Vanini prese i voti con il nome di fra Gabriele nel convento napoletano del Carmine Maggiore e, qualche anno più tardi, il 1° giugno 1606, conseguì la laurea in utroque iure presso il Collegio dei dottori, annesso allo Studio partenopeo. Dopo il febbraio del 1610 si trasferì a Padova nell’intento di seguire i corsi accademici in teologia o forse in artibus, ma il 28 gennaio 1612 le sue aspettative furono bruscamente interrotte da un grave provvedimento disciplinare del generale dell’ordine carmelitano, Enrico Silvio, che mirava a relegarlo in un oscuro convento del Cilento. Associatosi al confratello Giovanni Maria Ginocchio, Vanini preferì tentare la fuga in Inghilterra, dove forse sperava di affermarsi come filosofo-teologo, critico dei principi del Concilio tridentino. La via della fuga fu accuratamente preparata dall’ambasciatore inglese a Venezia, Dudley Carleton, che lo affidò alle cure dell’amico John Chamberlain e lo pose sotto la protezione del potente primate d’Inghilterra, George Abbot, arcivescovo di Canterbury, il quale lo ospitò a Lambeth Palace fin dall’arrivo a Londra, il 20 giugno 1612. L’8 luglio dello stesso anno Vanini pronunciò nella Mercers’ Chapel l’abiura del cattolicesimo.
Il difficile rapporto con Abbot indusse Vanini a riprendere i contatti con il mondo cattolico attraverso l’ambasciatore spagnolo a Londra, Diego Sarmiento de Acuña, e il nunzio di Francia, Roberto Ubaldini. Nel marzo del 1613 egli fece pervenire a Paolo V un memoriale, purtroppo andato perduto, il cui contenuto ci è reso noto da un verbale della Congregazione del Sant’Uffizio (Archivio della Congregazione per la dottrina della fede, S. O., Decreta 1613, ff. 166 e 168). Sappiamo così che, insieme al confratello Ginocchio, chiese al papa l’assoluzione in foro fori, la liberazione dai voti della religione del Carmelo e la possibilità di vivere in abito secolare o sacerdotale. Le sue proposte furono esaminate dal Sant’Uffizio nelle sedute dell’11 aprile e del 22 agosto 1613 (Decreta 1613, ff. 413-14), in cui il pontefice concesse il perdono previa comparizione spontanea e formale abiura della religione anglicana.
Venuto a conoscenza del suo tentativo di lasciare l’Inghilterra, il 2 febbraio 1614 Abbot pose Vanini agli arresti, dapprima in Lambeth Palace e in seguito (dal 14 febbraio) nella Gatehouse. Il 15 febbraio 1614 lo fece processare davanti alla High commission. Dal verbale della second examination (Archives of the Archdiocese of Westminster, Series A, XII, n. 23, ff. 49-52) sappiamo che egli fu sospettato di aver avuto contatti con i cattolici imprigionati a Newgate, di aver tacciato di antitrinitarismo e di arianesimo il calvinismo e il puritanesimo britannico e di essere miscredente per aver lasciato nella sua cella i libri di Niccolò Machiavelli e di Pietro Aretino «super institutiones» (con evidente riferimento al Principe del primo e al Ragionamento delle corti del secondo).
Fuggito dalla Gatehouse con l’appoggio dell’ambasciatore spagnolo e con il sotterraneo consenso dello stesso Giacomo I d’Inghilterra, Vanini si recò da Ubaldini, chiedendo di pubblicare con licenza della Congregazione del Sant’Uffizio un’Apologia pro Concilio Tridentino, in 18 libri, purtroppo perduta. Ma le autorità ecclesiastiche si dimostrarono interessate, più che a esaminare il testo, a riportare a Roma l’ex transfuga per processarlo nel tribunale del Sant’Uffizio. Tale fu, infatti, il suggerimento del nunzio apostolico (lettera del 31 luglio 1614 all’inquisitore romano, Giovanni Garzia Millini) e tale fu anche la proposta del pontefice (decreto del Sant’Uffizio, datato 28 agosto 1614, Archivio della Congregazione per la dottrina della fede, S. O., Decreta 1614, ff. 420-21). Ma Vanini si guardò bene dal raggiungere Roma e si fermò a Genova, dove strinse amicizia con Scipione Doria che gli affidò l’incarico di insegnare la filosofia al figlio Giacomo. Il 19 gennaio 1615, a seguito dell’arresto di Ginocchio per ordine dell’inquisitore genovese, intuì di essere nel mirino del Sant’Uffizio. Si affrettò a lasciare la Repubblica e si recò a Lione, dove diede alle stampe l’Amphitheatrum.
Dopo un ulteriore incontro con l’Ubaldini nel luglio del 1615, ruppe definitivamente il legame con il nunzio e cercò protezione e successo negli ambienti di corte e nei circoli libertini che proliferavano nella capitale francese. Parigi gli aprì le porte dell’agognato successo e gli offrì la protezione di personalità di primo piano, quali Arthur d’Épinay de Saint-Luc, François de Bassompierre, Nicolas Brûlart, Adrien de Monluc conte di Cramail e, infine, Henri II duca di Montmorency. All’interno di tale milieu culturale Vanini poté respirare quel clima di libertà intellettuale che lo indusse a dare alle stampe il De admirandis naturae reginae deaeque mortalium arcanis, stampato da Adrien Perier il 1° settembre 1616. Il libro ebbe un immediato succès de scandale ma, ad appena un mese di distanza dalla pubblicazione, la facoltà teologica della Sorbonne intervenne con una sentenza di condanna (Archives Nationales de France, Reg. MM 251, 1608-1633, f. 68). Costretto a cercare un rifugio più sicuro, Vanini si trasferì nella cattolicissima Tolosa sotto la protezione del Cramail.
Quando ormai la politica di normalizzazione di Luigi XIII non poteva più tollerare le punte estreme del radicalismo di Vanini, Tolosa gli riservò la tragica fine del rogo. Arrestato dai capitouls Paul Virazel e Jean d’Olivier il 2 agosto 1618 e deferito alla Cour de Parlement, il 9 febbraio 1619 fu condannato sotto le vesti di Pomponio Usciglio, forse perché la corte si convinse che il nome Giulio Cesare fosse stato adottato dal filosofo per erigersi a novello Cesare, conquistatore delle Gallie al verbo dell’ateismo. In quello stesso giorno nella Place du Salin il boia eseguì scrupolosamente la sentenza: strappò al condannato la lingua con le tenaglie, lo appese alla forca, lo gettò sul rogo e, infine, sparse al vento le sue ceneri mortali.

Libri preferiti

– Mario Carparelli, Il più bello e il più maligno spirito che io abbia mai conosciuto. Giulio Cesare Vanini nei documenti e nelle testimonianze, Il Prato, Saonara 2013
– Giulio Cesare Vanini, Morire allegramente da filosofi. Piccolo catechismo per atei, a cura di Mario Carparelli, Il Prato, Saonara 2011
– Giulio Cesare Vanini, Tutte le opere, a cura di Francesco Paolo Raimondi e Mario Carparelli, Bompiani, Milano 2010
– Giovanni Papuli, Studi vaniniani, Congedo, Galatina 2006
– Francesco Paolo Raimondi, Giulio Cesare Vanini nell’Europa del Seicento, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, Pisa-Roma 2005
– Francesco Paolo Raimondi (a cura di), Giulio Cesare Vanini dal tardo Rinascimento al libertinisme érudit, Congedo, Galatina 2003
– Francesco Paolo Raimondi (a cura di), Giulio Cesare Vanini e il libertinismo, Congedo, Galatina 2000
– Giovanni Papuli (a cura di), Le interpretazioni di G. C. Vanini, Congedo, Galatina 1975

Sito Web

http://www.treccani.it/enciclopedia/giulio-cesare-vanini_(Il-Contributo-italiano-alla-storia-del-Pensiero:-Filosofia)/

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