GILLO DORFLES : “IL MONDO di SANDRO GRECO”

GILLO DORFLES : “IL MONDO di SANDRO GRECO”

in foto Sandro Greco e Gillo Dorfles

di Gillo Dorfles

Dai “ fiori di carta “ sbocciati sull’asfalto, alle immaginarie farfalle, dalle strisce di carta delimitanti un paesaggio fino alle infinite ceramiche e persino alle formule criptiche dell’entropia … certo pochi artisti hanno trascorso l’intera esistenza in una costante vena inventiva.
Perché Greco non si è mai accontentato di sfruttare il suo (notevole) talento, ma si è sempre spinto oltre la soglia del già noto e dell’esperimentato, già a principiare dai suoi anni giovanili quando, abbandonando la professione  di farmacista, aveva  preferito dedicarsi allo studio della chimica, della matematica e poi completamente alla creazione artistica, e  in questa costante volontà di spingersi oltre il già visto e sperimentato, ha creato il suo Opus magnum dove la “pietra filosofale” è costituita da infiniti frammenti che insieme cooperano a realizzare quella unità stilistica che “vale” tanto per le infinite ceramiche – dalle umili terrecotte ai gioielli elitari – alle composizioni esclusivamente concettuali come i “farmaci concettuali”, le reliquie, e persino il testamento olografico.
Definire Greco come un ceramista sarebbe una diminutio capitis: se la sua maestria nel decorare piatti, anfore, vasi è eccezionale. E basterebbero queste sue innovazioni a riscattare la scarsa attenzione di solito riservata al lavoro ornamentale che invece e un vero e proprio serbatoio di immagini – non dobbiamo invece trascurare quell’ aspetto del suo lavoro che mi sembra il più singolare per una sua Weltanschauung – visione del mondo – più vasta e approfondita.
Intendo: la sua invenzione ante litteram di quella che poi fu definita  Land art, e  questo prima che l’intervento dell’ artista su elementi paesaggistici  divenisse “di moda”.
Questo suo valersi di aspetti della natura o di interventi sulla stessa (le strisce di carta, i fiori artificiali, la stessa “invasione dei camici bianchi”, ecc.) e di trasformare tali interventi in valori simbolici e metafisici mi sembra davvero di notevole importanza se si vuole conferire al suo lavoro artistico un valore estetico ed etico insieme.
Naturalmente sarebbe assurdo tralasciar di accennare alla sua attività più specificatamente pittorica che si estende dalle prime opere sino ad oggi (e speriamo ad un lontano domani).
Questa sua attività non deve essere considerata come un  semplice complemento a quella  artigianale o a quella  concettuale.
I dipinti, infatti, a partire da quelli degli anni sessanta, – ancora spesso figurativi (con ritratti e paesaggi vagamente impressionisti) – fino ai più recenti ormai del tutto autonomi,  come tecnica e come contenuto iconico sono una prova di tangibile  d’ una vena compositiva e d’una peculiarità cromatica che si esplica soprattutto nella realizzazione di opere figuratamene ironiche ma anche spesso decisamente astratte.
Se, negli anni sessanta – settanta, la materia pittorica e la figurazione erano ancora vicine al post-impressionismo e a certo espressionismo dell’epoca; negli anni  successivi – a partire grosso modo dagli anni ottanta – le stesse diventano più decisamente astratte : (“La matematica dialoga con l’ arte“ del ’80), L’ insieme  giallo non vuole giocare”, ’88) fino a trovare nella eccellente serie dei “Clowns” una maniera espressiva del tutto personale, dove l’incrocio tra satira e lirica fanno sì che i dipinti di questo periodo (Isabel, assistente  di Plank, 2005), “Il Clown”, 2006, “Personaggi”, 2008, ecc…) costituiscono un interessante connubio tra figurazione e astrazione.
Se poi – al di là del settore pittorico –  ci rifacciamo  al vasto lavoro di Greco nella ceramica,  potremo constatare  come lo stesso possa costituire un punto di partenza (anzi di arrivo) per tanto lavoro artigianale dei nostri giorni.
Oggi quasi tutti i grandi centri ceramici (e in generale dell’artigianato) sono in una fase molto statica o imitativa del passato e ripetono gli antichi stilemi ormai stereotipati.

Proprio per questo sarebbe fondamentale una vivificazione di tutto il mondo artigianale. Il fatto che Greco abbia intessuto il suo lavoro manuale con continue valenze concettuali – anche di difficile interpretazione – ha fatto si che lo stesso sia sempre risultato diverso e in certo senso più misterioso: in altre parole una forma artistica, non solo volta al capriccio e all’effimero, come quasi sempre accade in molta arte di oggi – ma anche l’incarnazione di una tradizione spesso millenaria rinvigorita dalle conquiste del pensiero moderno, anche di quello scientifico (come ci insegna Greco ) quando nel suo aureo libretto “Il tempo, i pensieri e i ricordi” afferma: l’arte è acefala quando non poggia su solide basi culturali).
Per quanto poi si riferisce al versante concettuale del suo lavoro: dai già citati Interventi sul paesaggio ai suoi giudizi sulla ​
Prossemica e sull’Entropia o alle “Reliquie”, non resta che ripetere ancora una volta  quanto sia fondamentale per l’arte dei nostri giorni di saper conglobare etica ed estetica, fantasia e tecnologia, anche per le creazioni in apparenza più elementari o più insolite.


Sandro Greco, santificato come uno dei «Santi Medici»  dell’avanguardia pugliese dal critico d’arte Pietro Marino, in occasione della mostra allestita presso la Galleria «Pino Pascali» in Polignano  a Mare, Bari (La Gazzetta del Mezzogiorno, Sabato 31 agosto 1974).
Ha portato innanzi la sua ricerca e sperimentazione, nella stagione dell’arte concettuale prima, la land-art, la performance, poi gli “ideogrammi” di analisi del linguaggio, le “forme simboliche”, fino alle più recenti esperienze di manualità, tappeti e mosaici…

Dopo un’esperienza figurativa dal 1948 al 1966 (tema preferito: il circo) lo studio dell’entropia lo porta a nuove visioni dell’arte e con la Mostra “Arte e scienza” del 1967 si avvicina all’arte povera, e all’arte concettuale con “I fiori di carta” ed “I rapporti prossemici” tendenti ad evidenziare i connotati psicologici dello spazio e del tempo. Ricorre spesso ai concetti della chimica, della matematica e della termodinamica per chiarire meglio il contenuto del suo pensiero.

di Gillo Dorfles


Milano, 28 agosto 2015, nella casa museo del professor Gillo Dorfles per una conversazione su arte e mercato contemporaneo, sull’arte di Sandro Greco e poi una rapida lettura dell’arte e della cultura attuale nel Salento – video intervista a cura di Giovanni Greco – Servizi di BelSalento

CURRICULUM DI SANDRO GRECO                                                                      

Nasce a S. Pietro Vernotico (Br) il 14 gennaio 1928.  Vive ancora e non ha, per il momento, alcuna intenzione di morire.
Inizia a dipingere da autodidatta nel 1948 e allestisce la prima mostra personale nel 1953;
il tema preferito è il Circo. Nel 1955 fa il clown nel Circo Continental e conserva ancora oggi memoria di questa esperienza come di “un’avventura stupenda”.
Consegue la Laurea a Bari in Farmacia nel 1956 e l’abilitazione all’insegnamento della chimica a Roma nel 1962.
Esercita la professione di farmacista e lavora come Collaboratore Scientifico.
Fino al 1961 collabora come corrispondente con “Il Messaggero di Roma”, con la “Gazzetta del Mezzogiorno” di Bari, con il “Meridionale” di Brindisi, con la rivista culturale “Selva” di Torino.
Dal 1963 al 1993 insegna Chimica negli Istituti Tecnici. Dal 1963 lo studio della fisica della particelle e della termodinamica contribuisce a far cambiare indirizzo all’esperienza artistica.
Nel 1965 crea le sue prime ceramiche e fino al 1967 produce acquerelli e dipinti ad olio, ispirandosi a Van Gogh, Mirò, Vlamink, Corot e  Zandomeneghi.
Nel 1967, con la mostra “Arte e Scienza” diventa uno dei protagonisti della avanguardia pugliese.
Dal 1968 si dedica alla Land-Art con i fiori di carta ed altre opere; dal 1969 ad oggi molta della sua attività artistica si basa sull’ECOLOGIA.
Ha fondato, negli anni settanta con T. Carpentieri e C. Lorenzo, il Centro di Ricerche Estetiche a Novoli (Le) ed ha organizzato, assieme a C. Lorenzo, un “Seminario Estetico” presso l’Università del Salento di Lecce.
Ha costituito una Galleria d’Arte a Brindisi, un’Associazione Culturale “Moventi” a Lecce e una Bottega d’Arte a Lecce “Il gioco e l’arte”.
Dal 1985 in poi, abbandona le avanguardie artistiche per proseguire il suo personale percorso creativo, producendo tappeti ed arazzi annodati interamente a mano, a punto Smirne (Tapparazzi), “maschere in cartapesta, gioielli in oro, in argento, in ottone, piatti in cartapesta, libri di carta, di stoffa, di alluminio, di plexiglas, di legno, scacchiere, scatole di legno contenenti le cose e i
pensieri più interessanti, cartoline di legno, sculture.
Dal 1999 al 2009 si dedica, fra l’altro, alla ceramica, producendo “quasi mille pezzi fra trozzelle, piatti, vasi, figure (realizzate a mano lavorando la terraglia) incidendo e ingobbiando quando l’argilla è ancora molle”.
Attualmente realizza lavori in feltro, opere pittoriche realizzate con l’ “i-pad”, mosaici (dipinti particolari), proseguendo, con coerenza e senza interruzioni la sua poliedrica ed originale attività creativa.


BelSalento è un progetto a cura del dott Giovanni Greco

AsimovSe la conoscenza può creare dei problemi,
non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

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