Filolao in BelSalento

a cura del dott Giovanni Greco

filosofi e matematiciPythagoras_and_Philolaus

Filolao450 a.C. – 400 ca. a.C.

Nel 450 a.C. opera a Taranto Filolao (Crotone 470 ca – 400 ca a.C.), astronomo, matematico e filosofo, il primo a diffondere per iscritto la conoscenza delle dottrine pitagoriche, che influenzeranno il pensiero di Platone. Filolao formulò una teoria cosmologica con  un universo con due fuochi, secondo cui la Terra ruota su una sfera celeste attorno a un punto centrale dell’universo, così come il Sole, i pianeti, le stelle e l’antiterra che non è mai osservabile perché la Terra è sempre rivolta verso l’Olimpo.

FONTI Enciclopedia Zanichelli, Milano, ‘La Repubblica’, 1995

Non sono ancora chiare le origini di Filolao, medico e filosofo del V° secolo a.C. che ebbe il grande merito di divulgare i concetti ed i principi filosofici della dottrina pitagorica. Diogene Laerzio afferma  che Filolao è nato a Crotone, mentre altre fonti antiche lo danno nativo di Taranto. Egli faceva parte di un gruppo di emigrati sfuggiti alla persecuzione antipitagorica di epoca più tarda che si perpetuò ancora a Crotone nel V° secolo a.C. Il gruppo pitagoriaco crotoniate si rifugiò a Tebe, che era diventata nella prima metà del V° sec. a.C. il principale centro di raccolta di profughi politici provenienti dalla Magna Grecia. La città beotica era abitata da un popolo di stirpe affine a quella che aveva fondato l’antica Kroton, ed era governata da un ceto aristocratico formato da famiglie ricche ed amanti dello sport. Tebe offrì a Filolao e compagni solidarietà di classe ed un ambiente culturale favorevole all’apertura di una scuola, alla quale si iscrissero discepoli provenienti anche da altre città, si che Filolao potè finalmente professare i suoi principi. Fu il maggiore dei pitagorici della seconda generazione. In astronomia introdusse l’ipotesi di un moto circolare della Terra intorno a un Fuoco centrale, la sede di Zeus, compiuto in ventiquattro ore. Sosteneva un modello non geocentrico : ammetteva che intorno a tale Fuoco ruotassero dieci corpi: Antiterra, Terra, Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno e un Fuoco esterno, o sfera delle stelle fisse, e che le distanze di questi dieci corpi dal Fuoco centrale fossero proporzionali alle successive potenze del numero 3, che per i pitagorici aveva un preciso valore rituale.


Dal Giovanni Virginio Schiaparelli, Scritti sulla storia della astronomia antica (Bologna : N. Zanichelli, 1926, Parte I, Scritti editi, Tomo II, p. 254 e segg.)
« Il periodo di 59 anni […] fu adottato altresì da Filolao di Taranto (430), celeberrimo pitagorico, le cui speculazioni sulla struttura dell’universo hanno tanta importanza nella storia dell’antica astronomia. Ma la divisione da lui adottata di questo periodo, anziché presentarsi come risultato di nuove e diligenti osservazioni, deriva da un’ingegnosa, benché poco felice, applicazione delle proprietà misteriose dei numeri, delle quali, come è noto, la setta Pitagorica fece tanto abuso. Filolao cominciò per stabilire, che l’anno solare dovesse essere di 364 + (1/2 giorni), durata assai più lontana dal vero, che quelle di Arpalo e di Enopide; e perché l’abbia fatta tale, vedremo subito. Cinquantanove di tali anni gli davano giorni 21505 e 1/2, i quali egli ripartiva in 729 lunazioni di 29 + 1/2 giorni ciascuna. Con queste egli formava 38 anni comuni di 12 lune, e 21 anni intercalari di 13 lune. Quanto fosse errato questo computo rispetto ai periodi veri del Sole e della Luna si può vedere, notando che per noi 59 anni solari danno giorni 21549,3 e 729 lune danno giorni 21527,8; mentre Filolao ne contava soli 21505 1/2. Ma dal punto di vista Pitagorico il mondo doveva essere regolato secondo i misteri dei numeri; e sotto tale riguardo il grande anno filolaico era veramente meraviglioso. Poiché il numero delle sue lunazioni, cioè 729, era il quadrato del numero 27, che esso stesso è il cubo del sacro numero 3. II numero 364 1/2 dei giorni contenuti in un anno godeva poi di analoga proprietà. Contando infatti come unità separata di tempo la parte chiara del giorno e la notte scura come un’altra unità (siccome è prescritto dalla natura stessa delle cose), il numero di tali unite diurne e notturne contenute in un anno riusciva il doppio di 364 e 1/2, cioè di nuovo 729, cubo-quadrato di 3; onde questo risultava tanto dal Sole quanto dalla Luna. »


Ma filolao fu anche medico inserendosi nel solco della tradizione medica crotoniate, in cui giganteggiò Alcmeone. Ma a differenza del celebre medico crotoniate, Filolao affermò che il corpo umano è costituito di solo caldo, e che i principi attivi del freddo, dell’umido, del secco non coesistono nell’organismo, ma vi si introducono dall’esterno per creare con il caldo, in una perenne dialettica, l’equilibrio vitale. Democede diversamente da Alcmeone, sostenne che l’eziologia delle malattie va ricercata nella bile, nel sangue e nel catarro. Filolao disse che l’anima e il corpo sono legati indissolubilmente, se il corpo muore succede inevitabilmente che l’anima subito si annienta, così come si annienta l’armonia se la lira si spezza o le corde si tagliano.


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(Isaac Asimov)

 

 

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