Epidemia la strage di pini e abeti in Campi Salentina gennaio 2017

di Giovanni Greco

Epidemia la strage di pini e abeti in Campi Salentina gennaio 2017

Come fosse un’epidemia la strage di pini e abeti in Campi Salentina. Il 21 gennaio 2017 alle ore 10:00 in via Nino di Palma l’amministrazione Zacheo ha fatto abbattere 30 pini alti una decina di metri, gli stessi che circa venti anni fa la prima amministrazione Zacheo faceva  piantare affiancano all’ospedale.

Qui in foto 30 pini abbattuti affianco all’ospedale a Campi Salentina

E anche se giusto un anno fa erano stati potati per dar loro spazio vitale, poi, dall’oggi al domani sono stati abbattuti in questo nevoso gennaio 2017. La motivazione ufficiale vorrebbe riguardare le radici ed il ripristino dei marciapiedi, quando però sembra evidente che in Campi salentina esistano altre priorità che riguardano le strade, come ad esempio le pozzanghere che si creano in via Piemonte, dove pare che bastino le transenne. Scrive Tania Pagliara in un post facebook “INCREDULA  (…) Quando giorni fa notai che stavano rimuovendo quelle orribili mattonelle di cemento intorno ai tronchi pensai che finalmente avevano capito che bisognava creare delle aiuole, invece no! Tagliano gli alberi per salvare il cemento. Orribile! Ho fatto di tutto, denunce ecc, ma non li ferma nessuno, anzi c’è chi si e’ tirato indietro infierendo contro di me. Ho da sperare solo in Cristian Casili che aveva preso a cuore la faccenda“.

La vicenda degli abbattimenti dei pini di Campi dura da anni, molte sono state le denunce, ma la risposta è che gli alberi sono malati … ma niente, continuano a tagliare. Il pinicidio si estende anche nel resto della provincia, fra gli altri commenti un signore sottolinea che “A Lecce, presso il Ninfeo delle fate, vicino le Tagghiate hanno tagliato pini di oltre cento anni per ricavare dei piccoli marciapiedi. Un disastro“. Lo stesso dicasi per i pini di Soleto, di Stigliano, di Masseria Grande tra Supersano e Collepasso, di Maglie  e tanti altri terreni ancora …
Qui in foto l’incendio di Pini Italici a Maglie del 10 luglio 2016

T.P. “DIsGUSTATA, ORA BASTA. 25 gennaio 2017 hanno fatto fuori i 24 abeti delle scuole elementari Papa Giovanni a Campi Salentina , di oltre 50 anni, sanissimi, non davano fastidio a nessuno (…) mi davano la resina per gli oli profumati, le bacche per le ghirlande, mi hanno visto crescere, giocare , ridere e piangere nel cortile della scuola, hanno visto crescere mio figlio e mia nipote … sono stati assassinati senza nessun motivo“.

Qui in foto i 24 abeti fatti abbattere presso le scuole elementari Papa Giovanni a Campi Salentina

Va detto molto sommariamente che i Pini sono gli alberi fra i più alti, la cui chioma ossigena filtra e purifica l’aria. Inoltre questi in Campi Salentina offrivano riparo ad una folta varietà di uccelli, insetti e roditori capaci di dare vita concreta all’ambiente circostante, oltre che armonia e tipicità del luogo (tanto che se prima ci si poteva ricordare di Campi per quei pini, ora ci si ricorderà di Campi per gli scempi ambientali di questa amministrazione … che concretamente, da quanto riportano i giornali locali, non passerà alla storia per la sua intelligenza amministrativa). Infatti anche nel terreno le radici dei pini che ha fatto tagliare, permettevano una buona ossigenazione utile all’ecosistema … Ora invece Campi conoscerà gli ultimissimi ritrovati di erbicidi?  E già un anno fa altri pini furono abbattuti a Campi, proprio nel centro cittadino. Davano riposo agli anziani che sostavano sulle panchine come anche ombra d’estate agli autisti fermi allo stop dei semafori. Sono stati tagliati per rendere l’ambiente più brutto e malato? Oppure in linea con la logica dell’impoverimento sociale?
All’intelligenza sballata la risposta … che NON saprà dare ai posteri!
In fondo, è una questione di civiltà. Contro l’inciviltà.

Leggi anche “Rischio di danneggiamento del patrimonio arboreo delle sacre Pinete degli Alimini di Otranto” in : http://retedellereti.blogspot.it/2015/02/otranto-sacre-pinete-oltraggiate.html


di Oreste Caroppo 29 agosto 2016
APOLOGIA DEI PINI
contro il generalizzato pinicidio speculativo in corso ormai da troppi mesi in Salento

Portalo, e andate a passeggiare, a fare sport, a camminare, riposare o giocare nelle pinete, quella del Santuario di Montevergine, (sulla Serra di Palmariggi tra Maglie e Otranto), o le altre, e lì respirando a pieni polmoni, quell’aria buona ricca di ossigeno e resa balsamica dalle resine disinfettanti dei Pini!
Erano queste le parole che frequentemente, amato da tanti, il dottore Borgia di Maglie, oggi scomparso, medico di famiglia molto attivo nella seconda metà del secolo appena trascorso, rivolgeva alle famiglie che portavano i loro bambini, con sintomatologie a carico del sistema respiratorio, da lui in visita medica per un consiglio. Ricordo quelle sue dolci incoraggianti parole che innalzavano un inno alla Natura e alla luce dopo aver auscultato le spalle con il suo stetoscopio nel suo studio che ricordo scuro. Anche la sua casa era circondata da conifere che tanto amava, Cedri in particolare, che con gioia mostrava a me che vedeva curioso di natura e della Natura!
Tanta alta e rinomata l’importanza dei Pini dal punto di vista medico nel secolo scorso soprattutto per la cura delle malattie respiratorie che addirittura interi centri di lunga degenza ospedaliera specializzati in malattie respiratorie furono costruiti in Salento nei pressi di grandi pinete, ad esempio il caso del grande nosocomio-sanatorio nella vicina Supersano.
Capiamo così anche perché i Pini delle specie mediterranee furono tanto amati giustamente nelle piantumazioni del secolo scorso in Salento.
Alberi anche a rapida crescita, iper resistenti ad ogni avversità, (eccetto l’uomo, ahiloro!), che un albero può incontrare in territorio salentino!
Alberi tanto tipici della nostra terra che reperti fossili del genere Pinus sono emersi in scavi archeologici all’interno della Grotta Romanelli di Castro e risalenti già al periodo paleolitico, da allora sin ai nostri giorni non si conterebbero a voler elencare le innumerevoli prove di natura archeologica, letteraria e di altro tipo, che attestano la presenza delle diverse specie di pini mediterranei in Puglia nel corso dei secoli.
Nel caso poi di un parco verde annesso ad un edificio scolastico per bambini dalla tenerissima salute, a Maglie, non si dimentichi che tale edificio sorgeva praticamente a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla famigerata iper-inquinante centrale industriale di CoperSalento!
Grande saggezza fu dunque quella di volervi piantare lì nei pressi della scuola proprio dei Pini! Oggi a rischio pinicidio estirpante estinguente i nostri Pini anche lì!
Alberi dal profumo incantevole e tra i cui aghi il vento sibila con un verso caratteristico e irrinunciabile per il nostro paesaggio per chi ha avuto il piacere di ascoltarlo.
Tanta saggezza scientifica quindi, medica e agronomica ancora nella seconda metà del secolo scorso, e certamente non stiamo parlando di tempi così antichi tanto da poter considerare la medicina e l’agronomia dell’epoca, cioè di poco più di un decennio orsono, come obsolete rispetto agli sviluppi attuali,
eppure
oggi ci son agronomi che gridano all’ “errore” (?) per l’ uso di piantar gli iper economici Pini, bisognosi di zero cure, anche zero annaffiature artificiali per ogni risparmio di acque, nel secolo scorso in Salento;
agronomi (?) questi che definiscono i nostri alberi del genere Pinus piante “aliene” (??) al nostro territorio, che mai sarebbero state qui presenti prima del secolo scorso, che grande bestemmia e bugia scientifica questa! E pure lo ribadiscono con forza, “son piante esotiche, piante aliene, piante che non c’entrano nulla“, dicono addirittura, “con il nostro Salento, e che vanno estirpate anche per questo!“, assurdi, razzismo verde alla bisogna persino!
Sarebbero addirittura, dicono, “piante invasive infestanti“, e definiscono, cioè trasformano attraverso questi termini la bellezza e l’iper adattamento non a caso evolutivo tipico dei Pini al nostro territorio, capaci di risorgere dalle loro stesse ceneri dopo gli incendi, come qualcosa di negativo, e appunto usano quei termini, “infestanti” “invasivi”, quando invece bisognerebbe dire che sono piante benedette contro le quali nulla possono neppure i piromani, neppure quando pagati dagli speculatori più disparati per mettere fuoco nella speranza di cancellare le pinete, anzi da quel fuoco le pinete rinascono ancora più forti, son piante “pirofite”, così chiamate in botanica perché iper adattate agli incendi e che addirittura non solo in gran parte riescono a resistere al fuoco ma anche si servono di questo per far aprire le pigne e far così cadere i semi, che nella loro stessa cenere più rapidamente germogliano!
Tutta questa saggezza agronomica e medica ancora in auge fino a pochi anni fa viene del tutto ignorata e calpestata oggi come se non esistesse, e altro che scienza, come nuova moda, per esistere e poter dire qualcosa e per poterla dire e farla apparire come nuova, ecco che nuovi agronomi sputano sulla saggezza dei padri e definiscono errore quelle piantumazioni! Che blasfemi!
Vedono poi due mattonelle sollevate e invece di essere contenti perché quella è prova della grande forza e vigore degli alberi piantati dai padri per noi, invece di rimuovere quelle mattonelle e sostituirvi della terra, allargare le aiuole, dare maggior respiro alle piante cresciute, invece di emulare gli esempi positivi di cura delle strade, dei marciapiedi e delle aiuole, che vengono normalmente rifatti senza danneggiare le radici degli alberi e senza estirpare gli alberi nella capitale, a Roma per citare un esempio su tutti, nel parcheggio della iper-trafficata Stazione Termini come accanto al Colosseo e nei Fori Romani frequentatissimi, questi neo agronomi, che fa un pò difficoltà chiamare davvero ancora agronomi, periziano invece sovente nei casi Salentini della vergogna in cui si perpetra il pinicidio, che non ci sono altre soluzioni e che deve essere tutto estirpato, e tutti gli alberi dei padri piantati affinché fossero grandi alla nostra epoca per poter oggi dare i loro servizi di ossigeno e aria balsamica, di ombra contro il Sole battente, “tutti” cosa sospetta, vengono così trasformati in trucioli biomassa per alimentare caldaie a pellet o industrie delle biomasse!
“Tutti”, dove gli interventi prevedono l’abbattimento di alcuni alberi giudicati per varie ragioni da tagliare e altri, nel caso di piccoli boschetti, vengono invece conservati, allora ciò potrebbe voler dire che forse si ha a che fare con professionisti competenti, si può discutere, confrontarsi, ma quando quei professionisti (?) sentenziano che vanno invece estirpati tutti, nessun Pino escluso, beh lì il marcio è da cercare perché potrebbe nascondersi.
Ad esempio nella piccola pineta tra il campo sportivo di Maglie e la voragine dell’Ausu è stato fatto recentemente un intervento di diradamento dove sono stati eliminati solo i Pini più inclinati e quindi in pericolo di imminente caduta, ma la pineta, questo va assolutamente riconosciuto e rimarcato come aspetto positivo, è stata nel suo complesso lì conservata! E ci auguriamo resti tale!
Solitamente le ditte in cambio degli interventi si prendono anche il legno che appunto rivendono, oppure addirittura in taluni casi si spaccia il legno come rifiuto e ci si fa pagare dal pubblico anche per smaltirlo, quando poi nello smaltimento diventa invece una risorsa che viene ben pagata! Pagata così loro due volte!
E se le ragioni addotte contro i Pini non bastano, si aggiungono persino trovate ecosistemiche, in alcune perizie addirittura scrivono che è meglio eliminare i Pini perché attirano i bruchi della Processionaria i cui peli potrebbero urticare cani e bambini, negli occhi, nella bocca e nelle vie aeree…
Come dire: eliminiamo le foreste in India perché può viverci la Tigre! Identico è il livello di “logica folle” sottesa!
Ricordate quanto agro-terrorismo fatto quest’inverno sui media contro le naturalissime farfalle Processionarie che vivono insieme ai nostri Pini?! A sentire quell’allarmismo agro-speculativo, interessato agli interventi di pesticidio, oggi non avremmo dovuto avere più Pini nel nostro territorio, tutti divorati da quelle Processionarie, invece è estate e di Processionarie non c’è più quasi ombra e i Pini sono tutti lì più verdi di prima, quando non abbruciacchiati da qualche incendio estivo.
E in una scienza distorta all’ incontrario ciò che fino a pochi decenni fa faceva bene per le vie respiratorie oggi viene presentato come potenziale rischio… Ma questi sono così ignoranti o sono così in malafede che vogliono farci credere persino il vitale ossigeno forse, prodotto dai Pini, come pericoloso per la vita?!
Quando quel buon dottore invitava i bambini di Maglie ad andare nelle pinete sapeva certamente che esistevano anche le Processionarie, non diceva certo di andare a strusciarsi sugli occhi e mettere in bocca tutti gli animaletti che vivono nelle pinete, diceva di andare lì a correre, giocare e respirare!
Oggi viviamo invece nell’epoca del terrorismo su ogni cosa a fini speculativi distorcenti e fondati su una ricercata analfabetizzazione naturalistica e disinformazione strumentale e pseudo-scientifica.
Ogni albero può cadere come ogni campanile, ma così come in caso di un terremoto è sconsigliabile sostare sotto un campanile, così in presenza di un forte vento è sconsigliabile mettersi sotto un albero come durante un temporale con fulmini, semplici norme di buon comportamento da insegnare nelle scuole appunto, non interventi preventivi folli volti all’ecatombe verde, che è suicidio perché la nostra vita è strettamente legata a quella degli alberi, o volti all’abbattimento forsennato preventivo di tutti i campanili storici!
Se quegli agronomi responsabili del pinicidio che operano in Salento andassero anche sulla Sila, a Camigliatello Silano, dove ciò che più caratterizza il paesaggio sono i Pini silani nella natura, come nei giardini delle abitazioni, delle villette e degli alberghi e ristorantini, nelle strade urbane, povero Parco naturale nazionale della vicina Sila cosa di esso resterebbe?!


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AsimovSe la conoscenza può creare dei problemi,
non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

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