Draghi Miti e Leggende nel Salento millenario

di Giovanni Greco

òlkjhgIn questa sezione (la più “fantastica” dell’intera Flotta di BelSalento) visitiamo i miti e le leggende sulle quali si è basata tanta parte della cultura popolare e contadina del Salento. Miti e leggende che sono stati rappresentati e scolpiti in numerosi siti o anche sono presenti in alcuni blasoni nobiliari o nello stemma di alcuni paesi come nei nomi di alcune grottequindi benvenuti nella caccia al meraviglioso mondo dei Basilischi e delle Sirene del Salento

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Il Drago, animale chimerico è usato in araldica come simbolo di Vigilanza, Custodia e Fedeltà, la credenza è che custodisse il giardino delle Esperidi, fu emblema di Ciro il Grande, e rappresentato anche nei Vessilli romani e greci, pertanto è anche simbolo di valore militare. Presso le popolazioni nordiche il drago era il simbolo della morte e della rinascita. Mentre Il drago in Cina è simbolo dell’ascensione verso le regioni celesti. Il drago ha anche un valore apotropaico perchè scaccia il male e lo si raffigurava nelle terme (ad es quelle calabresi), luogo di benessere ma anche di confronto e discussione.

Alcuni popoli antichi li definivano come “belve a volte dotate di coscienza ed intelletto”, ma il fascino di queste creature mitologiche si è da sempre intrecciato con la storia umana. Sin dalla notte dei tempi l’uomo per dare una spiegazione razionale a ciò a cui la sua logica non sapeva trovare altra soluzione (e in base alle sue conoscenze), ha voluto credere alla presenza di esseri soprannaturali, non potendo giustificare altrimenti quei fenomeni naturali che si svolgevano sotto ai suoi occhi e nell’incapacità di dominare per intero la Natura … così popolò il mondo che lo circondava con personaggi fantastici (Spiriti) che divise in malevoli e benevoli … nel caso dei Draghi invero, fra il vero e il falso c’è solo che in tutto il globo terrestre dai Maja alla Cina al Tibet alla Russia all’Europa all’America, dalla preistoria ad oggi civiltà che non si sono mai incontrate a distanza di millenni hanno descritto gli stessi esseri alati sputafuoco …. Fra il vero e il falso forse questi draghi sono una umana paura ancestrale … una memoria antichissima probabilmente … le ricerche poi sono appassionanti anche o proprio per questi motivi fantastici o fantasiosi …

Nel medioevo come si sa, la Figura del Drago dominava la cultura popolare ma soprattutto quella alchemica, secondo la quale il Drago simboleggiava, sia il fuoco, sia l’Immane Potenza della Natura, le cosiddette “Correnti Terresti”, le “Energie Telluriche” che  devono essere domate dall’uomo, per essere incanalate a favore del suo lavoro. L’immagine del Drago era importante e ricorrente ma anche essenziale ad esempio nella costruzione delle cattedrali in quanto essa, rappresentando l’“Energia Tenebrosa Terreste”, era strettamente legata con l’“Apposizione della Prima Pietra” di questa particolare tipologia di edificio sacro. Gli “Antichi Costruttori Gotici”, infatti, si inspiravano alle “Teorie Alchemiche” e a “Complicati Calcoli Astronomici” in base ai quali determinavano il punto preciso del terreno dove conficcare il picchetto della cosiddetta “Pietra Angolare”. Nell’antichità, infatti, la terra era considerata come un “Enorme Essere Vivente”, la cui “Grande Energia Potenziale”, era situata nella testa di questo gigantesco animale mitologico che, a seconda delle tradizioni, avrebbe dovuto essere un “Serpente” o un “Drago”. La scelta della “Pietra Angolare” nel terreno, sul quale si sarebbe poi iniziata la costruzione della cattedrale, rappresentava la ritualizzazione della sconfitta del Drago, (nella personificazione del male), da parte dell’“Arcangelo Michele”. Pertanto nella “Tradizione Alchemica”, la particolare perforazione del terreno avrebbe bloccato la testa del Drago per incanalare la sua tenebrosa energia verso il cielo. La “Mitologia Alchemica Medioevale”, infatti, assegnava alla testa del Drago il compito di reggere il peso dell’“Intero Universo Terreste”.

Addentrandoci nella simbologia del Drago, ogni popolo ha concentrato in lui i quattro elementi : aria, acqua, terra e fuoco; può avere le ali (aria), vivere vicino alle paludi (acqua) e nelle grotte (terra), incendiare e distruggere (fuoco); pertanto il suo simbolo è così potente perché è permeato dalle forze dei quattro elementi. Gli antichi dragoni cinesi, non a caso, simboleggiavano il “Chi“, l’energia cosmica.

Drago araldico

Il simbolo araldico del “Drago alato” negli stemmi di famiglie nobili e di valorosi guerrieri è un simbolo molto raro nell’araldica italiana; un caso isolato quindi sembra rappresentato dalla famiglia normanna del Conte Ruggero. Mentre le creature fantastiche che popolavano le storie degli avi nel Salento sono state davvero tante; e di quasi ognuna si è persa la memoria (dopo secoli e secoli); Scazzamurreddhi, Draghi, Santi Cavalieri e Basilischi … in queste forme si materializzavano le paure ancestrali dell’essere umano. E talvolta, come ben sappiamo, le classi più colte hanno trovato giovamento nel lasciare la massa incolta in balia delle credenze popolari.

  • Da questa mia ricerca è emerso che alcuni paesi del Salento hanno riferimenti a draghi : Campi Salentina, Corigliano d’Otranto, Sternatia, Muro Leccese, Maglie, Mesagne, Bagnolo, Dragoni, una frazione del Comune di Lequile, Il drago della Torre di San Gennaro (Torre non molto distante dalla specchia ‘Caulone’ di Casalabate. Come “Kaulon” il nome di un drago marino rosso delle coste calabresi); il San Giorgio di Melpignano; il San Giorgio nell’affresco di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina; poi la torre del serpente ad Otranto, i draghi raffigurati nel mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto; poi Lecce sulla facciata della Basilica di Santa Croce; i draghi guglia orsiniana di Soleto (del 1300);

  • I draghi di Kaulon (Calabria) e la Specchia di Caulone a Casalabate

  • Ma anche alcune grotte (spesso rivolte verso la Calabria) hanno nomi riferibili alla parola “drago”.

  • Nell’entroterra altri siti con quadri che fanno menzione a Draghi, Basilischi, Sirene, Lu “scazzamurrieddhu” (leggendario folletto dispettoso) anche detto “municeddhu”.

  • Un principe Protonobilissimo in terra d’Otranto con il suo tenimento di Muro Leccese, ha nello stemma un drago. Il titolo lo ebbe da Giovanni Antonio Orsini del Balzo  (Raimondo Rodia).

  • Poi nel Salento abbiamo almeno sette Santi cavalieri che uccidono draghi. Il più importante è il famosissimo San Giorgio (già patrono d’Inghilterra il cui cuolto è diffuso in quasi tutto il mondo); il San Michele; il San Eustachio Placido (del quale esiste un bellissimo affresco nell’abbazia di Santa Maria di Cerrate con il cervo che ha un immagine del Cristo tra le corne ramificate); poi San Pantaleo o PantaleoneSan Sergio cavaliere (in un affresco in Santa Caterina a Galatina); San Martino di Tours; San Maurizio. Poi l’ordine della Mercede con il vescovo Gabriele Adarzo de Santader quando sbarcò in terra d’Otranto.

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in http://belsalento.wix.com/belsalento#!draghi-miti-e-leggende/c1hkq altri dettagli sul mondo dei draghi nel Salento …

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Nella facciata del Castello de’ Monti di Corigliano d’Otranto viene raffigurato San Michele. In questa scultura il santo sconfigge il drago con la spada e il piede destro sul suo corpo in segno di vittoria.

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Lecce, Draghi sulla facciata della Basilica di Santa Croce

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ARCO LUCCHETTI. CORIGLIANO D’OTRANTO (LE)
Il Santo cavaliere è San Giorgio che uccide il drago salvando la principessa (figura in basso a destra), mentre i genitori (Re e Regina) sono in alto ad osservare la scena. Qui il santo cavaliere è a cavallo e trafigge il drago con la lancia fra le sue fauci.  (Raimondo Rodia)


ricerche a cura del dott Giovanni Greco
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AsimovSe la conoscenza può creare dei problemi,
non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

 

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