Draghi Miti e Leggende nel Salento millenario di BelSalento

a cura del dott Giovanni GrecoòlkjhgDraghi Miti e Leggende nel Salento millenario

In questa sezione (la più “fantastica” dell’intera Flotta di BelSalento) visitiamo i miti e le leggende sulle quali si è basata tanta parte della cultura popolare e contadina del Salento. Miti e leggende che sono stati rappresentati e scolpiti in numerosi siti o anche sono presenti in alcuni blasoni nobiliari o nello stemma di alcuni paesi come nei nomi di alcune grottequindi benvenuti nella caccia al meraviglioso mondo dei Basilischi e delle Sirene del Salento.  E’ una creatura mitologica che compare in varie forme nelle diverse culture di tutto il mondo, con diversi simbolismi.

25335f_08c95a22bc094cb696bcb114d76e3087Da Wikipedia : Il Drago è una creatura mitico-leggendaria dai tratti solitamente serpentini o comunque affini ai rettili, ed è presente nell’immaginario collettivo di tutte le culture, in quelle occidentali come essere malefico portatore di morte e distruzione, in quella orientale come creatura portatrice di fortuna e bontà. Il termine deriva dal latino draco (nominativo), draconis (genitivo), a sua volta proveniente dal greco δράϰων (drakon), con l’omologo significato di serpente. L’etimologia del termine è stata spesso discussa: connesso col verbo δέρϰεσθαι (dèrkesthai) “guardare”, probabilmente in connessione ai poteri legati allo sguardo di queste bestie o alla loro presunta vista acutissima. [Informazioni tratte dalla voce “Drago” sul “Vocabolario Zingarelli”, Zanichelli (XI edizione)] Nel sanscrito e nell’indiano antico: dragh-ayami, allungare. [dizionario etimologico online di Ottorino Pianigiani] cfr : http://it.wikipedia.org/wiki/Drago

Il Drago, animale chimerico è usato in araldica come simbolo di Vigilanza, Custodia e Fedeltà, la credenza è che custodisse il giardino delle Esperidi, fu emblema di Ciro il Grande, e rappresentato anche nei Vessilli romani e greci, pertanto è anche simbolo di valore militare. Presso le popolazioni nordiche il drago era il simbolo della morte e della rinascita. Mentre Il drago in Cina è simbolo dell’ascensione verso le regioni celesti. Il drago ha anche un valore apotropaico perchè scaccia il male e lo si raffigurava nelle terme (ad es quelle calabresi), luogo di benessere ma anche di confronto e discussione.

Alcuni popoli antichi li definivano come “belve a volte dotate di coscienza ed intelletto“, ma il fascino di queste creature mitologiche si è da sempre intrecciato con la storia umana. Sin dalla notte dei tempi l’uomo per dare una spiegazione razionale a ciò a cui la sua logica non sapeva trovare altra soluzione (e in base alle sue conoscenze), ha voluto credere alla presenza di esseri soprannaturali, non potendo giustificare altrimenti quei fenomeni naturali che si svolgevano sotto ai suoi occhi e nell’incapacità di dominare per intero la Natura … così popolò il mondo che lo circondava con personaggi fantastici (Spiriti) che divise in malevoli e benevoli … nel caso dei Draghi invero, fra il vero e il falso c’è solo che in tutto il globo terrestre dai Maja alla Cina al Tibet alla Russia all’Europa all’America, dalla preistoria ad oggi civiltà che non si sono mai incontrate a distanza di millenni hanno descritto gli stessi esseri alati sputafuoco …. Fra il vero e il falso forse questi draghi sono una umana paura ancestrale … una memoria antichissima probabilmente … le ricerche poi sono appassionanti anche o proprio per questi motivi fantastici o fantasiosi …

Nel medioevo come si sa, la Figura del Drago dominava la cultura popolare ma soprattutto quella alchemica, secondo la quale il Drago simboleggiava, sia il fuoco, sia l’Immane Potenza della Natura, le cosiddette “Correnti Terresti”, le “Energie Telluriche” che  devono essere domate dall’uomo, per essere incanalate a favore del suo lavoro. L’immagine del Drago era importante e ricorrente ma anche essenziale ad esempio nella costruzione delle cattedrali in quanto essa, rappresentando l’“Energia Tenebrosa Terreste”, era strettamente legata con l’“Apposizione della Prima Pietra” di questa particolare tipologia di edificio sacro. Gli “Antichi Costruttori Gotici”, infatti, si inspiravano alle “Teorie Alchemiche” e a “Complicati Calcoli Astronomici” in base ai quali determinavano il punto preciso del terreno dove conficcare il picchetto della cosiddetta “Pietra Angolare”. Nell’antichità, infatti, la terra era considerata come un “Enorme Essere Vivente”, la cui “Grande Energia Potenziale”, era situata nella testa di questo gigantesco animale mitologico che, a seconda delle tradizioni, avrebbe dovuto essere un “Serpente” o un “Drago”. La scelta della “Pietra Angolare” nel terreno, sul quale si sarebbe poi iniziata la costruzione della cattedrale, rappresentava la ritualizzazione della sconfitta del Drago, (nella personificazione del male), da parte dell’“Arcangelo Michele”. Pertanto nella “Tradizione Alchemica”, la particolare perforazione del terreno avrebbe bloccato la testa del Drago per incanalare la sua tenebrosa energia verso il cielo. La “Mitologia Alchemica Medioevale”, infatti, assegnava alla testa del Drago il compito di reggere il peso dell’“Intero Universo Terreste”.

Addentrandoci nella simbologia del Drago, ogni popolo ha concentrato in lui i quattro elementi : aria, acqua, terra e fuoco; può avere le ali (aria), vivere vicino alle paludi (acqua) e nelle grotte (terra), incendiare e distruggere (fuoco); pertanto il suo simbolo è così potente perché è permeato dalle forze dei quattro elementi. Gli antichi dragoni cinesi, non a caso, simboleggiavano il “Chi“, l’energia cosmica.

Drago araldico

Il simbolo araldico del “Drago alato” negli stemmi di famiglie nobili e di valorosi guerrieri è un simbolo molto raro nell’araldica italiana; un caso isolato quindi sembra rappresentato dalla famiglia normanna del Conte Ruggero.

Mentre le creature fantastiche che popolavano le storie degli avi nel Salento sono state davvero tante; e di quasi ognuna si è persa la memoria (dopo secoli e secoli); Scazzamurreddhi, Draghi, Santi Cavalieri e Basilischi … in queste forme si materializzavano le paure ancestrali dell’essere umano. E talvolta, come ben sappiamo, le classi più colte hanno trovato giovamento nel lasciare la massa incolta in balia delle credenze popolari.

  • Da questa mia ricerca è emerso che alcuni paesi del Salento hanno riferimenti a draghi : Campi Salentina, Corigliano d’Otranto, Sternatia, Muro Leccese, Maglie, Mesagne, Bagnolo, Dragoni, una frazione del Comune di Lequile, Il drago della Torre di San Gennaro (Torre non molto distante dalla specchia ‘Caulone’ di Casalabate. Come “Kaulon” il nome di un drago marino rosso delle coste calabresi); il San Giorgio di Melpignano; il San Giorgio nell’affresco di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina; poi la torre del serpente ad Otranto, i draghi raffigurati nel mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto; poi Lecce sulla facciata della Basilica di Santa Croce; i draghi guglia orsiniana di Soleto (del 1300);

  • Ma anche alcune grotte (spesso rivolte verso la Calabria) hanno nomi riferibili alla parola “drago”.

  • Nell’entroterra altri siti con quadri che fanno menzione a Draghi, Basilischi, Sirene, Lu “scazzamurrieddhu” (leggendario folletto dispettoso) anche detto “municeddhu“.

  • Un principe Protonobilissimo in terra d’Otranto con il suo tenimento di Muro Leccese, ha nello stemma un drago. Il titolo lo ebbe da Giovanni Antonio Orsini del Balzo  (Raimondo Rodia).

  • Poi nel Salento abbiamo almeno sette Santi cavalieri che uccidono draghi. Il più importante è il famosissimo San Giorgio (già patrono d’Inghilterra il cui cuolto è diffuso in quasi tutto il mondo); il San Michele; il San Eustachio Placido (del quale esiste un bellissimo affresco nell’abbazia di Santa Maria di Cerrate con il cervo che ha un immagine del Cristo tra le corne ramificate); poi San Pantaleo o PantaleoneSan Sergio cavaliere (in un affresco in Santa Caterina a Galatina); San Martino di Tours; San Maurizio. Poi l’ordine della Mercede con il vescovo Gabriele Adarzo de Santader quando sbarcò in terra d’Otranto

draghi

Arco Lucchetti. Corigiano d’Otranto (Le)

25335f_d41e210fcf844baab802b72a7abbbafdIl Santo cavaliere è San Giorgio che uccide il drago salvando la principessa (figura al centro della foto), mentre i genitori (Re e Regina) sono in alto a destra, ad osservare la scena. Qui il santo cavaliere è a cavallo e trafigge il drago con la lancia fra le sue fauci.  (Raimondo Rodia)

25335f_ada5ee60245e4a7086883b88c8860c2cIn genere le iconografie rappresentano il San Giorgio a cavallo che infilza il drago e San Michele Arcangelo invece con il drago o il demone sotto i piedi, in entrambi i casi il Drago è rappresentato domato, sconfitto nella sua brutalità. L‘Arco Lucchetti, sito in Vico Freddo, delimita l’ingresso di un cortile ed è costituito da tre elementi monolitici in pietra leccese: un architrave a sesto ribassato ben conservato e due piedritti corrosi nella metà inferiore. La ricca decorazione del portale occupa interamente la superficie frontale e quella di intradosso dell’arcata. Fu realizzato nel 1497 dal proprietario del caseggiato, mastro Nicola Robi, che ne fu anche l’artefice, così come egli stesso dichiara in una delle iscrizioni che vi sono incise. L’intera decorazione dell’arco si rifà a modelli medievali. L’arco immette all’interno di una corte nella quale si intravedono iscrizioni latine cinquecentesche incise sugli architravi delle porte.

foto di Massimo Visconti.

Castello de’ Monti di Corigliano d’Otranto(Le)

Nella facciata del Castello de’ Monti di Corigliano d’Otranto viene raffigurato San Michele. In questa scultura il santo sconfigge il drago con la spada e il piede destro sul suo corpo in segno di vittoria. Le due immagini di Corigliano (quella con San Giorgio e quella con San Michele) in entrambi i casi le fattezze del drago sono sorprendentemente simili. Sembra si tratti dello stesso “animale”. La seconda scultura del santo a piedi però è maggiormente definita.

foto di Massimo Visconti.

25335f_0b2012d28d114133b5e5337c4b752d0eQui a sinistra nel paese di Melpignano un favoloso San Giorgio che uccide il drago sul portale della chiesa di San Giorgio nell’omonima piazza. Costruita già nel 1440 la chiesa viene ricostruita nel 1700, con ricchi altari all’interno e numerose statue di cartapesta.
Fonte Wikipedia
cfr : http://it.wikipedia.org/wiki/Melpignano

Chiesa madre di San Giorgio, l’attuale chiesa è il risultato di un consistente intervento di ristrutturazione e ampliamento, effettuato tra il 1785 e il 1794, dell’antica chiesa parrocchiale risalente ai primi decenni del XVI secolo. La facciata conserva l’originario portale cinquecentesco con l’altorilievo raffigurante san Giorgio che uccide il drago. Il portale fu smontato e rimontato sul nuovo prospetto e per impostazione tipologica e schema decorativo si ritiene opera di Gabriele Riccardi, in quanto simile a quello della chiesa di Santa Maria degli Angeli di Lecce.

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Lecce, Draghi sulla facciata della Basilica di Santa Croce.

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Eva tra i draghi, “porta del paradiso terrestre”, la piu’ antica delle porte della chesa, di origine tardo gotica, in Santa Maria delle Grazie, Campi Salentina foto e testo di Tania Pagliara

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Campi Salentina, alle spalle di piazza liberta’, antico palazzo restaurato ed adibito a banca, nel cornicione due draghi barbuti simmetrici. foto e testo di Tania Pagliara

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particolare della foto precedente di Eva tra i draghi, in Santa Maria delle Grazie, Campi Salentina Visibili decorazioni stilizzate presumibilmente in trifoglio o cicuta rossa o prezzemolo. foto e testo di Tania Pagliara

Draghi Basilichi e Serpenti nei blasoni e negli stemmi cittadini25335f_2e1e46d16a954fbca205060dcdb08324

Sternatia Le origini del nome. Secondo le ipotesi di Luigi Tasselli, studioso vissuto nel XVII secolo, il toponimo deriverebbe dall’usanza che avevano le donne del luogo di piangere la perdita delle persone a loro care percuotendosi il petto (sterno). Il nome potrebbe derivare anche dalla forma bizantina medioevale “sterna dia chora” col significato di luogo dissodato, sterrato. Secondo il filologo tedesco Gerhard Rohlfs, l’etimologia è da ricercare nella parola di origine greca “sterna” ossia cisterna e questo lo dimostrerebbe la presenza in loco di quattro grandi cisterne. Lo storico locale Giorgio Leonardo Filieri suggerisce invece “sterna-teia” (cisterna, fonte sacra).

 cfr : https://it.wikipedia.org/wiki/Sternatia

Dragoni frazione di Lequile
L’origine del nome non è accertata. Secondo lo storico Giacomo Arditi il paese trasse il suo nome da un’insegna romana recante il simbolo del drago, da cui appunto Dragoni. L’ipotesi è collegata all’idea di due diverse insegne romane una col simbolo dell’aquila che avrebbe dato il nome a Lequile, l’altra col simbolo del drago da cui il nome a Dragoni. cfr : http://it.wikipedia.org/wiki/Dragoni_%28Lequile%29

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Torre del Serpe (o Torre dell’Idro) è una torre di avvistamento sulla costa pugliese nei pressi di Otranto. Si ritiene che la sua costruzione risalga al periodo romano e che la torre avesse la funzione di faro e fu restaurata in età fredericiana in seguito ad uin potenziamento strategico voluto dallo stesso Federico II. Il nome è legato ad un’antica leggenda che racconta di un serpente che ogni notte saliva dalla scogliera per bere l’olio che teneva accesa la lanterna del faro. Un’altra leggenda narra che pochi anni prima della presa di Otranto nel 1480 i Saraceni si erano diretti verso la città salentina per saccheggiarla, ma anche in quell’occasione il serpente, avendo bevuto l’olio, aveva spento il faro. I pirati senza punti di riferimento passarono oltre e attaccarono la vicina Brindisi.

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Qusto è il frammento di un piatto dei primi del 1700 che fu ritrovato presso il palazzo del principe di Muro Leccese. Il principe in terra d’Otranto Protonobilissimo, con il suo tenimento di Muro Leccese, aveva nello stemma un drago. Il titolo di principe Protobilissimo lo ebbe da Giovanni Antonio Orsini del Balzo. (Raimondo Rodia)


BIBLIOGRAFIA e FONTI:
– varie;
– Raimondo Rodia, Tania Pagliara, Oreste Caroppo;
– wikipedia, siti di archeologia e musei, reminiscenze di studi passati e recenti ricerche;
– SALENTO meraviglioso mondo di storia, arte e tradizione popolare – Cultura & Turismo – a cura di Giuseppina Marzo e Antonio Vantaggio;
-Wikipedia : http://it.wikipedia.org/wiki/Incubo_%28sogno%29;
-L’enciclopedia Universale, garzantina di Mitologia;
http://ilserpenteelamela.forumfree.it/?t=63253090;
-Guida della Lecce fantastica, Mario Cazzato – Congedo Editore (2006);
http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/07/28/la-specchia-del-cavolo/;

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Draghi, Serpenti, Ragni, Karma e Riti nel Salento legati al Drago e alla prosperità della terra e fertilità della donna

di Tania Pagliara25335f_f6440622fa2242af95bde371ac43e0a1

(Perseo con la scimitarra e la testa della Medusa)

Il Drago è il personaggio mitologico più antico e diffuso nel mondo. Il suo culto si perde nella notte dei tempi. Esistono varie forme di draghi, la più rievocata nell’immaginario collettivo contemporaneo è la forma di serpente-pipistrello. In Salento sia il culto del pipistrello (grotta dei cervi), sia il culto del serpente, sembrano essere ancestrali. Basta pensare ai carmanti legati al fenomeno del tarantismo.  Il termine ‘carma’ è usato nella nostra terra relativamente al rituale degli incantatori di serpenti e dei vermi interni all’organismo, che secondo la tradizione, causavano convulsioni ai bambini.

La sua etimologia è molto discussa, per alcuni deriva dal verbo dialettale ‘carmare’ che vuol dire ‘calmare’. Altri studiosi sostengono che il termine carma è usato nel senso mistico del Karma.

Per trovare un legame tra il ‘carma’ ed il ‘karma’, dobbiamo usare i metodi dell’antropologia comparata. Questa disciplina parte dal presupposto che, discendendo da un unico ceppo, rituali e culti  simili e riconducibili ad un’unica origine compaiono in diverse parti del mondo. Inoltre nomi uguali con etimologie completamente diverse ma riconducibili ad un unico concetto spirituale, derivano in realtà da un’unica lingua, molto più antica, andata perduta.

25335f_a10fed8658594ba1b03c9cb1e18b9fc7Representazione della leggenda all’entrata delle cave di Pilgrima dove il giovane Principe Kummabhaya uccise il ragno gigante per salvare sette principesse.

 La leggenda del principe Kummabhaya, in Birmania, ci fa rendere conto di quanto stretto sia il legame tra il culto del ragno, il culto del drago ed il concetto di Karma.

Questo personaggio è riconducibile al nostro Perseo. Il principe rinuncia al regno, a sposare la principessa impostagli dai genitori, per andarsene in giro ad affrontare ‘mostri’. In questo caso i ‘mostri’ sono  un’unica entità, muoiono e rinascono sotto un altro aspetto (concetto karmico).

Kummabhaya viene imprigionato dalla dragona di un eremita, diventata invulnerabile per aver ingoiato il rubino magico. La dragona combatte con un grifone che la mette a testa in giù per farle sputare il rubino. Così la rende vulnerabile. Il  principe ammazza il grifone e scappa. L’animale si rincarna nel ragno gigante e va ad abitare in una grotta, rapisce sette principesse tuffatesi nel lago vicino e le tiene prigioniere nel suo antro. Giunge Kummabhaya, ammazza il ragno e libera le principesse. Prima di morire il ragno maledice  il principe e gli preannuncia che si rincarnerà in orso. La storia termina così. Nella realtà la grotta di Pindaya, che vuol dire casa del ragno, oggi è la grotta dei cento Buddha.

Per  ricordare la leggenda gli abitanti della Birmania hanno fatto edificare all’ingresso della grotta dei monumenti dedicati a Kummabhaya, al drago ed al ragno, entità che lasciano il posto a Buddha.

La leggenda ha in se un concetto antico di karma. Non esiste il bene ed il male, solo forze antagoniste che non scompaiono, si trasformano, tutto è distribuito in armonia, ma per sconfiggere l’antagonista bisogna rendere vulnerabile la forza del tutto, la dragonessa, che sembra rappresentare la stessa madre terra. Questa storia sembra tramandare una religione dell’antica Birmania, più che religione un animismo indigeno basato sul concetto karmico che lascia il posto al buddismo.

L’analogia con i nostri carmanti, sacerdoti di San Paolo, è forte. Come nella leggenda orientale, questi devono rendere vulnerabili e mansueti i serpenti (ricordiamo che i draghi sono grossi serpenti) per ammazzare il ragno che possiede la donna. In realta’ la tarantola non muore mai, si trasforma e poi ritorna. Nella karma dei vermi sembra esserci un concetto orfico del divino che si frantuma nella sua totalità ed ognuno di noi ha in se un piccolo frammento del dio tutto. Le carmanti addomesticano il piccolo drago che è in noi per scacciare via la malattia. Sembra di avere a che fare con una religione molto antica di origine euroasiatica.

di Tania Pagliara


Ricerche a cura del dott Giovanni Greco
BelSalento è un progetto a cura del dott Giovanni Greco

Se la conoscenza può creare dei problemi, non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

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