I draghi di Kaulon (Calabria) e la Specchia di Caulone a Casalabate

di Giovanni Greco

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I draghi di Kaulon (Calabria) e la Specchia di Caulone a Casalabate

Siamo qui alla ricerca di un nesso fra la Specchia di Caulone vicino Casalabate e i draghi di Kaulone calabresi.
La massiccia specchia ‘Caulone’ di Casalabate è ormai scomparsa. Caulone come “Kaulon” il nome di due draghi marini delle coste calabresi.

PICCOLA PARENTESI SU DUE DRAGHI CALABRESI
Il primo è il più antico mosaico scoperto in Calabria, risalente probabilmente al III sec. a.C. e fu rinvenuto negli anni ’60 del ‘900; è un maestoso Drago policromo in un mosaico di 25 metri quadrati, apparso sulla soglia di una sala da pranzo di una lussuosa residenza greca dal colore rosso sulle zanne e la cresta di spine lungo il dorso del mostro. Nel 12012 l’archeologo Francesco Cauteri, ha rinvenuto il secondo Drago, diciamo il fratello più piccolo dell’antico Drago rosso di Kaulon; si tratta in questo caso di un Drago marino blu; era nascosto sotto un cospicuo strato di polvere calcarea sul pavimento di un edificio termale, dalle dimensioni enormi di ben 25 metri. Il mosaico è composto da tasselli di pietra assemblati, con una gamma di colori in cui predomina il colore tipico dell’acqua, il blu.
cfr : http://ilserpenteelamela.forumfree.it/?t=63253090

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il Drago rosso di kaulon ritrovato in Calabria in un mosaico pavimentale

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il Drago blu di kaulon ritrovato nel 2012 sempre in Calabria in un altro mosaico pavimentale

Un riferimento al “Caulone” calabrese ci viene offerto da Servio (IV-V secolo d. C.) che nel suo commento al verso 533 del libro III dell’Eneide virgiliana scrive:CAULONISQUE ARCES. Aulon mons est Calabriae, ut Horatius “et amicus Aulon fertilis Baccho”, in quo oppidum fuit a Locris conditum, quod secundum Hyginum, qui scripsit de situ urbium Italicarum, olim non est. Alii a Caulo, Clitae Amazonis filio, conditum tradunt.
(Le rocche di Caulone. Aulone è un monte di Calabria, come dice Orazio “e l’amico Aulone fertile di vite”, sul quale fu fondata dai Locresi una città che secondo Igino, che scrisse sul sito delle città italiche, da molto tempo non c’è più. Altri tramandano che fu fondata da Caulo, figlio dell’amazzone Clita). cfr : http://www.fondazioneterradotranto.it/2014/07/28/la-specchia-del-cavolo/

Ed ora la Specchia Calone, un gigantesco cumulo di pietre, presso Casalabate, noto sin dall’antichità ed ora scomparso. Già Antonio De Ferraris lo menzionava. Era il Galateo che già alla fine del 1400 non sapeva  se classificarla come antico castello, crollato o come tomba monumentale, cosa che si faceva dall’altra sponda in tempi arcaici allorchè si seppellivano sotto enormi cumuli principi e personaggi di alto rango. La posizione era anche singolare n quanto normalmente le specchie nel Salento non si trovano mai così a ridosso del mare.

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La diruta specchia Caulone in agro di Casalabate (LE) Nelle foto degli anni 1940 era già stato molto rimaneggiata (fonte : la rete)

Aveva una base di circa 40 metri, un’altezza di oltre 25, ed era un immane ammasso di pietre che durante la guerra mondiale fu anche bombardato, perché scambiato per postazione militare. La specchia venne costruita da popolazioni pelasgiche, le stesse del villaggio Calone o Kalon in Calabria.

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Qui la Torre del Caulo presso Casalabate nella Mappa di Mercatore del 1570, che si trovava poco distante dalla Specchia Caulone, ora scomparsa

Il Galateo (1444-1517) nel De situ Iapygiae, documentava il degrado della specchia di Caulone:

A castello divi Cataldi sex millibus passuum abest castellum in Lupiensi agro, cui nomen Caulon; distat a Monasterio Ceratensi, quod videmus, duobus millibus passuum; videtur ingens structura fuisse, nunc nihil est nisi acervus lapidum, qui exusti videntur, deinde tempore exesi; vix duobus a mari distat stadiis, vestigia quae ad mare procedunt  adhuc cernuntur. Nescio si fuerit Caulon, quem, remota C litera, Horatius Aulonem dixit: incolae speculam Caulonis appellant. In huius peninsulae editioribus locis frequentes sunt cumuli lapidum quos incolae speculas nominant:  has numquam me vidisse memini, praeterquam in hoc tractu. Has congeries non nisi magna numerosae multitudinis manu coacervatas fuisse credibile est. Paucis in locis ubi lapides non sunt (omnes enim colles asperi et lapidosi) ex terra facti sunt cumuli tantae magnitudinis ut aspicientibus montes videantur; quamvis tempus et hominum manus et pecus omne non parvam partem decacuminavit.  Monumenta haec fuisse illustrium virorum existimo; mos enim erat vetustissimorum Graecorum et ante illos forte Iapygum super cadavera clarorum virorum ingentem lapidum, aut arenarum molem accumulare; unde fortasse cumuli, aut tumuli sepulchra dicuntur.

(Dal castello di S. Cataldo dista sei miglia in agro di Lecce un castello chiamato Caulone; dista dal monastero di Cerrate, che vediamo, due miglia; sembra che sia stato di ragguardevole struttura, ora non c’è  nulla se non un cumulo di pietre che appaiono bruciate; dista dal mare appena due stadi. Non so se Caulone sia stato quello che, eliminata la lettera C, Orazio chiamò Aulone: gli abitanti lo chiamano Specchia di Caulone. Nei luoghi alquanto elevati di questa penisola sono frequenti i  cumuli di pietre che gli abitanti chiamano specchie: ricordo di non averne mai visti se non in questo tratto. C’è da credere che questi cumuli siano stati ammassati non senza la grande fatica di parecchia gente. In pochi luoghi dove non ci sono pietre (tutti i colli infatti sono aspri e sassosi) sono realizzati con la terra cumuli di tanta grandezza che a chi li guarda sembrano monti, sebbene il tempo e la mano  degli uomini e ogni tipo di bestiame ne abbia privato della sommità buona parte. Credo che questi fossero monumenti di uomini illustri; infatti era costume degli antichissimi Greci e prima di loro forse degli  Iapigi di accumulare di accumulare sopra i cadaveri degli uomini illustri una grande massa di pietre o di sabbia; perciò forse i sepolcri  son detti cumuli o tumuli).

Virgilio narrava (Eneide, III, 551-553):  Hinc  sinus Herculei, si vera est fama, Tarenti/cernitur; attollit se diva Lacinia contra / Caulonisque arces et navifragum Scylaceum
(Da qui si vede il golfo dell’erculea, se ciò che si dice è vero, Taranto; difronte si levano la dea Lacinia e le rocche di Caulone e Squillace famosa per i naufragi). Ma secondo alcuni ricercatori contemporanei il “Caulonisque” virgiliano non farebbe riferimento al Caulo salentino ma a quello della  terra di Calabria nell’odierna Cailonia in Reggio Calabria. Sembra che anticamente la Specchia Caulone in agro di Casalabate sia stata chiamata “Caulone” perchè assomigliava alla forma di un cavolo, Difatti alla parola dialettale “càulu” corrisponde l’ortaggio “cavolo”.  Da cui Caulone ossia grosso cavolo..

Come riporta Girolamo Marciano (1571-1628) nella sua Descrizione, origine e successi della provincia di Otranto postumo del 1855 (Napoli per i tipi della Stamperia dell’Iride, pag. 397) ;
Tra queste due torri (Rinalda e Spiecchiolla)  alquanto infra terra si vedono le rovine di un antichissimo castello detto dal volgo la Specchia di Caulone, dove si vede un grandissimo tumulo di pietre guaste, e corrose dal tempo, e le reliquie di una grossa muraglia, che incominciava da questa parte orientale della marina, e passando per il castello trascorreva sino all’altra occidentale, terminando al porto piccolo di Taranto per ispazio di miglia quaranta, come in molti luoghi tra questo spazio se ne vedono molti antichi vestigi, fatto per quanto si dice dai Japigii, nel tempo che debellarono i Messapi, e si divisero la regione tra di loro. Perciocché i Messapi possedevano la parte boreale della provincia, e gli Japigi l’australe, ed il castello da questa parte posero per termine e guardia del mare orientale, perciocché dalla parte occidentale si guardava dalla città di Taranto, chiamandolo Caulone quasichè estremo capo della divisione, e della lunga muraglia, denotando la voce Καυλός (Caulòs) appresso dei Greci l’estremo capo di qualsivoglia lunghezza. Strabone dice che Caulonia nella Magna Grecia, edificata dai Greci, fu prima detta Aulona, quasi Vallonia, dalla vicina valle; perciocchè la voce Αὺλόν (Aulòn) oltre che dinota valle, significa parimente il tratto di un lungo e stretto mare, come il Jonio che si stringe come un canale tra il capo d’Otranto e i monti Cerauni, nella riva occidentale del quale fu edificato questo castello e nell’orientale la città oggi detta Aulona. Si vedono oltre di questo in molti luoghi della provincia grandissimi cumuli, e montetti di pietre misti con terra, che gli abitatori del paese chiamano Specchie, le quali paiono opere di grandissima potenza, e di numerose mani, con tutto che il tempo le abbia in gran parte spianate. Il Galateo stima essere state queste Specchie sepolture di uomini illustri; il che non è credibile, perchè sebbene quegli antichi Greci facevano simili sepolcri e grandi tumuli agli uomini insigni, non per questo è da credere, che le specchie che si vedono in questa regione siano stati sepolcri. Imperciocchè il nome Specchia, derivante dal verbo latino speculor, non significa altro che luogo eminente, donde è solito farsi le guardie, e le spie a’ nemici.

E qui una mia ricerca sui DRAGHI nel Salento 😉

Draghi Miti e Leggende nel Salento millenario di BelSalento


ricerche a cura del dott Giovanni Greco

i miei viaggi in Europa dal 1996 al 2014 – Giovanni Greco

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non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

 

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