di Pino Aprile – I SALENTINI ANTI-TAP COSTRETTI A INGINOCCHIARSI. COME LE ISTITUZIONI DINANZI ALLA TAP

di Pino Aprile

I SALENTINI ANTI-TAP COSTRETTI A INGINOCCHIARSI.
COME LE ISTITUZIONI DINANZI ALLA TAP

di Pino Aprile
Quello che sta accadendo in Salento è il frutto delle prevaricazioni di una politica nazionale che usa il Sud come discarica, serbatoio di veleni, zona di passaggio di risorse che devono arricchire altri (comprese quelle asportate dalle stesse regioni meridionali, come il petrolio).
Aver deciso della Tap e del suo percorso, senza coinvolgere le popolazioni e le istituzioni locali, disconoscendone il diritto alla difesa di interessi legittimi, a partire da quelli relativi alla vocazione economica territoriale, produce sacrosanta protesta, che si cerca di criminalizzare in ogni modo.
Questa non è terra di nessuno; non si può mettere agli arresti domiciliari, di fatto, chi abita in una zona, solo perché sua maestà la Tap ha deciso che deve passare di là e le istituzioni eseguano.
Ero a Berlino, quando cadde il muro e passai nella Germania Est dal famigerato Check Point Charlie. E adesso, volessi andare a trovare un mio amico che è stato imprigionato con la sua casa nella “striscia di Tap-Gaza” salentina, dovrei essere trattato come un delinquente, farmi identificare e scortare dai vopos redivivi, magari dire perché ci vado e poi essere militarmente riaccompagnato all’uscita? E se ho ragioni personali per non far sapere che vado lì (mia moglie mi ha vietato di giocare a bocce e lo faccio di nascosto nel giardino del mio amico “prigioniero”. E pensa se fosse un’amica)?
Si rendono conto ministri, prefetti, rappresentanti delle istituzioni, di cosa sta avvenendo davvero a Melendugno? Uno Stato che ti nega le strade, i treni, diritto alla salute pari a quello degli italiani del Nord; che cerca di chiuderti le università del Sud con le norme “meritocratiche” dell’immondo decreto Letta-Carrozza; che ti fa chiudere i centri di ricerca salentini, fra i migliori d’Italia, per regalare montagne di soldi all’inefficiente Istituto italiano di Tecnologia di Genova, rispetto al Politecnico di Bari o lo scandaloso Human Technopole di Milano che da solo si fotte più soldi, 150 milioni all’anno, del resto d’Italia messo insieme; uno Stato che lascia avvelenare la Basilicata dalle multinazionali petrolifere, in cambio di vergognose royalties (le più basse del mondo: un decimo di quello che si riconosce a ex colonie africane) e senza manco poter controllare quanto petrolio si pigliano (l’oleodotto è l’unico al mondo senza contatore)…
Insomma, uno Stato che non sa più come dimostrare la disistima e l’indifferenza, se non proprio l’avversità per il Sud e la sua gente, recupera presenza, forza ed efficienza solo come polizia al servizio, di fatto, delle scelte e delle pretese di una multinazionale.
Quei salentini fatti mettere in ginocchio nella striscia di Tap-Gaza sono l’immagine delle istituzioni dinanzi alla Tap: è la lettura di quel che sta avvenendo, agli occhi di chi non ha altro potere che dire no, per salvare la sua dignità, la sua terra, il suo diritto a essere parte del futuro che lo riguarda. A essere cittadino e non suddito.
I salentini si stanno guadagnando l’ammirazione di chi sa che “la democrazia è partecipazione” (potrebbe bastare Gaber a ricordarlo, che dite?) e non poteri pubblici e poteri forti alleati contro i cittadini.
La percezione sempre più diffusa, ormai, è che lo Stato sia il vero nemico del Sud, della sua gente, il garante e il costruttore dei diritti ineguali fra chi vive in alcune regioni e chi vive in altre. E non da oggi: oggi, come da un secolo e mezzo.
Ribellarsi è giusto.

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a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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Giovanni Greco, dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell'aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l'agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com - arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari - Servizi di Fruizione Culturale”.

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