DANZIMANIA, TARANTISMO E PRATICHE TERAPEUTICHE di Marisa Grande

a cura della dott.ssa Marisa Grande

DANZIMANIA, TARANTISMO E PRATICHE TERAPEUTICHE

a cura della dott.ssa Marisa Grande
IL TARANTISMO

Aspetto psicologico della danzimania: disagi e disarmonie collettive

La ricerca delle origini del rito terapeutico del tarantismo salentino ha fatto estendere il campo degli studi alla danzimania, un fenomeno di ballo collettivo manifestato nel medioevo. Nel 1800 il medico berlinese Justus Friedrik Karl Hecker nel suo scritto: La danzimania – malattia popolare nel medioevo – attribuiva il fenomeno alle condizioni di vita individuale e sociale. La danza collettiva si diffuse in tutta l’Europa partendo dai paesi nordici. Originata da alcuni individui, la mania si estendeva per psicosi sull’onda emozionale proveniente da una musica trascinante. I danzimaniaci era attratti dal suono degli strumenti musicali e seguivano in massa i musici erranti attraverso l’Europa.

La danzimania è stata interpretata come una tendenza all’alienazione dalle difficili condizioni esistenziali dell’epoca, poiché accomunava i membri di medesime comunità frustrate da problematiche sociali e individuali, i quali sembravano sfuggire, inconsapevolmente o deliberatamente, a quelle condizioni di diffuso disagio cui erano sottoposti nei loro luoghi di residenza. .

Eloquenti scene di vita medievale che potevano fare da sfondo al fenomeno della danzimania sono illustrate, sino al limite del visionario, dai pittori fiamminghi del 1500 Peter Brughel il Vecchio e Hierominus Bosh.

Non mancavano, infatti, i motivi di scontento individuale e collettivo che potessero porsi all’origine di tale fenomeno di psicosi collettiva e le motivazioni cui reagire potevano essere tante: la mancanza di libertà, i soprusi subiti dagli umili da parte dei più forti, le privazioni derivate dalle carestie e dalle pestilenze…e tutti quegli altri elementi avversi che frustravano le aspettative e minavano dall’interno l’esistenza degli individui. A tali condizioni di difficile vita pratica si aggiungevano le superstizioni e la paura della morte e dell’inferno, inculcate anche attraverso visioni apocalittiche e infernali che artisti dell’epoca rendevano in forma veristica.

Il legame della danzimania con il tarantismo è stato individuato, quindi, nella motivazione psicologica, derivata dal disadattamento degli individui all’ambiente di appartenenza. Accomunando i due fenomeni sulla base delle motivazioni esposte, le affezioni patologiche di entrambi potrebbero essere considerate manifestazioni di profondi disagi interiori, nodi irrisolti nelle trame inconsce del vissuto, quello collettivo per la danzimania e quello individuale per il tarantismo.

Aspetto psicologico del tarantismo: disagi e disarmonie individuali

L’attribuzione della motivazione psicologica individuale al tarantismo poteva essere riferibile ai soli disagi derivati dai rapporti interni alla famiglia. Le tarantolate, prevalentemente appartenenti alle società agricole, subivano il disagio di non potersi sentire totalmente integrate nell’ambiente in cui si erano trasferite dopo il matrimonio, a causa del doloroso distacco dalla famiglia di origine o perché mal sopportavano l’ingerenza della madre del marito nella propria vita. La “grande donna”, la temuta matriarca delle comunità contadine, era considerata la detentrice del destino dei membri della propria famiglia in quanto vista come il riflesso terreno della “Grande Madre”, ritenuta la detentrice nel bene e nel male del destino dell’umanità. La manifestazione dell’affezione associabile al morso della tarantola, nell’immaginario collettivo, simboleggiava perciò anche la possessione della giovane donna da parte dello spirito della ”Grande Ragno”, versione caotica della benevola originaria Grande Madre.

Le tarantolate sviluppavano una forma di distacco dalla realtà, un’alienazione dall’ambiente familiare, distinto dal distacco fisico dei danzimaniaci medievali. Esse rimanevano nella propria casa e, in qualità di malate, potevano ricevere attenzioni e cure dagli stessi membri della famiglia dai quali prima si erano sentite respinte. Esponendo la loro affezione in piazza, ricevevano la solidarietà dei membri della comunità rispetto alla quale in precedenza si erano considerate estranee. Il tarantismo, inteso come malattia, diveniva perciò motivo per intessere forme di muto vincolo sociale, coinvolgendo tutti i componenti delle piccole comunità agricole. Vissuto come mistero, tesseva trame sotterranee tra coloro che possedevano la chiave segreta del fenomeno di possessione e quella della possibile guarigione. Vissuto come ostentazione, il tarantismo sollecitava la partecipazione di ogni rappresentante della comunità, per un solidale coinvolgimento al rito collettivo di guarigione.

Le tarantolate, psichicamente alienate dalla vita familiare e sociale, staccate dalla vita della comunità, in risposta alla tradizione, vivevano la condizione di “spose mistiche” di San Paolo, per il quale eseguivano una danza espiatoria della colpa attribuita alla dea caotica Grande Ragno, condotta in stato di semi-trance, fino al raggiungimento di una guarigione di tipo catartico.

Pratica terapeutica

Dal punto di vista delle manifestazioni fisicheil tarantismo spingeva a muoversi sull’imitazione della tarantola, la danzimania, invece, sull’imitazione delle patologie di tipo coreutico, ossia di quelle malattie della corteccia cerebrale, che provocavano contrazioni muscolari e movimenti involontari, come la corea o “ballo di San Vito”.

Il santo taumaturgo eletto dai danzimaniaci europei era infatti San Vito, un giovane aristocratico che aveva scelto una vita errante e il cui potere curativo si esprimeva anche attraverso l’auto-guarigione.

I danzimaniaci riconoscevano anche come protettore San Giovanni, celebrato nelle società contadine nei giorni del solstizio estivo legato alla fase della mietitura, dalla cui abbondanza del raccolto dipendevano le condizioni di benessere di quelle comunità agricole.

Anche la festa dedicata a San Paolo, il santo cui si si rivolgevano le tarantolate salentine per ottenere la guarigione, avveniva in prossimità del solstizio estivo e del raccolto agricolo.

L’origine della pratica di guarigione poteva essere fatta risalire alla medicina naturale applicata da Asclepio, inviato sulla terra da suo padre Apollo, divinità solare associata a Zeus, il padre degli dei, e al Grande Padre astrale Orione. Secondo questa ascendenza divina, in epoca cristiana il rituale terapeutico per la guarigione dalla possessione dello spirito della Grande Ragno fu attribuito, perciò, alle figure maschili dei santi taumaturghi. Le celebrazioni cristiane legate all’agricoltura erano state, però, mutuate dai riti pagani praticati sin dal Neolitico nelle comunità a vocazione contadina. Gli antichi riti agricoli erano dedicati a divinità femminili, come Cerere e Cibele…e si svolgevano al suono di strumenti musicali appropriati al loro culto.

La testimonianza di una strumentazione composta da due flauti, da cembali e da un timpano si trova nella città messapica Egnazia (Br), dove gli strumenti musicali sono raffigurati nel bassorilievo del II secolo d. C. che decora l’altare dedicato al culto delle divinità orientali Siria e Cibele, l’erede dell’atavica Grande Madre paleolitica.

L’associazione del flauto con la Grande Madre pare abbia avuto origini molto remote, documentate dalle recenti scoperte avvenute in Germania, dove sono stati rinvenuti, tra gli altri reperti, un flauto risalente a 43.000-42.000 anni fa e la più antica statuina della Grande Madre, dea della fecondità, risalente a 40.000-35.000 anni fa, ritenuta l’antesignana delle cosiddette “Veneri” del periodo gravettiano.

Dinamiche naturali e risonanze sulle geo-masse e sulle bio-masse

La fertilità e la fecondità, condizioni da cui dipendono le sorti dell’umanità, derivano dagli equilibri cosmici, che garantiscono le condizioni adatte alla vita e alla proliferazione degli elementi di natura. Lo sviluppo della vita dipende dal moto sincronico della Terra, in rotazione oscillante sulla sua orbita, immersa nei campi elettromagnetici e gravitazionali che la vincolano al suo Sole.

Annualmente, a causa della dinamica della Terra, derivata dal suo moto di rivoluzione intorno al Sole e dal suo moto di rotazione oscillante intorno al suo asse obliquo, si alternano le stagioni scandite da due equinozi e da due solstizi. Ai solstizi la Terra si trova fortemente inclinata e subisce delle vibrazioni accentuate che provocano instabilità tettonica, con conseguenti terremoti, aperture di faglie e vulcanismo, fenomeni che per millenni hanno spaventato gli uomini e minato la loro esistenza.

Le perturbazioni elettromagnetiche e gravitazionali che interessano il pianeta, necessariamente interessano anche la natura tutta, esseri viventi compresi. Le onde elettromagnetiche che incidono sulle geo-masse, incidono anche sulle bio-masse e il cervello degli esseri viventi reagisce alle diverse lunghezze d’onda provenienti dai campi elettromagnetici in cui è immerso.

Fasi di attività geo-magnetica, caratterizzata da oscillazioni di risonanza perturbanti provocano affezioni cerebrali, con reazioni psichiche violente o depressive, condizioni di attività geo-magnetica coerente generano invece stati di benessere psico-fisico.

“Iatromusica”: intervento di equilibrio delle bio-masse

Nel 1600 il gesuita tedesco Athanasius Kircher, per favorire la guarigione degli ossessi, si orientò verso l’impiego della musica terapeutica, pratica di medicina naturale applicata per millenni prima della diffusione della medicina di Ippocrate.

Per le patologie psichiche, anche espresse con moti inconsulti e irrefrenabili, come la danzimania e il tarantismo, il rimedio proveniva dal suono della musica terapeutica, la “iatromusica”, che riequilibrava i flussi delle lunghezze d’onda incidenti sulla corteccia cerebrale degli individui. I suoni prodotti dagli strumenti musicali interagivano positivamente con le onde di flusso dell’elettromagnetismo generato dalle oscillazioni della Terra intorno al suo asse obliquo, le cui vibrazioni armoniche, influendo sulle cellule degli esseri viventi, ne avevano turbato l’equilibrio elettromagnetico.

La “iatromusica” corrispondeva ad uno dei numerosi aspetti della più complessa pratica di armonizzazione dei ritmi della natura, denominata “iatraliptrice”.

La validità di tali antiche conoscenze, relative all’influenza delle onde elettromagnetiche sulle geo-masse e sulle bio-masse può essere dimostrata oggi anche da studi recentissimi.

È del maggio 2013 il resoconto degli studi riferiti all’analisi dei dati sequenziali riguardanti la frequenza, l’aumento e la diminuzione delle malattie in periodo di 100 anni. Scienziati bulgari e ucraini, riuniti in team interdisciplinare, hanno dimostrato che vi è una relazione tra lo stato delle bande di frequenza della ionosfera e la risonanza Schumann della Terra con i bioritmi cerebrali e, con ulteriori approfondimenti, intendono dimostrare anche i possibili effetti dell’attività geomagnetica sul DNA.

Segue …  http://belsalento.altervista.org/category/tarantismo/

ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito parte prima, seconda, terza, Inquadramento storico, DANZIMANIA, TARANTISMO E PRATICHE TERAPEUTICHE, ANTICHE PRATICHE DI ARMONIZZAZIONE


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a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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