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Dal 1949, dopo settanta anni, cala il sipario dello spettacolo del famoso Cine Teatro Ariston di Lecce 

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ricerche a cura del dott Giovanni Greco

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di Giovanni Greco

Dal 1949, dopo settanta anni, cala il sipario dello spettacolo del famoso Cine Teatro Ariston di Lecce

Ecco il famoso “Cine Teatro Ariston” nel centro della Città di Lecce, che dal 2002 è stato stravolto in una scatola vuota per una sala bingo …  dove invece prima erano visibili dalla strada «le quattro stagioni della vita» un esteso polittico ligneo di GEREMIA RE. Qui un prezioso ricordo che il professor Mario Cazzato ha lasciato su facebook.

di Mario Cazzato
L’ADDIO, DEFINITIVO, AL CINE-TEATRO ARISTON.
Quando nel 2002 il glorioso complesso fu trasformato nel più grande Bingo d’Italia, dopo quello di Roma, ci dissero che la nuova funzione sarebbe stata una manna per la città e che avrebbe impiegato almeno 1100 addetti. Sappiamo tutti come è andata. Tutto lo straordinario arredo interno fu soppresso e di fatto l’edificio divenne una scatola vuota. Oggi si continua su questa strada, e forse non si poteva fare diversamente, ma fateci almeno ricordare cosa era stato l’Ariston. Fu completato nel 1949 su progetto di uno studio romano celebre, quello Paniconi – Pediconi. Fu inaugurato con un concerto di Tito Schipa e nello stesso anno Vittorio BODINI organizzò una memorabile mostra di Suppressa, Calò Geremia Re che avrebbe fatto il grande pannello del foyer, sulle biglietterie. Ricordo, tra l’altro, un discorso che Casciaro vi tenne nel 1955. Questo per ricordare che l’Ariston per decenni era stato un vivace centro di cultura, anche politica e che la sua cancellazione come la demolizione del Santalucia, rappresenta un danno per la città.
Qui una serie di foto dell’Ariston tratte dal post facebook del professore Mario Cazzato

Dopo il Teatro Tartaro di Galatina che è stato trasformato in “contenitore” di negozi, a Lecce è stato demolito il Santa Lucia ed ora l’Ariston, già stravolto in sala Bingo, diventerà centro commerciale Zara? Questa è una parte della storia leccese che se ne va.

A 70 anni dall’inaugurazione del teatro cinema Ariston, giusto lo scorso 21 dicembre 2019 si era commemorata la sua nascita nella Tipografia del Commercio di Lecce con l’evento “Memoria storica cittadina”. Quella del ’49 era una Lecce d’altri tempi, ormai scomparsa dimenticata o travolta dagli eventi del progresso quando ancora Lecce finiva in via Trinchese con quell’isolato dell’Ariston ancora circondato dalla campagna. E man mano che la città le cresceva attorno, è all’Ariston che dall’intera provincia di Lecce tutti noi saremo andati chissà quante volte nel corso degli anni e dei decenni. Ed è lì che si è vissuta la socialità del cinema e del teatro (oggi memoria di quanti lo ricordano come fosse ieri), con le attività e i laboratori teatrali, con la sala ballo, gli eventi, le feste e i veglioni, come quelli durante il periodo del carnevale o di san Valentino, dove si saliva sul palco per cantare; o nei saloni del cinema Fiamma (al piano inferiore) dove negli anni ’50 si facevano i ricevimenti di nozze con catering di Alvino. All’interno dell’Ariston vi erano grandi specchi e affreschi come il famoso pannello di Geremia Re (che deve trovarsi presso la sede dell’istituto di credito cooperativo di Leverano). In quegli anni iniziarono ad arrivare in città i grandi nomi del cinema e del teatro, artisti di fama nazionale e internazionale. All’Ariston si proiettavano le grandi produzioni americane e le commedie della dolce vita romana, tutti i film di Gianni Morandi, quelli di Totò, Marcellino Pane e Vino. Fra i commenti al post del professore qualcuno ricorda d’aver visto il primo film proiettato all’Ariston come “Il generale Custer” con Errol Flynn! E che a quei tempi i ragazzi erano accompagnati dalle madri o dalla scuola, che il biglietto costava molto ma era tutto in prima visione e il primo spettacolo iniziava alle 4 pomeridiane. E comprensibilmente sono ancora nella memoria di molti i concerti degli anni ’70 con i big della musica italiana di quegli anni come Riccardo Cocciante e tanti altri. Nel febbraio 1979, quando l’URSS occupò l’Afganistan, il Pci della provincia di Lecce tenne il XIII congresso provinciale.

Quella di oggi non è solo la costatazione che una città d’arte vera non farebbe come l’esempio di Lecce; e non è neanche una nuova commemorazione di quegli anni nostalgici. Ma è invece un iniziale breve riassunto della storia di una industria culturale leccese dell’Ariston inaugurato nel 1949 e che dopo aver contribuito all’evoluzione di questa comunità cittadina è stata dismessa all’abbandono e alle logiche insensate del mercato del consumismo. Che in genere conduce alla cancellazione anche della memoria.

Via Trinchese non pedonalizzata e l’Ariston e Fiamma; da “Lecce di Ieri Città di Oggi il Salento by Filippo Montinari, Lecce testimonianze dei cinema Fiamma ed Ariston”.

Queste e tante altre sono le cose che hanno vissuto migliaia di persone, li all’Ariston a Lecce, anno dopo anno e da una generazione all’altra. Perchè attraverso la storia e l’evoluzione di quel proiettore dell’Ariston che si andava componendo così nel tempo la società che nei decenni ha vissuto l’intero tessuto sociale cittadino non solo di quel quartiere, che è il cuore cittadino della città di Lecce, ma anche provinciale e regionale. E che permane nella memoria anche di altrettante generazioni di turisti che l’hanno vissuta quantomeno sin dai tempi d’oro dell’industria cinematografica leccese e salentina.

da “Lecce di Ieri Città di Oggi il Salento by Filippo Montinari, Lecce testimonianze dei cinema Fiamma ed Ariston”.
Quelli Delle Passeggiate Culturali a Lecce 1956, Il doppio ordine di palchetti del Teatro Fiamma Concerti, pranzi, convegni, veglioni ecc. CHE TEMPI! Da “Lecce di Ieri Città di Oggi il Salento by Filippo Montinari, Lecce testimonianze dei cinema Fiamma ed Ariston”.

Ma questo era l’Ariston prima di diventare sala bingo e poi come si mormora oggi gennaio 2021, centro commerciale Zara. Perchè questo trapasso drastico? Forse perchè è così che viene considerata la cultura in alcuni comuni italiani e della provincia di Lecce. Talvolta prevale l’idea di progresso mercatale liberale, che guarda dritto alle multinazionali e ai “probabili” introiti avvenire. Questa linea di politica economica non si basa su una certezza (che deriva dalla “continuità”, dallo “storicizzato” e dall’esperienza locale); anzi le politiche liberali pare amerebbero piallarli direttamente tutti quei luoghi antichi. Pertanto più che parlare di progresso, l’abbandono al passato rappresenta invero una sorta di apertura verso un regresso, questo si imprevedibile, in quanto il regresso genera sempre degrado il quale sfocia (o si manifesta) in vari campi dello scibile e della contemporaneità : dalla politica, all’ampliazione del raggio di azione dell’ignoranza dilagante o al declino morale, sociale, culturale etc etc fenomeni che concatenandosi hanno portato infatti l’Ariston a diventare prima sala bingo e poi forse prossimo centro commerciale Zara. Un po come fare passi in fretta per un guadagno temporaneo e in uno spazio degradatamente alienante da ri-ri-convertire di volta in volta almeno per pagarsi l’affitto. Cioè la conferma della “décadence” detta in francese. Decadimento, declino, oblio in italian language.

Ritengo che per distruggere dei beni così importanti bisogna essere privi della consapevolezza che determinate infrastrutture socio culturali, come teatri e cinema, in quanto luoghi storicizzati dello spettacolo cittadino, non sono da ritenersi semplici spazi di ritrovo, ma posti del vissuto in cui di decennio in decennio moltissime persone sono cresciute, forgiando uno strettissimo legame identitario in cui riconoscono una appartenenza territoriale e sociale a quei luoghi culturali della città. Posti vissuti nel tempo e che nel tempo hanno canalizzato il cuore energetico e vibrazionale della comunità in cui esistono.

Mentre ciò che una decina di anni fa il contesto generale avrebbe voluto chiamare “riconversione”, altro non era che -distruzione- non sapendo o ignorando di sapere, che nel corso delle generazioni quei luoghi, che sono sempre stati medesimi a se stessi, hanno plasmato positivamente le memorie di chi li ha vissuti e che si sono trasmesse nel corso di oltre settanta anni. Ma la politica dell’ignoranza e del declino spazza via tutto ciò per lasciar il vuoto di quel che ama chiamare “progresso”. La politica del territorio dovrebbe esser fatta da gente che ama il suo territorio e che sa, vuole e può migliorarla. Tutto il resto è solo bla bla bla infinito che ha prodotto la distruzione di ciò che restava dei buoni esempi che la città aveva prodotto nella sua vita.

Ovviamente a questa idea liberale di “progresso” non si sono mai immolate elité o personalità intellettuali e culturali italiane dalle solide basi e capaci di imporsi, ma purtroppo questa sfera di conoscenza e di potere della gestione di tutte le città italiane è banalmente confluita nelle mani burocratiche della politica di tutti gli schieramenti, all’interno dei quali, da nord a sud, di volta in volta chiunque ha agito da burocrate e da tecnico … nel mentre che gli stessi erano già impegnati nella gestione quotidiana di altri mille progetti edificatori delle amministrazioni di quegli anni; ma la cosa palpabile è che la storia d’Italia, colonia di altri potentati, è fatta di continue svendite o dismissioni di interi patrimoni culturali pur di dar credito a quel modello economico liberista (anche sia di destra o di sinistra) e che per tal motivo quei beni, vengon persi, cancellando così la memoria di un luogo. Eppure la conoscenza storica di quegli immobili parla da se. Come si può non ignorarla?
Ma distruggendo quei luoghi, si spezza la continuità di quell’antica armonia locale.
Che è in linea nell’iter liberista.


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dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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Giovanni Greco, dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell'aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l'agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com - arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari - Servizi di Fruizione Culturale”.

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