Da Garibaldi ai massoni agli inglesi ai Savoia. Viaggio dal 1861 alla mafia di oggi

di Giovanni GrecojhgfghjklkjgaribaldiGaribaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba …

e fu finanziato dai massoni inglesi per invadere il Regno delle due Sicilie, e permettere ai Savoia di appropriarsi e depauperare i beni dell’intero Regno; ma anche per impadronirsi dei collegamenti della Valigia delle Indie : il commercio fra Londra e le Indie Bombay tramite l’ORIENT EXPRESS l’insieme di vari mezzi : ferry boat, treni a vapore, mongolfiere, carrozze a cavalli … che negli anni 1870 circa appunto mettevano in collegamento le due nazioni e che passavano anche da Brindisi. Ormai era in progetto il canale di Suez e la potenza navale borbonica nel mediterraneo osteggiava le mire inglesi.
in http://belsalento.wix.com/belsalento#!garibaldi-savoia/c1lsd

La Valigia delle Indie

Giovanni Greco


Dietro i “Mille”avanzava nell’ombra un corpo di spedizione di 22.000 militari, sostenuto dagli inglesi, e costituito da tagliagole ungheresi e… zuavi, già mercenari di Parigi nell’esportazione della civiltà nei villaggi dell’Algeria e sui monti della Kabilya; nonchè da soldati e carabinieri piemontesi, momentaneamente posti in ‘congedo’, e riarruolati come ‘volontari’ nella missione d’invasione. Gli “inglesi” dovevano distruggere la grande flotta mercantile delle Due Sicilie, in vista dell’apertura del Canale di Suez: l’unico potenziale concorrente -dalla Cina alle Americhe- venne pugnalato alle spalle.


11 maggio 1860 – Con la protezione delle navi inglesi Intrepid e H.M.S. Argus, Garibaldi sbarca a Marsala. E dello stesso giorno è interessante anche la nota di Garibaldi sull’arruolamento: “Francesco Crispi arruola chiunque: ladri, assassini, e criminali di ogni sorta”


Quei massoni britannici che finanziarono i Mille

Lo storico Aldo Mola: «Dai presbiteriani scozzesi tre milioni di franchi a Garibaldi. Doveva “sfrattare” anche il Papa»
Nella spedizione dei Mille, il ruolo della massoneria inglese fu determinante, con un finanziamento di tre milioni di franchi ed il monitoraggio costante dell’impresa. Lo sostiene la Massoneria di rito scozzese, dell’Obbedienza di Piazza del Gesù, che nei giorni scorsi ha ricordato la nascita nel luglio 1807 del nizzardo in una conferenza stampa ed un convegno a Napoli, alla presenza del Gran Maestro Luigi Pruneti e del Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, Pierre Lambicchi.

«Il finanziamento – ha detto il prof. Aldo Mola, docente di storia contemporanea di Milano e storico della massoneria e del Risorgimento – proveniva da un fondo di presbiteriani scozzesi e gli fu erogato con l’impegno di non fermarsi a Napoli, ma di arrivare a Roma per eliminare lo Stato pontificio. Tutta la spedizione garibaldina – ha aggiunto il professor Mola – fu monitorata dalle massoneria britannica, che aveva l’obbiettivo storico di eliminare il potere temporale dei Papi. Anche gli Stati Uniti, che pur avevano rapporti diplomatici con il Vaticano, diedero il loro sostegno».

«I fondi della massoneria inglese – ha aggiunto Mola – servirono a Garibaldi per acquistare a Genova i fucili di precisione, senza i quali non avrebbero potuto affrontare l’esercito borbonico, che non era l’esercito di Pulcinella, ma un’armata ben organizzata. Senza quei fucili, Garibaldi  avrebbe fatto la fine di Carlo Pisacane e dei fratelli Bandiera». «La appartenenza alla massoneria – ha detto ancora il prof. Mola – garantì a Garibaldi l’appoggio della stampa internazionale, soprattutto quella inglese, che mise al suo fianco diversi corrispondenti, contribuendo a crearne il mito, e di scrittori come Alexandre Dumas, che ne esaltarono le gesta. Non che lui non lo meritasse, ma tanti altri meritevoli non hanno avuto la stessa notorietà».

Fonte: Il Giornale di Brescia del 27.07.2009, riportato da Gaetano Barbella
cfr: http://www.ilportaledelsud.org/ifucilidigaribaldi.htm
cfr : http://www.informarexresistere.fr/2014/05/21/carriera-massonica-di-giuseppe-garibaldi-documenti-foto/


Brethren mourn loss Gen Garibaldi 1852
Fratelli massonici di Garibaldi Pubblicato il 23 October 1882 dal New York Times

 UN ARTICOLO DEL NEW YORK TIMES DEL 1882
Giuseppe Garibaldi (1807-1882)

Nel 1864 un gruppo di Massoni italo-americani fonda la Garibaldi Lodge #542 Or. New York, all’Obbedienza della Grand Lodge of the State of New York, essendo ancora vivo e attivo il Generale. Il 22 ottobre 1882, la Loggia si riunisce alla Irving Hall per commemorare l’Eroe dei Due Mondi, passato all’Oriente Eterno il 2 giugno dello stesso anno. Il giorno seguente, il New York Times dedica all’avvenimento un articolo dal titolo “Garibaldi’s Masonic Brethren“, che qui riportiamo in anastatica, direttamente dal sito web della Garibaldi Lodge:

cfr. http://garibaldilodge.com/newstand/articles/2008/brethren%20mourn%20loss%20Gen%20Garibaldi%201852.pdf

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Il testo è stato pubblicato il 12 giugno 1864, a Firenze – la casa editrice Capone lo ha ripubblicato dall’originale; ed è forse il passaggio determinante per comprendere la bassezza degli interessi di alcuni traditori del Regno, gente del sud, che per pochi spiccioli si vendettero ai savoiardi, dando loro appoggio e consenso.

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 1860
«La camorra prospera. Il contrabbando è la principale attività. Cresce proprio nei giorni della dittatura di Garibaldi […]. È roba d’o zì Peppe. E tutto viene lasciato passare. Lo zio Peppe, naturalmente è Garibaldi, che i camorristi, con i loro servigi, hanno favorito nel suo ingresso a Napoli»
Gigi Di Fiore, Potere camorrista, Napoli, Guida Editore, 1993

Infatti il Regno delle Due Sicilie aveva grosse industrie manifatturiere, il primo treno e il patrimonio bancario più grosso dei vari regni di Italia. Sul totale di 630 milioni dell’epoca ne possedeva circa 450, la Toscana 80 e il Piemonte, ultimo, solo 8 milioni Il resto fra il Vaticano e il ducato di Parma.

Dopo l’invasione, con distruzioni di paesi interi e eccidi vari (donne vecchi, bambini) Garibaldi in un anno trasferì oltre 80 milioni al nord distruggendo un’economia florida.


 TG2 Dossier Garibaldi eroe o criminale


La massoneria inglese è stata la manforte dei Mille di Garibaldi. A tutela degli interessi commerciali inglesi naturalmente.

Non a caso le due navi che imbarcarono i garibaldini a Quarto furono pagate in sterline e con i pound inglesi furono comprati ammiragli e generali dell’esercito borbonico (corroti e traditori), i quali evitarono accuratamente di distruggere le milizie di Garibaldi. Mentre in Sicilia e a Napoli furono fatti accordi con la mafia e la camorra per garantire l’ingresso trionfante di Garibaldi nelle città. E dopo l’assedio di Gaeta, ultimo avamposto borbonico, inizia la pagina più buia della storia d’italia. Dopo l’occupazione del regno di Napoli da parte del Piemonte, quest’ultimo risanò il bilancio dissestato da tanti anni di guerre con i soldi del regno borbonico. Per sterminare i partigiani fedeli al re borbone furono necessarie leggi speciali (legge Pica) e tribunali sommari militari. I bersaglieri piemontesi si macchiarono di tali atrocità ed infamità che al loro cospetto le SS germaniche erano cadetti d’accademia. Le risorse economiche furono trasferite al nord. Le commesse industriali furono fatte tutte in favore di industrie del nord a discapito di quelle del sud (navali , ferroviarie, ecc.). E iniziò infine un fenomeno fino ad allora sconosciuto: l’emigrazione!


La truffa dell’unità d’Italia: dal ladro Garibaldi ai Rothschild

– di Enrico Novissimo –
Il processo di Unità di Italia ha visto come protagonisti una sfilza di uomini più o meno celebri, i cosiddetti padri del Risorgimento. Dal nord al sud Italia ogni piazza o via principale si fregia di nomi illustri: Garibaldi, Mazzini, Cavour, Vittorio Emanuele etc.
Il popolo viene indottrinato fin dalla più tenera età a considerare costoro dei veri eroi, gli artisti li raffigurano esaltando il loro valore in maniera da rafforzare il mito che li circonda. Innumerevoli sono infatti le opere d’arte che ritraggono l’eroe dei due Mondi ora a cavallo…ora in piedi che impugna alta la sua spada, alcune volte indossa la celebre camicia rossa…altre volte si regge su un paio di stampelle come un martire. Tuttavia un ritratto che di certo non vedremo mai vorrebbe il Gran Maestro massone, Giuseppe Garibaldi, privo dei lobi delle orecchie. E dire che nessuna raffigurazione potrebbe essere più realistica poiché al nostro falso eroe furono davvero mozzate le orecchie, la mutilazione avvenne esattamente in Sud America, dove l’intrepido Garibaldi fu punito per furto di bestiame, si vocifera che fosse un ladro di cavalli. Naturalmente nessuna fonte ufficiale racconta questa vicenda.È dunque lecito chiedersi quante altre accuse infanghino le gesta degli eroi risorgimentali? Quante altre macchie vennero lavate a colpi d’inchiostro da una storiografia corrotta e pilotata? Ma soprattutto quale fu il ruolo dei banchieri Rothschild nel processo di Unità d’Italia? La Banca Nazionale degli Stati Sardi era sotto il controllo di Camillo Benso conte di Cavour, grazie alle cui pressioni divenne una autentica Tesoreria di Stato. Difatti era l’unica banca ad emettere una moneta fatta di semplice carta straccia. Inizialmente la riserva aurea ammontava ad appena 20 milioni ma questa somma ben presto sfumò perché reinvestita nella politica guerrafondaia dei Savoia. Il Banco delle Due Sicilie, sotto il controllo dei Borbone, possedeva invece un capitale enormemente più alto e costituito di solo oro e argento, una riserva tale da poter emettere moneta per 1.200 milioni ed assumere così il controllo dei mercati. Cavour e gli stessi Savoia avevano ormai messo in ginocchio l’economia piemontese, si erano indebitati verso i Rothschild per svariati milioni e divennero in breve due burattini nelle loro mani. Fu così che i Savoia presero di mira il bottino dei Borbone. La rinascita economica piemontese avvenne mediante un operazione militare espansionistica a cui fu dato il nome in codice di Unità d’Italia, un classico esempio di colonialismo sotto mentite spoglie.

L’intero progetto fu diretto dalla massoneria britannica, vero collante del Risorgimento. Non a caso i suddetti eroi furono tutti rigorosamente massoni. La storia ufficiale racconta che i Mille guidati da Giuseppe Garibaldi, benché disorganizzati e privi di alcuna esperienza in campo militare, avrebbero prevalso su un esercito di settanta mila soldati ben addestrati e ben equipaggiati quale era l’esercito borbonico.

In realtà l’impresa di Garibaldi riuscì solo grazie ai finanziamenti dei Rothschild, con i loro soldi i Savoia corruppero gli alti ufficiali dell’esercito borbonico che alla vista dei Mille batterono in ritirata, consentendo così la disfatta sul campo. Dunque non ci fu mai una vera battaglia, neppure la storiografia ufficiale ha potuto insabbiare le prove del fatto che molti ufficiali dell’esercito borbonico furono condannati per alto tradimento alla corona. Il sud fu presto invaso e depredato di ogni ricchezza, l’oro dei Borbone scomparve per sempre. Stupri, esecuzioni di massa, crimini di guerra e violenze di ogni genere erano all’ordine del giorno. L’unica alternativa alla morte fu l’emigrazione. Il popolo cominciò a lasciare le campagne per trovare altrove una via di fuga. Ben presto il malcontento generale fomentò la ribellione dei sopravvissuti, si trattava di poveri contadini e gente di fatica che la propaganda savoiarda bollò con il dispregiativo di “briganti”, così da giustificarne la brutale soppressione. A 150 anni di distanza si parla ancora di questione meridionale. Anche i più distratti scoveranno diverse analogie con quella che oggi viene invece definita questione palestinese. Stesse tecniche di disinformazione, stesse mire espansionistiche e soprattutto stesse famiglie di banchieri. Solo che un tempo gli oppressi erano chiamati briganti…oggi invece sono i cattivi terroristi.

Fonte:
http://iltalebano.com/2012/03/09/la-truffa-dellunita-ditalia-dal-ladro-garibaldi-ai-rothschild/


LE ARMI DI GARIBALDI
Colt revolving

Samuel Colt fece dono a Giuseppe Garibaldi  in occasione dell’impresa dei Mille di 94 revolver e di 6 carabine a tamburo, cui si aggiunsero altri 200 revolver e 55 carabine regolarmente acquistate. Gli esemplari di Colt Dragoon e di Colt revolving rifle sopravvissuti in Italia son pochi
cfr : http://www.webalice.it/luciomichele.balbo/fondipalle.htm

In occasione dell’impresa dei Mille, Samuel Colt inviò in dono a Giuseppe Garibaldi 100 armi da fuoco che comprendevano rivoltelle e carabine. [Herbert G. Houze, Samuel Colt: arms, art, and invention, Yale University Press, 2006, p.187] Garibaldi, soddisfatto delle armi ricevute, acquistò 23.500 moschetti al costo di circa 160.000 dollari. [Herbert G. Houze, Samuel Colt: arms, art, and invention, Yale University Press, 2006, p.187] Una delle rivoltelle fornite, assegnata al colonnello Giuseppe Missori, salvò la vita all’eroe dei due mondi, durante la battaglia di Milazzo.

(Lettera di ringraziamento di Giuseppe Garibaldi a Samuel Colt, riportata in Le Colt di Garibaldi di Enrico Arrigoni, Milano, Il grifo, 2000) cfr : http://it.wikipedia.org/wiki/Samuel_Colt

FR)

« Fino Mornasco 15 janvier 1860
Noble Colonel Colt
Cytoien adoptif de la grand Republique,
fier d’appartenir à la cause universelle
des peuples j’accepte avec reconaissance,
au nom de mon pais, votre offre
sympathique et generueose.
L’arrivée des vos armes serà saluée entre nous
non seulements comme l’appui materiel envoye
par un homme de couer à un peuple qui combat
pours ses droits le plus sacrés mais commee
le soutien puissamment moral de la Grande
Nation Americaine !
Je suis avec affection Votre devoué
Giuseppe Garibaldi »

(IT)

« Fino Mornasco 15 gennaio 1860
Nobile colonnello Colt
Cittadino adottivo della grande Repubblica,
fiero d’appartenere alla causa universale
dei popoli accetto con riconoscenza,
a nome del mio Paese, la vostra offerta amichevole e generosa.
L’arrivo delle vostre armi verrà da noi salutata
non soltanto come il tangibile apporto inviato
da un uomo di cuore a un popolo che combatte
per i suoi diritti più sacri ma come
il potente sostegno morale della Grande
Nazione Americana !
Con devoto affetto
Giuseppe Garibaldi »


Il 13 settembre 1860, mentre l’unificazione italiana era in pieno svolgimento, il giornale torinese Piemonte riportava il seguente articolo : 

«Le imprese di Garibaldi nelle Due Sicilie parvero sin da allora così strane che i suoi ammiratori ebbero a chiamarle prodigiose. Un pugno di giovani guidati da un audacissimo generale sconfigge eserciti, piglia d’assalto le città in poche settimane, si fa padrone di un reame di nove milioni di abitanti. E ciò senza navigli e senz’armi… Altro che Veni, Vedi, Vici! Non c’è Cesare che tenga al cospetto di Garibaldi.
I miracoli però non li ha fatti lui ma li fecero nell’ordine:
1°) L’oro con il quale gli inglesi comprarono quasi tutti i generali borbonici e col quale assoldarono 20.000 mercenari ungheresi e slavi e pagarono il soldo ad altri 20.000 tra carabinieri e bersaglieri, opportunamente congedati dall’esercito sardo-piemontese e mandati come “turisti” nel Sud, altro che i 1000 scalcinati eroi……
2°)-il generale Nunziante ed altri tra ufficiali dell’esercito e della marina che, con infinito disonore, disertarono la loro bandiera per correre sotto quella del nemico eccovi servito un piccolo elenco di traditori al soldo degli anglo-piemontesi, oltre al Nunziante:

Generale Landi
Generale Cataldo
Generale Lanza
Generale Ghio
Comandante Acton
Comandante Cossovich
ed altri ancora

3°)-i miracoli li ha fatti il Conte di Siracusa con la sua onorevolissima lettera al nipote Francesco II° (lettera pubblicata in un post a parte)
4°)-li ha fatti la Guardia Nazionale che, secondo il solito, voltò le armi contro il re che gliele avea date poche ore prima;
5°)-)li ha fatti il Gabinetto di Liborio Romano il quale, dopo aver genuflesso fino al giorno di ieri appié del trono di Francesco II, si prostra ai piedi di Garibaldi
6°)- La quasi totalità della nobiltà siciliana.
Beh, Con questi miracoli ancor io sarei capace di far la conquista, non dico della Sicilia e del Reame di Napoli, ma dell’universo mondo. Dunque non state a contare le prodezze di Sua Maestà Garibaldi I. Egli non è che il comodino della rivoluzione. Le società segrete (la massoneria) che hanno le loro reti in tutto il paese delle Due Sicilie, hanno di lunga mano preparato ogni cosa per la rivoluzione. E quando fu tutto apparecchiato si chiamò Garibaldi ad eseguire i piani […]. Se non era Garibaldi sarebbe stato Mazzini, Kossuth, Orsini o Lucio della Venaria: faceva lo stesso. Appiccare il fuoco ad una mina anche un bimbo può farlo. Di fatto vedete che dappertutto dove giunge Garibaldi la rivoluzione è organizzata issofatto, i proclami sono belli e fatti, anzi stampati. In questo modo credo che Garibaldi può tranquillamente fare il giro del mondo a piantare le bandiere tricolori del Piemonte. Dopo Napoli Roma, dopo Roma Venezia, dopo Venezia la Dalmazia, dopo la Dalmazia l’Austria, caduta l’Austria il mondo è di Garibaldi, cioé del Piemonte! Oh che cuccagna! Torino capitale dell’Europa, anzi dell’orbe terracqueo.

Ed i torinesi padroni del mondo!».


liborioLiborio Romano (qui le pagine di BelSalento su Liborio Romano http://belsalento.altervista.org/don-liborio-romano-il-boia-delle-due-sicilie/ e anche qui http://belsalento.wix.com/belsalento#%21LiborioRomano/c1dnr) nato a Patù (Lecce) fu maestro di Doppiezza e Trasformismo che usò anche la camorra per aiutare Garibaldi. Venne nominato dal re Francesco II prefetto di Polizia e ministro dell’interno. Risale anche a questo periodo il suo coinvolgimento con la camorra napoletana, «in virtù della sua organizzazione e del suo potere di controllo territoriale» [P. Bevilacqua, Breve storia dell’Italia meridionale, Donzelli, Milano 1993, pag. 40.]. Il Romano, infatti, nonostante il suo ruolo, assegnò al capo indiscusso della camorra di allora, tal Salvatore De Crescenzo [G. Di Fiore, “Controstoria dell’Unità d’Italia”, BUR saggi, Milano 2007, pag. 126.] detto “Tore ‘e Crescienzo” e ai suoi affiliati, il compito del mantenimento dell’ordine pubblico nella capitale e di favorire l’ingresso in città di Garibaldi [G. Di Fiore, op. cit., p. 127], invitandoli ad entrare nella “Guardia cittadina”, in cambio dell’amnistia incondizionata, di uno stipendio governativo e un “ruolo” pubblicamente riconosciuto [G. Di Fiore, op. cit., pp. 126, 127, 129, 130, 406]. Eventi che portarono il De Crescenzo ad essere considerato come “il più potente dei camorristi” [Università degli Studi di Napoli, Biblioteca digitale sulla Camorra].

Così scriveva nel 1868 lo storico Giacinto De Sivo: «La rivoltura del ’60 si dirà de’ Camorristi, perché da questi goduta. […] Il Comitato d’Ordine comandò s’abbattessero i Commissariati di polizia; e die’ anzi prescritte le ore da durare il disordine. Camorristi e baldracche con coltelli, stochi, pistole e fucili correan le vie gridando Italia, Vittorio e Garibaldi […]. Seguitavanli monelli e paltonieri, per buscar qualcosa, gridando: Mora la polizia! Assalgono i Commissariati»
[G. De Sivo, Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, Berisio, Napoli 1964, vol. II, pp. 98-101].

Secondo la testimonianza di Giuseppe Buttà, cappellano militare dell’esercito borbonico, «Dopo il Plebiscito, le violenze de’ camorristi e dei garibaldini non ebbero più limiti: la gente onesta e pacifica non era più sicura né delle sue sostanze, né della vita, né dell’ordine […]. I camorristi padroni di ogni cosa viaggiavano gratis sulle ferrovie allora dello Stato, recando la corruzione e lo spavento nei paesi vicini.» [G. Buttà, Un viaggio da Boccadifalco a Gaeta, G. De Angelis e figlio, Napoli 1882, pp. 327-328].

Cavour in segreto inviò clandestinamente al Liborio un carico di fucili, per conquistare Napoli; armi che saranno prese da quei camorristi che il ministro aveva assunto. Infine per conquistare Napoli, il Liborio preferì un’occupazione pacifica e l’ingresso trionfale di Garibaldi a Napoli (7 settembre 1860) con la camorra in funzione di ordine pubblico. Questa operazione fu poi descritta dallo stesso Romano nelle sue memorie.

don Liborio Romano – il BOIA delle Due Sicilie

… in barba alle “Mille” belle favole risorgimentali …


COSA E’ RIMASTO OGGI
DI QUELL’INTRECCIO FRA MASSONERIA E MAFIA?

la trattativa Stato mafia nasce con l’unità d’Italia

 “…Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia – ROCCO CHINNICI –
17 novembre 2014

1 – ‘Ndrangheta al nord, la microspia registra il giuramento in diretta “Nel nome di Garibaldi, Mazzini, Lamarmora” si viene battezzati e si diventa “saggio fratello“. Si giura e il patto si conclude così: “Sotto la luce delle stelle e lo splendore della luna sformo la santa catena. Le microspie dei carabinieri del Ros di Milano sono arrivate nel ‘cuore’ dell’affiliazione della ‘ndrangheta. Sinora c’erano stati appunti, o dichiarazioni di pentiti: questa è in Italia la prima vera intercettazione in diretta di un rito antico, vincolante, da setta. E non avviene in Calabria, ma il 12 aprile 2014 a Castello Brianza, in un rudere che il clan credeva al riparo da occhi indiscreti. E’ qui che a Giovanni Buttà viene conferita “la dote della santa“.

(Piero Colaprico)

GUARDA IL VIDEO ORIGINALE DEL GIURAMENTO:

http://video.repubblica.it/edizione/milano/1-ndrangheta-al-nord-la-microspia-registra-il-giuramento-in-diretta/183701/182555?ref=HRER1-1

cfr : Radio Spada –  Massoneria e ‘Ndrangheta: storia di una collusione certa e documentata
in :
http://www.radiospada.org/2014/12/massoneria-e-ndrangheta/?utm_campaign=shareaholic&utm_medium=facebook&utm_source=socialnetwork


RITUALITA’, MASSONERIA E SENTENZE

Cambiarono anche i riti d’iniziazione: ai mitici cavalieri Osso, Mastrosso e Carcagnosso, i vecchi antenati, subentrarono eroiche figure massoniche come Garibaldi Mazzini e La Marmora. Cito dal testo del codice di ‘ndrangheta sequestrato dalla squadra mobile di Reggio Calabria e dalla Criminalpol calabrese nel giugno del 1987 nel covo del super latitante Giuseppe Chilà, quello che segue è parte del rito iniziatico, molto simile a quello filmato recentemente dalla procura milanese in quel di Lecco:

“A nome di Garibaldi, Mazzini, La Marmora formo la società Santa che è presieduta da tre persone: Garibaldi al centro, Mazzini a destra e La Marmora a sinistra fanno entrare il nuovo affiliato, gli chiedono di cosa va in cerca, gli risponde che va in cerca di onore, fedeltà e sangue, gli dicono che sei un cannibale, gli risponde no, sono un raccoglitore di sangue, una vena da un fratello esce e entra nella mia. Gli pungono tre dita con un ago, il pollice l’indice e il medio e li racchiudono tra essi, gli dicono che suo padre è il sole, la madre la luna; Se prima lo conoscevo come un saggio fratello fatto e non fidelizzato, da questo momento lo conosco per un mio saggio fratello. Sotto la luce delle stelle e lo splendore della luna, sformo la santa catena, nel nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora, con parole d’umiltà, sformo la santa società” [4].

[4] Nicola Gratteri, Fratelli di sangue, Mondadori, p. 316 e appendici;

Quello appena citato è parte del rito iniziatico alla Santa, nonostante si tratti di documenti dell’87 si evince la quasi totale coincidenza con il rito filmato dalla procura milanese. Ora van fatte delle precisazioni fondamentali per capire per donde questo rito sia giunto nelle cosche calabresi. Il passaggio fondamentale è il seguente:

“gli dicono che suo padre è il sole, la madre la luna; Se prima lo conoscevo come un saggio fratello fatto e non fidelizzato, da questo momento lo conosco per un mio saggio fratello. Sotto la luce delle stelle e lo splendore della luna, formo la santa catena, nel nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora, con parole d’umiltà, formo la santa società”

(…)

Cito di seguito:

“nel nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora, con parole d’umiltà, formo la santa società”

Qui è fin troppo evidente il richiamo alla storiografia massonica [e carbonara]. Il Mazzini ideologo e militante carbonaro, lo stesso che intrattenne documentati rapporti con la loggia inglese “Philadelphes”, fucina rivoluzionaria composta da massoni radicali francesi ed inglesi [9]. Mazzini è una figura mitica per la cosmologia massonica italiana e non, esistono una decina di logge massoniche italiche intitolate al Mazzini, perfino l’associazione mazziniana italiana non fa mistero di essere una propaggine del fratellanza massonica.

[9] Mazzini carbonaro e vicino alle logge radicali inglesi, direttamente dal sito web ufficiale del Grande Oriente d’Italia: http://www.grandeoriente.it/studi/storia-della-massoneria-in-italia/linfluenza-di-mazzini-nella-massoneria-italiana.aspx

MASSONERIA, ‘NDRANGHETA E FATTI DI CRONACA

Qui di seguito procediamo a fornire un elenco di numerosi articoli di quotidiani nazionali, regionali, provinciali e locali in cui si rendiconta più o meno celermente il documentato rapporto tra massonerie e ‘ndrangheta calabrese. Buona lettura ai più coraggiosi.

– L’alleanza tra ’ndrangheta e massoneria per avvicinarsi al potere:
http://www.linkiesta.it/ndrangheta-massoneria-calabria-locri

– Massoneria al voto, con lo spettro della ‘ndrangheta:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/02/17/massoneria-al-voto-con-lo-spettro-della-ndrangheta/884301/

-‘Ndrangheta e soldi sporchi, il ruolo di Macrì. Il Grande Oriente lo sospende dalla massoneria:
http://www.umbria24.it/ndrangheta-e-soldi-sporchi-il-ruolo-di-macri-il-grande-oriente-lo-sospende-dalla-massoneria/53311.html

– Pentito nel processo ai clan, accusa la rete di Scajola: legami tra servizi, ’ndrangheta e massoneria:
http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2014/05/15/ARBcb4G-ndrangheta_massoneria_processo.shtml

– Boss, politici e manager massoni Gli Invisibili che comandano a Reggio:
http://www.corriere.it/cronache/14_aprile_14/boss-politici-manager-massoni-invisibili-che-comandano-reggio-8d1034b8-c3d6-11e3-a057-b6a9966718ba.shtml

-‘Ndrangheta, Massoneria & Politica:
http://www.youreporter.it/video_Ndrangheta_Massoneria_e_Politica_1

– Inchiesta Saggezza : spunta informativa su presunti legami ‘ndrangheta – massoneria – See more at:
http://www.larivieraonline.com/inchiesta-saggezza-spunta-informativa-su-presunti-legami-ndrangheta-massoneria#sthash.DXH9TIwB.dpuf

– CALABRIA: ‘NDRANGHETA E MASSONERIA:
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2013/08/calabria-ndrangheta-e-massoneria.html

– ‘Ndrangheta e massoneria alla conquista degli appalti della Regione Lazio:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-23/ndrangheta-massoneria-conquista-appalti-144709.shtml?uuid=AbJbTXyH

-Ndrangheta: Boccassini, omertà resta, riti tra religione e massoneria:
http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2014/11/18/ndrangheta-boccassini-omerta-resta-riti-tra-religione-massoneria_motBrn5qECP8VS8WDl73BN.html

-Sospesa per mafia la loggia massonica di Gerace. I “fratelli” si riunivano al tempio di Siderno:
http://www.ilquotidianoweb.it/news/cronache/719299/Sospesa-per-mafia-la-loggia-massonica.html

-Affari della loggia in enti pubblici e Questure  Gli impegni della massoneria legata alle ‘ndrine:
http://www.ilquotidianoweb.it/news/Il%20Quotidiano%20della%20Calabria/353611/Affari-della-loggia-in-enti-pubblici-e-Questure–Gli-impegni-della-massoneria-legata-alle–ndrine.html

-Appalti, massoneria, ‘ndrine: blitz in 5 regioni contro affari e legami del clan Mancuso:
http://www.ilquotidianoweb.it/news/Il%20Quotidiano%20della%20Calabria/353219/Appalti-massoneria–ndrine-blitz-in-5-regioni–contro-affari-e-legami-del-clan-Mancuso-.html

-Patto massoneria – ‘ndrangheta: la cosca spingeva per le nomine negli enti:
http://www.huffingtonpost.it/2012/10/31/massoneria-ndrangheta-nomine_n_2050040.html

-Il boss Mancuso: “La ‘ndrangheta non esiste più. E’ massoneria”:
http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/boss-mancuso-ndrangheta-non-esiste-massoneria-1496464/

-Forgione: massoneria e ‘ndrangheta nella politica calabrese:
http://archivio.panorama.it/italia/Forgione-massoneria-e-ndrangheta-nella-politica-calabrese

Qui di seguito propongo la visione del documentario “La Santa: viaggio nella ‘ndrangheta nascosta”, nel quale sono presenti due illuminanti interviste di Nicola Gratteri e Vincenzo Macrì in merito ai rapporti tra massoneria e ‘ndrangheta calabrese:

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AsimovSe la conoscenza può creare dei problemi,
non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
(Isaac Asimov)

 

 

 

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