Corigliano d’Otranto cisterne in un castello del XV secolo. Lo stupro di un bene storico artistico

di Giovanni Greco

foto e video di LaFonte (Dario Melissano)

Qui in foto una delle due cisterne per l’antincendio del Castello del XV secolo di Corigliano d’Otranto (sotto il ponte d’accesso) che fu definito il “più bel monumento di architettura militare e feudale del principio del Cinquecento in Terra d’Otranto”. Ma nel  2016 come potremmo definire questo scempio di un bene storico artistico di tale importanza? Probabilmente come il “più bel stupro di un monumento di architettura militare e feudale del principio del Cinquecento in Terra d’Otranto”. E’ quanto accade nel Castello de’ Monti, dove hanno istallato ben due serbatoi d’acqua sotto il ponte in pietra nel fossato ma sempre in piena vista giacchè la loro ubicazione è esattamente nell’ingresso principale al castello.

Grazie al servizio video-fotografico di LaFonte TV sull’indecente caso di questo Castello, i social stanno assistendo ad un ulteriore degrado culturale del Salento. Infatti l’attuale Amministrazione comunale di Corigliano ha voluto allestire all’interno di quel Castello un museo di arti elettroniche; e per le norme di sicurezza antincendio da attuare, ha stabilito di creare l’impianto idraulico con i due silos d’acqua (ben visibili nelle foto) proprio li, in bella vista lungo l’ingresso principale e senza alcun “decoro” per il bene architettonico nel quale si opera.

Come se quella fosse la soluzione più idonea ai monumenti e ai musei. E certo. E questa è l’arte … dei conoscitori della distruzione perfetta, che in quattro e quattr’otto riescono a trasformare il paesaggio così radicalmente, in quanto il progresso va avanti per loro, anche regredendo. E’ palese che è assente la cultura della Cultura, ossia quando manca la conoscenza e si procede con la soluzione più semplice, quella più a portata di mano, la meno dispendiosa e senza avere troppo interesse del posto in cui si scava, ecco che si mettono cavi, pali, silos … li dove non è il caso di trattare certi spazi come fossero fatti in tufo degli anni ’70. E’ come mettere un bagno sotto una colonna gotica per necessità di spazio. Sarà pure la soluzione più sbrigativa, ma siccome le cose non si apprezzano e non si sanno apprezzare (o non si vogliono apprezzare), allora la soluzione più sbrigativa in tutti questi casi diventa decisamente quella che “altrove” (parlo di tutto il mondo dove c’è la cultura della Cultura) li, nessuno mai si sognebbe di realizzare queste cose sbrigative fatte o ideate di sicuro non da veri cultori del bello, del gusto e dell’arte. Ovvio poi, che sorga un minimo di critica a questo che appare come … uno scempio, uno stupro! (in mezzo a mille altri in tutto il Salento).

CORIGLIANO D’OTRANTO, tra l’altro annovera un patrimonio culturale del Salento di immnenso valore ed importanza, che da alcuni decenni però vive, o meglio, sopravvive nell’incuria voluta e dettata da politiche impropie e alienanti.
25335f_ada5ee60245e4a7086883b88c8860c2cNon solo il già famoso Castello, ma in Corigliano ricordo anche anche il meraviglioso Arco Lucchetti … giusto per citare alcuni rinomati gioielli che potrebbero dar lustro all’intero territorio, qualora fossero ben amministrati. E non come sta accadendo attulmente al Castello, ridotto al pari di una normale officina.

Qui da Wikipedia la storia del Castello di Corigliano d’Otranto.
cfr: https://it.wikipedia.org/wiki/Corigliano_d’Otranto

Castello de’ Monti, attestato sul versante sud-est dell’antica cerchia muraria, il Castello de’ Monti rappresenta, secondo le parole di G. Bacile di Castiglione, il «più bel monumento di architettura militare e feudale del principio del Cinquecento in Terra d’Otranto», ed è sicuramente il modello più compiuto del trapasso dalle torri quadre a quelle rotonde: il castello ha infatti impianto quadrangolare con quattro torri angolari a base scarpata e a tre livelli di fuoco, circondato da un profondo fossato. Di impianto medievale, il castello fu radicalmente ristrutturato e ampliato tra il 1514 e il 1519 da Giovan Battista de’ Monti che lo adeguò alle esigenze belliche ed ai princìpi dell’arte militare del tempo avvalendosi di maestranze locali. È interamente circondato da un fossato e si sviluppa su una pianta quadrata ai cui angoli si innestano quattro poderosi torrioni circolari; a questi era affidata la maggiore efficacia dell’intero sistema difensivo, come denotano le numerose cannoniere che si aprono lungo i fianchi in corrispondenza delle casematte interne disposte a piano terra ed a primo piano. Ogni torrione presenta l’araldica dei de’ Monti accompagnata dalle raffigurazioni allegoriche delle quattro virtù cardinali e dai bassorilievi di altrettanti Santi sotto la cui protezione è posto ciascun torrione. Guardando la facciata principale, il torrione a sinistra è intitolato a San Michele Arcangelo la cui effigie è affiancata dall’allegoria della fortezza; il torrione a destra è intitolato a Sant’Antonio Abate al quale è affiancata, anche se ormai praticamente cancellata per l’erosione del materiale lapideo, l’allegoria della temperanza. Gli altri torrioni sono intitolati a San Giorgio e a San Giovanni Battista, ai cui bassorilievi sono associate, rispettivamente, le raffigurazioni allegoriche della prudenza e della giustizia. Venuta meno l’originaria funzione difensiva che sicuramente restò di primaria importanza per tutto il Cinquecento, alla metà del Seicento il castello fu adattato, secondo la moda del tempo, ad esigenze estetiche e di rappresentatività della famiglia del feudatario. Infatti, il duca Francesco Trane, appartenente alla famiglia feudataria che nel 1651 aveva acquisito il feudo dall’ultimo dei de’ Monti, nel 1667 ingentilì l’austero edificio militare facendo costruire una nuova facciata, sovrapposta alla preesistente, sulla quale schierò una serie di statue allegoriche accompagnate da iscrizioni celebrative e dai busti dei grandi condottieri del passato; al centro fece porre la sua statua affiancata dalle allegorie della giustizia e della carità. La targa epigrafica posta ai suoi piedi informa sulle sue doti e sui suoi titoli nobiliari: “PONDERAT HEC CULPAS HEC EXIBET UBERA NATIS / HIC ASTREA MICANS HINC PELICANUS AMANS / FRANCISCUS TRANUS BARO TUTINI AC DOMINUS / STATUS COROLIANI CASTRUM HOC EXORNANDUM CURAVIT 1667” (“questa giudica i misfatti, quest’altra porge le mammelle ai figlioletti; da un lato la splendente Astrea, dall’altro l’amorevole Pellicano; Francesco Trane barone di Tutino e signore dello Stato di Corigliano si prese cura di abbellire questo castello nel 1667”). Dotò pure la nuova facciata principale di un balcone a sbalzo delimitato da un’elegante balaustra in pietra leccese riccamente decorata da fregi, animali fantastici e motivi floreali al centro dei quali fece incastonare l’arme del proprio casato. La facciata barocca posta in corrispondenza del ponte d’accesso è opera del 1667 di maestranze locali dirette dal mastro coriglianese Francesco Manuli.

Mentre qui il favoloso Arco Lucchetti di Corigliano d’Otranto

Draghi Miti e Leggende nel Salento millenario di BelSalento


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non è con l’ignoranza che possiamo risolverli
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