CARIGNANI, Giuseppe, duca di Carignano e di Novoli 1759 – 1829

ricerche a cura del dott Giovanni Grecojhgfghjklkj

CARIGNANI, Giuseppe, duca di Carignano e di Novoli

Giuseppe Carignani di Novoli, con la Gran Croce all’Ordine di Francesco I

Marchese Don Giuseppe (* Lecce 13.II.1759 † Napoli 24.XI.1829), 3° Duca di Novoli  dal 1796 e Patrizio Napoletano.
cfr : http://www.treccani.it/enciclopedia/carignani-giuseppe-duca-di-carignano-e-di-novoli_(Dizionario-Biografico)/

Figlio del Duca Don Giovanni Carlo Battista e di Ippolita Malvezzi Locatelli Leoni dei Conti della Selva. Nel 1781 sposò Donna Margherita Pignatelli dei Principi di Monteroduni.

Durante la rivoluzione del 1799 simpatizzò per la causa francese e si schierò con i rivoluzionari. Dovette schierarsi probabilmente dalla parte della Repubblica, visto che nel 1803 ringraziava in una lettera l’Acton dei buoni uffici interposti per fargli ottenere “la riammissione all’onore di baciar la mano ai sovrani“. Non risulta comunque che abbia ricoperto incarichi di qualche rilievo durante il lungo regno di Ferdinando IV. Si schierò dalla parte dei Francesi durante la seconda occupazione del Regno di Napoli. Venne nominato Consigliere di Stato il 4 luglio 1806 e presidente del Corpo della città di Napoli il 13 agosto. Il 14 nov. 1806 fu inviato, col duca di Monteleone, il principe di Strongoli e il duca Serra di Cassano, a “complimentare l’Imperatore dei Francesi per le sue vittorie“; nel gennaio 1805 presentava, quale presidente del Senato di Napoli, “tributo di rispetto e di sincera riconoscenza” al re Giuseppe Bonaparte e “al grande Napoleone”. Intanto aveva partecipato attivamente alla vendita dei beni dello Stato, in seguito ai provvedimenti tendenti alla eversione della feudalità, ed era stato nel 1807 uno dei maggiori acquirenti in Terra di Lavoro, avendo comprato beni per una rendita complessiva di 1.584 ducati. Fu primo Sindaco di Napoli nell’agosto del 1808 e Reggente del Banco delle Due Sicilie nel 1809. Nel 1810 fu nominato membro di una commissione “per esaminare e discutere le qualità dei magistrati tutti e vedere quali debbono restare perpetui, quali essere dimessi“. Il Roederer lo giudicò il napoletano più preparato per il ministero delle Finanze; ma tali qualità non riuscì a dimostrare nel decennio francese, perché al Roederer successe l’Agar quale ministro delle Finanze, e il C. fu soltanto, per qualche anno, presidente della sezione Finanze del Consiglio di Stato.

Nel marzo del 1812 fu destinato dal Murat a Parigi come ministro plenipotenziario e inviato straordinario del Regno delle Due Sicilie presso Napoleone Bonaparte con l’incarico particolare di scoprire “ce qu’il avait de vrai dans l’intention prêtée à l’Empereur de réunir le royaume de Naples au Grand Empire“.   Dal 20 marzo al 22 apr. 1815 il C. fu nominato Ministro degli Esteri e sostituì il ministro (degli Esteri), duca di Gallo, che aveva seguito ad Ancona il re, impegnato nella direzione di nuove operazioni militari.

Nella fitta corrispondenza intrattenuta con il Gallo il C. si lamenta, fin dagli inizi, degli intrighi dell’inviato austriaco a Napoli, conte di Mier, che era stato tra i principali fautori dell’alleanza austro-napoletana del gennaio 1814. Il diplomatico austriaco, sospettando il prossimo mutamento di fronte del Murat, agiva – riferisce il C. – “ostilmente, sia lagnandosi in pubblico di noi, sia divulgando la Dichiarazione segnata a Vienna dai plenipotenziari del Congresso, sia riguardando come un atto ostile, qualunque mossa delle nostre truppe fuori del nostro territorio“. Toccò quindi al C. ricevere il 3 aprile, alla rottura dei rapporti con l’Austria, l’inviato austriaco e, in un tempestoso colloquio, “ribattere ad una ad una le proposizioni del Mier e – prosegue – non faticai molto a dimostrare che la condotta del Re non era attaccabile, che la sua diffidenza era ben fondata, se l’Austria che aveva spontaneamente coltivata la buona armonia con la Corte di Napoli, si era unita alla Francia per bilanciare il peso contro le Potenze del Nord, sacrificando l’esistenza del Re alla causa dei Borboni“. Il C. si mostrava quindi sicuro della capacità del Regno murattiano di difendersi dai tentativi di riconquista borbonica, come scriveva il 16 aprile al duca di Gallo. Ben più scettico era invece il giudizio sulle possibili conseguenze del proclama agli Italiani emanato dal Murat a Rimini il 30 marzo: “Ho letto il proclama ai Napoletani – scriveva al Gallo il 5 aprile – e lo trovo molto bello, quello agli Italiani molto ardito. Il progetto è grande, dettato da nobili sentimenti, sommamente utile, ma sarà realizzabile? Troveremo grandi opposizioni – Non parlo dell’Austria, ma dello stesso imperatore Napoleone… Il Re fa molto per le Nazioni e poco per i Governi, ma questi sogliono avere il voto preponderante. Vorrei ingannarmi, ma la riunione dell’Italia costerà molto sangue…” (ed. in Zazo).

Tornò alla scena politica dopo i primi anni della restaurazione borbonica nel 1820, quando fu designato Consigliere di Stato dal Parlamento Nazionale del Regno delle Due Sicilie, allorchè svolse un ruolo non secondario nell’attività governativa del periodo costituzionale, seguito alla rivoluzione del 1820 partecipando all’attività costituzionale di quegli anni. Il 20 nov. 1820 fu nominato consigliere di Stato dal Parlamento nazionale del Regno delle Due Sicilie e dal 10 dicembre 1820 al 23 marzo 1821 fu Ministro delle Finanze del Governo Costituzionale.

Nella seduta parlamentare del 29 genn. 1821 venne in discussione il rapporto steso dal C. sul progetto di prestito presentato dalla compagnia de Welz e Viollier, cui si era associata la casa Appelt e compagni. Com’era precisato nella relazione del ministro, “tanto i signori de Welz e Viollier che la Casa Appelt si obbligano di avanzare la somma di dieci milioni circa di ducati, ipotecata sul Tavoliere di Puglia ed altri beni dello Stato da specificarsi… La restituzione poi dovrà effettuarsi nello spazio di venti anni“. L’approvazione del prestito non risultò sufficiente per le crescenti esigenze dello Stato, aggravate – ricordava il C. – dalla “necessità di sostenere una guerra difensiva del suolo della Patria, e dei suoi più cari interessi“. Pertanto il 16 febbr. 1821 presentava al Parlamento il progetto di un prestito forzoso di tre milioni di ducati, “nel quale sono obbligati a prender parte proporzionatamente tutti gl’impiegati civili, tutti i pensionisti e sussidiari dello Stato, da ducati cinquanta in sopra, il commercio del Regno ed infine tutti i proprietari delle provincie“. Il prestito forzoso suscitò diffuso malcontento e forti resistenze: protestò il presidente della Deputazione provinciale di Napoli a nome dei proprietari della capitale, e la Camera di commercio presentò un’istanza per ottenere la riduzione della quota spettante ai commercianti napoletani, istanza sostenuta dallo stesso ministro delle Finanze che, in un rapporto del 22 febbraio, mostrò di condividerne le motivazioni.

Entrate le truppe austriache a Napoli il 23 marzo 1821, il C. ritornò nell’ombra, nonostante che la sua fama di esperto in cose finanziarie lo facesse proporre, il 19 sett. 1821, dall’ambasciatore austriaco Ficquelmont al Metternich per l’incarico di ministro delle Finanze nel nuovo governo della restaurazione borbonica. Anche Francesco di Borbone duca di Calabria e reggente nel periodo costituzionale sosteneva il C., affermando che nel 1821 “aveva mostrato molto attaccamento al Re”; ma Ferdinando I vietò l’accesso al palazzo reale al C. perché “costituzionale”. Soltanto nel 1824 il C. fu chiamato all’incarico di vicepresidente della Consulta di Stato.

In tale occasione il Ficquelmont scriveva al Metternich: “M. le duc de Carignano, viceprésident, jouit d’une réputation irréprochable; il est indépendant sous le rapport de la fortune, il possède des connaissances solides en administration et en matière de finances. Il occupa le ministère des finances quelque tems pendant l’époque de la révolution; il n’y consentit que sur les ordres réitérés du Roi; sa nomination prouve que cette circonstance n’a point fait tort à l’opinion que le Roi a de ses bons principes monarchiques” (Moscati, pp. 240 s.).

Pur non coprendo più ruoli decisivi nella direzione politica del Regno, il C. vide consolidata la sua posizione a corte dall’avvento al trono dell’antico reggente, Francesco, suo estimatore. Nel 1827 viene insignito del titolo di Cavaliere del Real Ordine di San Gennaro e la gran croce dell’Ordine di Francesco I.

Morì a Napoli il 24 nov. 1829.

Fonti e Bibl.: Atti del Parlam. delle Due Sicilie, 18201821, a cura di A. Alberti, Bologna 1926-31, III, pp. 277 ss., 429 s., 491, 637; Il Regno delle Due Sicilie e l’Austria. Documenti dal marzo 1821al novembre 1830, a cura di R. Moscati, Napoli 1937, II, pp. 115, 240 s.; P. Colletta, Storia del Reame di Napoli, a cura di N. Cortese, Napoli 1951, III, pp. 355 s.; A. Zazo, Il carteggio C.-Gallo del marzoaprile 1815, in Samnium, XXXI (1958), pp. 213-24; B. Candida Gonzaga, Mem. delle famiglie nobili delle province merid. d’Italia, Napoli 1875, I, pp. 190 s.; C. De Nicola, Diario napoletano 17981825, Napoli 1906, II, pp. 252, 303, 389, 840; P.Villani, La vendita dei beni dello Stato nel Regno di Napoli (1806-1815), Milano 1964, p. 100; A. Lepre, La rivoluzione napol. del 18201821, Roma 1967, pp. 299-305; G. Cingari, Mezzogiorno e Risorgimento. La Restauraz. a Napoli dal 1821 al 1830, Bari 1970, pp. 72-82.


a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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