Cara Renata Fonte – di Antonio Mellone

Cara Renata Fonte

Cara Renata,
32 anni fa come oggi (era il 31 marzo del 1984, e tu avevi appena compiuto 33 anni) cadevi sotto i colpi dei tuoi sicari e dei loro mandanti mafiosi in giacca e cravatta.12512728_255094968165981_8724567775429594037_n

L’altro giorno ti ho pensato, quando Maria Rosaria, una mia amica sognatrice e resistente come cerco di essere anch’io, mi ha invitato a parlare brevemente della Torre dell’Alto e di Porto Selvaggio, a margine di una passeggiata da organizzare in quel paradiso terrestre per metà aprile prossimo, insieme ad un gruppo di donatori di sangue del mio paese.

Non potevo, dunque, non pensare a te, e al fatto che, nonostante le belle parole, le commemorazioni istituzionali e le intitolazioni di strade, una manica di palazzinari e finanzieri, politici e giornalisti al guinzaglio, sedicenti scienziati ed una pletora di accoliti di complemento vorrebbero attentare un’altra volta alla tua vita.

Sì, Renata, vorrebbero farti fuori per salvaguardare i loro sporchi interessi privati; provare a eliminarti quando nel segreto dei loro palazzi s’inventano l’emergenza Xylella, e una “cura” come l’eradicazione del Salento che sarebbe stata grottesca, una vera buffonata, se non fosse stata tragica; vorrebbero toglierti di mezzo quando, sull’onda dell’emotività per la morte per incidente stradale del figlio sedicenne di un mio collega avvenuta qualche giorno fa, gli sciacalli di mestiere e il loro misero potere avvolto nella carta dei giornali invocano per la solita “sicurezza” l’apertura dei cantieri per la SS. 275 (non vedono l’ora, forse anche per tumulare veleni e rifiuti pericolosi disseminati lungo il percorso previsto dal progetto); vorrebbero farti sparire quando l’organo politico del mio Comune decide di dare il via libera ad un mega-parco commerciale che devasterà ventisei ettari di terreno agricolo (oltre a che quel che resta dell’economia locale); vorrebbero cancellare la tua esistenza quando permettono ad un TAP inutile, costoso e dannoso di rovinare mare, costa ed entroterra (e di comprare il consenso delle popolazioni al prezzo di saldo di una sponsorizzazione); vorrebbero che tu scomparissi dalla circolazione quando considerano la legge e il buon senso come un intralcio alle “grandi opere”, e s’inventano pure un decreto incostituzionale che chiamano “Sblocca-Italia” (che, cambiando l’ordine dei fattori, è di fatto uno sblocca-mafia, e siamo alle solite).

Cara Renata, insultano la tua memoria in nome del neocapitalismo di rapina che non porta a nulla se non al disastro; non perdono occasione per attentare al tuo Porto Selvaggio, salvatosi per un pelo grazie a te.
Continua il vilipendio del tuo nome quando proprio a Nardò, in giunta, immolano spiagge e spazi comuni deliberando non so più quante concessioni per nuovi stabilimenti balneari.

E ora, cara Renata, c’è pure il problema delle trivelle e delle concessioni senza limiti alle multinazionali del petrolio. Sai, le provano tutte per non farci conoscere la verità.

Pensa: un governo che si definisce democratico – dopo aver speso ulteriori trecento milioni di euro per aver disgiunto la data del referendum da quella delle elezioni amministrative – sta attuando una specie di congiura del silenzio (quando non va dicendo ai suoi sudditi di lasciar perdere, che il loro voto è inutile, e – incurante del ridicolo – li invita pure, quel giorno, ad andare al mare).

* Come ben sai, la posta in gioco è alta.
E’ alta per loro, e farebbero di tutto per ucciderti, ogni giorno, con il silenzio.

Ma è ancora più alta per noi. Che abbiamo bisogno di te, e non possiamo lasciarti andare proprio ora.

di Antonio Mellone

[Renata Fonte (Nardò, 10 marzo 1951 – Nardò, 31 marzo 1984) è stata una politica italiana.
Il 31 marzo 1984 a Nardò due sicari uccidono con tre colpi di pistola Renata Fonte mentre raggiunge la sua abitazione. Renata Fonte, con la sua attività di difesa del territorio, ha impedito la realizzazione di forti guadagni mediante speculazioni edilizie nell’area del parco di Porto Selvaggio, oggi dichiarato Parco naturale regionale insieme alla Palude del Capitano. (Fonte: Wikipedia)]12936676_255095091499302_1236914094818869981_n

— ~ —
a cura di  Giovanni Greco
— ~ —
Segui BelSalento, arte storia ambiente e cultura della terra dei due mari.
Dal 1998 servizi di fruizione culturale : Tradizioni, Mare e Terra del BEL SALENTO.
Parco Letterario, Archeologia Industriale, Preistoria, Storia e Ambiente, Cucina, Arte, Musica, Poesie, Cinema, Teatro, Webtv, GreenLife, Foto, Giornalino e Video Documentari più un blog e due profili fb.

LA FLOTTA dI BelSalento

qui riunita al Blog http://belsalento.wix.com/flotta
e i rispettivi nove siti internet :
1) BelSalento Servizi di Fruizione Culturale http://belsalento.altervista.org/
2) BelSalento Parco Letterario, Archeologia Industriale,
Preistoria, Storia e Ambiente http://belsalento.wix.com/belsalento
3) La Cucina di BelSalento http://belsalento.wix.com/lacucinadibelsalento
4) Arte Musica Poesie di BelSalento http://belsalento.wix.com/arte-musica-poesia
5) BelSalento GreenLife http://belsalento.wix.com/greenlife
6) BelSalento Cinema Teatro Webtv http://belsalento.wix.com/cinema-teatro-webtv
7) BelSalento Foto http://belsalento.wix.com/foto
8) Giornalino di BelSalento # L’Isola che non c’è http://belsalento.wix.com/giornalinobelsalento
9) Video Documentari di BelSalento http://belsalento.wix.com/belsalentovideodoc

Poi in facebook nel Gruppo e nella pagina “Bel Salento – Solo per divertimento”
(coamministratori
Giovanni Greco e Emi Rizzo).

nella pagina facebook BelSalento Solo per divertimento
logo pagina fb
anche nel gruppo facebook BelSalento

logo gruppo fb
a cura di Giovanni Greco
— ~ —
info cel : 373 7244103
mail : [email protected]
web : http://belsalento.wix.com/belsalento
fb : facebook.com/groups/belsalentoweb
— ~ —
BelSalento arte storia cultura e ambiente della Terra dei due Mari
è una produzione
GIOVECOM – giovani e comunicazione

http://giovecomarte.wix.com/giovecomarte
hjklò

 

         

Precedente L'illuminazione cittadina a OLIO nell'Ottocento leccese (sino al 1873) Successivo Vale davvero la pena trivellare ? di Giovanni Greco