Canti popolari di metà 1800 di Salice Salentino, Nardò e Lecce

ricerche a cura del dott Giovanni Greco

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Canti popolari di metà 1800 di Salice Salentino, Nardò e Lecce

Nel corso dei miei studi sul Salento (che si estendono dalla preistoria all’attualità – e che ho iniziato quando ho fatto l’Erasmus in Germania nel 1998 – e che poi ho proseguito per quasi vent’anni in mezza Europa ed adesso qui in Italia), in questi giorni andavo cercando fonti e documenti sul periodo risorgimentale del meridione; casualmente, come accade sempre nelle ricerche e fra i tanti documenti del passato che noi studiosi andiamo scartabellando qua e là, ho incontrato questo testo del 1871 (Canti popolari delle provincie meridionali, Volume 1, raccolti da Antonio Casetti e Vittorio Imbriani, Loescher, Torino tipografia, 1871) contenente antichi canti delle provincie meridionali; dovendo sceglierne qualcuno vi offro la lettura di questi in dialetto salentino dei paesi Salice Salentino, Nardò e Lecce … di una Terra d’Otranto decisamente d’altri tempi.

canto popolare di Salice Sal (Le) di metà 1800 – in : “Canti popolari delle provincie meridionali, Volume 1, raccolti da Antonio Casetti e Vittorio Imbriani, Loescher, Torino tipografia, 1871″ – pag 125

Erano stornelli, ninne-nanne, canzonette e canti popolari che, sino al 1871, non erano ancora stati trascritti … Sono presenti i canti dei comuni di Cavallino (Caballino), Calimera, Diso, Galatina, Salice, Spongano, Nardò, Lecce … I canti di Caballino e Lecce qui inseriti furono già raccolti da Sigismondo Castromediano e dal dott. Chirone.

canto popolare di Nardò (Le) di metà 1800 – in : “Canti popolari delle provincie meridionali, Volume 1, raccolti da Antonio Casetti e Vittorio Imbriani, Loescher, Torino tipografia, 1871” – pag 3
canto popolare di Lecce e Caballino di metà 1800 – in : “Canti popolari delle provincie meridionali, Volume 1, raccolti da Antonio Casetti e Vittorio Imbriani, Loescher, Torino tipografia, 1871” – pag 6

Un lavoro di meticolosa raccolta che il signor Imbriani iniziò nel 1863; lodevole certo; anche se poi sfogliando il testo digitale, ho iniziato a intravedere un austero tono dispregiativo in riferimento alla fonetica in uso nel linguaggio meridionale e pertanto nei canti delle genti del sud.
Infatti oltre al naturale compiacimento per aver individuato dei canti, credo, sconosciuti o quantomeno dimenticati anche da noi salentini, nell’introduzione al testo ho poi notato il solito antimeridionalismo filosavoiardo di metà ‘800, che ha permeato l’intera produzione letteraria e filosofica della storiografia risorgimentale. Il che non mi ha stupito più di tanto ben sapendo che erano gli anni del primo decennio postunitario e indubbiamente la tipografia torinese che pubblicò questo testo, non mancava di sottolineare una mal velata ideologia antimeridionale che in quel periodo forgiava la descrizione delle popolazioni a sud di Roma, compresi usi, costumi e …  canzoni. In questo testo la descrizione della lingua del dialetto napoletano e leccese nel 1871 era colorita da termini : “mostruosa“, “barbarica” …
A pagina VI e VII dell’introduzione si legge : “Ne’ dialetti napoletano e leccese è invalsa un’ortografia mostruosa, barbarica, che si direbbe inventata apposta per annaspar la vista, riprovatissima dal *Galliani: quando la consonante in principio di vocabolo è pronunziata più forte del solito per via della parola precedente, la si scrive doppia (…) Noi, per regola, abbiamo ripudiata questa barbarie: ma la forza dell’abitudine ci ha fatto cascare in essa ripetute volte, malgrado il fermo proposito di smetterla“.

* forse il “Galiani” doveva essere Vincenzo Galiani (Montoro Superiore, 1770 – Napoli 1794)  rivoluzionario e giacobino, che nel dicembre 1792 fu uno degli intellettuali che incontrarono l’ammiraglio francese Latouche-Tréville; da quegli incontri prese avvio una vera attività cospirativa abbozzata nella nascita della “Società patriottica napoletana” (agosto 1793), un’associazione giacobina negli obiettivi ma strutturata sul modello delle logge massoniche, con una gerarchia di gradi tale che la conoscenza dei segreti era riservata solo ai vertici. Il 20 febbraio 1794 la Società patriottica si scisse in due club: il “ROMO” (acronimo di “Repubblica O MOrte”, radicale, guidato da Andrea Vitaliani, a cui aderì anche Vincenzo Galiani) e il “LOMO” (acronimo di “Libertà O MOrte”, moderato, fautore della monarchia costituzionale, guidato da Rocco Lentini). Il 3 ottobre 1794 Vincenzo Galiani e altri due aderenti al “ROMO”, Vincenzo Vitaliani ed Emanuele De Deo furono condannati a morte e la sentenza eseguita per impiccagione il 18 ottobre 1794 al Largo del Castello.


In definitiva quest’opera di raccolta dei canti meridionali percorreva uno schema interpretativo iniziato nel periodo post-unitario e ripetuto per oltre 150 anni, mirato a sottolineare un distacco più che uno studio, ma anche per marcare un inconsapevole disprezzo per ciò che non si conosce : ossia la storia millenaria di un intero popolo appena conquistato e distrutto. Infatti sono innumerevoli gli esempi di una grande cultura anche fonetica e lessicale che sono insite nei dialetti meridionali (cose ignorate da quegli studiosi); ad esempio basti considerare che l’antico nome della Terra di Otranto e di Bari era Calabria e che quindi il Sud è la base dalla quale è sorta l’Italia, probabilmente a cominciare dalla stessa etimologia del suo nome. O che le prime tracce del dialetto salentino sono in un manoscritto del 1072. O che l’Abbazia del Monastero di San Nicola di Casole ha rappresentato una delle testimonianze più importanti della diffusione del monachesimo basiliano nel Salento medioevale, grazie soprattutto alla produzione letteraria e ai suoi codici che furono conosciuti ed apprezzati nell’Europa dei primi decenni dell’anno mille.  O che  per oltre duemila anni Otranto è stato lo scalo privilegiato per le comunicazioni con l’Oriente per scambi e commerci. O che il sapone di Marsiglia in realtà nacque a Gallipoli. O ancora che grazie alla lavorazione dell’olio in Gallipoli, venivano importate soprattutto parole nuove e la stessa Gallipoli era una cittadina internazionale, dove si parlavano le lingue di mezzo mondo; … e non è affatto azzardato sostenere che Gallipoli in quell’era fosse concretamente al “centro del mondo”. Sempre Gallipoli, vantava anche una attiva borghesia artigianale e commerciale che parlava tutte le lingue d’Europa e che nel suo porto esistevano dei vice consolati di Austria, Danimarca, Francia, Inghilterra, Norvegia, Olanda, impero Ottomano (Turchia), Portogallo, Prussia, Russia, Spagna, Svezia … prima dell’avvento del mondo moderno : il 1861 per l’appunto.

Quindi questi canti popolani meridionali, dei quali ritengo si erano perse le tracce, rafforzano la potenza evocativa di una lingua arcaica, più che semplicemente “antica”, anche se la fonetica risulta(va) “barbara” alle orecchie degli autori piemontesi del testo del 1871 (e ai loro lettori); dico anche che la trascrizione su carta fatta fra il 1863 e il 1871 a Torino, non penso sia stata mantenuta esattamente fedele all’originale lingua dialettale salentina, parlata o scritta che fosse. Comunque va detto grazie agli stessi per aver riportato questi stornelli, ninne-nanne, canzonette e canti popolari.

Cfr : https://books.google.it/ pag 125


Ricerche a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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Giovanni Greco, dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell'aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l'agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com - arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari - Servizi di Fruizione Culturale”.

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