BORBONE e l’800 – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento

a cura del dott Giovanni Greco

BORBONE e l’800 – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento

Durante la dominazione dei Borbone nel Regno di Napoli ci fu una graduale ripresa della coltivazione dello Zafferano; in tutto il Regno delle Due Sicilie la coltivazione si estese fino a raggiungere i 450 ettari, il massimo storico. Mentre dopo l’unità d’Italia iniziò un periodo di lento declino, che si è poi drasticamente ridotto nel XIX secolo e che si è poi interrotto solo nei primi anni settanta del XX secolo.
Di Zafferano ne parla anche Giuseppe Palmieri (Martignano, 1721 – Napoli, 1793), giacchè  emanò alcune importanti leggi nel Supremo consiglio delle finanze del Regno di Napoli; una di quelle leggi fu quella per la divisione delle terre demaniali del 23 febbraio 1792 (…) un’altra fu l’abolizione del monopolio del dazio delle sete e dello zafferano; (Soppresse il tribunale della ‘Grascià’ in Abruzzo – il “Tribunale della Grascia tanto nocevole alla stessa libertà del commercio ne’ confini del Regno” (…); inoltre riformò le tariffe daziarie e realizzò un catasto delle terre; fu promotore di leggi per le scorte di cereali e delle altre derrate alimentari (leggi annonarie) e di riforme di codici e di istituti).
L’Ottocento. Si parla di Zafferano anche in un testo del 1811 di David Winspeare : la “Storia degli abusi feudali” : notizie sul feudalesimo in Terra d’Otranto, affermando che il signore feudale godeva di particolari diritti – oltre a quelli di cui godeva in tutto il regno, cioè i diritti sulle persone e sulle proprietà private (…) il giurista napoletano, pubblicò un’ampia documentazione e, tra le 1395 vertenze in ordine ai diritti feudali faceva menzione anche della decima sullo Zafferano; l’uso della spezia quindi, era una consuetudine agricola nella Terra d’Otranto di inizio ‘800 che fu soggetta agli abusi feudali dei baroni locali : lo stato nello stato. Difatti il baronaggio del 1700 (e sino al 1800), conservava delle prerogative (del feudalesimo) che “usurpavano il potere allo Stato” e che imponevano nel feudo un regime (feudale) inteso come “regime mostruoso e il più opposto all’armonia sociale”. I Borbone avevano tentato di eliminare questo “piccolo stato nello stato”.
Cfr :
David Winspeare : la “Storia degli abusi feudali” : notizie sul feudalesimo in Terra d’Otranto.
Nel testo del 1832Corografia dell’Italia, Volume 3“, pag 1403 Cfr : https://books.google.it  ho trovato un riferimento alla città di Avetrana. Mentre sul finire dell’800 Ferdinand Gregorovius, storico tedesco, nel suo: “Wanderjahre in Italien” (ed. G. Barbera, Firenze 1882, al capitolo dal titolo “Nelle Puglie”) scriveva sulla presenza delle piante di zafferano nell’agro di Manduria, non coltivate ma spontanee: “Eppure, a guardare intorno intorno, lontano molte miglia, il paese pare tutto un gran giardino, dal quale ci sarebbe da aspettarsi ogni genere di prodotti. Qui però nella massima parte de’ luoghi non si coltiva che olio e zafferano.
Nella città di Ceglie Messapica nel 1854 contro il colera si usò una ricetta che conteneva lo Zafferano, qui riproposta; era del farmacista Michele Santoro di Martina Franca (1792  – 1867) per la cura dell’epidemia di colera verificatasi nel Salento negli anni 1854-1855. Essa consisteva in uno sciroppo a base di papavero diluito in acqua acidulata per acido solforico, più làudano e con l’aggiunta di fiori di zinco ed oppio. Il  làudano si componeva in genere di quattro elementi: oppio, zafferano, china, ferro, ma la sua composizione poteva variare a seconda dei casi con l’aggiunta di cannella, garofano e alcol. Era usato come analgesico per lenire i dolori addominali.
Cfr : http://www.altosalentorivieradeitrulli.it

Con la proclamazione dell’Unità d’Italia (1861) per lo zafferano iniziò un periodo di lento declino che lo stava portando verso la totale estinzione che si interruppe, fortunatamente, solo nei primi anni settanta del XX secolo.

Sappiamo quindi che un tempo non molto lontano, era facile ritrovare ovunque nelle campagne della Terra d’Otranto intere distese dei preziosissimi fiori viola di Zafferano, i cui petali accarezzavano morbidi soprattutto gli appezzamenti non coltivati (le Pezze), quelli dove si portavano al pascolo mucche e pecore. Lo zafferano selvatico in dialetto salentino era chiamato “Zafarana” e in alcuni paesi “Castagnedda”; quando arrivava il periodo della raccolta, dai pistilli rossi del suo fiore si ricavava lo Zafferano appunto, che sin dai tempi più remoti del Salento ha avuto svariati usi; non solo per tingere tessuti, ma anche come pianta medicinale : era un ottimo digestivo nelle cucine delle nostre campagne, ma era anche un utile rimedio per lenire emorragie nasali, mestruali ed uterine.

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1) FENICI – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento
2) MICENEI – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento

3) RITI ELUSINI – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento
4) MESSAPI – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento

5) GRECI – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento
6) ROMANI – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento

7)
8) BIZANTINI – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento

9) SARACENI – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento
10) NORMANNI e FEDERICO II – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento

11) MEDIOEVO – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento
12) XVI SEC – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento

13) il 1700 – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento
14) BORBONE e l’800 – La storia dello ZAFFERANO nel Salento – BelSalento


Ricerche a cura del dott Giovanni Greco
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(Isaac Asimov)

 

 

 

 

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