ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito – terza parte

a cura della dott.ssa Marisa Grande

ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito – terza parte

a cura della dott.ssa Marisa Grande

parte prima, seconda, terza

LA GRANDE MADRE RAGNO

Nella fase finale del Pleistocene il culto matriarcale della Grande Madre lasciò il posto a quello di Orione, segnatempo della nuova era dell’Olocene. La dea fu declassata da figura opulenta di dea di fecondità (Veneri di Willendorf … Grimaldi … di Parabita) a teriomorfo insettiforme, ragniforme (figure della Grotta dei Cervi di Porto Badisco … dea Ragno dell’antica India).

IL SIMBOLO DELLA DEA MADRE ALL’ORIGINE DEL TARANTISMO
La dea madre astrale, considerata detentrice del destino dell’umanità era venerata e temuta, perché ritenuta ambivalente essendo capace di donare la vita e di toglierla. La sua figura era di origine astrale, il suo simulacro la dea della fecondità rappresentata con le statuine denominate “ Veneri” Nel Salento avvenne la sua metamorfosi dalle Veneri della Grotta di Parabita alla “dea insettiforme (farfalla notturna – ragno…) della Grotta dei cervi di Porto Badisco.

LE VIBRAZIONI DELLA GRANDE RAGNO
Alla fine del Pleistocene, quando per un salto di polarità magnetiche della Terra la dea madre astrale fu vista tramontare all’orizzonte dell’emisfero boreale, la costellazione circumpolare serpentiforme Draco fu vista roteare e tutto il pianeta fu scosso da tremori, la dea madre astrale fu accusata di aver provocato tutte le devastazioni della fase post glaciale e assimilata ad una grande Ragno, nel centro della sua ragnatela corrispondente alla “tela cosmica” che formava la calotta dell’emisfero boreale celeste.

IL CULTO DELLA GRANDE MADRE
UNA STATUINA MULIEBRE E’ STATA RINVENUTA NEL 2009 SOTTO IL PAVIMENTO DI HOLE FELS, UNA CAVERNA DELLA REGIONE DI SWABIAN JURA, PRESSO LA CITTA’ DI ULM, IN GERMANIA RISALENTE A 40.000 ANNI FA. LA STATUINA , di cm. 7, HA LE CARATTERISTICHE DELLA”DEA MADRE” E ANTICIPA IL MODELLO DELLE “VENERI GRAVETTIANE”, SEGNATEMPO DELL’EMICILO COMPRESO TRA 24.321 e 10.987 a. C.

Risalgono a 40.000 anni fa i reperti rappresentanti la dea madre e il flauto, uno degli strumenti musicali usati nella musicoterapia impiegata nel rito del tarantismo.

DEA MADRE-ORIONE: DUALITA’ COME SCISSIONE E ALTERNANZA CONFLITTUALE
METAMORFOSI DELLA DEA MADRE E LA SUA ESPIAZIONE LUNGO LA “VIA DEL DOLORE”
divenuto segnatempo precessionale Orione, la “Grande Madre” benevola fu declassata a “Grande Ragno”, simbolo arcaico di un rito di possessione matriarcale. Le tarantolate, appartenenti alle comunità patriarcali contadine, si ritenevano possedute dalla dea caotica, impersonata anche dalla “Grande Donna” madre del marito. Non totalmente integrate nella famiglia acquisita, si ritenevano spose mistiche del “Grande Padre” (Orione, Esculapio … San Paolo) per il quale eseguivano una danza espiatoria della colpa attribuita alla dea caotica, eseguita a suon di musica equilibratrice fino allo sfinimento, condotta in stato di trance fino al raggiungimento di una guarigione di tipo catartico.

OGGI SI BALLA LA “PIZZICA DE CORE”, OSSIA LA TERZA DANZA SALENTINA DOPO LA “PIZZICA DELLE TARANTATE” E LA “DANZA DELLE SPADE” NELLA “ PIZZICA DE CORE” IL PRINCIPIO MASCHILE E FEMMINILE, LIBERATI ENTRAMBI DAL POTERE DI SUDDITANZA FAMILIARE E SOCIALE, RINSALDANO L’ETERNO VINCOLO DELL’AMORE, RICOMPONGONO L’UNITA’ DEGLI OPPOSTI CONTRIBUENDO A MANTENERE L’EQUILIBRIO ARMONICO DEL COSMO FOTO DI EZIO SARCINELLA

LA PIZZICA DE CORE TERZA DANZA SALENTINA DOPO LA PIZZICA DELLE TARANTATE E LA DANZA DELLE SPADE. NELLA “PIZZICA DE CORE” I DUE PROTAGONISTI, LA DONNA E L’UOMO VOLTEGGIANO INSIEME E SI SFIORANO, SENZA MAI TOCCARSI, IN UN ACCORDO DI RIMANDI RITMICI, COLMI DI COMPLICITA’ E D’INTESE AMOROSE

DALLA “PIZZICA DELLE TARANTATE” ALLA “PIZZICA DE CORE”
NELLA PIZZICA DELLE TARANTATE IL BALLO E’ INDIVIDUALE, IL PRINCIPIO FEMMINILE ESPRIME CON LA DANZA RITUALE, QUASI RITO DI POSSESSIONE DI ORIGINE ARCAICA, LA SUA DENUNCIA SOCIALE DELL’IRRISOLTO CONFLITTO DI UNA DONNA “MUTA E SUBALTERNA” CON L’OPPOSTO PRINCIPIO MASCHILE, UNA SCISSIONE VISSUTA COME MALESSERE DELL’ANIMA, ESPRESSIONE DI UN NODO PSICOLOGICO DI DIFFICILE SOLUZIONE ALL’INTERNO DI UNA SOCIETA’ AGRICOLO PASTORALE GIA’ DILANIATA DA CONFLITTI POLITICI E RELIGIOSI. NELLA “PIZZICA DE CORE” LA DONNA SI LIBERA DAI VINCOLI DELLA RAGNATELA DELLA GRANDE RAGNO E RITROVA UNA DIMENSIONE ARMONICA NEL SUO VINCOLO AMOROSO CON L’UOMO.

ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito:
parte primaparte seconda, questa pagina, Inquadramento storico, DANZIMANIA, TARANTISMO E PRATICHE TERAPEUTICHE, ANTICHE PRATICHE DI ARMONIZZAZIONE

ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito – prima parte

ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito – seconda parte


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a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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