ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito – prima parte

a cura della dott.ssa Marisa Grande

ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito – prima parte

a cura della dott.ssa Marisa Grande
IL TARANTISMO

parte prima, seconda, terza

– inquadramento storico del fenomeno –
– limite temporale: Alto Medioevo –

INTERESSE DEGLI STUDIOSI:
Il tarantismo è stato esaminato sotto molteplici aspetti, avendo interessato medici, etnologi, antropologi, musicologi, sociologi … I documenti scritti che sostengono la manifestazione del fenomeno nelle varie epoche risalgono al medioevo. Pur nella maggior parte concordi sull’idea che la sua origine potrebbe essere più remota, gli studiosi non sono supportati da una soddisfacente documentazione a sostegno della retrodatazione dell’origine del fenomeno.

Caratteristiche del fenomeno
La carenza di documenti scritti che dimostrino l’esistenza del fenomeno in tempi precedenti all’età medioevale preclude agli storici la possibilità di estendere la ricerca negli ambiti delle culture “a trasmissione orale”, sistema di comunicazione prevalente nelle società agricolo-pastorali cui apparteneva e appartiene ancora il Salento. Pur presentando il tarantismo una comunicazione gestuale, prevalente nelle comunità primitive, e una ritualità pagana, per l’orientamento della storiografia corrente non è dato ricercare, né valutare altri elementi se non i documenti scritti. La letteratura occidentale riguardante la conoscenza dei veleni (trattato “de venenis” di Petrus de Abano secoli XIII-XIV), con riferimento ai ragni velenosi, agli scorpioni … ai serpenti, rappresenterebbe, pertanto, la più antica prova storica che pone la formazione del tarantismo in Occidente nel periodo compreso tra i secoli IX e XIV.

IL TARANTISMO: modello di “ordine simbolico”
Molti studiosi in vari ambiti del sapere avevano già analizzato i fenomeni di danzimania e del ballo terapeutico (erano già centinaia citati da Botta nel 1789) … prima che l’etnologo e storico delle religioni ERNESTO DEL MARTINO adottasse nel 1959 il metodo interdisciplinare per comprendere l’origine, le motivazioni e i significati del tarantismo rituale salentino.

MEDICINA, astrologia, religione (Petrus de Abano, F. Epifanio nel 1600, C. Botta 1789, Justus F. Karl Hecker 1832…
ANTROPOLOGIA (Levi Strauss 1949…
PSICOANALISI e PSICHIATRIA (Jervis 1961…
MUSICOLOGIA (C. Botta 1789 …
COSMOLOGIA e RELIGIONE (A. Kircher…
1959 – EQUIPE DI STUDIOSI NEL SALENTO:
ERNESTO DE MARTINO (etnologo e storico delle religioni) GIOVANNI JERVIS (psichiatra)
DIEGO CARPITELLA (etnomusicologo)
FRANCO PINNA (fotografo documentarista)

La tesi demartiniana attribuisce originalità e autonomia al rito salentino, il quale trascende la storia e la cultura dell’Occidente, essendovi stato “innestato” solo nell’alto medioevo. Inteso come “sistema di ordine simbolico”, dotato di “efficacia logica interna” è un fenomeno sociale al quale tanto la collettività, quanto l’individuo rispondono, anche inconsciamente, per un ordine insito nel simbolo originario (secondo l’Antropologia Strutturale di Levi Strauss -1949).

IL TARANTISMO: ordine simbolico trascendente la Storia della cultura occidentale
Inteso nella sua autonomia storica e culturale, per De Martino il tarantismo fu considerato come “sistema di ordine simbolico”, con un’identità propria coerente, irriducibile e non comparabile ad altri fenomeni. La logica interna al sistema, preesistente ai saperi della storia non riconosciuti dalla cultura occidentale, lo rendeva pertanto unico nei contenuti e sanciva la sua estraneità alla storia dell’Occidente. A causa dell’impossibilità di coniugare e di relazionare il fenomeno con i preesistenti saperi (pur essendo possibile trovarne la chiave di accesso nell’opera di Petrus De Abano, vissuto a Costantinopoli), dove studiò testi di cultura greca e araba, del medico naturalista aristotelico e ippocratico Galeno del II sec. d. C., del medico-filosofo arabo aristotelico Averroè e del neo-platonico Avicenna, tutti comunque interessati in vario modo al rapporto fisiologico dell’uomo con gli elementi di natura presenti nell’ordine finalizzato del cosmo) il tarantismo apparve a De Martino quale “retaggio di un preesistente simbolico” estraneo alla storia nella quale fu innestato nel medioevo. Ritenuto, perciò, fenomeno irrisolto e non-integrato nel flusso storico della cultura occidentale, il tarantismo osservato e documentato dall’equipe di De Martino nel 1959 si prestò ad essere definito “rottame di fatto” all’interno della storia e della religione cristiana dell’Occidente.

TARANTISMO: fenomeno individuale e sociale concluso.
La testimonianza della continuità del tarantismo fino agli anni Novanta del Novecento proviene da varie fonti: – attività terapeutica dei musicisti (Stifani…) – interviste alle ultime tarantate (Chiriatti…)

riproduzione pittorica di manifestazioni di tarantismo in Piazza San Pietro a Galatina (Luigi Caiuli...)
riproduzione pittorica di manifestazioni di tarantismo in Piazza San Pietro a Galatina (Luigi Caiuli…)
menade danzante – Skopas di Paro

TARANTISMO : ricerca post-demartiniana sull’origine del tarantismo
Dopo l’interpretazione restrittiva del fenomeno salentino, analizzato nell’ottica della ricerca di un’origine forzatamente occidentale,  l’attenzione degli studiosi post-demartiniani si è estesa a più ampio raggio, in considerazione della posizione geografica del Salento e della composita formazione culturale di suoi abitanti. Una rilettura recente del tarantismo (nel termine più antico: tarantolismo”) quale espressione locale delle pratiche pre – ippocratiche di guarigione applicate nel tempio greco di Asclepio trova maggior credito, accanto alle interpretazioni collaterali di rituali di tipo espiatorio praticate dalle menadi per il dio greco Dioniso e dalle baccanti per il dio latino Bacco.

TARANTISMO : Aspetti individuale e sociale
Il fenomeno si manifesta come esternazione in ambito sociale di un’alterazione psico-fisica personale. Tale operazione sollecita la condivisione, comunitaria e solidale, della sofferenza individuale. La manifestazione pubblica dell’affezione privata, che provoca sofferenza continua nell’individuo, ha scadenza annuale. La reiterazione annuale della manifestazione pubblica assume la caratteristica del rito condiviso  – Il processo della manifestazione pubblica si svolge attraverso stadi orientati verso la guarigione temporanea della malattia. Tale operazione guaritrice ha precedenti storici nella civiltà greca, secondo il processo orientato alla purificazione della materia sino al raggiungimento della catarsi.

TARANTISMO E DANZE MACABRE

TARANTISMO E DANZIMANIA
Aver cercato le radici storiche del tarantismo nell’ambito della cultura dell’Europa occidentale ha indotto gli studiosi a stabilire origini e collegamenti con le manifestazioni di danzimania, diffuse durante il medioevo in area nordica e centro europea. Il carattere della manifestazione del fenomeno della danzimania, che coinvolgeva intere masse di uomini donne e bambini, sembrava essere pandemico e derivante da una malattia coreutica di tipo epilettico (ballo di San Vito) o endemico stagionale, con riferimento al solstizio estivo (ballo di San Giovanni).

DANZIMANIA E TARANTISMO
Non mancano per dare una giustificazione al fenomeno della danzimania, dalla cui affezione coreutica (ballo di san Vito o epilessia) si è fatto anche derivare il tarantismo, le motivazioni di carattere psicologico, quali: alienazione inconscia dalle difficili condizioni di vita esistenziale e sociale (mancanza di libertà, soprusi, privazioni fisiche, carestie e pestilenze che avevano minato la vita degli abitanti dell’Europa nel medioevo) – superstizione- paura della morte e dell’inferno. Tali condizioni di diffuso disagio delle masse popolari in Europa sono documentate sino al limite del visionario dai pittori fiamminghi del 1500 HIEROMINUS BOSH e PETER BRUGHEL IL VECCHIO e descritte ancora nel 1800 dal medico berlinese Justus Friedrik Karl HECKER nel suo scritto: La Danzimania – malattia popolare nel Medioevo –

TARANTISMO E RELIGIONE CRISTIANA
I santi protettori dei “danzimaniaci” europei erano San Vito e San Giovanni, mentre il taumaturgo salentino è San Paolo, di cui le “tarantolate” si ritenevano “spose mistiche” e a cui si rivolgevano per ottenere la guarigione dal morso della “taranta”. Al santo si riconosceva la capacità di neutralizzare il veleno iniettato da tutti gli animali velenosi che strisciavano sulla terra : scorpioni, serpenti … ragni. Le tarantolate ballavano per San Paolo in stato di semi-trance fino allo stremo delle loro forze, espellendo il veleno attraverso il sudore, fino al momento in cui, mimando l’uccisione della tarantola, guarivano. La ricorrenza annuale della manifestazione del fenomeno avveniva nei giorni in cui secondo il calendario cristiano si celebra la festa del 29 giugno, dedicata ai santi apostoli Pietro e Paolo.

LUOGHI DI GUARIGIONE NATURALE
Il luogo privilegiato per la manifestazione del fenomeno del tarantismo è la Cappella di San Paolo a Galatina, che fu eretta nel 1700 dove si ritiene che abbia soggiornato l’apostolo Paolo di Tarso. Da Galatina era anche passato l’apostolo Pietro, approdato nel Salento e diretto verso Roma nell’anno 43, d. C., ossia solo dieci anni dopo la crocifissione. Sul luogo dove riposò, contrassegnato da una pietra, fu eretta la chiesa di San Pietro. Il luogo dove fu eretta la cappella di San Paolo è contrassegnato anche da un pozzo dalle acque guaritrici, che contribuivano, insieme alla musica, al ballo estatico e alle stoffe colorate, ad operare il processo di purificazione e di guarigione delle tarantolate.

ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito:
questa pagina, parte seconda, parte terza
, Inquadramento storico, DANZIMANIA, TARANTISMO E PRATICHE TERAPEUTICHE, ANTICHE PRATICHE DI ARMONIZZAZIONE

ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito – seconda parte

ASPETTI SOCIO-CULTURALI DEL TARANTISMO – tra storia, tradizione e mito – parte terza


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a cura del dott Giovanni Greco;
dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell’aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l’agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com – arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari – Servizi di Fruizione Culturale”.
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i miei viaggi in Europa dal 1996 al 2014 – Giovanni Greco

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Giovanni Greco, dott in Conservazione dei Beni Culturali, con laurea in archeologia industriale, è studioso e autore di numerose ricerche sul Salento, Erasmus in Germania nel 1996, ha viaggiato per venti anni in Italia e in Europa, ha lavorato un anno in direzione vendite Alitalia nell'aeroporto internazionale di Francoforte, ha diretto per cinque anni la sezione web di un giornale settimanale cartaceo italiano a Londra, libero professionista, videomaker, artista raku, poeta, webmaster, blogger, ambientalista, presentatore, art director, graphic designer, speaker radio, giornalista freelance Internazionale iscritto presso l'agenzia GNS Press tedesca, collabora come freelance con diverse realtà sul web e sul territorio locale. Dal 1998 è direttore responsabile della rivista on line “BelSalento.com - arte, storia, ambiente, politica e cultura della Terra dei Due Mari - Servizi di Fruizione Culturale”.

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